Italicum, cosa prevede e come funziona la nuova legge elettorale

Come funziona e cosa prevede l'Italicum, la nuova legge elettorale che sostituisce il Porcellum.

Italicum: Matteo Renzi e il voto finale

Italicum, come funziona la nuova legge elettorale - 5 maggio 2015


    Addio coalizioni - Il premio di maggioranza alla lista sancisce la fine definitiva dello schema basato sulle coalizioni a cui ci siamo abituati negli ultimi vent'anni. Sarà la lista che arriva prima a ottenere la maggioranza assoluta dei seggi (al primo o al secondo turno) e a governare da sola. Attenzione però a non confondere la lista con il partito: com'è spesso successo nel passato, sarà sufficiente che due o più partiti si uniscano in una sola lista per aggirare il problema. È comunque una garanzia di solidità, visto che una lista ha un solo leader, un solo programma, un solo simbolo e un solo gruppo parlamentare. Insomma, la rottura è più difficile.

    Capolista bloccato e preferenze - Nei 100 collegi i partiti che otterranno i voti necessari eleggeranno automaticamente il loro capolista, che è bloccato e deciso quindi dal partito. A partire dal secondo eletto funzioneranno le preferenze: sarà possibile segnalare due nomi sulla scheda elettorale, con alternanza di genere.

    Doppio turno - Se al primo turno la lista più votata supera il 40%, conquista 340 seggi, ovvero il 55% dei seggi e quindi una agevole maggioranza assoluta. Se nessun partito o lista dovesse raggiungere quota 40, si andrà al secondo turno tra i partiti più votati, chi vince conquista ugualmente 340 seggi. Gli altri partiti si spartiscono i restanti 290 seggi proporzionalmente ai voti conquistati.

    Soglie di sbarramento - Al 3% per tutti i partiti, mentre nella prima versione era del 12% per le coalizioni, dell'8% per i partiti non coalizzati, del 4% per i partiti coalizzati. Il premio di maggioranza alla lista fa piazza pulita di tutto questo, con una soglia di sbarramento sola, al 3%.

    Entrata in vigore - Come clausola per evitare un ritorno troppo anticipato alle urne, l'Italicum entrerà in vigore il primo luglio 2016 e si applicherà solo alla Camera dei deputati, dal momento che, nel frattempo, il Senato dovrebbe essere riformato in senso non elettivo e depotenziato.

Italicum: pro e contro della nuova legge elettorale

Si è discusso tantissimo dell'Italicum e dei suoi mille limiti, va però detto che, rispetto al Porcellum, si tratta di un consistente passo avanti. Innanzitutto perché, con il premio di maggioranza e il doppio turno, si ha la certezza di chi sarà il vincitore. Non saranno più possibili cambi di schema dell'ultimo minuto come avvenuto nel 2013, dal momento che la lista che vince ha la maggioranza. Certo, quella lista si può sempre spaccare e far venire meno la maggioranza assoluta, a quel punto torna in campo il meccanismo parlamentare della nostra Repubblica e nulla impedisce che risorgano le larghe intese, che questa avvenga, però, è sicuramente più difficile. Se vince una lista di sinistra, governa; se vince una lista di destra, idem. Lo schema insomma sarà molto più chiaro, fatta salva la nascita di un fantapolitico Partito della Nazione.

Altro problema è quello delle preferenze, che ci sono, ma vengono dopo i capilista bloccati. Una scelta che fa storcere il naso, ma che è comunque un passo avanti rispetto alla lista interamente bloccata che c'era nel Porcellum. Si sarebbe potuto optare per i collegi uninominali (ogni partito candida un suo uomo in piccoli collegi, chi arriva primo va in Parlamento e ha la responsabilità di essere il rappresentante di una porzione di territorio che lo ha eletto), ma putroppo la cosa non è davvero mai entrata nella discussione.

Il difetto principale è quello delle candidature plurime: i capilista potranno candidarsi fino in dieci collegi. Una stortura a cui siamo abituati ma che è il "male necessario" per salvaguardare i partiti più piccoli. Se il leader di partito sbagliasse collegio in cui candidarsi rischierebbe di restare fuori dal Parlamento. Niente di male dal punto di vista democratico, ma è una sorta di psicodramma per i leader dei partitini.

C'è poi il nodo dell'affluenza. Come si è fatto notare, oggi come oggi andrebbe al voto realisticamente il 60% degli italiani. Nel caso di un secondo turno, si parla del 40%. La lista che governerà, quindi, potrebbe essere stata eletto dal 20% circa del corpo elettorale. Ma un discorso simile può valere per ogni legge elettorale che vuole garantire la governabilità attraverso un premio di maggioranza.

Nel complesso, una legge elettorale con alcuni limiti e difetti; ma che nel rappresenta sicuramente un passo avanti che andava fatto rispetto al Porcellum, che negli ultimi dieci anni ha garantito solo ingovernabilità, un Senato eletto in maniera randomica e le grandi intese.

L'Italicum è legge: il voto finale

18.20 - Votazione chiusa: 334 sì, 61 no, 4 astenuti. L'Italicum è legge.

18.15 - Si sono chiuse le dichiarazioni di voto (anche Sel uscirà dall'aula), si vota ora a scrutinio segreto.

17.20 - Italicum, si avvicina il voto finale: con un po' di anticipo rispetto ai tempi previsti, sono già iniziate le dichiarazioni di voto finali. Al momento del voto usciranno dall'aula Forza Italia, M5S e Lega. Sel ancora non ha ufficializzato la propria posizione, mentre si attende la mossa della minoranza Pd. Rosy Bindi ha dichiarato: "Se le opposizioni usciranno dall'Aula, voterò no. Se invece restano, allora esco io".

Aggiornamento 4 maggio 2015, 14.00 - Italicum, ci sarà il voto segreto: la richiesta è stata formalizzata da Forza Italia. Il capogruppo Brunetta ha spiegato che la scelta è quella di "non partecipare a questa infausta giornata per la democrazia italiana e per la democrazia parlamentare". A questo punto lo scenario che si presenta è quello delle opposizioni fuori dall'aula al momento del voto, situazione che permetterà di contare quanti siano i dissidenti all'interno del Pd.

Italicum, voto finale: 4 maggio 2015, è il giorno del voto finale sull'Italicum, che sta per diventare la nuova legge elettorale. Con la quale si tornerà alle urne (non prima di maggio 2016, perché c'è la clausola di salvaguardia. Quindi, se si votasse prima, saremmo daccapo. Ma a questo punto diventa molto improbabile). Come spiegavamo, il regolamento di Montecitorio prevede che non si possa porre la fiducia anche sul voto finale. Si comincia la discussione alle ore 12.

Renzi mantiene il suo profilo di uomo-del-fare. Al Tg2 ha dichiarato che questa legge è «uno spartiacque tra una classe politica inconcludente, che prometteva e poi non faceva nulla» e il suo governo.

Ammette che ancora non è finita, ma sembrerebbe che non ci siano trappole all'orizzonte.

I dissidenti che non hanno dato il voto di fiducia a Renzi ora sono 38. Di sicuro non voteranno sì. Non hanno ancora deciso se votare no o astenersi. Arriverà comunque un comunicato in mattinata. Ma non hanno i numeri per bloccare l'approvazione della legge.

Italicum: i voti di fiducia

17:26 - Anche la terza votazione ha avuto esito positivo per il governo che ha incassato la fiducia con 342 sì e 15 no. Le opposizioni non hanno votato in polemica con la maggioranza e con la Presidente della Camera Laura Boldrini. Lunedì 4 maggio si vota (in segreto)per l'approvazione definitiva dell'Italicum alla Camera.

12:12 - Il governo ottiene anche la seconda fiducia posta sull'Italicum con 350 sì e 193 no

Giovedì 30 aprile 2015 - Il governo ieri ha incassato la fiducia alla Camera sull'Italicum con 352 sì, 207 no, un solo astenuto, ma a tenere banco oggi è la discussione sui 38 deputati del Pd che non hanno partecipato al voto, tra di loro alcuni "big" come Pier Luigi Bersani, Enrico Letta, Gianni Cuperlo, Rosy Bindi, Roberto Speranza e Pippo Civati.
Oggi si procede ad altri due voti di fiducia: il primo alle 12:30, il secondo alle 16, preceduti dalle relative discussioni, la prima alle 10:45, la seconda alle 12:30.

Il voto di fiducia alla Camera


Mercoledì 29 aprile 2015

15.39: il voto è iniziato. Lo seguiamo in diretta.

29 aprile 2015, 11.00: è il giorno della prima fiducia all'Italicum.

Lo strappo di Renzi ha messo in difficoltà la minoranza del Pd che si è divisa: i 50 deputati che si riconoscono nella cosiddetta Area Riformista non hanno una linea comune sul voto di fiducia e dunque ciascun deputato voterà

«secondo coscienza».

Secondo Fassina saranno almeno 30 i voti contrari. Secondo altre fonti la maggioranza dei "dissidenti" voterebbe comunque la fiducia.

Italicum: cosa succede ora

28 aprile 2015, 21.00 – Facciamo il punto dopo una giornata molto concitata, cercando di inquadrare i prossimi passi.

Italicum: quando si vota alla Camera? Il primo voto di fiducia è previsto per domani, mercoledì 29 aprile. Gli altri due voti di fiducia sono previsti per giovedì 30 aprile.
Su cosa si vota? I primi tre voti con la fiducia saranno sugli articoli 1, 2 e 4 dell'Italicum.
Perché non si vota l'articolo 3? Perché il Senato non ha modificato l'articolo che era stato approvato alla Camera.
Ci sarà un voto finale? Sì. Un voto finale per il quale non è ancora stata decisa la data. Si parla comunque della prima settimana di maggio.
Ci sarà la fiducia sul voto finale? No. Sarà una votazione segreta senza fiducia, perché il regolamento della Camera non lo consente.

Italicum: fiducia e reazioni

20.00 – Lo strappo di Matteo Renzi ha generato più d'un malumore nel Pd. Non voteranno la fiducia Roberto Speranza (che ha definito «gravissimo errore» la decisione del governo) né Alfredo D'attorre. Duramente critico (e sulla stessa linea) Stefano Fassina, che si affida a Twitter, come il Presidente del Consiglio.


Anche Pierluigi Bersani ha annunciato che non voterà.

Sulla stessa lunghezza d'onda, ovviamente, il dimissionario Enrico Letta.
Insomma, se la compagine dei renziani si è compattata abbondantemente dietro al capofila, anche i dissidenti hanno ora un terreno comune su cui muoversi.

19.00 - Il governo affronterà tre voti di fiducia per riuscire ad approvare in via definitiva l’Italicum. Domani pomeriggio ci sarà il primo voto di fiducia, giovedì seguiranno altre due votazioni. A questo punto è probabile che il voto finale arrivi agli inizi della prossima settimana.

17.00 – Nel frattempo, Matteo Renzi ha sfidato i suoi avversari anche a colpi di Tweet. Il primo parla di prendersi le proprie responsabilità.


Il secondo del diritto della Camera di mandarlo a casa.


In 140 caratteri, Renzi comunica facilmente. E in 140 caratteri non c'è bisogno di spiegare al pubblico di Twitter molte cose.

16.40 – #fiducia è diventato il primo TT su Twitter in Italia.



16.23 – C'è un solo precedente simile su una legge elettorale. La 148/1953, con De Gasperi.
In aula è il delirio.

Brunetta dà del fascista a Renzi.


I deputati di Sel lanciano crisantemi gialli. Il gesto, facilmente interpretabile, è stato sottolineato dal capogruppo, Arturo Scotto: «È il funerale della democrazia».

Pippo Civati scrive appena una riga sul suo blog. Titolo: «Non la voterò».

Una scelta forzata, non giustificata da nessun elemento, né numerico, né politico.

Pippo Civati

Evidentemente, Renzi vuole essere sicuro del successo e non vuole correre rischi. Chissà se c'entra anche il desiderio di andare all'incasso con uno strappo per poi cercare le urne.

In effetti, sembrava che Renzi non ne avesse bisogno, dopo aver superato lo scoglio del voto segreto di questa mattina. Ma il Presidente del Consiglio teme ancora di poter perdere il controllo sulla "sua" legge elettorale, e dunque ritorna alla carica ponendo la questione di fiducia.

15.08 - Il governo Renzi blinda l'Italicum con la fiducia. Il consiglio dei ministri è dirato appena 5 minuti, secondo quanto si apprende dalle agenzie.


14.20 - Convocato il consiglio dei ministri per autorizzare la fiducia.

14.07 - Primi sì della Camera all'Italicum. Le eccezioni di costituzionalità presentate delle opposizioni sono respinte. Si è votatto a scrutinio segreto come chiesto da Forza Italia. Le eccezioni sono respinte con 384 voti contrari e 209 a favore. L'aula di Montecitorio vota su quattro pregiudiziali di costituzionalità (presentate da Fi, Lega, Sel e M5S), tre questioni di merito (Sel, N5S, Fi) e una questione di sospensiva (Fi). Renzi può dirsi soddisfatto.

28 aprile - La nuova legge elettorale Italicum approda oggi alla Camera: si voteranno infatti le pregiudiziali di costituzionalità presentate da Forza Italia, molto probabilmente con voto segreto. Sarà quindi l'occasione per fare una prima conta all'interno del Partito Democratico, sempre più spaccato.

Italicum: Di Maio attacca

19.00 - Il vicepresidente della Camera, Luigi di Maio, ci è andato giù pesante sulla lettera di Renzi ai circoli del Pd, in cui viene affrontato il tema dell'unità sull'Italicum. L'espoente del Movimento 5 Stelle ha dichiarato: "Renzi tutto quello che dice lo dovete sempre mettere tutto al contrario, non ha mai detto una verità in vita sua. Ancora una volta minaccia perché sa di avere a che fare evidentemente con dei miserabili che vogliono soltanto la poltrona. Il loro unico obiettivo e' mantenersi la poltrona".
Gianni Cuperlo, per parte sua, parla di "mediazione ancora possibile" e aggiunge "dignità è un concetto profondo ed è offensivo usarlo a fini di polemica interna. Nessuno può dire che chi esprime un'opinione diversa colpisce la dignità di una comunità come il Pd".
Nel frattempo il deputato di Sinistra Ecologia e Libertà, Antonio Matarelli, in un post pubblicato sulla sua pagina Facebook, ha annunciato di aver deciso di votare con l'Italicum adeguandosi alla maggioranza del PD e, di conseguenza, in rottura con le indicazioni della stessa Sel:

"Scrivo questa dichiarazione al termine di una riflessione ponderata e durata molte settimane. Una delle prime necessità, avvertite dalla nostra funzione parlamentare ma anche variamente sollecitate dagli interventi dei Presidenti della Repubblica, è stata quella di procedere al varo della riforma della legge elettorale, per superare il discusso Porcellum e consentire a Parlamento e Governo di lavorare in piena agibilità. Le esigenze da tenere in massimo conto erano fondamentali premesse da cui muovere: confermare il sistema maggioritario, introdotto dal referendum del '93 e poi confermato; far sì che il voto espresso dall'elettore garantisse una maggioranza certa; assicurare adeguata rappresentanza all'intero elettorato. Dopo le profonde modifiche operate al Senato, il testo della legge attualmente in discussione (il cosiddetto Italicum) sembra rispondere con sufficiente pienezza a quelle esigenze, così risultando ragionevolmente equilibrato per favorire il principio della governabilità senza arrecare danno a quello della rappresentatività. Su alcuni punti in particolare, senza approfondirne i tecnicismi, è lecito manifestare soddisfazione: la soglia per ottenere il premio di maggioranza è stata innalzata al 40%; la soglia per accedere alla rappresentanza parlamentare è stata fissata al 3%, tra le più basse del mondo occidentale; è stata introdotta una norma per tutelare la differenza di genere nella compilazione delle liste; è previsto il ballottaggio nel caso in cui nessuna lista raggiungesse il 40% dei consensi; a fronte dei soli capilista bloccati, è stato introdotto il meccanismo delle preferenze. In ragione di queste considerazioni, ritengo utile votare favorevolmente al testo della nuova legge elettorale posta all'esame della Camera."

Quella di Matarelli è una defezione dai "critici" all'Italicum piuttosto importante, più che per il peso politico, per una questione di appartenenza politica: il deputato di Sel potrebbe portarsi appresso, dopo il suo "outing", qualche altro deputato della minoranza che osteggia modalità di calendarizzazione e contenuti della nuova legge elettorale.

27 aprile 2015, ore 10:08 - Alle ore 10 è cominciato l'ultimo esame della legge elettorale denominata Italicum, alla Camera dei Deputati. Il voto finale dovrebbe arrivare la prossima settimana.

Le prime votazioni sulla nuova legge elettorale, secondo quanto scrive Repubblica.it, sono in programma già domani quando saranno esaminate le pregiudiudiziali costituzionali e di merito presentate dalle opposizioni (numerose quelle del MoVimento 5 Stelle).
Le votazioni sugli emendamenti, o il probabile ricorso a quattro voti di fiducia da parte del governo, uno per articolo, si terranno invece con ogni probabilità la prossima settimana, quando potranno essere contingentati i tempi degli interventi e dovrebbe così essere rispettato l'obiettivo del governo di giungere al via libera entro giovedì. Il premier ha fatto sapere che se l'Italicum non passasse, è pronto a salire al Colle e dimettersi.

Ieri, intervistato da Lucia Annunziata a In Mezz'Ora, l'ex capogruppo PD Roberto Speranza ha definito l'ipotesi di porre la fiducia (4 votazioni) sulla legge elettorale sarebbe "una violenza al Parlamento".

"La scelta della fiducia è irricevibile, sarebbe errore politico madornale, una violenza vera e propria al Parlamento italiano"

Le parole di Speranza di ieri sembrano più rientrare in una sorta di avvertimento che non in una vera e propria analisi politica: fatto sta che l'eventuale voto di fiducia sull'Italicum rischia seriamente di acuire il logoramento interno al Partito Democratico

24 aprile - Intervenendo ad Otto e Mezzo il presidente del Consiglio Matteo Renzi, incalzato da Lilli Gruber, è tornato su quello che sarà certamente il tema politico più caldo della prossima settimana, l'Italicum, la nuova legge elettorale.

