Kyenge, Calderoli a giudizio per diffamazione e discriminazione razziale

L’ex ministro leghista paragonò l’attuale ministro dell’Integrazione a un “orango”

Tutti ricordano l’infelice similitudine dell’ex ministro, Roberto Calderoli, che quest’estate paragonò l’attuale ministro Cècile Kyenge a un “orango”, tentando di rimediare goffamente con l’assimilazione di molti suoi colleghi ad altri animali. Ecco, dopo quattro mesi nei quali non sono mancati nuovi insulti alla titolare del dicastero dell’Integrazione, la faccenda sembra essere tutt’altro che chiusa.

La Procura di Bergamo ha chiesto il giudizio immediato per Calderoli, proprio per le frasi pronunciate contro il ministro Cècile Kyenge durante un comizio tenuto dal politico leghista a Treviglio, località della Bassa bergamasca.

L’accusa mossa a Calderoli è di diffamazione aggravata da discriminazione razziale. Nel corso del comizio a Treviglio il senatore leghista aveva dichiarato:

Quando vedo la Kyenge non posso non pensare a un orango.

Anche senza la presentazione della querela da parte del ministro Kyenge, la magistratura bergamasca aveva aperto un fascicolo. La sola diffamazione avrebbe resa necessaria la denuncia della vittima, ma l’aggravante della discriminazione ha reso procedibile d’ufficio la diffamazione. Per Calderoli i due pm della Procura di Bergamo hanno scelto di non passare attraverso il gup, chiedendo un giudizio immediato, un iter che viene consentito se c’è l’evidenza della prova, nel caso specifico le registrazioni del comizio tenuto alla Festa de Treì.

La scorsa estate, una volta appreso di essere indagato, l’e ministro aveva commentato: “È un atto dovuto”.

Foto © Getty Images

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