Carlo Maria Martini, il cardinale biblista, è morto. Il ricordo di Polisblog

Il Cardinal Carlo Maria Martini è morto

Il cardinal Carlo Maria Martini è morto. Le sue ultime ore sono state seguite con apprensione dalla stampa e dai fedeli, sollecitati prima dal comunicato emesso dalla diocesi di Milano che invitava a pregare e poi da quel flusso di ricordi – a volte anche un po’ distorti – che ognuno ha di Martini che, spesso, è stato visto come un antagonista della “chiesa ufficiale”. Ultimo tassello del puzzle di questo antagonismo, per rimanere sulla cronaca, è stata la notizia del rifiuto dell’accanimento terapeutico a parte di Sua Eminenza. I mezzi di comunicazione l’hanno riportata a caratteri cubitali, quasi a voler sottolineare quanto sia diverso Martini dagli altri, anche da quel Giovanni Paolo II che avrebbe pronunciato un contrastato “lasciatemi andare”, da alcuni interpretato come eutanasia e da altri come un abbandono al volere di Dio. Ma torniamo a Carlo Maria Martini, un vero principe della chiesa, come lo definisce Armando Torno sul Corriere.

Alcuni cenni biografici sono d’obbligo: nato a Torino il 25 febbraio 1927, Carlo Maria Martini entra nella Compagnia di Gesù (Gesuiti) nel 1944 e viene ordinato sacerdote il 13 luglio 1952. La sua passione per gli studi biblici risale alla sua adolescenza (a undici o dodici anni, ebbe a ricordare Martini stesso durante un’intervista). Studia teologia presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma e consegue il dottorato difendendo una tesi dal titolo Il problema storico della Risurrezione negli studi recenti. Continua gli studi biblici presso il Pontificio Istituto Biblico dove prima insegna critica testuale e poi diventa rettore nel 1969. Nel 1978 diventa rettore magnifico della Pontificia Università Gregoriana.

Il cardinal Carlo Maria MartiniUn anno dopo, il 29 dicembre 1979, papa Giovanni Paolo II lo nomina arcivescovo di Milano: un gesuita, biblista siede dunque sulla cattedra di Ambrogio e succede al cardinal Giovanni Colombo, illustre studioso di letteratura cristiana antica. E la Bibbia sarà la cifra del servizio episcopale di Martini: un’interpretazione rigorosa e un’applicazione consequenziale che portano molti a vedere in Martini un’aura protestante mentre, invece, è stato semplicemente fedele al dettato biblico.

Nel 1983 viene creato cardinale. Nel 2002 le dimissioni secondo le norme del Codice di diritto canonico, e il ritiro a Gerusalemme per poter continuare gli studi biblici. La permanenza in Terra Santa si protrarrà fino al 2008 quando, per motivi di salute (il Parkinson), rientra in Italia, dove continua finché può il suo ministero episcopale nelle forme più innovative, come la collaborazione con il Corriere della Sera. Finché può risponde personalmente a chi gli scrive.

Durante la recente visita di Benedetto XVI a Milano, il cardinal Martini si è incontrato con il papa, pur nelle difficoltà della malattia:

Riservatissimo il contenuto dell'incontro, anche se è facile immaginarne l'emozione. Lo sguardo penetrante di Martini, che è ancora lucido ma fa fatica a esprimersi, avrà di certo dato conforto a Ratzinger, che forse in questi giorni soffre più di lui.

A proposito di questo incontro, dice lo storico del cristianesimo Alberto Melloni:

Pur nella differenza più profonda di posizioni tra i due c'è una vicinanza intellettuale che va ben oltre le rappresentazioni stereotipate del conservatore e del progressista. Sono stati i grandi intellettuali del collegio cardinalizio di Karol Wojtyla. Il fatto che, con tutto il peso della malattia, Martini abbia voluto esprimere vicinanza e affetto al Pontefice è un gesto coerente con la statura dei due personaggi. È vero che all'inizio dell'ultimo conclave Ratzinger e Martini erano in competizione. Ma poi è stato Martini a portare a Ratzinger gli ultimi voti necessari, quindi ne è stato un grande elettore.

Carlo Maria MartiniChe Ratzinger e Martini siano stati diversi, non è un mistero; che siano stati antagonisti è da provare. L’AGI preferisce definirlo “l'amico contestatore ma fedele di Ratzinger e Wojtyla” e scrive:

Da biblista, ad esempio, ha dedicato recensioni puntute ai due volumi dell'opera "Gesù di Nazaret" firmati da Joseph Ratzinger-Benedetto XVI. E il Papa tedesco non se l'è presa affatto. Anzi in più occasioni, anche in discorsi pronunciati a braccio, ha rinnovato la sua stima e espresso considerazione e stima per Martini, come pastore e come studioso. Gli è grato del resto per quanto accaduto la mattina del 19 aprile 2005, quando il porporato gesuita ha fatto convergere sul suo nome i cardinali progressisti, che nelle prime votazioni avevano indicato l'arcivescovo di Buenos Aires Bergoglio. Indubbiamente tra i due cardinali professori, il teologo e il biblista che sono coetanei c'è sempre stato un feeling, anche se quello divenuto Papa era allora, per il suo ufficio di prefetto dell'ex Sant'Uffizio, il custode dell'ortodossia, e l'arcivescovo di Milano amava invece i territori inesplorati della teologia e dell'etica, dove spesso camminava rasente agli strapiombi, come emerge anche dai suoi più recenti scritti sull'eutanasia.

O dalle sue affermazioni sull’omosessualità, aggiungiamo noi.

Forse in un’ottica più squisitamente biblica che tanto sarebbe piaciuta al cardinal Carlo Maria Martini, bisognerebbe parlare di diversità di ministeri. E per citare un papa decisamente “diverso” come Albino Luciani / Giovanni Paolo I, i vescovi sono molto diversi tra loro, come ebbe a scrivere Luciani stesso in una immaginaria lettera a Mark Twain:

Forse bisognerebbe prima spiegare loro [a chi si scandalizza del fatto che un vescovo citi Twain, ndr] che, come sono vari i libri, così sono vari i vescovi. Alcuni, infatti, rassomigliano ad aquile, che planano con documenti magistrali di alto livello; altri sono usignoli, che cantano le lodi del Signore in modo meraviglioso; altri, invece, sono poveri scriccioli, che, sull’ultima rama dell’albero ecclesiale, squittiscono soltanto, cercando di dire qualche pensiero su temi vastissimi.

Foto | © TM News

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