Matteo Renzi, lettera a La Stampa. «Il governo ha fatto poco, non sono io a logorare Letta»

Renzi paragona il rapporto con il governo al mondo Disney


Con la classica strategia di chi parla alla nuora perché la suocera intenda, Matteo Renzi scrive una lettera aperta al quotidiano La Stampa, ufficialmente in risposta a un articolo piuttosto critico di Luca Ricolfi sul Job Act, ma in realtà per lanciare una serie di frecciatine al governo Letta.

Dopo una replica di circostanza a Ricolfi, il segretario Pd parte subito all'attacco dell'esecutivo:

Se fino ad oggi si sono perse occasioni su occasioni, caro Direttore, è difficile dare la colpa a chi non c’era.

E, riprendendo la metafora di Ricolfi che aveva paragonato la segreteria Pd a Qui, Quo e Qua, Renzi paragona (non esplicitamente) Letta a zio Paperino – che è "simpatico ma non ne azzecca una" – e l'attuale classe dirigente a Paperoga, che dove tocca sbaglia.

E poi si toglie un altro sassolino dalla scarpa, quello riguardante il "logoramento" di Letta.

Una cosa non riusciamo a capire: come si possa ancora insistere con la tiritera «Vuole solo logorare Letta». Il primo ministro è il capo del governo. Se si logora, si logora per le cose che fa. O che non fa. Non per il tentativo di altri di realizzare finalmente riforme attese da vent’anni. Se facciamo la legge elettorale, lo facciamo per dare una speranza agli italiani, non per logorare Letta. Se Letta si logora è perché governa male, non perché c’è un nuovo segretario del Pd.

Insomma, anche se all'interno di un periodo ipotetico, Renzi non nasconde – ancora una volta – le critiche al premier, ormai sempre più in difficoltà, e difende sia l'accelerazione nella riforma della legge elettorale, sia il Job Act.

Presentando il JobsAct ho cercato di sottrarre ai soli addetti ai lavori la discussione sull’occupazione, per caricarla sulle spalle del Pd, il primo partito del Paese. Non si tratta infatti di materia semplicemente giuslavoristica, ma della principale sfida politica per una classe dirigente che finge di non vedere come la disoccupazione giovanile al 42% sia una sconfitta terribile per l’Italia.

Quindi niente dilettantismo, come aveva detto Ricolfi parlando di una riforma delle Giovani Marmotte, ma un dovere per la nuova classe dirigente Pd. Di cui Letta evidentemente non fa più parte.

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