Un provvedimento sul quale Renzi sembra volersi giocare tutto, persino l'esistenza stessa del governo: tuttavia è più probabile, invece, che la fiducia venga messa sugli articoli del ddl.

"Se non passa l'Italicum, credo proprio che il governo cade. Se il governo, nato per fare le cose, viene messo sotto allora vuol dire che i parlamentari dicono: andate a casa. Non sono per tenere poltrona aggrappata alle terga."

ha detto Renzi, spiegando che sull'eventuale voto di fiducia il governo deciderà martedì.

23 aprile - Il capogruppo alla Camera di Forza Italia Renato Brunetta ha annunciato che all'inizio della settimana prossima il suo partito, al pari di altri gruppi parlamentari di opposizione, presenterà una pregiudiziale di costituzionalità sulla quale si procederà con voto segreto come richiesto dal regolamento.

22 aprile, 16.12 - Grazie all'assenza delle opposizioni e alle sostituzioni tra i dissidenti del Pd, l'Italicum è stato approvato in commissione all'unanimità, senza modifiche al testo. Da lunedì approderà in aula dove cercherà una nuova approvazione, che non dovrebbe essere troppo difficoltosa visti gli ampi numeri di cui gode il Partito Democratico.

9.00 - L'Aventino delle opposizioni e la sostituzione da parte del Partito Democratico di dieci suoi esponenti in commissione affari costituzionali fanno sì che oggi la maggioranza renziana si voterà da sola il testo dell'Italicum, che verrà quindi approvato e poi spedito alla Camera, dove entro la fine della settimana si terrà il voto finale. Situazione tesissima, quindi, che il premier ha già fatto capire di voler affrontare nel modo che gli è più proprio: da bulldozer. Non escludendo - ed è sempre più probabile che avvenga - il voto di fiducia, in modo da costringere al "sì" tutti coloro i quali devono evitare a tutti i costi una caduta del governo.

Italicum: il Pd sostituisce 10 membri in Commissione

21 aprile, 17.30 - Il premier Matteo Renzi interviene sulla sostituzione dei parlamentari di minoranza del Pd in Commissione Affari Costituzionali. Scrive il Presidente del Consiglio sulla sua pagina Facebook:

"E' tempo di decidere, dunque. Perché ci hanno insegnato che quando si vota all'interno di una comunità si rispettano le decisioni prese assieme. Chi grida oggi allo scandalo perché alcuni deputati sono sostituiti in Commissione dovrebbe ricordare che questo è non solo normale ma addirittura necessario se crediamo ai valori democratici del rispetto della maggioranza: si chiama democrazia quella in cui si approvano le leggi volute dalla maggioranza, non quella in cui vincono i blocchi imposto dalle minoranze. Avanti, su tutto!"

14.50 - Dopo l'abbandono della Commissione Affari Costituzionali da parte di Forza Italia e Movimento 5 Stelle, ora tocca alla Lega Nord.

A dare l'annuncio per il Carroccio è stato il deputato Cristian Invernizzi. Il parlamentare ha detto a riguardo: "Non abbiamo alcuna intenzione di mischiarci ai burattini di Renzi e di fare il loro gioco. Per questo non parteciperemo alla commissione Affari costituzionali [...] Questo è un ulteriore esempio di come Renzi utilizzi il Parlamento a suo uso e consumo, per garantire a se stesso la poltrona, fregandosene dei drammi sociali ed economici del Paese".

21 aprile, 12:20 - Dopo la decisione del Pd di sostituire 10 membri in Commissione Affari Costituzionali, arriva l'annuncio di Forza Italia che decide di lasciare i lavori. "Noi dichiareremo l'inaccettabilità della posizione del Pd di sostituire la propria minoranza in commissione. Lasceremo al Pd tutta la responsabilità di approvarsi in commissione l'Italicum blindato, a disonore del Partito democratico stesso", ha dichiarato il capogruppo Renato Brunetta. Dopo M5S e Scelta Civica, l'annuncio di FI complica ulteriormente i piani del premier Renzi.

21:34 - L'ufficio di Presidenza del gruppo del Partito Democratico ha deciso di sostituire i 10 membri della cosiddetta "minoranza presenti" in Commissione Affari Costituzionali alla Camera dei Deputati.
La decisione, oltre a far salire in trincea l'M5S e perfino Scelta Civica, che minacciano l'ostruzionismo totale in I Commissione, potrebbe avere ripercussioni anche sulla tenuta del Partito Democratico.


I deputati di "minoranza" infatti, stando almeno alle parole di Stefano Fassina e Pierluigi Bersani, sembrano poco disposti a digerire il boccone dell'"epurazione" renziana in Commissione.

20 aprile 2015, ore 15.51 - Questa sera dovrebbero essere sostituiti in Commissione affari costituzionali alla Camera i 10 componenti della minoranza democratica; stamattina erano 135 gli emendamenti all'Italicum presentati a Montecitorio, in commissione Affari costituzionali, dove la riforma della legge elettorale ha iniziato oggi il suo iter conclusivo prima di approdare nell'aula della Camera. E sarebbero 11 le proposte di modifica firmate da parlamentari del Pd: 40 quelli non ammessi, in campo ne rimarrebbero 95.

La nuova partita, all'interno dei democratici, si gioca tutta proprio nell'ufficio di presidenza della commissione fissato per stasera alle 20.30: Andrea Giorgis, bersaniano della prima ora, ed Andrea Fassina hanno sollevato la pietra dello scandalo, accusando l'ufficio di presidenza di aver preso una decisione grave:

"Abbiamo comunicato che non intendiamo votare né i singoli articoli né il mandato al relatore. Ci è stato detto che saremo sostituiti [...] Siamo nove sicuri: io, Alfredo D'Attorre, Marilena Fabbri, Roberta Agostini, Enzo Lattuca, Gianni Cuperlo, Pier Luigi Bersani, Barbara Pollastrini, Rosy Bindi. E forse Giuseppe Lauricella. Ci sono già state le telefonate. [...] io non ci andrò. A questo punto la battaglia sarà in aula. La situazione è in movimento."

Secondo Fassina la decisione, "grave", dipende tutta dal premier Matteo Renzi e dalla sua "indisponibilità" a rimettere in discussione il testo votato dall'Aula del Senato. Anche il deputato pentastellato Danilo Toninelli, sulla questione dei deputati democratici poco inclini a votare a maggioranza, ha detto la sua su Twitter:


Italicum, l'M5s trova un errore nel testo

17:04 - La capogruppo M5s alla Camera Fabiana Dadone e Danilo Toninelli, deputato M5s, hanno pubblicato sul blog di Beppe Grillo un post nel quale denunciano un marchiano errore di calcolo che sarebbe presente nel testo dell'Italicum al vaglio della Camera dei Deputati in questi giorni, lo stesso testo già licenziato dal Senato e sul quale il premier Renzi ha imposto ieri sera l'aut-aut ai deputati democratici, scatenando non pochi malumori.

Così i due deputati pentastellati:

"Nella legge elettorale in corso di esame alla Camera, il cosiddetto Italicum, il M5S ha scoperto un errore di calcolo da prima elementare. L’Italicum infatti prevede più seggi di quelli della Costituzione. Oltre ad essere una legge schifosa, l'Italicum è stato anche scritto con i piedi. Oggi analizzando il testo che ci è arrivato dal Senato, abbiamo scoperto un errore madornale. La Costituzione prevede che la Camera dei Deputati sia composta da 630 membri. Ebbene. con l'Italicum scritto dal Pd e da Berlusconi si arriva addirittura fino a 640. Sapete perché? Chi vince il premio di maggioranza prende 340 seggi, i restanti seggi 290 vengono distribuiti tra gli altri partiti. Ma si sono dimenticati del Trentino Alto Adige e della Valle D'Aosta (dove ci sono i collegi uninominali). Quei 10 seggi vanno sommati ai 630 previsti dalla Costituzione. In totale fanno 640. Non sono stati neppure in grado di scrivere una legge elettorale questi signori."

15:57 - Danilo Toninelli, capogruppo del MoVimento 5 Stelle in Commissione Affari Costituzionali, ha detto che i pentastellati presenteranno pochissimi emendamenti, 15 o 20 al massimo, per dimostrare la volontà di voler migliorare questa legge che, spiega, "a noi, nel suo impianto, non piace".

16 aprile 2015 - Passa la linea del segretario Renzi ed aumentano i malumori all'interno della compagine democratica alla Camera dei Deputati: ieri sera, proprio come annunciato, il capogruppo Roberto Speranza ha rassegnato le proprie dimissioni.

Nella notte l'assemblea Pd ha votato a maggioranza il voto sul testo dell'Italicum così come chiesto da Renzi: una parte della minoranza Pd è uscita dall'assemblea al momento del voto, tra i quali c'erano Bindi, Miotto, Fassina, Civati, Meloni, Lattuca (scrive Repubblica.it); non sono bastati gli appelli di numerosi esponenti, tra cui anche Gianni Cuperlo, che chiedevano una sospensione dell'assemblea del gruppo parlamentare per discutere in modo più approfondito, trovare una linea comune per una discussione sull'approvazione del testo della nuova legge elettorale.

Alla fine in 120 hanno votato contro il segretario, ma la linea resta quella indicata da Renzi: Italicum blindato in cassaforte e possibile (non probabile) apertura sulla riforma del Senato, una possibilità che sembra gradita alla minoranza interna; Bersani ieri ha spiegato l'importanza di correggere, in tal senso, il difetto derivante dal combinato disposto tra nuova legge elettorale e riforma costituzionale dell'architettura istituzionale.

Italicum: la spaccatura nel Pd

15 aprile, 22.40 - L’assemblea dei deputati del Partito Democratico è iniziata col premier Matteo Renzi che ha subito messo le cose in chiaro:

Sono qui per chiedere che l'assemblea del gruppo confermi la linea che la direzione ha dato. Oggettivamente la mediazione sulla legge elettorale c'è stata ed è in linea con il dibattito interno al Pd. Ora la nostra discussione deve essere depurata da toni di Armageddon. Questo governo è legato a questa legge elettorale nel bene e nel male.

Il capogruppo del Pd, Roberto Speranza, ha annunciato le proprie dimissioni proprio davanti alla decisione di Renzi di restare saldo sulla propria posizione:

Sarò leale al mio gruppo e al mio partito ma voglio essere altrettanto leale alle mie convinzioni profonde. Non cambiare la legge elettorale è un errore molto grave che renderà molto più debole la sfida riformista che il PD ha lanciato al Paese. C'è una contraddizione evidente tra le mie idee e la funzione che svolgo e che sarei chiamato a svolgere nelle prossime ore. Per queste ragioni rimetto il mio mandato di presidente del gruppo a questa assemblea che mi ha eletto due anni fa.

E, ancora:

Non sono nelle condizioni di guidare questa barca perciò con serenità rimetto il mio mandato di presidente del gruppo e non smetto di sperare che questo errore che stiamo commettendo venga risolto.

20.00 - Matteo Renzi non ha nessuna intenzione di fare un passo indietro e nel corso di una telefonata con Roberto Speranza, leader di Area Riformista del Partito Democratico, ha confermato la necessità di non modificare il testo dell’Italicum alla Camera, che è proprio ciò che chiedono i riformisti.

Speranza ha ribadito a Renzi l’intenzione di votare NO nel caso in cui si questa sera si deciderà di votare.

L’assemblea dei deputati Dem comincerà tra poche ore.

19.45 - L’ipotesi che il governo ponga la fiducia all’Italicum al fine di blindare la legge elettorale non va giù all’opposizione, che a poche ore dall’assemblea del PD ha scritto al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Quattro diverse lettere, firmate da Sel, Lega, Forza Italia e Fdi-An, lanciano un appella a Mattarella affinchè garantisca “un libero dibattito parlamentare senza forzature e scorciatoie dal sapore autoritario”. Parola di Arturo Scotto di Sinistra Ecologia Libertà, che ha spiegato:

La nostra iniziativa, e quella di altre forze di opposizione, non è un modo di tirare per la giacchetta il Capo dello Stato, ma un appello perché si garantisca un libero dibattito parlamentare senza forzature e scorciatoie dal sapore autoritario. Abbiamo già vissuto momenti difficili in questa legislatura come lo strappo della seduta fiume sulle riforme costituzionali e l'abbandono dell'Aula da parte delle opposizioni. Oggi lo diciamo preventivamente: il governo eviti strappi gratuiti che rischiano di segnare un punto di non ritorno.

Gli ha fatto eco il capogruppo di Fratelli d'Italia-Alleanza nazionale Fabio Rampelli, che ha annunciato di aver chiesto al Presidente Mattarella “un autorevole intervento affinché questa ipotesi venga scongiurata lasciando il posto a un approfondito, sereno e proficuo esame parlamentare che possa esprimere un testo di legge largamente condiviso”.

15 aprile 2015 - Continua lo scontro interno al Pd sull'Italicum. Si avvicina il voto dell'assemblea Dem e oggi Debora Serracchiani, vicesegretario del partito, parla apertamente di ipotesi fiducia. "Se le posizioni della minoranza rimarranno inamovibili non c'è alternativa alla fiducia", ha detto Serrachiani in un'intervista a Repubblica. E aggiunge: "Considerare questo passaggio come una sfida non serve al Paese. L'Italicum è il frutto del lungo lavoro fatto anche nel partito per accogliere i contributi della minoranza oltre che di altre forze politiche".

Il voto di fiducia non piace a Quagliariello (Ncd): "Io credo che la fiducia sull'Italicum sarebbe un grande errore e faremo di tutto per evitarla perchè la fiducia sulle regole non si mette e non è mai stata messa. Solo De Gasperi nel '53 dopo un lungo ostruzionismo alle Camere lo fece quando il Paese era sull'orlo di una guerra civile", ha detto l'ex ministro ad Omnibus.

14 aprile 2015 - Area Riformista, la corrente Pd di Roberto Speranza, rende noto che domani in occasione dell'assemblea del gruppo voterà contro l'Italicum. La posizione che poi terrà in aula sarà decisa in un secondo momento, quando si verificherà la disponibilità di Matteo Renzi ad accettare delle correzioni.

Matteo Mauri, a margine di una riunione, ci ha tenuto anche specificare che i suoi compagni di corrente in Commissione Affari costituzionali della Camera chiederanno di essere sostituiti, così da evitare di votare in maniera difforme rispetto al gruppo: "In Commissione la delegazione del gruppo deve riflettere la posizione ufficiale, mentre in Aula il discorso è diverso ed ogni deputato decide per proprio conto".

Francesco Boccia, intanto, prova a mediare. Il deputato democratico di minoranza propone di approvare contestualmente, entro luglio, Italicum e riforme costituzionali per giungere così ad una sintesi politica dentro al Pd che non provochi lacerazioni.

Un no secco alla nuova legge elettorale è arrivato invece da Forza Italia. Il capogruppo alla Camera, Renato Brunetta, ha dichiarato irricevibile l'idea di poter votare una norma "blindata".

Renzi, per parte sua, insiste nel non voler trattare. Dal salone del mobile di Milano oggi non ha lasciato spazio a soluzioni alternative: "L'iter delle riforme e dell'Italicum in particolare non è il Monopoli [...] non si può ricominciare e tornare a Vicolo corto [...] si decide dopo anni e mesi di dibattiti e discussioni".

9 aprile - Le pressioni della minoranza Pd per modificare la legge elettorale non sembrano toccare più di tanto la maggioranza renziana del Pd, che nella persona del ministro Boschi conferma come si arriverà al voto il prima possibile: "I numeri alla Camera ce li abbiamo. Abbiamo una maggioranza solida, come si è visto in questi mesi. Il voto di fiducia è solo l'extrema ratio. Non si può immaginare che anche in un grande partito come il Pd, 420 parlamentari, tra deputati e senatori, la pensino allo stesso modo su un tema come la legge elettorale che è uno di quelli che più divide. Ma poi si arriva a un punto in cui la maggioranza decide". Il ministro conferma dunque la volontà del governo di lasciare l'Italicum così com'è, anche per evitare che l'iter si complichi ulteriormente e l'approvazione venga rimandata a chissà quando.

31 marzo - Dopo la contestata direzione del Pd di ieri, continua l'accelerazione del governo per arrivare al varo dell'Italicum prima delle elezioni regionali. È notizia di poco fa che la commissione Affari costituzionali della Camera comincerà l'esame della riforma elettorale l'8 aprile. Primo passo prima dell'approdo in aula per il suo terzo passaggio parlamentare.

29 marzo - L'Italicum tornerà domani al centro della scena politica, visto che si prevede una tesa direzione del Partito Democratico. Matteo Renzi ha impresso sul tema un'accelerata improvvisa, tanto da voler arrivare al voto prima del 31 maggio e senza dare la disponibilità a discutere di alcuna modifica. Cosa che ovviamente fa arrabbiare la minoranza, tanto che Civati ha fatto sapere che non ci sarà, così "Renzi sarà solo con il suo 100%". La linea del premier, infatti, è una sola: la direzione (che è a maggioranza renziana) voterà, dopodiché tutti dovranno allinearsi alla linea decisa.

25 marzo - Si ricomincia a parlare di Italicum, in seguito all'accelerata di Matteo Renzi che ha chiesto che il voto si tenga prima delle elezioni regionali. Lunedì ci sarà una direzione del Partito Democratico che ha come unico punto del giorno proprio la nuova legge elettorale. Renzi, insomma, tira dritto; creando nuove fibrillazioni nella minoranza Pd, che con D'Attorre aveva proposto la creazione di "un gruppo ristretto di lavoro tra i parlamentari Pd per definire alcune modifiche ai testi. Con l'impegno, una volta trovato l'accordo, a non fare più nessuna modifica nei passaggi successivi, con garanzia su numeri e tempi di esame".

28 gennaio - Superato l'ostacolo più importante, e cioè il voto al Senato, l'Italicum ora torna alla Camera per il suo terzo passaggio parlamentare. Un percorso in discesa, visto che a Montecitorio il Pd gode di numeri altissimi e con l'appoggio di Forza Italia non avrà difficoltà a mettere insieme una larga maggioranza (nonostante i dissidenti democrats).

