Antonio Gava si è spento questa mattina alle 5.40 nella sua casa di Roma. Già da ieri si rincorrevano le voci sul suo stato gravissimo e il decesso appariva inevitabile fin dalla serata. Con Gava scompare uno degli ultimi uomini-simbolo della vecchia Dc, ormai praticamente ridotta al duo Andreotti-De Mita.
Proprio con quest’ultimo Gava aveva avuto stretti rapporti, soprattutto quando in qualità di capo dei dorotei ne aveva sostenuto la candidatura a leader dell’allora primo partito italiano. Saliva così al soglio democristiano il più filocomunista dei grandi potentati, realizzando una sorta di compromesso storico non ufficiale a molti anni dalla morte del suo teorizzatore Aldo Moro. Altrettanto rapidamente poi, come d’uso a quei tempi, l’appoggio della sua corrente si era vaporizzato per confluire su un vecchio cavallo di ritorno, Arnaldo Forlani, ponendosi alla base del celebre CAF, l’asse Craxi-Andreotti-Forlani che durerà fino alla fine della Prima Repubblica.
Colpito da un ictus nel 1990, Gava si dimette da tutte le cariche e si eclissa dalla politica fino al 1993, quando viene colpito da avviso di garanzia per le infamanti rivelazioni del mafioso Galasso che lo accusa di aver coperto il famoso boss Lorenzo Nuvoletta. Ne nascerà un lungo procedimento giudiziario (Gava si farà anche tre giorni di carcere) fino al 2006 quando il politico campano viene assolto con sentenza irrevocabile per «mancata impugnazione». Una volta scagionato, nello stesso anno Gava annuncia che chiederà i danni allo Stato per 38 milioni di euro (causa ancora pendente a quanto ci risulta).
Con Gava scompare un certo modo di far politica. La balena bianca, le grandi correnti democristiane, l’arte del compromesso… l’essenza stessa di quella Prima Repubblica cui molti guardavano con immenso disprezzo, ma che nel bene e nel male ha guidato il Belpaese per mezzo secolo. Una cosa tuttavia è certa; se l’accezione “democristiano” ha assunto una valenza prevalentemente negativa non si può dire che l’ex-capo dei dorotei non abbia fatto la sua parte.
darioL
08 ago 2008 - 12:11 - #1se nn erro fu una delle menti dietro la liberazione di un assessore napoletano all’edilizia rapito… fu uno scambio tra gli imprenditori che pagarono il ricatto e i favori dell’assessore liberato che affibiò appalti ai suoi liberatori, almeno così ricordo
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08 ago 2008 - 14:32 - #2Attendiamo con ansia il gobbo anticristo..
G.G.G.
08 ago 2008 - 19:37 - #3un ladro di meno
Condor
12 ago 2008 - 00:27 - #4Pare si occupasse di riciclaggio, altro modo per dire tangenti.
Lo slogan: Gava, come lava!
Purtroppo c’e’ gia chi lo vorrebbe santo, dimenticando che e’ stato condannato per corruzione, ma non e’ stato dato corso alla condanna per intervenuta prescrizione e che nella sentenza di assoluzione per concorso in associazione camorristica era peraltro detto a chiare lettere che la Camorra lo ha favorito in sede elettorale grazie ai legami conclamati tra i politici locali della sua corrente e il clan del boss Alfieri. E che lui ben consapevole della cosa non ha fatto niente per evitare cio’, pur ricoprendo la carica di ministro degli interni. Niente prove di qualcosa di rilevante dal pdv penale quindi, ma lascio a voi il giudizio morale e politico sull’uomo.
Per me una carogna che ha fatto male al mio meridione.
Il Saccente
27 ago 2010 - 15:14 - #5#1: il caso era quello relativo a Ciro Cirillo,la cui importanza non risiedeva tanto nell’essere assessore regionale ai lavori pubblici in Campania, quanto alla gesitone degli appalti e dei 60. 000 miliardi di Lire (ho scritto bene, 60 mila miliardi) che lo Stato stanziò per la ricostruzione dell’Irpinia.
Per liberarlo, Gava e Piccoli si rovolsero a CHIUNQUE: CUTOLO, Servizi Segrati, chi più ne ha più ne metta…una pagin a davvero vergognosa e triste della Storia d’Italia.
Va però sottolineata la lungimiranza di Gava: chi, nei primi anni ‘80,aveva così paura delle intercettazioni ambientali (che all’epoca esistevano,certo,ma eran di sicuro meno diffuse che ai giorni d’oggi) da far costruire un cubo di cemento che posizionò al centro del suo superattico di Posillipo?
Lì riceveva , nel bunker.