Legge elettorale: verso il doppio turno alla francese?

Il sistema preferito da Renzi e dal Pd, ma perché Alfano dovrebbe accettarlo?

Con il Porcellum nelle mani della Corte Costituzionale, torna d'attualità il dibattito sulla legge elettorale. Quello stesso dibattito che da anni ci tormenta, con l'unico risultato che poi si torna a votare con la legge "porcata". Perché questa volta dovrebbe essere diverso? Innanzitutto non è detto che le cose vadano per il verso giusto, ma è certo che l'uscita dal governo di Forza Italia e Silvio Berlusconi rende il percorso un po' meno complesso.

Mai, infatti, Pd e Forza Italia avrebbero trovato un accordo, considerando che il punto di forza dell'uno (i candidati espressi sul territorio) sono esattamente il punto debole dell'altro. Adesso che a provare a risolvere il rebus sono rimasti Pd, Scelta Civica e Nuovo Centrodestra la cosa potrebbe semplificarsi. La proposta del Partito Democratico, appoggiata fortemente da Matteo Renzi, è quella che da tempo (con qualche ripensamento) è la bandiera del Pd: il doppio turno alla francese. Come funziona?

Ogni seggio in palio corrisponde ad altrettanti collegi uninominali. Viene eletto al primo turno il candidato che ottiene la maggioranza assoluta purché i voti conseguiti siano pari ad almeno un quarto degli elettori iscritti nelle liste del collegio. In mancanza di questo, vanno al ballottaggio i candidati che abbiano conseguito al primo turno almeno il 12,5% per cento del totale degli iscritti del collegio elettorale. Tipicamente vanno al ballottaggio i candidati dei due principali partiti.

Sulla carta si tratta di un'ottima legge elettorale se si vuole preservare il bipolarismo (quasi bipartitismo, in verità) con una spruzzata di partiti minori e un governo forte. Sulla carta però, perché non si capisce per quale ragione Alfano e Monti (alla guida di partitini) dovrebbero accettare un sistema elettorale che va a vantaggio dei partiti più grandi e che sanno esprimere buone candidature nelle varie zone (e questo è l'identikit del Pd). Secondo Repubblica

"Gli esponenti del Ncd hanno cominciato prendere in considerazione sempre più seriamente proprio il modello francese. Lo sta facendo in modo particolare il ministro dell Riforme, Quagliariello. A porre la questione negli ultimi giorni, però, è stato Dario Franceschini (...): "Non capite che il doppio turno di collegio rappresenta il sistema che dà a voi più centralità?". In sostanza, con i due turni ogni partito può presentarsi alle elezioni senza dover dichiarare preventivamente le alleanze. Per l'Ncd è l'occasione per liberarsi dall'abbraccio mortale di Silvio Berlusconi. (...) L'Ncd può far valere la sua autonomia e poi scegliere al ballottaggio, in particolar modo se si introduce una piccola correzione rispetto alla legge francese: accedono al ballottaggio solo i primi due".

Sarà senz'altro vero, ma la centralità del Ncd nel determinare chi vincerà tra i due candidati non si risolverebbe poi in candidati del partito di Alfano eletti in Parlamento (a meno di non riuscire a strappare qualche seggio autonomamente, cosa comunque non impossibile, visto che in determinate zone gli alfaniani sono molto forti). Vero è che rimanere col Porcellum costringerebbe Ncd a tornare assieme al Cavaliere. E, almeno per il momento, non sembra una cosa fattibile.

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