Italicum: via libera del Senato

17.28 - In una seduta caratterizzata dall'asprezza verbale e da polemiche continue con la Presidenza dell'assemblea il Senato ha approvato la nuova legge elettorale, che torna ora alla Camera.
I sì sono stati 184, i no 66 e 2 gli astenuti.



Aggiornamento 27 gennaio, ore 10:30. Il Senato della Repubblica ha approvato questa mattina il secondo degli emendamenti presentati da Anna Finocchiaro e dai capigruppo di maggioranza relativo all'ultima versione dell'Italicum che porta, tra le altre cose, dal 37% al 40% la soglia per il premio di lista. 166 i sì, 62 i no e un astenuto. Oggi alle 17 si terrà il voto finale sulla nuova legge elettorale nell'aula di Palazzo Madama. Ieri il Senato aveva approvato un primo emendamento della capogruppo Pd Finocchiaro - con 177 sì, 64 no e 2 astenuti - con la previsione di un premio di maggioranza di 340 seggi alla Camera alla lista che vince, non alla coalizione. La soglia di sbarramento per entrare tra i banchi di Montecitorio è stata fissata al 3% per i partiti.

Italicum, come funziona la nuova legge elettorale: domani alle 17 il voto al Senato

26 gennaio 2015

Come ampiamente preannunciato il voto finale al Senato sull'Italicum avverrà domani, 27 gennaio 2015. La notizia di oggi è l'orario: la conferenza dei capigruppo ha stabilito che si procederà dalle 17 e che il tempo concesso per la votazione sarà di cinque ore. Fino alle 21 e 30 di questa sera invece si discuteranno gli emendamenti sopravvissuti al "supercanguro".

Non è stata accolta la proposta di SEL di far slittare il voto a dopo l'elezione del Presidente della Repubblica.

L'approvazione del "supercanguro"

Il 21 gennaio è stato approvato al Senato l'emendamento Esposito (PD), anche soprannominato nei giorni scorsi 'super-canguro' per gli effetti che avrebbe avuto sulla discussione in aula, facendo decadere altri 35mila emendamenti delle opposizioni (interne ed esterne al governo). I voti favorevoli sono stati 175, i contrari 110 e gli astenuti 2. Ha votato contro la minoranza del PD (29 senatori) che ha invece appoggiato i due emendamenti respinti del senatore Gotor. La legge elettorale è stata così sostanzialmente riscritta in diversi punti. Il voto finale al Senato arriverà il 27 di gennaio, dopodiché la legge dovrà tornare alla Camera per ottenere l'approvazione definitiva. Ecco cosa è cambiato rispetto al testo approvato dalla Camera dei Deputati lo scorso 12 marzo 2014:

    1) Il premio di maggioranza - pari al 55% dei seggi - scatterà con il 40% dei voti validi invece che con il 37%;

    2) Confermato il ballottaggio nel caso in cui nessuna lista ottenga il 40% dei voti. In tal caso il premio - nelle stesse proporzioni - verrà assegnato alla lista che ottiene la maggioranza dei voti al secondo turno;

    3) Saranno 100 i capilista 'bloccati'. Solo i capilista potranno essere candidati in più collegi elettorali, fino ad un massimo di 10;

    4) Ogni elettore potrà esprimere una doppia preferenze di genere tra i candidati/e che non sono stati inseriti come capolista;

    5) La soglia di sbarramento per le liste passa dall'8% al 3% dei voti validi su base nazionale;

    6) L'efficacia della Legge Elettorale decorrerà a partire dal primo luglio 2016. In caso di scioglimento anticipato delle Camera si andrà a votare con il cosiddetto "Consultellum" come stabilito dalla Corte Costituzionale il 4 dicembre 2013 con la modifica della Legge Calderoli (Porcellum).

Questo testo non è comunque da considerare definitivo perché dovrà tornare alla Camera dei Deputati nelle prossime settimane (o più avanti) per una nuova approvazione.

21 gennaio - I dissidenti interni al Pd, la spaccatura in Forza Italia, il patto tra Renzi e Berlusconi che, però, regge e il ministro Boschi che assicura che "ci sono i numeri" per votare la legge elettorale così come la intendono il premier e il Cavaliere. Ecco allora come funzionerebbe l'Italicum se venisse approvata defitivamente la forma messa a punto tra i due del patto del Nazareno.

Italicum, nuova legge elettorale: come funziona

Premio di maggioranza - Viene innalzata fino al 40% la soglia di voti che un partito deve conquistare per poter accedere al premio di maggioranza senza passare dal ballottaggio. Un premio di maggioranza che consente di conquistare 340 deputati e che non andrà più alla coalizione ma alla lista vincitrice.

Soglia di sbarramento - Dovrebbe venire abbassata fino al 3%, una differenza enorme rispetto all'8% inizialmente richiesto. Dal momento che il premio di maggioranza va alla lista e non più alla coalizione, non c'è più la differenziazione tra partiti coalizzati e non coalizzati. Ma su questo aspetto, che ovviamente piace ai partiti minori, c'è ancora da superare la resistenza di Forza Italia.

Preferenze - Vengono introdotte le preferenze, rimane aperto il nodo dei capilista bloccati, contro i quali promettono battaglia i senatori della minoranza Pd, che cercheranno il compromesso tra chi desidera far esprimere il nome del candidato prescelto e chi invece preferisce imporre i nomi graditi dalla segreteria (la cosa vale ancor più per i piccoli partiti: se ci fossero solo le preferenze "pure", i big del partito potrebbero anche ritrovarsi fuori dal Parlamento). Si parla anche della possibilità che parte dei deputati vengano eletti attraverso i collegi uninominali.

I collegi - Le circoscrizioni saranno 100, con i capilista che non saranno candidabili in più di dieci. Almeno il 40% di questi sarà rappresentativo di genere, come pure di genere sarà la seconda eventuale preferenza.

Clausola di garanzia - La vuole soprattutto Forza Italia: la certezza che l'Italicum non entrerà subito in vigore, ma solo a partire dal 2016, in modo da evitare un ritorno alle urne troppo anticipato.

Italicum, la trafila in aula: 20 gennaio

17:00 - Il coordinamento dei senatori ex M5S hanno annunciato il voto favorevole all'emendamento Gotor contro i capilista bloccati. "Quella dei capilista bloccati è una stortura inaccettabile sia per i cittadini, che rischiano di vedere compromesso il loro sacrosanto diritto di voto, sia per gli stessi futuri candidati al Parlamento, che diventano vittime di disuguaglianze pesanti".

15:00 - Non è servita la nuova riunione di Renzi con i senatori Pd: la minoranza non parteciperà al voto chiesto dal premier in assemblea sulla legge elettorale. I senatori hanno annunciato di voler lasciare la sala dove si è svolta la riunione e non hanno partecipato al voto interno. L'assemblea ha approvato con 71 voti a favore, nessun contrario e un astenuto, la proposta del premier sull'Italicum e sull'emendamento Esposito, che cancella quello Gotor sui capilista.

13:00 - Perché la minoranza Pd non vuole votare l'Italicum così come lo ha presentato Renzi? Uno dei motivi è quello dei capilista bloccati (su cui 29 senatori guidati da Miguel Gotor hanno annunciato voto contrario), spiegato in questo post su Facebook da Paolo Cosseddu

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Al contrario del Mattarellum, che assegnava il seggio solo al candidato più votato di un collegio, in questo caso sarebbero eletti quasi tutti i capilista, sicuramente quelli dei partiti maggiori. È vero che sono previste le preferenze, ma queste sarebbero sottoposte a un calcolo a parte per cui si potrebbe avere il caso paradossale di un candidato che ha ottenuto il maggior numero di preferenze ma rimane fuori a vantaggio del capolista.

Altro punto contestato, la possibilità per i capilista di candidarsi in più di una circoscrizione, e il fatto che i nuovi collegi elettorali sono grandi più del doppio rispetto a quelli del Mattarellum, abbassando così il legame tra eletto e territorio.

20 gennaio - Oggi pomeriggio inizia in aula al Senato l'esame dell'Italicum, che il governo ha intenzione di chiudere nel giro di pochi giorni, e comunque prima dell'elezione del nuovo Capo dello Stato, nonostante l'opposizione interna.

Il premier Renzi twitta stamattina


Con Italicum preferenze e singoli candidati di collegio. Spariscono le liste bloccate. Ballottaggio è garanzia anti inciucio #lavoltabuona

18:00 - È spaccatura nel Pd sulla legge elettorale, a ventiquattr'ore dalla discussione in Aula. In una conferenza stampa una parte della minoranza del partito ha annunciato il no alle liste bloccate e al patto del Narazeno. Per questo in 36 (ma in 6 ci stanno già ripensando) hanno presentato un emendamento in questo senso.

19 gennaio - Parlando ai senatori Pd in un incontro a Palazzo Madama, il premier Renzi ha stabilito per domani alle 12 la scadenza del confronto sull'Italicum, da domani pomeriggio comincerà poi l'esame dell'Aula.

Stiamo passando da un eccesso di palude a un impegno di notevoli dimensioni. Ora siamo a un passaggio chiave. Vi do disponibilità a discutere fino all'ultimo, rimandiamo l'inizio del voto a martedì pomeriggio. Però sia chiaro: io cerco accordi con tutti fino all'ultimo, ma non sono sotto ricatto di nessuno

Nell'incontro ha poi rimproverato la minoranza Pd: "Non si fa un partito nel partito". È prevista però per il pomeriggio una conferenza stampa dei dissidenti.

14 gennaio - Il Ddl di riforma della legge elettorale continuerà il suo iter. La conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama ha stabilito che il calendario dei lavori non subirà variazioni. La discussione, come da programma, proseguirà ancora oggi e domani. Si procederà, poi, all'illustrazione degli emendamenti e, da martedì prossimo, si darà l'avvio alle votazioni.

Critiche sono giunte dall'opposizione. In particolare da Loredana De Petris, che oggi aveva fatto richiesta di un'interruzione fino all'elezione del nuovo Presidente della Repubblica. La capogruppo di Sel ha dichiarato: "Non è mai accaduto che mentre si deve eleggere un presidente della Repubblica, il Parlamento lavori su temi fondamentali quali legge elettorale e riforme istituzionali. Non si continua a fare un gioco pulito".

Segnaliamo, inoltre, che è slittata a lunedì la riunione del gruppo Pd a Palazzo Madama con il segretario Matteo Renzi. L'incontro, in un primo momento, era previsto nella giornata di domani.

Sulla falsa riga di quanto avvenuto oggi alla Camera, anche a Palazzo Madama si prova a rallentare il percorso delle Riforme. La capogruppo di Sel, Loredana De Petris, ha richiesto, al presidente vicario del Senato, Valeria Fedeli, un'interruzione dell'analisi della nuova Legge elettorale.

Per l'esponente di Sel, sarebbe opportuno tornare a parlare di Italicum solo quando si sarà eletto un nuovo Presidente della Repubblica. Altrimenti tutta la discussione su un tema così delicato potrebbe risultare "inquinata".

Ecco cosa ha detto De Petris, secondo riportato da Il Fatto Quotidiano: "Abbiamo sollecitato un incontro immediato volto a stabilire la sospensione dei lavori parlamentari sulla legge elettorale, così come è già stato richiesto peraltro da alcuni capigruppo della Camera alla presidente Boldrini. Considerando la fase molto delicata, tanto sul piano istituzionale quanto su quello politico avviata oggi con le dimissioni del presidente Giorgio Napolitano, ci sembra doveroso evitare che temi fondamentali come legge elettorale e le riforme istituzionali si intreccino con le trattative sottobanco per individuare il nuovo capo dello Stato".

13 gennaio - La maggioranza, con un emendamento firmato anche da Forza Italia, ha inserito una "clausola di salvaguardia" per cui l'Italicum potrà entrare in vigore solo a partire dal 1 luglio 2016. La maggioranza ha presentato in tutto 4 emendamenti, per elevare la soglia di maggioranza al 40%, per evitare il "trasferimento" di voti da un collegio all'altro, per delegare il governo a disegnare i nuovi collegi e per abbassare la soglia di sbarramento al 3% e attribuire il premio di maggioranza alla lista (quest'ultimo emendamento non è stato firmato da Forza Italia).

La Lega ha invece presentato 40 mila emendamenti, arrivando al Senato con una decina di scatoloni contenenti le proposte di modifica.

7 gennaio - L'Italicum è arrivato oggi al Senato e inizia quello che potrebbe essere un nuovo calvario per il governo Renzi, visto che il testo che arriva a Palazzo Madama è ancora quello vecchio che non ha recepito le novità impresse dai nuovi accordi tra il premier e Silvio Berlusconi. Cosa cambia rispetto a quanto detto finora? Al di là di premi di maggioranza e soglie di sbarramento la novità principale la indica lo stesso Renzi: "Due terzi dei parlamentari saranno eletti con le preferenze, un terzo con il sistema dei collegi". Altra importante novità, di cui si era già parlato, è la possibilità che la legge elettorale entri in vigore solo a partire dal 2016 (come richiesto da Forza Italia) in modo da evitare che il varo possa condurre dritti dritti a elezioni anticipate. Sul tema si è espresso il ministro Boschi: "Il governo è favorevole ad una clausola di salvaguardia all'Italicum che lo faccia entrare in vigore nel 2016".

20 dicembre - Al termine di una seduta notturna conclusasi pochi minuti prima delle 8 la legge elettorale è stata incardinata nell'Aula del Senato, dove la discussione generale inizierà dopo le vacanze natalizie, il 7 gennaio. La commissione Affari costituzionali non è tuttavia riuscita a conferire il mandato al relatore.

18 dicembre - Maria Elena Boschi conferma che l'intesa tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi sui tempi per l'approvazione dell'Italicum è stata raggiunta. Si voterà la nuova legge elettorale prima del nuovo presidente della Repubblica (cosa su cui il Cavaliere non era d'accordo), ma potrebbe saltare fuori una sorta di clausola di sopravvivenza, grazie alla quale non si potrà tornare al voto: l'Italicum sarà valido solo dal settembre 2016, in modo da far sì che non si possa andare a elezioni anticipate già l'anno prossimo e nemmeno tra due. Se voto sarà, non sarà prima del 2017.

13 novembre - L'ultimo incontro tra Renzi e Berlusconi ha partorito ulteriori modifiche all'Italicum. La maggior parte dei nodi sono stati risolti, ma resta ancora da capire quali saranno le soglie di sbarramento e soprattutto come le opposizioni interne di entrambi i partiti si comporteranno. Entro breve questa nuova versione della legge elettorale dovrebbe approdare in Senato, nella speranza del governo Renzi che venga varata entro la fine dell'anno. Fondamentale, ma chissà quanto affidabile, la promessa di Renzi secondo cui non si andrà a votare prima del 2018.

12 dicembre - Possibili altre novità per l'Italicum. Gli esponenti della minoranza Pd Miguel Gotor e Carlo Pegorer hanno annunciato la presentazione di alcuni emendamenti e subemendamenti alla legge elettorale.

Un consistente numero di parlamentari del Pd non intende rinunciare a svolgere sino in fondo una funzione coerente con le prerogative del Parlamento

I due hanno raccolto le firme di 34 senatori del Pd e dicono di avere un consenso trasversale nel partito.

9 dicembre 2014 – Presentati da Anna Finocchiaro, relatrice del ddl sull'Italicum, gli emendamenti sulla nuova legge elettorale che imprimono quella che si spera sia la svolta finale. Si tratta degli emendamenti su premio di lista e soglia di sbarramento, e che recepiscono le linee guida del premier Renzi.

Il premio di maggioranza passa dal 37 al 40% e andrà alla coalizione. La soglia di sbarramento passa invece dall'8 al 3%. Previste liste con candidati disposti in alternanza di genere, e la possibilità per l'elettore di esprimere una o due preferenze. In caso di espressione della seconda preferenza "a pena di nullità della medesima preferenza" l'elettore dovrà scegliere "un candidato di sesso diverso rispetto al primo".

La commissione Affari costituzionali del Senato ha approvato l'ordine del giorno riformulato da Roberto Calderoli (Lega Nord) sulla riforma elettorale. Dalla riformulazione è cancellata la cosiddetta clausola di salvaguardia in base alla quale l'Italicum sarebbe entrato in vigore solo dopo il varo della riforma costituzionale per superare il bicameralismo perfetto, ovvero la riforma del Senato.

Al termine dei lavori della commissione, il ministro Boschi ha spiegato che, in caso di ritorno anticipato alle urne prima dell'approvazione dell'Italicum, non è detto che si vada a votare con il "Consultellum", ovvero con l'attuale legge elettorale modificata dalla sentenza della Consulta. Ci possono essere altre strade come per esempio il ritorno al Mattarellum.

Italicum: il premio di maggioranza alla lista

21 ottobre - Del percorso parlamentare dell'Italicum si sono un po' perse le tracce, ma è evidente come questo sia avvenuto perché, soprattutto dalle parti di Matteo Renzi, si sta cercando di imporre importanti modifiche. Niente più premio di maggioranza alle coalizioni (così com'era stato immaginato fino a oggi), ma un premio di maggioranza alla singola lista (che ormai Renzi immagina come una sorta di Partito della Nazione). Riassunto velocemente, il nuovo Italicum funzionerebbe così: al primo turno si presentano tutti i partiti, senza alleanze, le prime due liste accedono al secondo turno, chi vince conquista il 55% dei seggi e può governare in monocolore. Il tutto, ovviamente, spingerebbe al massimo sul pedale del bipartitismo.

