Spending review: accorpamento festività, il Governo rinuncia

Enrico Bondi e Mario Monti, spending review

Nella nuova tornata di discussioni relative alla Spending review, il Governo ha fatto marcia indietro relativamente all'annoso tema dell'accorpamento delle festività (un'idea che di tanto in tanto ritorna: arrivò l'anno scorso da Giulio Tremonti e periodicamente qualcuno dice che per uscire dalla crisi si potrebbe rinunciare alle ferie o abolire le festività o accorparle ai weekend o cose del genere).

Il comunicato stampa relativo alla riunione di ieri del Consiglio dei Ministri spiega nel dettaglio la tipologia di discussione e le motivazioni della decisione presa.

«Il Consiglio dei Ministri ha esaminato la questione del calendario delle festività e delle celebrazioni nazionali. Il decreto legge n. 138, approvato dal precedente Governo nell’agosto 2011, prevede infatti che, a decorrere dall’anno 2012, il Presidente del Consiglio stabilisca ogni anno le date in cui ricorrono le festività introdotte con legge dello Stato non conseguenti ad accordi con la Santa sede, nonché le celebrazioni nazionali e le festività dei Santi Patroni, ad esclusione del 25 aprile, del 1° maggio e del 2 giugno».

Queste le premesse. Poi la decisione.

Con una sorpresa: non è affatto detto che tagliare le festività generi un risparmio. Chi l'avrebbe mai detto? (La domanda è ovviamente ironica)

«Il Consiglio ha deciso di non procedere all’accorpamento delle festività per tre ragioni. Anzitutto perché, secondo le stime della Ragioneria generale, la misura non dà sufficienti garanzie di risparmio, contrariamente a quanto indicato dalla norma (che individua nel risparmio di spesa la propria finalità principale)».

Poi ci sono i riferimenti all'Unione Europea:

«non esistono in Europa previsioni normative di livello statale che accorpino le celebrazioni nazionali e le festività dei Santi Patroni. In alcuni Paesi (ad esempio la Germania, l’Austria e la Spagna) la celebrazione delle festività dei Santi Patroni rientra nell’autonoma determinazione delle autorità locali che le fanno coincidere col giorno a questi dedicato nel calendario gregoriano. Nei Paesi anglosassoni – ad esempio in Irlanda e in Scozia – i Santi Patroni delle principali città sono riconosciuti e celebrati, con giornate festive stabilite a livello statale».

Una precisazione doverosa, visto che, come al solito, quando si parla di cose del genere si dice sempre, senza essersi precedentemente informati, «all'estero già lo fanno», «è solo in Italia che non abbiamo voglia di lavorare» ed altre amenità.

Non solo: c'è anche un riferimento ai lavoratori privati, nei confronti dei quali la misura di accorpamento delle festività

«violerebbe il principio di salvaguardia dell’autonomia contrattuale, con il rischio di aumentare la conflittualità tra lavoratori e datori di lavoro».

Insomma, ancora una volta molto rumore per nulla: le feste si continueranno a festeggiare. Sia quelle dei santi patroni sia quelle "laiche": entrambe strettamente legate a storia e cultura del nostro paese, e pertanto – questo dovrebbe essere il vero motivo – non possono e non devono essere cancellate.

Foto | TM News

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