Primarie Lega Nord: Matteo Salvini nuovo segretario con l'82%

Finisce l'era Maroni, ma è l'era Bossi a venire archiviata

Matteo Salvini è il nuovo segretario della Lega Nord con l'82% dei voti. Umberto Bossi ha invece raccolto il 18% dei consensi. Lo annuncia il comitato organizzativo, guidato da Roberto Calderoli. Ha votato il 60% degli aventi diritto.

Aperte le urne


Si sono aperte stamattina alle 9 le urne per le primarie della Lega Nord, le prime nella storia del Carroccio. Le operazioni di voto andranno avanti fino alle 17, dopo comincerà lo scrutinio e già in serata dovremmo sapere il nome del nuovo segretario del partito, anche se Matteo Salvini sembra avere già la vittoria in pugno.

Lo stesso Salvini si è recato a votare all'apertura dei seggi a Milano, in via Bellerio, mentre il segretario uscente Roberto Maroni ha votato a Varese, così come Manuela Marrone, la moglie dell'altro candidato, Umberto Bossi.

La vigilia


Si parla praticamente solo delle Primarie Pd, ma in questo week-end c'è un altro appuntamento importante: le primarie della Lega Nord per decidere chi sarà il prossimo segretario dopo il nuovo corso inaugurato da Roberto Maroni. 17mila i militanti con almeno un anno di anzianità chiamati al voto per scegliere tra Matteo Salvini e Umberto Bossi, il fondatore del partito che non si è rassegnato al pensionamento. Per Salvini, Bossi sarà la vittima sacrificale perfetta per imporre la sua leadership sconfiggendo niente meno che il Senatur in persona.

Sarà possibile votare in 58 seggi, aperti dalle 9 alle 17 nelle sedi provinciali del movimento. I primi dati sull'affluenza arriveranno nel pomeriggio, mentre alle 18.30 ci sarà una prima proiezione. I risultati definitivi sono previsti per le 20. Ma si tratta di una sfida abbastanza scontata: secondo i sondaggi che sono stati fatti Salvini potrebbe vincere con una forbice tra il 60 e l’80 per cento. Bossi viene accreditato tra il 20 e il 30 per cento.

Le primarie per la segreteria della Lega Nord

Nella corsa per la segreteria della Lega Nord sono rimasti solo in due: Matteo Salvini e Umberto Bossi. L'uomo di fiducia del leader de facto Roberto Maroni e il fondatore del Carroccio detronizzato dopo le polemiche che investirono la Lega nel 2012. Solo loro due, visto che gli altri candidati non sono riusciti a raccogliere un numero sufficiente di firme e l'unico altro nome che avrebbe potuto puntare alla vittoria, Flavio Tosi, ha rinunciato per evitare di spaccare il fronte maroniano.

Erano mille, infatti, le firme da raccogliere. Salvini ha voluto mostrare il suo radicamento sul territorio e ne ha presentate il triplo. Maggiormente in affanno il Senatur, visto che solo all'ultimo è riuscito a superare la soglia richiesta e in totale non dovrebbe superare le 1.100. Certo non un bel segnale per Bossi, il fatto che si sia trovato in difficoltà addirittura in quella che, per uno come lui, dovrebbe essere poco più di una formalità.

Ma d'altra parte, qualcuno pensa che davvero il fondatore del Carroccio possa riprendersi il partito? C'erano più possibilità che mettesse in piedi il suo partitino personale, come si era vociferato, perché ormai anche i più fedeli al vecchio leader si renderanno conto di come affidare a lui la Lega significherebbe decretarne la sconfitta. E considerando che contro non c'è un moderato o un personaggio poco noto - ma uno che ha il polso della situazione dentro il Carroccio come Salvini (è anche direttore di Radio Padania, per dire) - sarebbe un vero suicidio per l'autoproclamatosi "partito del nord" mettere in piedi un'operazione nostalgia dal respiro cortissimo.

Resta la curiosità di vedere quanti voti sarà in grado di prendere Bossi, unica vera incognita in una corsa che no dovrebbe presentare margini di incertezza. Dopodiché, per Bossi, la cosa migliore è prestarsi a diventare un simbolo silente del Carroccio, una sorta di Garibaldi (!) trasportato come un monumento vivente da una sagra della polenta all'altra.

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