Ma, oltre al Pd, a chi conviene una cosa del genere? E perché Forza Italia dovrebbe accettarla (tanto più che il secondo partito è nettamente il Movimento 5 Stelle)? Questo al momento è l'ostacolo maggiore - e la ragion per cui probabilmente il progetto non andrà in cantiere -, anche perché per i partiti minori ci sarebbe in cambio la garanzia di sopravvivenza data dall'addio alle soglie di sbarramento. Per chi volesse fare un confronto, ecco il meccanismo dell'Italicum così com'è stato votato in prima lettura in Parlamento:

Premio di maggioranza. La coalizione che conquista il 37% dei voti guadagna anche il premio di maggioranza, ottenendo il 55% dei seggi, pari a 340. Soglia che non può essere superata. Se nessuna delle coalizioni ottiene questo risultato, si va al secondo turno tra le due prime coalizioni, la vincitrice ottiene però solo 327 seggi. Da questo calcolo sono esclusi i 12 seggi della circoscrizione estera.

Soglie di sbarramento. Le soglie di sbarramento rimangono molto alte. Una coalizione deve raggiungere almeno il 12% per accedere alla ripartizione dei seggi, mentre i partiti interni a una coalizione, per entrare in Parlamento, devono arrivare al 4,5%. I partiti interni a una coalizione che non raggiungono questa soglia, "regalano" i loro voti ai partiti che hanno superato la soglia. Soglia di sbarramento altissima per i partiti che non si coalizzano: 8%.

Le liste bloccate. Saranno al massimo 120 i collegi in cui i candidati si presenteranno, che dovrebbe grosso modo corrispondere alle 109 province. Rimangono le liste bloccate, ma molto corte: un minimo di tre candidati e un massimo di sei, il che dovrebbe permettere agli elettori di conoscere i candidati che si sta andando a votare.

La parità di genere Salta la parità di genere tra uomini e donne, che era stata proposta seguendo il criterio della composizione di liste in cui i sessi siano alternati. Se ne riparlerà molto probabilmente al Senato, essendo stata la questione che più di ogni altra ha acceso gli animi in questi giorni.

Legge valida solo per la Camera La legge non è valida per il Senato, visto che la riforma elettorale è stata agganciata all'abolizione, o riforma radicale, di Palazzo Madama, che non avrà più rappresentati eletti. In caso di elezione anticipata si andrebbe a votare con la legge proporzionale pura uscita dalla Consulta.

Italicum: l'incontro tra Renzi e Berlusconi

18 settembre - L'ultimo incontro tra Sivio Berlusconi e Matteo Renzi ha ulteriormente avvicinato le posizioni tra i due per quanto riguarda le modifiche da apportare all'Italicum. La soglia per ottenere il premio di maggioranza che eviterebbe il secondo turno alla coalizione vincitrice dovrebbe venire innalzata al 40%. Più basse invece le soglie di sbarramento, che scendono dall'8 al 5% per i partiti non coalizzati e che scendono dal 4,5 al 4% per i partiti uniti in coalizione. Per quanto riguarda le preferenze, dovrebbe rimanere il nodo dei capilista bloccati con le preferenze in vigore per decidere dei successivi posti in lista.

5 settembre 2014 Matteo Renzi si appresterebbe a riprendere in mano il dossier Italicum, impantanato da 6 mesi al Senato, per arrivare a un'approvazione in tempi rapidi. Il primo segnale è stato l'incontro al Quirinale tra il presidente Napolitano e il ministro Boschi, durante il quale il Capo dello Stato avrebbe ribadito la necessità di inserire delle modifiche all'impianto della nuova legge elettorale, nel segno di "rafforzare le garanzie istituzionali".

Per questo Renzi starebbe organizzando un nuovo incontro al Nazareno con Silvio Berlusconi per mettere nero su bianco i cambiamenti e prepararsi quindi ad affrontare lo scoglio del Parlamento, con la nomina dei relatori e l'avvio della stessa trafila già vissuta dalla riforma del Senato.

In particolar modo Napolitano avrebbe chiesto maggiori tutele per i partiti più piccoli: quindi non solo salta la proposta di Forza Italia di alzare la soglia di sbarramento per i partiti non coalizzati, ma molto probabilmente ci sarà un abbassamento della soglia del 4,5% prevista dall'attuale bozza.

Berlusconi quindi dovrà tornare sui propri passi, ma in questo momento sembra disposto a concedere al premier quello che chiede, in cambio di più tempo (per riorganizzare FI ma anche in attesa dei risultati dei ricorsi con cui spera di recuperare l'agibilità politica), e userà questo via libera per ottenere qualcosa in più sulla riforma della Giustizia, altro tema che verrà trattato nel vertice.

7 agosto 2014: che cosa succede adesso all'Italicum? Berlusconi e Renzi si sono incontrati ieri a Palazzo Chigi, e le polemiche sì, ci sono state, ma non sono state nemmeno tante, rispetto a quel che ci si poteva aspettare. Perché ormai, al quarto appuntamento, la relazione fra i due è data per assodata e non c'è più bisogno di paparazzarli. Non resta che aspettare, sapendo che la direzione che prenderà il governo Renzi anche sulla legge elettorale sarà determinata anche da questo incontro.

Le parti hanno espresso disponibilità al confronto. I nodi cruciali, come noto e come anticipavano un po' tutti, restano le preferenze e sbarramenti.

Dovrebbe salire la soglia al di sotto della quale scatterà il balottaggio (40%) e dovrebbero scendere, contestualmente, le soglie di sbarramento per i partiti coalizzati (attualmente al 4,5%) e non coalizzati (8%)

E mentre il Pd vorrebbe tornare ai collegi uninominali (che male non facevano, a pensarci bene), Berlusconi frena sempre sulle preferenze, che pure dovrebbero essere il ritorno più ambito per gli altri.

Insomma, si correrà anche sul piano delle riforme, ma la legge elettorale si muove lenta, e il suo approdo dipende molto, moltissimo da Forza Italia. Più di quanto lo stesso Renzi vorrebbe ammettere.

Verso l'incontro Renzi-Berlusconi sull'Italicum

19:30 Si terrà domani mattina l'incontro tra il premier Matteo Renzi e il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi. La riunione servirà a discutere le modifiche alla legge elettorale che da settembre sarà al centro del dibattito a palazzo Madama.

5 agosto - Quando Matteo Renzi e Silvio Berlusconi, in settimana, si vedranno per aggiornare il loro patto del Nazareno ci sarà l'Italicum al centro del confronto. E già si sa che un accordo si dovrebbe trovare su due punti: preferenze e soglie di sbarramento più basse (4% per i partiti coalizzati), oltre alla nuova soglia per conquistare il premio di maggioranza che salirà al 40%. Sulla maggior parte di questi punti non ci dovrebbero essere problemi, ma è la questione preferenze a complicare le cose, e non poco.

Per il momento si sa che l'obiettivo di Renzi è quello di far digerire a Silvio Berlusconi le preferenze con capilista bloccati. Il che significa che gli elettori scelgono il loro candidato preferito, ad esclusione del capolista che ha, nei partiti più grandi, la garanzia di essere eletto. La cosa però non piace affatto ai partiti più piccoli della coalizione, per la ragione che chi supera di poco la soglia di sbarramento è in grado di eleggere al massimo i capilista. Chi è secondo in lista, ha zero chance. E quindi viene meno una delle ragioni per cui i partiti piccoli vogliono le preferenze, e cioè che tutti i candidati si danno da fare come matti nella speranza di essere eletti, lavorando per se stessi e contemporaneamente per il partito.

Un nodo non da poco, che si potrebbe sciogliere consentendo le candidature multiple. In questo modo, per fare solo un esempio, Angelino Alfano potrebbe candidarsi capolista in tutte le circoscrizioni, per poi avere la libertà di scegliere dove farsi eleggere. Così sarebbe riaperta la competizione tra chi deve essere elette dal voto diretto dei cittadini.

Non è l'unica complicazione che Renzi e Berlusconi dovranno affrontare: c'è anche la richiesta del Nuovo Centrodestra di fare in modo che al primo turno si presentino i partiti e non le coalizioni. Lasciando poi ai quindici giorni prima del secondo turno la possibilità di decidere le varie alleanze. La cosa ha però due problemi: la prima è che in questo modo raggiungere la soglia del 37-40% per ottenere il premio di maggioranza diventa praticamente impossibile (non per il Pd, magari, ma solo nel momento di suo massimo successo e comunque non è il caso di fare leggi elettorali guardando ai numeri dell'oggi); la seconda è che Forza rischierebbe di finire terza dietro il Movimento 5 Stelle. Praticamente impossibile che accetti una clausola del genere.

Italicum: scendono le soglie di sbarramento

31 luglio - Matteo Renzi ha bisogno di far procedere la riforma del Senato e tenersi buona la minoranza Pd, Silvio Berlusconi ha bisogno di riconciliarsi con i partitini del centrodestra, che gli servono per rimettere in piedi la coalizione. Il risultato di tutto questo potrebbe essere un patto del Nazareno bis sulla legge elettorale Italicum, in cui il segretario del Pd apre sulle preferenze (facendole mandare giù al Cavaliere) che parte del suo partito vuole; e in cui Berlusconi chiede un abbassamento delle soglie di sbarramento (che servono ai partitini del centrodestra ma anche a Sel).

Il risultato di tutto questo potrebbe quindi essere: preferenze con capolista bloccato (per rendere la cosa più digeribile a Berlusconi); soglia di sbarramento per i partiti coalizzati che scende dal 4,5 al 4% e soglia per incassare il premio di maggioranza che sale dal 37 al 40%.

29 luglio. Matteo Renzi, come fatto anche per quanto riguarda la riforma del Senato, concede delle prime aperture all'opposizione. Si può trattare sul ritorno delle preferenze e anche sull'innalzamento delle soglia per raggiungere il premio di maggioranza, mentre verrebbe invece abbassata la soglia per accedere in Parlamento. Per il momento si resta sul vago, anche perché tanto basta per far indispettire Berlusconi, cui non piace vedere Renzi trattare troppo con Sel, M5S e dissidenti Pd, temendo di trovarsi messo all'angolo della trattativa. Sarà una coincidenza, ma è saltato invece il quarto incontro tra Renzi e Berlusconi in programma proprio per oggi.

La legge elettorale Italicum: come funziona

La legge elettorale Italicum è stata appena approvata alla Camera, adesso dovrà però affrontare il passaggio al Senato e - dal momento che è molto probabile che qualcosa venga modificato - a quel punto dovrà nuovamente tornare indietro alla Camera. Questo per dire che, nonostante sia fondamentale aver fatto un primo passo verso la nuova legge elettorale dopo anni di nulla di fatto, il testo approvato è ancora provvisorio.

Importante notare come questa legge valga solo per la Camera, dal momento che il Senato dovrà prima passare dalla radicale riforma, abolizione quasi, di se stesso. Il sistema della legge elettorale Italicum è proporzionale con premio di maggioranza alla coalizione vincente che raggiunge il 37% dei voti. Nel caso nessuna coalizione arrivi a questa soglia, ci sarà un secondo turno fra le prime prime due. Le liste sono ancora bloccate, ma decisamente corte, mentre rimangono in vigore le candidature plurime molto contestate.

Ecco le misure presenti nel testo.

Premio di maggioranza. La coalizione che conquista il 37% dei voti guadagna anche il premio di maggioranza, ottenendo il 55% dei seggi, pari a 340. Soglia che non può essere superata. Se nessuna delle coalizioni ottiene questo risultato, si va al secondo turno tra le due prime coalizioni, la vincitrice ottiene però solo 327 seggi. Da questo calcolo sono esclusi i 12 seggi della circoscrizione estera.

Soglie di sbarramento. Le soglie di sbarramento rimangono molto alte. Una coalizione deve raggiungere almeno il 12% per accedere alla ripartizione dei seggi, mentre i partiti interni a una coalizione, per entrare in Parlamento, devono arrivare al 4,5%. I partiti interni a una coalizione che non raggiungono questa soglia, "regalano" i loro voti ai partiti che hanno superato la soglia. Soglia di sbarramento altissima per i partiti che non si coalizzano: 8%.

Le liste bloccate. Saranno al massimo 120 i collegi in cui i candidati si presenteranno, che dovrebbe grosso modo corrispondere alle 109 province. Rimangono le liste bloccate, ma molto corte: un minimo di tre candidati e un massimo di sei, il che dovrebbe permettere agli elettori di conoscere i candidati che si sta andando a votare.

La parità di genere Salta la parità di genere tra uomini e donne, che era stata proposta seguendo il criterio della composizione di liste in cui i sessi siano alternati. Se ne riparlerà molto probabilmente al Senato, essendo stata la questione che più di ogni altra ha acceso gli animi in questi giorni.

Legge valida solo per la Camera La legge non è valida per il Senato, visto che la riforma elettorale è stata agganciata all'abolizione, o riforma radicale, di Palazzo Madama, che non avrà più rappresentati eletti. In caso di elezione anticipata si andrebbe a votare con la legge proporzionale pura uscita dalla Consulta.

Legge elettorale Italicum: la Camera approva

11.40 Ecco il commento di Matteo Renzi.


11.27 Con 365 voti a favore e 156 voti contrari la Camera ha approvato la nuova legge elettorale Italicum.

11.09 Manca poco al voto finale alla Camera della nuova legge elettorale Italicum, che passerà senz'altro. Le dichiarazioni di voto stanno per concludersi.

08.58 La legge elettorale Italicum si prepara ad affrontare il voto finale alla Camera, dove in mattinata riprenderà la seduta dopo i passaggi traumatici di ieri, che hanno lasciato parecchie ferite interne al Partito Democratico. L'intesa Renzi-Berlusconi, però, regge. La seduta avrà inizio alle 9.15, ma il più è ormai fatto, non ci dovrebbero essere sorprese. Dopodiché la palla passerà al Senato, e anche lì si prevedono scintille.

Italicum: bocciati gli emendamenti su preferenze e parità di genere

18:38 A completare la “Caporetto” degli emendamenti è stato il no alla proposta di 40 deputati del Pd che rendevano obbligatorie le primarie per scegliere i candidati. Il primo firmatario dell’emendamento era il lettiano Marco Meloni, ma la richiesta di modifica al testo era appoggiata dalla nutrita minoranza del Pd, quella dei bersaniani, dei prodiani e dei civatiani.

18:34 Anche l’emendamento Gitti che vorrebbe intridurre la doppia preferenza con il vincolo dell’alternanza uomo-donna è stata respinta con 20 voti di scarto: 277 sì contro 297 no e un astenuto. Decisivi nella bocciatura dell’emendamento gli esponenti del Governo.

18:27 La Camera ha bocciato l’introduzione delle preferenze. Nulla da fare: i favorevoli alla norma sulle preferenze sono stati 264 e i contrari 299. Una differenza di 35 voti che blocca i tentativi di cambiare uno dei punti più spinosi del Porcellum. Restano, quindi, le liste bloccate con collegi plurinominali.

Aggiornamento 11 marzo 2014, ore 18:24 A Montecitorio è stato l’emendamento dell’Italicum, la nuova legge elettorale nata dal patto Renzi-Berlusconi, quello che contiene il premio di maggioranza (al 37%), le soglie di sbarramento (12% per i partiti in coalizioni, 8% per chi è fuori dalle coalizioni) e i criteri che definiscono la ripartizione dei seggi in parlamento. La norma introduce il sistema del doppio turno di ballottaggio per le due coalizioni più votate che tuttavia non riescano a raggiungere o superare la soglia del 37%.

Italicum, la nuova legge elettorale: bocciati emendamenti su parità di genere. Renzi: "Nel Pd sarà garantita"

Aggiornamento 11 marzo 2014, ore 22:52 - Il Presidente della Camera Laura Boldrini ha commentato le votazioni di oggi a proposito degli emendamenti sulla parità di genere. La terza carica dello Stato ha detto:

"Come presidente della Camera rispetto il voto dell'Aula sugli emendamenti riguardanti la parità di genere. Ciò nonostante non posso negare la mia profonda amarezza perché una grande opportunità è stata persa, a detrimento di tutto il Paese e della democrazia"

22:15 - Il Premier Matteo Renzi ha detto su Facebook:

"Il PD rispetta il voto del Parlamento sulla parità di genere. Ma rispetta anche l'impegno sancito dalla direzione su proposta del segretario: nelle liste democratiche l'alternanza sarà assicurata. Ho mantenuto la parità di genere da Presidente della Provincia, da Sindaco, da Segretario, da Presidente del consiglio dei ministri. Non intendo smettere adesso"


21:35 - Anche il terzo emendamento sulla parità di genere che prevedeva tra il 40 e il 60 per cento di donne capilista è stato bocciato. Le deputate del Pd hanno protestato dicendo che il gruppo non ha rispettato l'accordo e hanno lasciato l'Aula andando in riunione negli uffici del Pd. La seduta è stata così sospesa e rinviata a domani mattina per votare gli altri emendamenti.
La Conferenza dei Capigruppo si è riunita per fissare l'ora della convocazione di domani.

20:08 - Con 335 no e 227 sì la Camera ha bocciato l'emendamento bipartisan sulla parità di genere che prevede l'alternanza tra un uomo e una donna nella composizione delle liste.

19:11 - La votazione sugli emendamenti per la parità di genere sarà a scrutinio segreto. La richiesta è giunta separatamente da 46 diversi deputati (e non da un gruppo parlamentare), anche se pare che in maggioranza si tratti di onorevoli di Forza Italia.

18:59 - Il Comitato dei nove ha deciso che sarà l'Aula a decidere l'ammissibilità dei subemendamenti bipartisan per la parità di genere nell'Italicum. Inoltre, il relatore del disegno di legge Francesco Paolo Sisto di Forza Italia ha annunciato anche la presentazione di un emendamento che consente multicandidature fino a otto collegi e il ritiro del cosiddetto "salva-Lega" (cioè ingresso in Parlamento per il Carroccio anche senza il superamento della soglia del 4%).

17:37 - I capigruppo di Pd, Forza Itaia, Scelta Civica e Nuovo Centro Destra hanno deciso di lasciare libertà di coscienza in Aula ai loro deputati in relazione al voto sugli emendamenti relativi alla parità di genere.

17:06 - La Camera ha approvato l'emendamento che fissa in un massimo di 120 il numero dei collegi plurinominale.

15:09 - Tra una decina di minuti dovrebbe riprendere la seduta dopo l'ennesima interruzione per consentire al Comitato dei nove di riunirsi. Quest'ultimo stamani ha raggiunto l'intesa sulla riformulazione dell'emendamento che prevede un tetto di 120 ai collegi plurinominali.

