Taglio delle province: gli accorpamenti tra strategia e campanilismo


Mai come in questi giorni la cartina dell'Italia assomiglia a quella di un Risiko. Il taglio delle province contenuto nella Spending review, dopo i vari slittamenti, sembra finalmente essere arrivato in porto: ed ecco allora la nuova cartina della penisola, con 43 province (e 10 città metropolitane) al posto delle attuali 107. I criteri con cui stabilire quali province salvare e quali sopprimere sono ferrei, le province dovranno avere più di 350.000 abitanti e di 2500 chilometri quadrati.

Questi numeri sono ancora suscettibili di cambiamenti in sede di approvazione della legge, e se si dovessero ritoccare in difetto (improbabile) o in eccesso (quasi certo) i requisiti delle nuove province, cambierà ancora il numero di enti tagliati e salvati. Ma in attesa di sapere se si dovrà mercanteggiare sul numero di abitanti, le province a rischio cercano di correre ai ripari per non scomparire, affidandosi a spartizioni e accorpamenti per raggiungere i fatidici requisiti, anche se il caro vecchio campanilismo italiano è duro a morire. E la cartina della penisola cambia ancora.

Le Marche, per esempio. Si salverebbe solo Pesaro Urbino, mentre Macerata verrebbe soppressa per appena 24.000 abitanti in meno rispetto ai 350.000 previsti. Ma il caso più significativo riguarda Ascoli Piceno: dopo lo scorporo della nuova provincia di Fermo nel 2004, Ascoli ha appena 213.000 abitanti. Da qui la proposta di tornare alle origini e reinglobare Fermo, che ne conta 178.000. Ma anche Macerata potrebbe fare "shopping" nel fermano, con Ascoli che andrebbe a prendere territori oltreconfine, nell'alto teramano, con Teramo che verrà accorpata a Pescara. Lo stesso ragionamento lo fanno a Treviso, dove stanno pensando di rosicchiare qualche comune a Venezia per poter rientrare nei requisiti.

Ma non sempre le cose sono così facili, e più forte del machiavellismo è il campanilismo italico, se gli accorpamenti strategici vanno bene, lo stesso non si può dire di quelli forzati. Il presidente della provincia di Pordenone non ne vuole sapere di essere accorpato a Udine: "Siamo pronti ad andare sul Tagliamento" ha detto. Stesso discorso in Emilia: l'economista Giacomo Vaciago, ex sindaco di Piacenza, la butta sul patriottismo: "Non sono nato servo di Parma e non lo diventerò". E al sud non va meglio, il presidente della provincia di Benevento non ci sta a fondersi con Avellino, e per questo si è messo a capo di una lega delle province cancellate, assieme a Lodi, Matera, Gorizia e Trapani.

Quest'ultima, come fa notare la Stampa, non rientra nei requisiti per appena 40 chilometri quadrati. Ma non è l'unico caso: Viterbo perderà la provincia per 30.000 abitanti, Rieti per 49 chilometri quadrati. E ancora non si sa che fine faranno le sigle delle targhe automobilistiche: aspettiamoci le barricate se saranno abolite anche quelle.

Foto | © TM News

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