Truffa e appropriazione indebita nella Lega Nord, Bossi e "The Family" verso il processo

Truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche: la procura di Milano chiude l'indagine

Aggiornamento 17:54 -L'agenzia stampa Ansa riporta un virgolettato del senatur, Umberto Bossi:

"Questa cosa non mi aiuta certo...una cosa che esce proprio adesso e mi lascia sconcertato. [...] Dire che io avrei imbrogliato lo Stato. Diciamo che mi sconcertano i tempi. Credo che la cosa si riferisca al fatto che io come segretario ho firmato i bilanci."

Aggiornamento 17:36 - Intervenendo su Facebook, il candidato alla segreteria del Carroccio Matteo Salvini ha dato spazio ad un piccolo sfogo sulle notizie giunte dalla procura di Milano in merito alla chiusura dell'indagine sui rimborsi elettorali erogati dal 2008 alla Lega Nord.

"Finito (forse) con Berlusconi e Ruby, adesso il Tribunale di Milano torna a "occuparsi" di Bossi e della Lega.
I processi a mafiosi e assassini possono attendere...
GIUDICI ELETTI dal Popolo e INDIPENDENZA, unica via."

Un modo come un altro per solidarizzare con Umberto Bossi, che della Lega è fondatore ed al quale ogni buon leghista concede sempre l'onore delle armi ed il rispetto che si deve ad un padre-padrone, prima della competizione diretta alle urne padane nella lotta per la segreteria.

40 milioni di euro.

E' questa la cifra che la procura di Milano, che ha chiuso le indagini e si appresta ad inviare gli avvisi di garanzia, contesta ad Umberto Bossi e a tutta la "Family": tutti soldi provenienti da quel finanziamento pubblico (o meglio, quei truffaldini rimborsi elettorali) ed utilizzati per scopi estranei agli interessi e alle finalità dell’associazione politica.

Gli ultimi 17 milioni di euro di finanziamento pubblico è stato infatti bloccato e recuperato dalla procura milanese nel 2012 ma a mancare all'appello sono quei 40 milioni (periodo 2008-2009) che sembrerebbero evaporati nelle folli spese della famiglia Bossi: tra gli indagati anche l’ex tesoriere della Lega Francesco Belsito, l’ex vicepresidente del Senato Rosi Mauro e l’imprenditore Stefano Bonet.

I magistrati Robledo, Pellicano e Filippini hanno ricostruito rimborsi e spese anche di tutto l'anno 2008, "scovando" letteralmente un buco nero, più che raddoppiando la cifra contestata: 22.473.213 di euro nel 2008, 17.613.250 di euro nel 2009 e una irregolarità nel rendiconto per l'anno 2010, soldi incassati in assenza di documenti giustificativi di spesa e in presenza di spese effettuate per finalità estranee agli interessi del partito politico.

L'accusa di appropriazione indebita a Umberto Bossi era già stata paventata quando emersero quei 1.583 euro di lavori edili nella casa di Gemonio, i 13.500 e i 20.000 euro in due assegni rubricati «casa Capo lavori», addirittura 81.000 euro di lavori edili (per la casa di Roma), altri 9.000 euro per il ricovero di un figlio, ridicoli 160 euro per un regalo di nozze, 26.000 euro di capi d’abbigliamento, 2.200 euro di gioielli, 1.500 di cure dentistiche. Al figlio Renzo sono contestati ben 145.000 euro in 20 spese: una dozzina di multe multe, due cartelle esattoriali, l’assicurazione auto, e la preziosa laurea albanese dell'Università Kristal di Tirana, costata 77.000 euro.

Al figlio Riccardo invece vengono contestati 157.000 in 48 pagamenti, ben 23 multe e 5 riparazioni d’auto in carrozzeria per il pilota di famiglia, altrettanti leasing o noleggi di vetture, l’abbonamento a SkyTV, il veterinario, le onerose rate dell’Università dell’Insubria (Varese), numerosi canoni d’affitto di casa, spese di mantenimento della moglie e persino debiti personali.

99.000 euro i soldi contestati a Rosi Mauro (anche qui una laurea, pagata alla guardia del corpo), che dovrà anche rispondere di due assegni, uno da 16.000 euro e uno da 6.600 euro, prelevati dal conto del partito senza alcuna giustificazione o rendicontazione.

Francesco Belsito invece, l'uomo d'oro della Lega, il tesoriere-ex Finmeccanica-ex servizio segreto, si vede contestare 2,4 milioni in 209 pagamenti per innumerevoli prelievi e per acquisti in case di alta moda, dal fioraio, in enoteca, in ristoranti e bar, numerose rosticcerie, negozi di elettronica, armerie, bonifiche antintercettazioni, fatture del telefono e della luce, multe e cartelle esattoriali.

L'archiviazione è stata invece richiesta per Roberto Calderoli, Matteo Brigandì e Manuela Marrone, moglie di Umberto Bossi, così come anche archiviati andranno probabilmente alcuni capi d'accusa ai principali indagati:

"Non si può escludere che delle somme corrisposte per la scuola Bosina in denaro contante la Marrone possa aver profittato a titolo personale. Ma per tutti gli indagati, come in questo caso per la Marrone, è stata applicata una rigorosa regola probatoria."

scrivono i pm.

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