13:50 - Le agenzie di informazione hanno appreso da fonti di governo che l'esecutivo si rimetterà all'Aula per quanto riguarda la questione delle quote rosa e sugli altri punti caldi della legge elettorale ancora in discussione il parere del governo sarà contrario
12:05 - Il voto è stato rinviato alle 14:30.

11:59 - Francesco Sisto di Forza Italia, relatore alla riforma del sistema di voto, ha detto:

"Forza Italia dice no alle quote rosa perché sarebbero una norma con problemi di incostituzionalità evidenti"

Tutti gli aggiornamenti sulla legge elettorale Italicum, come funziona e il voto finale alla Camera di oggi, mercoledì 12 marzo.

11:15 - La seduta di oggi alla Camera era convocata per le ore 11, ma è slittata di almeno un'ora perché non è stata ancora risolta la questione delle quote rosa nel comitato dei 9 della Commissione Affari Costituzionali che si è riunito stamattina.

Lunedì 10 marzo 2014 - Oggi dovrebbe essere il giorno della votazione dell'Italicum da parte della Camera. Al massimo l'approvazione potrebbe slittare a domani, almeno stando a quanto detto dal Premier Matteo Renzi ieri nel corso dell'intervista rilasciata a Fabio Fazio a Che tempo che fa. Molto dipende anche da quanto andrà avanti la protesta di alcune deputate sulla questione della parità di genere nelle liste elettorali. Oggi circa 90 parlamentari donne si presenteranno vestite di bianco come segno di protesta. L'iniziativa è stata lanciata da Alessandra Moretti del Pd e Laura Ravetto di Forza Italia.


8 marzo: lettera delle deputate sulla parità di genere


Sabato 8 marzo, 10.22 - È proprio nei giorni attorno all'8 marzo quelli in cui sale la polemica per l'assenza di norme che prevedano la parità di genere nelle liste elettorali previste dalla nuova legge Italicum.

Con una lettera appello ai leader dei vari partiti alcune parlamentari di Pd, Ncd, Sc, Per l'Italia e persino Forza Italia (che come linea si è sempre dichiarata contraria alle quote rosa), chiedono a gran voce delle norme, da inserire nella nuova legge elettorale, che garantiscano una parità di genere all'interno delle liste elettorali.

Un documento bipartisan che arriva all'indomani di un aspro confronto politico proprio sul tema delle quote rosa, cominciato direttamente dalla Presidente della Camera Laura Boldrini: lo slittamento a lunedì del voto in Aula permetterà di ideare, ed eventualmente realizzare, una soluzione a questo tema sollevato da molte parlamentari.

Il documento è stato spedito al presidente del Consiglio (che è anche segretario Pd) Matteo Renzi, al presidente di Forza Italia, Silvio Berlusconi, al segretario di Ncd, Angelino Alfano, alla segretaria di Scelta civica, Stefania Giannini, e al presidente dei Popolari per l'Italia, Mario Mauro. Stilato dalle deputate, è stato poi sottoscritto anche da molte senatrici e, per l'occasione, è stato anche creato un account su Twitter: @paritadigenere.


In molte però chiedono una parità di genere non meglio inquadrata: come inserire una parità di genere tra gli eletti quando si chiedono anche le preferenze? Domande senza risposta a parte, ieri sera anche Francesco Boccia del PD si è detto, intervistato da La Zanzara, favorevole alle quote rosa nell'Italicum, dopo aver superato uno scetticismo iniziale in materia in seguito alla legge sulla parità nei Cda delle partecipate.

La questione è dunque aperta, anche perchè il tema è dibattuto all'interno degli stessi partiti: in particolare il tema è proprio sulla parità di genere, ma quale genere? Sono in molti a chiedersi infatti in che modo si inserirebbe una candidatura transgender (come fu per la deputata Luxuria), e sopratutto se non sia meglio valutare un genere unico, il genere umano. I partiti, chiedono molti, dovrebbero avere la sensibilità e la forza di organizzarsi da soli al proprio interno.

"In queste ore si sta discutendo alla Camera la nuova legge elettorale, un traguardo importante ed atteso da parte dei cittadini e delle cittadine italiane.
Siamo consapevoli dell'importanza e della necessità di approvare nuove regole che presiedano al buon funzionamento della nostra vita democratica e che definiscano la rappresentanza e l'efficienza del nostro sistema politico.
Siamo altresì convinte che non sia possibile varare una nuova legge senza prevedere regole cogenti per promuovere la presenza femminile nelle istituzioni e per dare piena attuazione all'articolo 3 e all'articolo 51 della Costituzione.
Per questo abbiamo sottoscritto in maniera trasversale alcuni emendamenti. La nostra convinzione è che l'intesa politica raggiunta possa guadagnare in credibilità e forza da una norma capace di collocare il nostro Paese tra le migliori esperienze europee.
La responsabilità della politica sta ora nel trovare una soluzione ad una
questione di civiltà e di qualità della democrazia che troverebbe il favore non solo delle donne, ma di tutti i cittadini che hanno fiducia nelle nostre istituzioni e nella possibilità di renderle migliori."

6 marzo: bocciato emendamento pro-preferenze

23:00 - La Camera ha bocciato, per 42 voti, il primo degli emendamenti all'Italicum che vogliono l'introduzione del voto di preferenza contro le liste bloccate previste dal testo originale.
278 i no, 236 i sì e due astenuti. Durante la discussione piuttosto accesa che c'è stata in Aula, alcuni esponenti del Pd, tra cui Rosi Bindi, i firmatari dell'emendamento, ossia Pino Pisicchio, Giancarlo Giorgetti e Gennaro Migliore, hanno chiesto di procedere a un nuovo voto a scrutinio segreto.

20:39 - Nuova riunione della Conferenza dei capigruppo in questi minuti: dovranno decidere la tempistica su come procedere la prossima settimana con discussioni e voto alla Camera.

19:31 - La Presidente della Camera Laura Boldrini nel primo pomeriggio di oggi ha incontrato le deputate di molti partiti per ascoltare le loro proposte sulla parità di genere nella legge elettorale come ha rivelato lei stessa con un tweet.


16:45 - Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha diramato una nota attraverso il sito del Quirinale, che vi riportiamo integralmente:

Mentre sono in corso discussioni e votazioni in Parlamento sulla legge elettorale, è fuorviante chiedere al Presidente della Repubblica - in nome di presunte incostituzionalità - di pronunciarsi o "intervenire" sulla materia. Fin dalla prima sentenza (2008) in cui la Corte Costituzionale sollevò dubbi sulla legittimità costituzionale della legge elettorale del 2005, il Capo dello Stato sollecitò doverosamente le forze parlamentari a procedere ad una revisione, e ricevette risposte largamente affermative, che non si sono però tradotte in decisioni legislative fino alla decisiva pronuncia della Consulta che con la sentenza n. 1 del 2014 ha annullato alcune fondamentali disposizioni della legge elettorale rimasta vigente.
Essendosi finalmente messo in moto alla Camera dei Deputati un iter di revisione di detta legge, il Presidente della Repubblica non può che auspicarne la conclusione positiva su basi di adeguato consenso parlamentare, non avendo altro ruolo da svolgere che quello della promulgazione - previo attento esame - del testo definitivamente approvato dalle Camere.

15:49 - La Conferenza dei capigruppo ha deciso a maggioranza che la proposta di riforma elettorale sarà discussa ancora oggi fino a mezzanotte, ma poi la seduta sarà sospesa domani per lasciar spazio al congresso di Fratelli d'Italia e riprenderà lunedì. Non viene dunque soddisfatto il desiderio del Premier Matteo Renzi di veder approvato il testo dell'Italicum alla Camera già questa settimana: la richiesta del Pd di lavorare domani non è stata accolta. Finora sono stati votati poco più di 10 emendamenti su 200.

14:05 - A breve si riunirà la Conferenza dei capigruppo per stabilire i tempi della discussione sulla legge elettorale.

13:05 - In Aula c'è stato l'ennesimo scontro tra la Presidente della Camera Laura Boldrini e i deputati del MoVimento 5 Stelle.
Il deputato del Pd Roberto Giachetti ha chiesto a Boldrini di consentire l'intervento sulla proposta di riforma elettorale a tutti i deputati che lo vogliono, ma la Presidente ha risposto:

"Non volevo impedire il dibattito, ma solo porre una questione di correttezza, chiedendo di esporsi a chi vuole intervenire. È una questione di correttezza ma capisco che qui forse la correttezza non è molto di moda"

A questo punto, durante il suo intervento, Andrea Colletti del MoVimento 5 Stelle ha detto a Boldrini

"Sia seria se vuole le regalo il regolamento"

La Presidente ha risposto

"Che simpatico..."

Aggiornamento 6 marzo 2014: la discussione sulla legge elettorale in queste ore è molto accesa in relazione al tema delle quote rosa. Dalle deputate è infatti arrivata una richiesta bipartisan di inserire nel testo l'alternanza uomo/donna nei listini e tra i capolista all'interno di ogni Regione. Alcune deputate di Forza Italia come Stefania Prestigiacomo, Renata Polverini, Mara Carfagna, Micaela Biancofiore e Annagrazia Calabria hanno minacciato di votare in dissenso dal proprio partito che, invece, difende il testo così com'è.

5 marzo: iniziato l'esame degli emendamenti


Aggiornamento 5 marzo 2014, 13.10: è cominciato stamattina nell’Aula della Camera l’esame degli emendamenti alla legge elettorale, il cosiddetto Italicum che tanti grattacapi sta dando a Matteo Renzi. Dopo l’accordo di ieri tra il Premier e Silvio Berlusconi, oggi il Comitato dei nove ha stralciato l’articolo 2, quello relativo alle norme sul Senato, e dato il via libera alle candidature multiple, che non potranno comunque essere più di 8.

La seduta, subito sospesa senza nemmeno un voto, è ripresa pochi minuti dopo le 13: saranno passati al vaglio circa 200 emendamenti, come confermato dal relatore e presidente della commissione Affari Costituzionali, Francesco Paolo Sisto.

Intanto il presidente Giorgio Napolitano, ora a Tirana per incontrare il presidente albanese, di fronte alla richiesta dei giornalisti di un commento a proposito degli ultimi sviluppi sull’Italicum, ha risposto con un secco:

Lasciamo lavorare la Camera

4 marzo, Renzi: "Non capisco polemiche"


20:00 L'accordo sulla legge elettorale provoca le reazioni più disparate dal mondo politico, mentre Renzi, da Tunisi, fa sapere di "non capire le polemiche", e assicura che per venerdì la legge sarà approvata.
Per quanto riguarda l'esame in aula, Il presidente della commissione Affari costituzionali Francesco Paolo Sisto ha chiesto un rinvio a domani per un approfondimento di riflessione. La presidente della Camera Laura Boldrini dice di voler portare a termine l'impegno preso, ma è comunque probabile un rinvio del voto a domani mattina.

In generale, plauso dal NCD, con Paolo Naccarato che loda "la tenace intraprendenza" di Matteo Renzi", mentre l'organo on line del partito, "L'Occidentale", ironizza sulla "tardiva" collaborazione di Berlusconi.

Spaccato il Pd, con Gianni Cuperlo che plaude alla decisione di stralciare la norma sul Senato, e Pippo Civati che si appella a Napolitano per sapere se va bene avere due leggi elettorali diverse per i due rami del Parlamento.

Critiche dure da Paolo Ferrero di Rifondazione Comunista, che parla di "vergognoso mercimonio che dice della pochezza di Renzi e di quanto anche i suoi alleati lo considerino un bugiardo inaffidabile."

18:30 Renzi, in visita a Tunisi, parla anche dell'accordo raggiunto sullItalicum, definito "un passo avanti", mentre è "secondario" che il Senato abbia una propria norma elettorale.
Soddisfazione, e non poteva essere altrimenti, da parte di Alfano, il vero vincitore della trattativa, che affida la benedizione dell'accordo a Twitter


16:00 Con un comunicato stampa, Silvio Berlusconi chiarisce l'accordo raggiunto con Renzi.

Prendiamo atto con grave disappunto della difficoltà del presidente del Consiglio di garantire il sostegno della sua maggioranza agli accordi pubblicamente realizzati. Come ulteriore atto di collaborazione, nell'interesse del Paese, a un percorso riformatore verso un limpido bipolarismo e un ammodernamento dell'assetto istituzionale, manifestiamo la nostra disponibilità ad una soluzione ragionevole che, nel disegnare la nuova legge elettorale, ne limiti l'efficacia alla sola Camera dei deputati, accettando lo spirito dell'emendamento 2.3.

Quindi Forza Italia aderisce alla richiesta di approvare l'Italicum solo per la Camera, rifiutando le voci di "accordi sottobanco" con Renzi.

15:45 A pochi minuti dall'inizio della riunione del Comitato dei nove, sembra finalmente chiuso l'accordo tra Pd e Forza Italia. Matteo Renzi avrebbe proposto a Berlusconi, tramite gli "ambasciatori" Verdini e Gianni Letta, una clausola che posticipi l'entrata in vigore dell'Italicum di un anno. In questo modo si dovrebbe trovare un punto di incontro tra il Cavaliere, che vorrebbe la legge approvata subito, e Alfano, che la vorrebbe rinviare alla fine della legislatura.

Berlusconi a quanto pare avrebbe accettato il rinvio di 12 mesi dell'entrata in vigore – pur contestando a Renzi di essere venuto meno agli accordi – a patto che l'Italicum venga approvato subito e senza ulteriori modifiche in Aula.

11:15 Parte già con un rinvio la giornata dell'Italicum. Secondo una nota battuta dall'Ansa, il Comitato dei Nove della Commissione Affari Costituzionali che stamattina doveva esaminare gli emendamenti alla riforma elettorale è stato rinviato alle 16. La richiesta di uno slittamento è arrivata dal capogruppo Pd in commissione, Emanuele Fiano. A questo punto è inevitabile lo slittamento del dibattito in Aula, che doveva iniziare alle 15.

10:30 Su Twitter, intervistato dal direttore di Vanity Fair Luca Dini, il premier Renzi si mostra ottimista sull'approvazione della legge elettorale.


4 marzo Riprende l'iter parlamentare dell'Italicum. Ci eravamo fermati al rinvio dell'11 febbraio, quando al governo c'era ancora Enrico Letta, si riprende oggi con il governo di Matteo Renzi, il "padre" dell'accordo sulla legge elettorale.

Ma il percorso non è per questo meno accidentato: Renzi è stretto tra due fuochi, da una parte Forza Italia che vuole il rispetto dei patti e quindi l'approvazione immediata dell'Italicum (così da poter andare a elezioni anticipate il prima possibile), e dall'altra NCD che vuole l'approvazione dell'Italicum vincolata alla riforma del Senato, in modo tale che la legge elettorale non possa entrare in vigore prima della fine della legislatura. Sembra che Renzi stia ancora cercando una sintesi tra le due posizioni, ma dovendo scegliere, accontenterà gli alleati di governo. Oggi in Aula sapremo se la legge avrà i numeri per essere varata in settimana. E il Cavaliere potrebbe rivelare il contenuto del patto segreto con Renzi

Rinviato il voto

16:00 È ufficiale il rinvio della discussione e del voto alla Camera sull'Italicum per martedì prossimo. La conferenza dei capigruppo ha calendarizzato l'inizio dei lavori al pomeriggio del 18 febbraio, mentre fino a venerdì prossimo ci sarà la possibilità di presentare altri emendamenti.

15:30 Sempre più probabile lo slittamento della discussione in Aula, dopo che anche Pd e FI hanno chiesto alla presidenza un rinvio. A quanto pare i due partiti avrebbero trovato una falla nell'algoritmo per la ripartizione dei voti in seggi, e perciò hanno chiesto tempo per riformularlo. Contrario NCD. Intanto il Comitato ristretto della Commissione si riunirà questo pomeriggio per esaminare i 450 emendamenti, tra cui ne è spuntato uno nuovo del Pd per abbassare dal 12 al 10% la soglia di sbarramento per le coalizioni.

Aggiornamento 12:40 Si fanno sempre più insistenti le voci di un rinvio della discussione in Aula dell'Italicum, prevista per oggi pomeriggio. Ufficialmente i partiti minori hanno chiesto più tempo per studiare i tre emendamenti presentati da Francesco Paolo Sisto, il presidente della Commissione Affari Costituzionali. Le proposte di modifiche prevedono le nuove soglie del 37% e del 4,5% e il meccanismo di assegnazione dei seggi nei collegi.

A decidere l'eventuale rinvio sarà una conferenza dei capigruppo fissata per le 14. Le modifiche proposte da Sisto riguardano le soglie di sbarramento (al 12,8 e 4,5%) e il premio di maggioranza (al 37%) frutto dell'accordo tra Renzi e Berlusconi, e gli emendamenti sono stati approvati stamattina dal comitato ristretto della Commissione. "I miei emendamenti - ha spiegato Sisto - non servono a rimediare ad errori del testo, ma ha rendere più fluido il sistema".

11 febbraio: Dopo la bocciatura delle pregiudiziali di costituzionalità, oggi l'Italicum torna in Aula alla Camera e si fa sul serio. Per oggi è previsto il voto sugli oltre 450 emendamenti alla legge presentati in commissione. Molti sono strutturali e, se approvati, potrebbero portare a una modifica sostanziale della legge e, forse, a una caduta dell'accordo di base. Altri invece sono "tattici", e potrebbero essere ritirati qualora le prime votazioni dessero ragione all'asse Renzi-Berlusconi.

