Primarie Pd: Gianni Cuperlo

Le primarie del Pd dal punto di vista di Gianni Cuperlo. Biografia, posizioni politiche e gli appoggi del candidato dalemiano.

7 dicembre 2013: un giorno prima delle Primarie del Pd, Cuperlo chiude la sua campagna elettorale in tour a colpi di slogan.

«La sinistra non è il volto buono della destra».


«Redistribuzione non è un termine tecnico. Per la sinistra è una grande questione morale»

«Serve un partito, non basta il governo. Il partito non può essere ridotto a un programma di governo, a un decalogo. È una comunità di donne e uomini, di senso e destino di milioni di persone».

Tra le frasi, riportate dall'Unità, c'è spazio anche per una timida critica nei confronti del governo Letta.

Gianni Cuperlo


Con quella faccia un po' così, tra l'intellettuale tormentato e l'azzimato funzionario post-comunista, Gianni Cuperlo ha in queste primarie Pd l'ingrato compito di contrastare Matteo Renzi, e come se non bastasse, di farlo proponendosi come colui che intende perpetuare la vecchia nomenclatura del partito, quella in sostanza che ha portato alla "non-vittoria" alle scorse elezioni, alla stipula delle larghe intese e alla spaccatura con la base. Eppure Gianni Cuperlo, al secolo Giovanni, 52 anni, triestino, non molti anni fa (era il 2008, dopo la sconfitta di Veltroni) fu uno dei primi a chiedere un rinnovamento totale nel partito.

Quindi, a ben vedere, sotto l'espressione quasi mai sorridente di Cuperlo, si può leggere qualcosa di più di un vecchio burocrate di partito, così come dell'ombra di Massimo D'Alema. Anche se per carattere e inclinazioni si è sempre tenuto – almeno finora – un passo indietro rispetto ai riflettori, Cuperlo fa parte della storia recente della sinistra italiana. Nel 1988 Pietro Folena lo porta a Roma e lo candida a suo successore come segretario della FGCI, la Federazione dei Giovani Comunisti, fucina del Pci e che negli anni era stata guidata da futuri leader come Berlinguer e lo stesso D'Alema.

Cuperlo guida la FGCI nel difficile passaggio dal Pci al Pds, ed è il primo segretario di Sinistra Giovanile, che prende il posto della vecchia Federazione (dopo di lui toccherà a Nicola Zingaretti). Finita la militanza nelle file giovanili, Cuperlo entra nella direzione dl Pds incaricato della propaganda, ma il sodalizio con Veltroni, che ne è il responsabile, non decolla. Nasce invece un rapporto strettissimo con Massimo D'Alema, che Cuperlo aiuta a diventare segretario nel 1994. Il triestino entra nello staff di D'Alema, quello formato dai "Lothar", Claudio Velardi, Fabrizio Rondolino, Marco Minniti e Nicola Latorre. E, a oggi, Civati è l'unico del gruppo a non aver rinnegato il legame con D'Alema, mentre c'è chi, come Velardi e Rondolino, è passato a tutt'altra area politica, mentre gli altri hanno preso le distante dall'ex premier.

Per D'Alema, Cuperlo scrive i discorsi e conia l'espressione "Un paese normale", che diventerà il titolo del libro con cui l'allora premier intendeva spiegare la sua visione dell'Italia. Nel 1997, Cuperlo segue D'Alema alla Bicamerale, di cui l'allora segretario Pds era presidente, come segretario. Saltata la Bicamerale, Cuperlo prima tornò al partito, che intanto aveva eletto Veltroni segretario, poi in rotta con il futuro sindaco di Roma entra nel secondo governo D'Alema al Dipartimento Economia e Informazione della Presidenza del Consiglio (assieme a Mauro Masi), e poi, terminata l'esperienza a Palazzo Chigi, segue il suo mentore alla fondazione ItalianiEuropei.

Rientrato nei Ds nel 2001, diventa responsabile della comunicazione ma si scontra ripetutamente con il segretario Piero Fassino. Nel 2006 entra per la prima volta alla Camera. Dopo la nascita del PD, si è sempre schierato con la componente ex-Ds appoggiando Pierluigi Bersani sin dalla sua nomina fino alle primarie dello scorso anno, entrando poi nel listino bloccato dell'ex segretario.

Uomo di grande cultura e studi, Cuperlo ha anche passioni inaspettate, come quella per i film di Quentin Tarantino o per il romanziere texano Joe Lansdale, che nella sua libreria affianca gli scrittori mitteleuropei come Rilke.

Ora arriva la sfida lanciata a Matteo Renzi, che secondo Cuperlo intende perpetuare il ventennio berlusconiano con altri mezzi e ha l'intenzione di far cadere Letta senza pensare alle possibili conseguenze. Con Cuperlo si sono schierati praticamente in blocco gli attuali componenti della segreteria, i fedelissimi di Bersani, i dalemiani e anche una parte della corrente popolare. Un coacervo di correnti che in passato non hanno avuto punti in comune, ma che ha fatto fronte comune contro Renzi, e contro l'ipotesi di una fine prematura delle larghe intese. Cuperlo si trova quindi giocoforza a presentarsi come l'esponente di riferimento di questa nomenclatura, e questo appoggio a volte scomodo lo porta a figurare ora come il rappresentante più di sinistra (e non a caso, oltre ai burocrati di partito, ha l'appoggio anche degli elettori più legati alla tradizione socialdemocratica), ora come quello più moderato quando rinuncia a chiedere le dimissioni della Cancellieri per tutelare la salute del governo Letta.

Foto: giannicuperlo.it

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