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La morte di Solgenitsin, il dissidente d'acciaio

Pubblicato: 04 ago 2008 da Luca Landoni

Commenti dei lettori

A molti il nome di Alexander Isaevich Solgenitsin non dirà moltissimo; o meglio, chiunque l’ha sentito nominare almeno una volta, ma per le generazioni post-cortina di ferro questo intellettuale impossibile da piegare non può avere lo stesso significato che ebbe per l’anticomunismo negli anni della guerra fredda.

Solgenitsin, premio Nobel per la letteratura nel 1970, fu l’uomo di Una giornata di Ivan Denisovic (1962), de Il primo cerchio (1969), ma soprattutto della trilogia Arcipelago Gulag che gli valse l’espulsione dall’Unione Sovietica brezneviana nel 1974. Fu il futuro premier Andropov a salvarlo dalla deportazione in quell’occasione, non prima di averlo definito “uno squallido, tristo figuro”; ma perlomeno non diede corda ai falchi del partito e limitò la punizione all’esilio forzato.

Solgenitsin si recò quindi a Zurigo e poi negli USA, per rientrare infine in URSS nel 1994, grazie a Boris Eltsin che gli ridiede la cittadinanza russa. Dopo una vita di opposizione al potere (vi invito a leggere almeno Una giornata di Ivan Denisovic, mentre Arcipelago Gulag è un grande classico ma molto lungo e impegnativo, vi avverto) negli ultimi anni l’ex-dissidente ammorbidì le sue posizioni, avvicinandosi alla Chiesa Ortodossa e ventilando un forte patriottismo che fece da sponda all’ultimo presidente Putin.

Con Solgenitsin comunque se ne va un uomo indomito, che non ebbe mai paura di soffrire in prima persona pur di non contraddire i propri ideali di giustizia. Un uomo come ce ne sono pochi e che fu il simbolo di una lotta contro le dittatura sovietica che molti, anche all’interno del Partito Comunista Italiano, negarono fino alla fine.

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8 commenti

Commenti dei lettori

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  • Profilo di darioL

    darioL

    04 ago 2008 - 10:17 - #1
    1 punto
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    Condannato per aver scritto IN UNA LETTERA AD UN AMICO una critica a Stalin…ecco cosa vuol dire la parola dittatura. Ho in libreria una edizione Gli Struzzi di tre suoi racconti, la metto tra i libri da leggere visto che ora sono impegnato con Un anno sull’altipiano di Lussu

  • Profilo di darioL

    darioL

    04 ago 2008 - 10:20 - #2
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    Solzenicyn, cmq :D

  • Attilio Pizzarello

    04 ago 2008 - 12:51 - #3
    1 punto
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    Quando se ne va uno come Solgenitsin, voce genuina di patriota, anche se oppositore del “sistema” sovietico, occorre inchinarsi e riconoscerne il valore simbolico, per tutti i cittadini, che hanno a cuore il miglioramemto sostanziale della società in cui sono nati e vivono.
    Questo, a me pare, il tratto saliente dell’Uomo, prima che dello scrittore, che non sopporta di vedere calpestati i diritti della persona umana, ma, non solo all’interno della società sovietica, ove pagava di persona la sua dissidenza ma nel Mondo intero ove, tuttora, in alcuni Paesi. definiti anmche demopcratici, si compiono odiosi misfatti contro la persona umana. Il suo nome, quello di Martin LuterKing, delo stesso Kennedy, di Mandela e di tanti altri devono restra esempio di necessità di riconoscimenti, in tutto il Globo, forieri di una globalizzazione effettiva e pacifica, capace di indirizzare le risorse terrestri per lo sviluppl e la pace universale.
    Attilio Pizzarello

  • Profilo di Luca Landoni

    Luca Landoni

    04 ago 2008 - 13:51 - #4
    1 punto
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    la grafia dei nomi di origine russa è sempre controversa. Anch’io in passato ho spesso letto Solzenycin, ma oggi sui giornali pare prevalere Solgenitsin, quindi ho adottato questa.

    Va anche detto che per esempio Ivan Denisovic, a volte è tradotto come Denissovic, come nel caso del libro riportato in copertina. Si tratta sempre di riprodurre nel modo più fedele possibile la pronuncia…

    Un altro esempio: Ciaikovsky, Tchaikowsky, Tschaikowsky… si trovano molte versioni del suo nome

  • Profilo di supercasulet

    supercasulet

    04 ago 2008 - 13:58 - #5
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    #3 il problema vero è che questi uomini ricevono sostegno e ascolto, da parte dei politici, solo dopo la morte, in modo da essere strumentalizzati.
    Comunque giù il cappello di fronte a un uomo che ha pagato di tasca propria l’opposizione ad un regime

  • NoirPink

    04 ago 2008 - 15:03 - #6
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    I giornali di sinistra non hanno dedicato neppure un angolino della propria prima pagina alla notizia. Erano evidentemente imbarazzati. Io, da persona di sinistra, sono imbarazzata dal loro imbarazzo. ( … )
    http://noirpink.blogspot.com/2008/08/attualit-e-morto-solzenicyn-chi-era.html

  • Profilo di Luca Landoni

    Luca Landoni

    04 ago 2008 - 15:19 - #7
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    Peraltro onestamente non si capisce perché debbano fare così, se l’hanno fatto. Una persona democratica di sinistra non può che ammirare un Solgenitsin, così come un democratico di destra non può che ammirare un intellettuale antifascista durante il periodo di governo autoritario (non dopo, alla Scalfari o Bocca, che lì son buoni tutti)

    Chiunque rischi se stesso in nome della libertà è degno della massima stima

  • Profilo di Saratogo

    Saratogo

    04 ago 2008 - 15:28 - #8
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    Arcipelago gulag è uno dei primi libri storico/polici che ho letto, ero ancora al liceo. Onore a Solzenicyn che ebbe il coraggio di denunciare uno dei più tremendi regimi del ‘900.