Nelle ultime ore sono però spuntate le richieste della minoranza Pd, guidata da Cuperlo, che potrebbero mettere a rischio l'accordo. I cuperliani chiedono l'inserimento della parità di genere, le primarie obbligatorie per la selezione delle liste (ipotesi già respinta da Forza Italia), e soprattutto chiedono che l'Italicum entri in vigore solo dopo la riforma del Senato. Una richiesta, quest'ultima, che mira a mettere in sicurezza il governo Letta dalla tentazione di andare al voto subito dopo l'approvazione dell'Italicum, ma che potrebbe far saltare tutto. Già nei giorni scorsi Berlusconi si è espresso contro le liste bloccate, facendo pensare a una parziale marcia indietro

Tra le modifiche spunta la norma salva Sel


Si comincia a parlare delle nuove modifiche che potrebbero essere introdotte all'Italicum, la nuova legge elettorale il cui cammino è ancora lontano dal concludersi e che potrebbe essere ancora suscettibile di numerose variazioni. Una prima norma che potrebbe fare il suo ingresso è già stata nominata "salva Sel", fa il paio con la "salva Lega" e dovrebbe permettere a Matteo Renzi di tenere in piedi l'alleanza con Nichi Vendola. Di che si tratta? Di una norma che prevede il recupero del "miglior perdente" all'interno di una coalizione. Ovvero del primo partito che non raggiunge la soglia di sbarramento. In questo modo il Pd dovrebbe evitare di farsi dare il due di picche da Sel, che non avendo quasi chance di superare lo sbarramento non avrebbe nemmeno interesse a un'alleanza con il Partito Democratico.

E proprio la soglia di sbarramento dovrebbe essere modificata, scendendo al 4%. Un modo per assicurarsi anche i voti del Nuovo Centrodestra, che proprio attorno a quelle percentuali viaggia. Ecco intanto i punti principali dell'Italicum come sono definiti a oggi.

Collegi plurinominali. Niente uninominale, né collegio unico nazionale, ma una scelta intermedia: il territorio nazionale viene diviso in collegi plurinominali medio-piccoli, in cui ogni partito presenterà liste di tre o quattro candidati. Non ci saranno le preferenze, ma ci viene detto che con queste liste corte avremo modo di sapere che candidati stiamo votando. Una volta visti i risultati nazionali, i seggi saranno distribuiti con metodo proporzionale, con alcune (e decisive) eccezioni.

Il premio di maggioranza. Come abbondantemente detto, sale al 37% la soglia per accedere a un premio di maggioranza del 15%. Nel complesso non si potrà conquistare più del 55% dei seggi parlamentari. Nel caso nessuna coalizione raggiunga questa soglia, le prime due andranno al doppio turno e si sfideranno in ballottaggio due settimane dopo il primo voto.

La soglia di sbarramento. Scende la soglia di sbarramento per i partiti coalizzati, che arriva al 4,5%. Rimane invece altissima la soglia da superare per chi vuole andare da solo: 8%. Niente coalizioni finte, inoltre, dal momento che lo sbarramento che una coalizione deve superare è del 12%. Un modo per scongiurare coalizioni di partiti create in ottica solo elettorale e che si sciolgono non appena entrati in Parlamento.

Candidature nei collegi. A differenza della prima bozza, è adesso consentito candidarsi in più collegi. Una norma che mette al riparo i leader dei partiti minori, che se avessero sbagliato collegio su cui puntare avrebbe rischiato di restare fuori dal Parlamento. Adesso è consentito presentarsi fino a tre collegi nella stessa regione.

Norma salva Lega. Una norma studiata per salvaguardare i partiti con una forte connotazione territoriale e quindi, in Italia, principalmente la Lega Nord. I partiti che in tre regioni riusciranno a superare l'8% accederanno al Parlamento anche se non hanno raggiunto la soglia di sbarramento. Una norma che, con qualche difficoltà in più, potrebbe agevolare anche Sel puntando sulle regioni rosse.

Italicum: bocciate le pregiudiziali

12:40 Tabulati alla mano, tra i 20 e i 30 deputati avrebbero votato in dissenso dal loro gruppo. I voti a favore delle pregiudiziali di costituzionalità sono stati superiori al totale di tutte le forze di opposizione presenti in aula. Indiziati come franchi tiratori soprattutto gli esponenti della sinistra Pd.

12:30 Dopo la Lega, anche il Movimento 5 Stelle abbandona l'Aula di Montecitorio, dopo la bocciatura delle pregiudiziali presentate dalle opposizioni. "Non saremo mai complici di questo ennesimo scempio e abbandoniamo immediatamente l'Aula", ha detto Giuseppe Brescia. La presidente Boldrini si è detta "dispiaciuta".

12:00 L'Italicum non è incostituzionale. A scrutinio segreto, l'Aula di Montecitorio ha bocciato le pregiudiziali di costituzionalità presentate dai partiti di opposizione. La maggioranza (con l'eccezione del Centro democratico) ha votato contro le pregiudiziali assieme a Forza Italia. Le opposizioni hanno votato a favore.

Intanto la Lega, che non ha partecipato al voto, chiede le dimissioni di Laura Boldrini.

11:10 La Lega Nord ha annunciato che non parteciperà al voto di oggi sulle pregiudiziali di costituzionalità (una delle quali presentata proprio dal Carroccio), per protesta per la votazione di ieri in Commissione, che si è svolta nonostante diversi deputati del M5S avessero impedito l'ingresso di alcuni componenti. La Lega lamenta di non essere riuscita a votare ieri, pertanto non riconosce il voto di oggi.

31 gennaio. È il grande giorno dell'arrivo in aula a Montecitorio dell'Italicum, con il primo voto (a scrutinio segreto) che dovrebbe far capire se l'intesa tra Renzi e Berlusconi resisterà ai franchi tiratori. In caso contrario, le conseguenze sulla legislatura e sulle riforme sarebbero imprevedibili.

In mattinata è previsto il voto segreto sulle 4 pregiudiziali di costituzionalità presentate da Sel, Lega, M5s e Popolari per l’Italia, su cui potrebbero concentrarsi anche gli scontenti di entrambi gli schieramenti, in particolar modo i "bersaniani" del Pd, capeggiati da Stefano Fassina, nonostante Cuperlo abbia garantito che il partito voterà compatto.

Se tutto andrà bene, i primi voti di merito sugli emendamenti presentati in commissione partiranno l'11 febbraio.

Italicum, il testo: come funziona la nuova legge elettorale. Primo sì in commissione


11.18 La commissione affari costituzionali della Camera ha approvato il testo base dell'Italicum, la nuova legge elettorale frutto dell'intesa tra Renzi e Berlusconi. Pd e Forza Italia, come da programma, hanno votato la riforma che oggi andrà all'esame della Camera. Ma il clima è da rissa: i deputati del M5S gridano "Venduti" mentre un gruppo di commessi presidia l'ingresso della Commissione per evitare incidenti. Sale la tensione. I deputati del M5S entrano in massa nella Commissione e bloccano l'uscita.

L'Italicum, la nuova legge elettorale è di nuovo pronta, dopo le ultime modifiche, per provare ad affrontare i vari passaggi in Parlamento. Passaggi che potrebbe portare ulteriori cambiamenti, anche se è difficile pensare che l'impianto venga stravolto. Probabile che i gruppi daranno battaglia soprattutto sul tema delle preferenze e delle soglie di sbarramento per i partiti più piccoli. Ecco i punti principali dell'Italicum.

Collegi plurinominali. Niente uninominale, né collegio unico nazionale, ma una scelta intermedia: il territorio nazionale viene diviso in collegi plurinominali medio-piccoli, in cui ogni partito presenterà liste di tre o quattro candidati. Non ci saranno le preferenze, ma ci viene detto che con queste liste corte avremo modo di sapere che candidati stiamo votando. Una volta visti i risultati nazionali, i seggi saranno distribuiti con metodo proporzionale, con alcune (e decisive) eccezioni.

Il premio di maggioranza. Come abbondantemente detto, sale al 37% la soglia per accedere a un premio di maggioranza del 15%. Nel complesso non si potrà conquistare più del 55% dei seggi parlamentari. Nel caso nessuna coalizione raggiunga questa soglia, le prime due andranno al doppio turno e si sfideranno in ballottaggio due settimane dopo il primo voto.

La soglia di sbarramento. Scende la soglia di sbarramento per i partiti coalizzati, che arriva al 4,5%. Rimane invece altissima la soglia da superare per chi vuole andare da solo: 8%. Niente coalizioni finte, inoltre, dal momento che lo sbarramento che una coalizione deve superare è del 12%. Un modo per scongiurare coalizioni di partiti create in ottica solo elettorale e che si sciolgono non appena entrati in Parlamento.

Candidature nei collegi. A differenza della prima bozza, è adesso consentito candidarsi in più collegi. Una norma che mette al riparo i leader dei partiti minori, che se avessero sbagliato collegio su cui puntare avrebbe rischiato di restare fuori dal Parlamento. Adesso è consentito presentarsi fino a tre collegi nella stessa regione.

Norma salva Lega. Una norma studiata per salvaguardare i partiti con una forte connotazione territoriale e quindi, in Italia, principalmente la Lega Nord. I partiti che in tre regioni riusciranno a superare l'8% accederanno al Parlamento anche se non hanno raggiunto la soglia di sbarramento. Una norma che, con qualche difficoltà in più, potrebbe agevolare anche Sel puntando sulle regioni rosse.

L'accordo sull'Italicum

14:10 Secondo fonti parlamentari, dopo una mattinata di contatti tra Renzi e Berlusconi, si è finalmente arrivati alla "quadra" sulla legge elettorale. L'accordo prevederebbe, come da anticipazioni, una soglia del 37% (e non più del 35%) per ottenere il premio di maggioranza del 15%, ma viene introdotto un tetto del 55%, per cui nessuna coalizione potrà ottenere più del 55% dei parlamentari.

Ridotta al 4,5% la soglia di sbarramento per i partiti che si presentano in coalizione, mentre non dovrebbe cambiare quella dell'8% per i partiti che corrono da soli. Inserita la cosiddetta norma "salva-Lega" che permette l'ingresso in Parlamento ai partiti che ottengono il 9% in almeno tre regioni, mentre saranno possibili le candidature multiple, inizialmente escluse dalla prima stesura.

11:15 Ottimismo da parte di Elena Boschi, responsabile della segreteria Pd per le riforme. "Stiamo lavorando in queste ore sia sulla soglia per il premio di maggioranza sia sulle altre. C'è un prudente ottimismo di trovare un accordo in giornata".

29 gennaio. Si apre con un piccolo giallo quello che dovrebbe essere il giorno cruciale per il destino dell'Italicum. Nella notte, secondo fonti parlamentari riportate stamani da Repubblica, Forza Italia avrebbe ritirato gli emendamenti al testo, dando in pratica il via libera alla discussione in Aula. Su questo però non arrivano ancora conferme ufficiali.

Di sicuro si sa che tra Renzi e Berlusconi ieri ci sono stati continui contatti telefonici per cercare di arrivare a una soluzione. Soluzione che sarebbe stata trovata nell'innalzamento al 37% della soglia per arrivare al premio di maggioranza, mentre ci sono ancora in ballo il salva-Lega e la nuova soglia di sbarramento richiesta dai partiti più piccoli. A questo punto, oggi si dovrebbero votare le proposte di modifica e domani il testo arriverebbe in Aula. Sempre che FI abbia effettivamente ritirato gli emendamenti (cosa che aveva già annunciato ieri per poi tirarsi indietro), altrimenti la giornata di oggi servirà a discuterli in commissione.

Italicum: le possibili modifiche alla legge elettorale


aggiornamento 22.08 Si prova a trovare l’accordo finale tra Berlusconi e Renzi sulla legge elettorale; il leader Pd ha descritto l’offerta per provare a superare gli ultimi scogli: aumentare la soglia al 37 per cento, insieme ad una riduzione del premio di maggioranza dal 18 per cento al 15. Rimangono però aperte tutte le tensioni con i partiti più piccoli, con Matteo Renzi impegnato in una costante opera di convincimento per via telefonica.

Quali saranno le possibili modifiche all'Italicum? Per risolvere il nodo è possibile che ci sia un nuovo incontro tra Renzi e Berlusconi per discutere dei punti che, fino a questo momento, hanno tenuto banco e che mettono a rischio il percorso spedito della nuova legge elettorale, che approderà alla Camera con un giorno di ritardo, e cioè il 30 gennaio. Le modifiche in questione sono essenzialmente quattro.

Premio di maggioranza. La soglia del 35% potrebbe essere troppo bassa, tanto da pregiudicare la costituzionalità della legge. Il Pd propone a Forza Italia di aumentarla al 38/40%, ma il partito di Berlusconi è contrario. Perché? Perché più si alza la soglia, più è probabile che si debba fare il doppio turno tra le due prime coalizioni, e Forza Italia si ritiene in svantaggio nel ballottaggio, a causa di un elettorato meno propenso ad andare alle urne.

Soglie di sbarramento. Troppo alta la soglia del 5% per permettere ai partitini di accedere al Parlamento se coalizzati. Che sale addirittura all'8% per i partiti che corrono da soli. Sondaggi alla mano, entrerebbero in Parlamento solo Pd, M5S e FI. Si pensa di far scendere la soglia dal 5 al 4% e dall'8 al 6%.

Le preferenze. È il tema più sentito dall'elettorato: è vero che in questo nuovo Italicum le liste bloccate sarebbero corte e quindi i candidati facilmente riconoscibili, ma comunque non c'è modo di esprimere una preferenza. Sul punto è la minoranza Pd a essere molto battagliera, ma allo stesso tempo Forza Italia, delle preferenze, non ne vuole sapere.

Salva Lega. La Lega Nord e Forza Italia hanno presentato un emendamento che punta a far entrare in Parlamento i piccoli partiti con un forte radicamento sul territorio. Chi resta sotto il 5%, ma supera il 7 o l'8% in almeno 7 collegi può comunque entrare in Parlamento.

Italicum: il primo sì in commissione

Il 24 gennaio è arrivato il primo "si" in Commissione Affari Costituzionali per l'Italicum, la bozza contenente il testo della nuova legge elettorale.

Hanno votato a favore la maggioranza e Forza Italia. Hanno votato contro M5S e Lega, assente Sel (per questioni di congresso, che è in pieno svolgimento): resta il nodo della delega al governo per la designazione dei colleghi elettorali (ne sono previsti 150), con Forza Italia che si dichiara contraria (non essendo parte dell'esecutivo).

Testo integrale e spiegazione della nuova legge elettorale Renzi - Berlusconi

Quali sono i punti salienti del testo dell'Italicum, proposta per la nuova legge elettorale firmata da Pd, Forza Italia e Nuovo centrodestra? Districarsi fra gli articoli di legge, che sono aggiunte e modifiche ad altre leggi e decreti, naturalmente, non è semplice. Proviamo a offrire una lettura ragionata di quali sono i punti salienti di questa proposta di legge.

Italicum, Camera dei Deputati

Doppio turno: se nessuna lista o coalizione di liste raggiunge almeno il 35%, è previsto il ballottaggio.

Ballottaggio (o secondo turno): si tiene due settimane dopo la convocazione dei comizi elettorali (il primo turno). L'Art.8 prevede che in caso di ballottaggio, fra il primo turno e il ballottaggio medesimo non sono consentiti nuovi apparentamenti fra liste o coalizioni (quindi, se una lista è fuori dai giochi in seguito allo sbarramento, non può apparentarsi con una che ha raggiunto il ballottaggio).

Premio di maggioranza: è previsto un premio di maggioranza alla lista che raggiunga il 35% al primo turno, o alla lista che vinca il secondo turno, pari al 18% dei seggi.

Collegi plurinominali: in ogni collegio si vota per una lista di nomi anziché per un solo candidato (eccezion fatta per il Trentino Alto Adige, dove rimangono 8 collegi uninominali e la quota restante di seggi spettanti alla circoscrizione è ripartita secondo il metodo del recupero proporzionale). Ciascun collegio plurinominale fa assegnare da 3 a 6 seggi in Parlamento.

Liste di candidati: devono essere presentate accompagnate da almeno 1500 (e non più di 2000) firme di elettori iscritti nei rispettivi collegi plurinominali; devono contenere un numero di candidati che sia almeno la metà dei seggi assegnati nel collegio, e non più del numero medesimo.

Liste bloccate: le liste dei candidati vengono consegnate in ordine numerico predefinito (dunque, come annunciato, niente preferenze).

Tutela di genere: nel complesso delle candidature di circoscrizione, ciscuna lista deve avere il 50% di uomini, 50% di donne e proporre alternanza di genere nell'ordine numerico (non possono esserci due uomini o due donne consecutivi nella lista).

Niente candidature multiple: ogni candidato può concorrere in un solo collegio plurinominale.

Sulle schede elettorali: ci saranno anche i nomi e cognomi dei candidati del collegio plurinominale, oltre al contrassegno e nome della lista

Sbarramento: 12% dei voti validi espressi per le coalizioni di liste (in cui vi sia almeno una lista collegata che ottiene il 5% su base nazionale oppure una lista rappresentativa di una minoranza linguistica presentata in un collegio plurinominale in una regione speciale con tutela delle minoranze, che ottiene il 20% dei voti espressi nelle circoscrizioni della regione medesima).
8% dei voti validi espressi per le liste singole senza coalizione

Seggi: assegnati proporzionalmente in base ai risultati ottenuti fra le liste che superano gli sbarramenti. La coalizione vincente al primo turno non può comunque avere più di 340 seggi (sui 617 della Camera). I restanti 277 vengono ripartiti proporzionalmente fra le altre coalizioni di liste e liste che hanno superato lo sbarramento.
Se si vince al primo turno (superando dunque il 35%) si ottengono al massimo 340 seggi.
Se si vince al ballottaggio se ne ottengono 327 e i restanti 290 vengono ripartiti proporzionalmente fra le altre liste o coalizioni.

Italicum, Senato della Repubblica

Sostanzialmente identico, i seggi ripartiti su base regionale, come già accade ora.

Italicum: il testo integrale della proposta

Doppio turno: se nessuna lista o coalizione di liste raggiunge almeno il 35%, è previsto il ballottaggio.

È stato depositato in commissione l'Italicum, firmato da Pd, Forza Italia e Nuovo Centrodestra.

Ecco il testo integrale.

PROPOSTA DI TESTO BASE

Articolo 1
(Modifiche al sistema di elezione della Camera dei deputati)

1. L’articolo 1 del testo unico delle leggi recanti norme per l'elezione della Camera dei deputati, di cui al decreto della Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, e successive modificazioni, di seguito denominato «decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957», è sostituito dal seguente:
«Art. 1. – 1. La Camera dei deputati e`eletta a suffragio universale, con voto diretto ed uguale, libero e segreto, attribuito a liste di candidati concorrenti in collegi plurinominali.
2. Il territorio nazionale è diviso nelle circoscrizioni elettorali indicate nella tabella “A” allegata al presente testo unico. Per la presentazione delle candidature e per l’assegnazione dei seggi ai candidati, ciascuna circoscrizione è ripartita nei collegi plurinominali indicati nella tabella “B” allegata al presente testo unico. Salvo i seggi assegnati alla circoscrizione Estero e fermo quanto disposto dall’articolo 2, l’assegnazione dei seggi alle liste e coalizioni di liste nel territorio nazionale è effettuata dall’Ufficio centrale nazionale, a norma degli articoli 77, 83 e 84, con l’eventuale attribuzione di un premio di maggioranza, a seguito del primo turno di votazione qualora una lista o una coalizione di liste abbia conseguito un numero di voti validi pari almeno al trentacinque per cento del totale nazionale, ovvero a seguito di un turno di ballottaggio ai sensi dell’articolo 83»;

2. All’articolo 2 del «decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957», è aggiunto in fine il seguente comma:
«2. La circoscrizione Trentino-Alto Adige è costituita in otto collegi uninominali determinati ai sensi dell’articolo 7 della legge 4 agosto 1993, n. 277. La restante quota di seggi spettanti alla circoscrizione è attribuita con il metodo del recupero proporzionale, secondo le norme contenute nel titolo VI del presente testo unico. »

3. L’articolo 3 del «decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957», e` sostituito dal seguente:
«Art. 3. – 1. L’assegnazione del numero dei seggi alle singole circoscrizioni, di cui alla tabella A allegata al presente testo unico, e` effettuata, sulla base dei risultati dell’ultimo censimento generale della popolazione, riportati dalla più recente pubblicazione ufficiale dell’Istituto nazionale di statistica, con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro per l’interno, da emanare contestualmente al decreto di convocazione dei comizi.
2. Con il medesimo decreto di cui al comma 1 è determinato, per ciascuna circoscrizione, il numero di seggi da attribuire nei collegi plurinominali di cui alla Tabella “B” sulla base dei risultati dell’ultimo censimento generale della popolazione, riportati dalla più recente pubblicazione ufficiale dell’Istituto nazionale di statistica, con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro per l’interno;
3. Salvo quanto disposto dall’articolo 2, i seggi spettanti alla circoscrizione ai sensi del comma 1 sono assegnati in collegi plurinominali nei quali è assegnato un numero di seggi non inferiore a tre e non superiore a sei, fatti salvi gli eventuali aggiustamenti in base ad esigenze derivanti dal rispetto di criteri demografici e di continuità territoriale.
4. Fatto salvo quanto stabilito ai sensi del comma 3, i collegi plurinominali sono costituiti nell’ambito di ciascuna circoscrizione sulla base dei criteri e dei principi direttivi recati dall’articolo 7 della legge 4 agosto 1993, n. 277;

4. All'articolo 4, comma 2, del «decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957», sono aggiunte in fine le seguenti parole: «e il cognome e il nome dei relativi candidati»

5. All’articolo 11 del «decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957», è aggiunto in fine il seguente periodo: «Il decreto stabilisce che l’eventuale ballottaggio dovrà tenersi nella seconda domenica successiva a quella di convocazione dei comizi»;

6. L'articolo 13 del «decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957», è sostituito dal seguente:
“Articolo 13
Presso la Corte d'appello o il Tribunale nella cui giurisdizione è il Comune capoluogo della regione è
costituito, entro tre giorni dalla pubblicazione del decreto di convocazione dei comizi, l'Ufficio centrale circoscrizionale, composto da tre magistrati, dei quali uno con funzioni di presidente, scelti dal Presidente della Corte d'appello o del Tribunale.”

Il testo integrale dell'Italicum /2

7. all’articolo 14, comma primo del «decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957», sono apportate le seguenti modificazioni:
a) dopo le parole «liste di candidati» sono aggiunte le seguenti «nei collegi plurinominali»;
b) le parole «le liste medesime nelle singole circoscrizioni» sono sostituite dalle seguenti «le liste medesime nei singoli collegi plurinominali»;

8. dopo l’articolo 14-bis del «decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957» è aggiunto il seguente:
“Articolo 14-ter.
1. In caso di ballottaggio, fra il primo turno di votazione e il ballottaggio non sono consentiti ulteriori apparentamenti fra liste o coalizioni di liste presentate al primo turno con le due liste o coalizioni di liste che hanno accesso al ballottaggio medesimo.”

9. All'articolo 18bis del «decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957», sono apportate le seguenti modificazioni
a) il primo periodo del comma 1, è sostituito dal seguente: “La presentazione delle liste di candidati per l'attribuzione dei seggi nei collegi plurinominali deve essere sottoscritta da almeno 1500 e da non più di 2000 elettori iscritti nelle liste elettorali di comuni ricompresi nei medesimi collegi, o. in caso di collegi ricompresi in un unico comune, iscritti alle sezioni elettorali di tali collegi.”
b) il comma 3 è sostituito dal seguente:
«3. Ogni lista, all'atto della presentazione, è composta da un elenco di candidati, presentati secondo un ordine numerico. La lista è formata da un numero di candidati pari almeno alla metà del numero di seggi assegnati al collegio plurinominale e non superiore al numero di seggi assegnati al collegio plurinominale. A pena inammissibilità, nel complesso delle candidature circoscrizionali di ciascuna lista nessuno dei due sessi può essere rappresentato in misura superiore al cinquanta per cento, con arrotondamento all’unità superiore, nella successione interna delle liste nei collegi plurinominali non possono esservi più di due candidati consecutivi del medesimo genere».

10. All'articolo 19 del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957, il primo periodo è sostituito dal seguente: "Nessun candidato può essere incluso in liste con il medesimo contrassegno o con diversi contrassegni in più di un collegio plurinominale ";

11. Al comma 1 dell'articolo 20 del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957, le parole: “Le liste dei candidati” sono sostituite dalle seguenti: “Le liste dei candidati nei collegi plurinominali” e le parole "indicati nella Tabella A, allegata al presente testo unico," sono sostituite
dalle seguenti: "del capoluogo della regione";

Il testo integrale dell'Italicum /3



12. All'articolo 22 del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 1, numero 3) le parole da "riduce al limite prescritto" sino a fine periodo sono sostituite dalle seguenti: "riduce al limite prescritto le liste contenenti un numero di candidati superiore a quello stabilito al comma 3 dell'art. 18 bis, cancellando gli ultimi nomi e dichiara non valide le liste contenenti un numero di candidati inferiore a quello stabilito al comma 3 dell'articolo 18-bis o quelle che non presentano i requisiti di cui al terzo periodo del medesimo comma
b) al comma 1, dopo il numero 7) è aggiunto il seguente:
«7bis) comunica i nomi dei candidati di ciascuna lista all'Ufficio centrale nazionale, il quale verifica la presenza di candidati inclusi in più liste e comunica i loro nomi agli Uffici centrali circoscrizionali; ai sensi dell'articolo 19, gli uffici centrali circoscrizionali contattano immediatamente i delegati di ciascuna lista interessata ai fini dell’accertamento e procedono ai sensi dell’articolo 22 per le eventuali modifiche nella composizione delle liste dei collegi plurinominali;»

13. All'articolo 24 del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 1, numero 2), secondo periodo, dopo le parole: “I contrassegni di ciascuna lista,” sono aggiunte le seguenti: “e i nominativi dei relativi candidati”;
b) al comma 1, numero 4) sostituire le parole: “alla prefettura capoluogo della circoscrizione” con le parole: “alla prefettura del comune capoluogo di regione”

14. All’articolo 31 del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 2, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: “Nella scheda sono altresì riportati, per ciascun contrassegno di lista, il cognome ed il nome dei relativi candidati nel collegio plurinominale”.
b) dopo il comma 2, è aggiunto il seguente: “2-bis. In caso di svolgimento del ballottaggio, nella scheda unica nazionale sono riprodotti i contrassegni delle liste collegate o delle singole liste singole ammesse al ballottaggio in due distinti rettangoli”.

15. Il comma 1 dell'articolo 48 del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957, è sostituito dal seguente:
«1. Il presidente, gli scrutatori e il segretario del seggio votano, previa esibizione del certificato elettorale, nella sezione presso la quale esercitano il loro ufficio, anche se siano iscritti come elettori in altra sezione o in altro comune. I rappresentanti delle liste votano nella sezione presso la quale esercitano le loro funzioni, purché siano elettori del collegio plurinominale. I candidato possono votare presso una qualsiasi delle sezioni del collegio plurinominale, dove sono proposti, presentando il certificato elettorale. Votano, inoltre, nella sezione presso la quale esercitano il loro ufficio, anche se risultino iscritti come elettori in altra sezione o in qualsiasi altro comune del territorio nazionale, gli ufficiali e gli agenti della forza pubblica in servizio di ordine pubblico.»

16. All’articolo 83 del «decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957», sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 1, i numeri da 1) a 7) sono sostituiti dai seguenti:
«1) determina la cifra elettorale nazionale di ciascuna lista. Tale cifra è data dalla somma delle cifre elettorali circoscrizionali conseguite nelle singole circoscrizioni dalle liste aventi il medesimo contrassegno, compresi i voti espressi in favore di candidati nei collegi uninominali della Valle d’Aosta e del Trentino Alto Adige secondo le modalità stabilite dal titolo VI;

Il testo integrale dell'Italicum /4

2) determina poi la cifra elettorale nazionale di ciascuna coalizione di liste collegate, data dalla somma delle cifre elettorali nazionali delle liste collegate che si siano presentate almeno in un quarto del totale dei collegi plurinominali, con arrotondamento all’unità inferiore, nonché la cifra elettorale nazionale di ciascuna lista non collegata ed individua quindi la coalizione di liste o la lista non collegata che ha ottenuto la maggiore cifra elettorale nazionale;
3) individua quindi:
a) le coalizioni di liste la cui cifra elettorale nazionale sia pari ad almeno il 12 per cento dei voti validi espressi e che contengano almeno una lista collegata che abbia conseguito sul piano nazionale almeno il 5 per cento dei voti validi espressi ovvero una lista collegata rappresentativa di minoranze linguistiche riconosciute, presentata in uno dei collegi plurinominali compresi in una delle regioni il cui statuto speciale prevede una particolare tutela di tali minoranze linguistiche, che abbia conseguito almeno il 20 per cento dei voti validi espressi nel complesso delle circoscrizioni della regione medesima;
b) le singole liste non collegate che abbiano conseguito sul piano nazionale almeno l'8 per cento dei voti validi espressi nonché le singole liste non collegate rappresentative di minoranze linguistiche riconosciute, presentate esclusivamente in collegi plurinominali in una delle regioni il cui statuto speciale prevede una particolare tutela di tali minoranze linguistiche, che abbiano conseguito almeno ?il 20 per cento dei voti validi espressi nel complesso dei collegi plurinominali della regione ?medesima, nonché le liste delle coalizioni che non hanno superato la percentuale di cui alla lettera a)
?ma che abbiano conseguito sul piano nazionale almeno il 8 per cento dei voti validi espressi ovvero ?che siano rappresentative di minoranze linguistiche riconosciute, presentate esclusivamente in ?circoscrizioni comprese in una delle regioni il cui statuto speciale prevede una particolare tutela di
?tali minoranze linguistiche, che abbiano conseguito almeno il 20 per cento dei voti validi espressi nel complesso delle circoscrizioni della regione medesima;
?4) tra le coalizioni di liste di cui al numero 3) lettera a), e le liste di cui al numero 3), lettera b), procede al riparto dei seggi in base alla cifra elettorale nazionale di ciascuna di esse. A tale fine divide il totale delle cifre elettorali nazionali di ciascuna coalizione di liste o singola lista di cui al numero 3) per il numero dei seggi da attribuire, escluso il seggio corrispondente al collegio uninominale della Valle d'Aosta, ottenendo così il quoziente elettorale nazionale. Nell'effettuare tale divisione non tiene conto dell'eventuale parte frazionaria del quoziente. Divide poi la cifra elettorale nazionale di ciascuna coalizione di liste o singola lista per tale quoziente. La parte intera del quoziente così ottenuta rappresenta il numero dei seggi da assegnare a ciascuna coalizione di liste o singola lista. I seggi che rimangono ancora da attribuire sono rispettivamente assegnati alle coalizioni di liste o singole liste per le quali queste ultime divisioni hanno dato i maggiori resti e, in caso di parità di resti, a quelle che abbiano conseguito la maggiore cifra elettorale nazionale; a parità di quest'ultima si procede a sorteggio;
?5) verifica poi se la cifra elettorale nazionale della coalizione di liste o della singola lista con la maggiore cifra elettorale nazionale individuata ai sensi del numero 2) corrisponda ad almeno il 35
?6) individua quindi, nell'ambito di ciascuna coalizione di liste collegate di cui al numero 3), lettera a), le liste che abbiano conseguito sul piano nazionale almeno il 5 per cento dei voti validi espressi, nonché le liste rappresentative di minoranze linguistiche riconosciute, presentate esclusivamente in una delle circoscrizioni comprese in regioni il cui statuto speciale prevede una particolare tutela di tali minoranze linguistiche, che abbiano conseguito almeno il 20 per cento dei voti validi espressi nel collegio plurinominale;
7) qualora la verifica di cui al numero 5) abbia dato esito positivo e la coalizione di liste o la singola
lista che ha ottenuto la maggiore cifra elettorale nazionale ai sensi del comma 1 non abbia già conseguito una percentuale di seggi, sul totale di 617, pari almeno alla percentuale della relativa cifra elettorale nazionale sul totale dei voti validamente espressi aumentata di 18 punti percentuali, ad essa viene ulteriormente attribuito il numero di seggi necessario per raggiungere tale consistenza, ma in ogni caso non più di quanti siano sufficienti per arrivare al totale di 340 seggi. In tale caso l'Ufficio
assegna il numero di seggi così determinato alla suddetta coalizione di liste o singola lista;
8) l'Ufficio procede poi a ripartire proporzionalmente i restanti seggi, in numero pari alla differenza
tra 617 e il totale dei seggi assegnati alla coalizione di liste o singola lista con la maggiore cifra
elettorale nazionale ai sensi del numero 7), tra le altre coalizioni di liste e singole liste di cui al
comma 1, numero 3). A tale fine divide il totale delle loro cifre elettorali nazionali per tale numero,
ottenendo il quoziente elettorale nazionale di minoranza. Nell'effettuare tale divisione non tiene
conto dell'eventuale parte frazionaria del quoziente. Divide poi la cifra elettorale di ciascuna
coalizione di liste o singola lista per tale quoziente. La parte intera del quoziente così ottenuta
rappresenta il numero di seggi da assegnare a ciascuna coalizione di liste o singola lista. I seggi che
rimangono ancora da attribuire sono rispettivamente assegnati alle coalizioni di liste o singole liste
per le quali queste ultime divisioni hanno dato i maggiori resti e, in caso di parità di resti, a quelle
che abbiano conseguito la maggiore cifra elettorale nazionale; a parità di quest'ultima si procede a
sorteggio.
9) l’Ufficio procede poi, per ciascuna coalizione di liste, al riparto dei seggi ad essa spettanti tra le
relative liste ammesse al riparto. A tale fine, per ciascuna coalizione di liste, divide la somma delle
cifre elettorali nazionali delle liste ammesse al riparto di cui al numero 6) per il numero di seggi già
individuato ai sensi del numero 4). Nell'effettuare tale divisione non tiene conto dell'eventuale parte
frazionaria del quoziente così ottenuto. Divide poi la cifra elettorale nazionale di ciascuna lista
ammessa al riparto per tale quoziente. La parte intera del quoziente così ottenuta rappresenta il
numero dei seggi da assegnare a ciascuna lista. I seggi che rimangono ancora da attribuire sono
rispettivamente assegnati alle liste per le quali queste ultime divisioni hanno dato i maggiori resti e,
in caso di parità di resti, alle liste che abbiano conseguito la maggiore cifra elettorale nazionale; a
parità di quest'ultima si procede a sorteggio. A ciascuna lista di cui al numero 3), lettera b), sono
attribuiti i seggi già determinati ai sensi del numero 4);
10) Ai fini della distribuzione nelle singole circoscrizioni dei seggi assegnati alle liste ammesse al riparto ai sensi del comma 1, numero 6), l'Ufficio procede quindi alla distribuzione dei seggi assegnati alle varie liste di cui al numero 3, lettera b) e al numero 6) prima nelle singole circoscrizioni e poi nei collegi plurinominali di ciascuna circoscrizione. A tale fine, l'Ufficio procede come segue:
a) per ogni circoscrizione, somma le cifre elettorali circoscrizionali delle sole liste ammesse al riparto ottenendo così la cifra elettorale circoscrizionale di lista; divide quindi il totale delle cifre elettorali circoscrizionali di lista per il numero dei seggi spettanti alla circoscrizione, aumentato di una unità. La parte intera del risultato della divisione costituisce il quoziente elettorale circoscrizionale;
b) per ogni circoscrizione, divide la cifra elettorale circoscrizionale di ogni lista per il quoziente elettorale circoscrizionale, ed assegna ad ogni lista il numero di seggi corrispondente alla parte intera del risultato di tale divisione. I seggi che restano non attribuiti costituiscono seggi residui, da assegnarsi a norma della successiva lettera e);
c) determina quindi la cifra elettorale residuale di ogni lista, pari alla differenza tra la rispettiva cifra elettorale circoscrizionale ed il prodotto del quoziente elettorale circoscrizionale per il numero di seggi assegnati ai sensi delle lettere a), e b). Sono da considerare cifra elettorale residuale anche le cifre elettorali circoscrizionali di liste che non abbiano conseguito seggi ai sensi delle lettere a) e b); d) verifica, per ciascuna lista, il numero di seggi assegnati a quoziente intero nelle singole circoscrizioni ai sensi delle lettere a) e b). Se tale numero supera quello dei seggi spettanti in base alle determinazioni di cui al numero 4) per le liste singole e di cui al numero 7) per le liste collegate in coalizione, toglie i seggi in eccedenza; i seggi eccedenti sono sottratti alle liste a partire da quelle circoscrizioni che hanno avuto assegnati più seggi, seguendo l’ordine decrescente del numero dei seggi assegnati ad ognuna. In caso di parità di seggi assegnati, la sottrazione è a carico della lista che
ha riportato un numero di voti validi inferiore in cifra assoluta. I seggi così recuperati sono assegnati come seggi residui, secondo le disposizioni di cui alla lettera e);
e) dispone in un’unica graduatoria nazionale decrescente le cifre elettorali residuali di cui alla lettera c), e ripartisce tra le liste i seggi residui, in corrispondenza alle maggiori cifre elettorali residuali, entro il numero dei seggi attribuiti ad ogni circoscrizione, fino a raggiungere per ciascuna lista il numero di seggi assegnati ai sensi del numero 4) ovvero del numero 7). L’assegnazione dei seggi residui viene condotta a partire dalla lista ammessa al riparto dei seggi con la minor cifra elettorale nazionale. Qualora a seguito delle predette operazioni non vengano ripartiti tutti i seggi spettanti a ciascuna lista, i seggi residui sono ripartiti, entro il numero dei seggi assegnati ad ogni circoscrizione, a partire dalla circoscrizione in cui la lista abbia ottenuto il minor numero di voti validi in cifra assoluta e proseguendo secondo la graduatoria crescente del numero dei voti validi riportati dalla stessa lista nelle altre regioni;
f) determina il numero dei seggi spettanti complessivamente ad ognuna delle liste in ciascuna circoscrizione, sommando per ciascuna i seggi già assegnati ai sensi della lettera b) e i seggi residui spettanti ai sensi della lettera e). Qualora la circoscrizione sia costituita da un unico collegio plurinominale, per ciascuna lista il numero di seggi così determinato corrisponde a quello infine assegnato nella circoscrizione medesima.
g) qualora la circoscrizione sia costituita da più di un collegio plurinominale, distribuisce i seggi assegnati alle liste ai sensi della lettera f) tra i collegi plurinominali della circoscrizione. A tal fine, per ciascuna lista divide la cifra elettorale circoscrizionale per il numero di seggi spettanti, ottenendo così il quoziente elettorale circoscrizionale di lista. Per ogni collegio plurinominale divide quindi la cifra elettorale della lista nel collegio plurinominale per il quoziente elettorale circoscrizionale di lista, ed assegna alla lista medesima il numero di seggi corrispondente alla parte intera del risultato di tale divisione. I seggi residui sono attribuiti alla lista nei collegi plurinominali della circoscrizione in cui corrispondono, nell'ordine, le rispettive cifre residuali più alte, date dalla differenza tra la cifra elettorale circoscrizionale ed il prodotto del quoziente elettorale circoscrizionale di lista per il numero di seggi già assegnati alla lista medesima a quoziente intero.
b) al comma 1, dopo il numero 9) è aggiunto il seguente:
«9-bis) Qualora la verifica di cui al numero 5) abbia dato esito positivo e la coalizione di liste o la
singola lista con la maggiore cifra elettorale nazionale abbia già conseguito ai sensi del numero 4)
una quota di seggi superiore a 340 si procede direttamente all’attribuzione dei seggi ai sensi dei
numeri 7-ter), 8) e 9;
c) il comma 2 è sostituito dal seguente:
«2. Qualora la coalizione di liste o la singola lista che ha ottenuto la maggiore cifra elettorale
nazionale ai sensi del comma 1 abbia conseguito più di 340 seggi in seguito all’attribuzione del
premio di maggioranza, ad essa viene sottratto il numero di seggi necessario per raggiungere tale
consistenza. In tale caso l'Ufficio assegna 340 seggi alla suddetta coalizione di liste o singola lista e
ripartisce proporzionalmente i restanti 277 seggi tra le altre coalizioni di liste e liste di cui al comma
1, numero 3). A tal fine procede ai sensi del comma 1, numeri 7), 8), 9) e 10) »
d) il comma 3 è sostituito dal seguente:
«3. Qualora la verifica di cui al comma 1, numero 5) abbia dato esito negativo, si procede ad un
turno di ballottaggio fra le liste o le coalizioni di liste che abbiano ottenuto al primo turno le due
maggiori cifre elettorali nazionali, calcolate ai sensi del comma 1, numeri 1) e 2). I seggi vengono
assegnati secondo le seguenti modalità:
1) alla lista o coalizione di liste che abbia ottenuto il maggior numero di voti al turno di ballottaggio
viene assegnata una quota di seggi pari a 327 seggi. In tale caso l'Ufficio assegna il numero di seggi così determinato alla suddetta coalizione di liste o singola lista. Divide quindi la cifra elettorale nazionale della coalizione o della singola lista per il nuovo totale dei seggi assegnati, ottenendo così il quoziente elettorale nazionale di maggioranza;
2) l'Ufficio procede poi a ripartire proporzionalmente i restanti 290 seggi, tra le altre coalizioni di liste e singole liste di cui al comma 1, numero 3). A tale fine divide il totale delle loro cifre elettorali
nazionali per tale numero, ottenendo il quoziente elettorale nazionale di minoranza. Nell'effettuare tale divisione non tiene conto dell'eventuale parte frazionaria del quoziente. Divide poi la cifra elettorale di ciascuna coalizione di liste o singola lista per tale quoziente. La parte intera del quoziente così ottenuta rappresenta il numero di seggi da assegnare a ciascuna coalizione di liste o singola lista. I seggi che rimangono ancora da attribuire sono rispettivamente assegnati alle coalizioni di liste o singole liste per le quali queste ultime divisioni hanno dato i maggiori resti e, in caso di parità di resti, a quelle che abbiano conseguito la maggiore cifra elettorale nazionale; a parità di quest'ultima si procede a sorteggio.
3) l’Ufficio procede poi, per ciascuna coalizione di liste, al riparto dei seggi ad essa spettanti tra le
relative liste ammesse al riparto con le modalità di cui al comma 1, numero 9); a tal fine si
considerano i seggi di cui al comma 3, numero 1) e numero 2);
4) ai fini della distribuzione nelle singole circoscrizioni dei seggi assegnati alle liste ammesse al
riparto ai sensi del comma 1, numero 6), l'Ufficio procede infine ai sensi del comma 1, numero 10).
A tale fine, in luogo del quoziente elettorale nazionale, utilizza il quoziente elettorale nazionale di
maggioranza per la coalizione di liste o singola lista che ha ottenuto il maggior numero di voti validi
al turno di ballottaggio e il quoziente elettorale nazionale di minoranza per le altre coalizioni di liste
o singole liste.
e) il comma 5 è sostituito dal seguente: “5. L’Ufficio centrale nazionale provvede a comunicare ai singoli uffici centrali circoscrizionali il numero dei seggi assegnati a ciascuna lista nei collegi plurinominali della circoscrizione”

17. L'art. 85 del «decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957» è abrogato.

Il testo integrale dell'Italicum /5

18. La rubrica del TITOLO VI è sostituita dalla seguente: «Disposizioni speciali per le circoscrizioni Valle d'Aosta e Trentino-Alto Adige »;

19. all’articolo 92, comma primo, numero 3) è aggiunto in fine il seguente periodo: «qualora i presentatori intendano effettuare il collegamento della candidatura in coalizione ai sensi dell’articolo 14-bis, il deposito del contrassegno e la dichiarazione di collegamento sono effettuati nei termini e con le modalità di cui, rispettivamente, agli articoli 14 e 14-bis.»;

20. all’articolo 93, dopo il comma terzo, è aggiunto il seguente: «Ai fini di cui all’articolo 83, comma 1, numero 3), l’Ufficio centrale elettorale comunica all’Ufficio centrale nazionale, a mezzo di estratto del verbale, la cifra elettorale di ciascun candidato e il totale dei voti validi nel collegio.»;

21. La rubrica del TITOLO VI è sostituita dalla seguente: «Disposizioni speciali per le circoscrizioni Valle d'Aosta e Trentino-Alto Adige »;

22. all’articolo 92, comma primo, numero 3) è aggiunto in fine il seguente periodo: «qualora i presentatori intendano effettuare il collegamento della candidatura in coalizione ai sensi dell’articolo 14-bis, il deposito del contrassegno e la dichiarazione di collegamento sono effettuati nei termini e con le modalità di cui, rispettivamente, agli articoli 14 e 14-bis.»;

23. all’articolo 93, dopo il comma terzo, è aggiunto il seguente: «Ai fini di cui all’articolo 83, comma 1, numero 3), l’Ufficio centrale elettorale comunica all’Ufficio centrale nazionale, a mezzo di estratto del verbale, la cifra elettorale di ciascun candidato e il totale dei voti validi nel collegio.»;

24. dopo l’articolo 93, sono inseriti i seguenti:
«ART. 93-bis 1. Con il decreto di cui all’articolo 3 è determinato il numero dei seggi spettanti alla regione Trentino-Alto Adige non assegnati nei collegi uninominali.
2. La presentazione delle candidature nei collegi uninominali è fatta per singoli candidati i quali si collegano ad una lista circoscrizionale che concorre alla assegnazione dei seggi in ragione proporzionale, alla quale gli stessi aderiscono con l'accettazione della candidatura. La dichiarazione di collegamento deve essere accompagnata dall'accettazione scritta del rappresentante, di cui all'articolo 17, incaricato di effettuare il deposito della lista a cui il candidato nel collegio uninominale si collega. Nella dichiarazione di collegamento il candidato indica il contrassegno che accompagna il suo nome e il suo cognome sulla scheda elettorale. Nessun candidato può accettare la candidatura in più di un collegio. La candidatura della stessa persona in più di un collegio è nulla. Nessuna candidatura nei collegi uninominali può essere collegata a più di una lista circoscrizionale. Per ogni candidato nei collegi uninominali deve essere indicato il cognome, il nome, il luogo e la data di nascita, il collegio uninominale per il quale viene presentato e, il contrassegno tra quelli depositati presso il Ministero dell'interno che lo contraddistingue , nonché la lista circoscrizionale alla quale il candidato si collega ai fini del comma 2 dell’articcolo 93-quater. La dichiarazione di presentazione dei candidati nei collegi uninominali deve contenere l'indicazione dei nominativi di due delegati effettivi e di due supplenti.
3. I partiti o i gruppi politici organizzati, che intendono presentare liste circoscrizionali che concorrono alla assegnazione dei seggi in ragione proporzionale, debbono collegarsi ad una candidatura in uno o più collegi uninominali. Nessuna lista può essere collegata a più di una candidatura nel medesimo collegio uninominale. All’atto della presentazione della lista i presentatori indicano il contrassegno, ovvero i contrassegni delle candidature uninominali cui la lista è collegata e la denominazione del partito o del gruppo politico organizzato che la presenta.
4. La dichiarazione di presentazione delle liste circoscrizionali che concorrono alla assegnazione dei seggi in ragione proporzionale deve essere sottoscritta da almeno 2.500 e da non più di 3.000 elettori iscritti nelle liste elettorali dei comuni compresi nella circoscrizione. Ciascuna lista deve comprendere un numero di candidati non inferiore a due terzi e non superiore al numero dei seggi di cui al comma 1. In caso di scioglimento della Camera dei deputati che ne anticipi la scadenza di oltre centoventi giorni, il numero delle sottoscrizioni della lista è ridotto della metà. La dichiarazione di presentazione delle candidature nei collegi uninominali deve essere sottoscritta da almeno 1.000 e da non più di 1.500 elettori iscritti nelle liste elettorali dei comuni del collegio.
5. La presentazione delle liste circoscrizionali e delle candidature nei collegi uninominali è effettuata insieme al deposito del relativo contrassegno, presso la cancelleria della corte d'appello di Trento. Insieme con le liste dei candidati o le candidature nei collegi uninominali devono essere presentati gli atti di accettazione delle candidature, i certificati di iscrizione nelle liste elettorali dei candidati e la dichiarazione di presentazione delle candidature nei collegi uninominali e della lista dei candidati firmata, anche in atti separati, dal prescritto numero di elettori; alle candidature nei collegi uninominali deve essere allegata la dichiarazione di collegamento e la relativa accettazione di cui al comma 2.
6. Qualora i presentatori delle liste circoscrizionali intendano effettuare il collegamento della candidatura in coalizione ai sensi dell’articolo 14-bis, le dichiarazioni di collegamento sono effettuati nei termini e con le modalità di cui, rispettivamente, agli articoli 14 e 14-bis.»;
«ART. 93-ter 1. L’elettore esprime un unico voto per il candidato prescelto nel collegio uninominale. Il voto espresso in favore del candidato nel collegio uninominale è un voto espresso anche in favore della lista circoscrizionale a questo collegata.

Il testo integrale dell'Italicum /6

Il modello di scheda per l'elezione nei collegi uninominali della circoscrizione Trentino-Alto Adige è quello previsto dalla tabella G allegata alla legge 13 marzo 1980, n. 70, e successive modificazioni;
3. L’elettore vota tracciando un unico segno sul nome del candidato nel collegio uninominale, ovvero sul relativo contrassegno.
«ART. 93-quater 1. L'ufficio elettorale regionale procede, con l'assistenza del cancelliere, alle seguenti operazioni:
a) effettua lo spoglio delle schede eventualmente inviate dalle sezioni;
b) somma i voti ottenuti da ciascun candidato nelle singole sezioni, come risultano dai verbali;
c) determina la cifra elettorale circoscrizionale di ciascuna lista. Tale cifra è data dalla somma dei voti validi ottenuti nei collegi uninominali dai candidati collegati con la lista ai sensi del comma 2 dell’articolo 93-bis.
2. Il presidente dell'ufficio elettorale regionale, in conformità ai risultati accertati, proclama eletto per ciascun collegio il candidato che ha ottenuto il maggior numero di voti validi. In caso di parità di voti, è proclamato eletto il candidato più anziano di età (49)..
3. Per l'assegnazione dei seggi in ragione proporzionale, l'ufficio elettorale regionale divide la cifra elettorale di ciascuna lista successivamente per uno, due, ... sino alla concorrenza del numero dei deputati da eleggere, scegliendo quindi, fra i quozienti così ottenuti, i più alti in numero eguale ai senatori da eleggere, disponendoli in una graduatoria decrescente. I seggi sono assegnati alle liste in corrispondenza ai quozienti compresi in questa graduatoria. A parità di quoziente il seggio è attribuito alla lista che ha ottenuto la minore cifra elettorale. Se ad una lista spettano più seggi di quanti sono i suoi candidati, i seggi esuberanti sono distribuiti secondo l'ordine della graduatoria di quoziente.
4. L'ufficio elettorale regionale proclama quindi eletti, in corrispondenza ai seggi attribuiti ad ogni lista, i candidati della lista medesima secondo l’ordine in cui essi si succedono.
5 Ai fini di cui all’articolo 83, comma 1, numero 3), l’Ufficio centrale elettorale comunica all’Ufficio centrale nazionale, a mezzo di estratto del verbale, la cifra elettorale di ciascuna lista circoscrizionale, la cifra elettorale di ciascun candidato nei collegi uninominali e il totale dei voti validi nella circoscrizione. I voti espressi in favore di un candidato nel collegio uninominale che sono computati nella cifra elettorale della lista circoscrizionale cui la candidatura è collegata, non sono computati in sede nazionale in favore di alcuna lista, anche se contraddistinta con il medesimo contrassegno
6. I seggi attribuiti nella circoscrizione Trentino-Alto Adige sono computati, secondo le rispettive assegnazioni, nei numeri che ai sensi dell’articolo 83 determinano l’assegnazione del premio di maggioranza.
25. Per le prime elezioni successive all’entrata in vigore della presente legge, si applicano le disposizioni di cui al comma 2, primo periodo, dell’articolo 18bis del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957 anche ai partiti o ai gruppi politici costituitisi in gruppo parlamentare in entrambe le Camere al 31 dicembre 2013.

Articolo 2
(Modifiche al sistema di elezione del Senato della Repubblica)

1. All'articolo 1 del testo unico delle leggi recanti norme per l'elezione del Senato della Repubblica di cui al decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533 e successive modificazioni, di seguito denominato "decreto legislativo n. 533 del 1993", il comma 2 è sostituito dai seguenti:
2. Il territorio nazionale è diviso nelle circoscrizioni elettorali indicate nella tabella “A” allegata al presente testo unico corrispondenti al territorio delle regioni. Per la presentazione delle candidature e per l’assegnazione dei seggi ai candidati, ciascuna regione è ripartita nei collegi plurinominali indicati nella tabella “B” allegata al presente testo unico. Salvo i seggi assegnati alla circoscrizione Estero e fermo quanto disposto ai commi 3 e 4 l’assegnazione dei seggi alle liste e coalizioni di liste sul territorio nazionale è effettuata dall’Ufficio centrale nazionale, a norma dell’articolo 16, con l’eventuale attribuzione di un premio di maggioranza, a seguito del primo turno di votazione qualora una lista o una coalizione di liste abbia conseguito un numero di voti validi pari almeno al trentacinque per cento del totale nazionale, ovvero a seguito di un turno di ballottaggio ai sensi del medesimo articolo 16.
2-bis. L’assegnazione del numero dei seggi alle singole regioni è effettuata sulla base dei risultati dell’ultimo censimento generale della popolazione, riportati dalla più recente pubblicazione ufficiale dell’Istituto nazionale di statistica, con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro per l’interno, da emanare contemporaneamente al decreto di convocazione dei comizi. Con il medesimo decreto di cui al comma 1 sono determinati, per ciascuna circoscrizione, il numero di seggi da attribuire nei collegi plurinominali di cui alla Tabella “B”, con le medesime modalità di cui al primo periodo
2ter. Salvo quanto disposto dall’articolo 2, i seggi spettanti alla circoscrizione ai sensi del comma 1 sono attribuiti in collegi plurinominali nei quali è assegnato un numero di seggi non inferiore a tre e non superiore a sei, fatti salvi gli eventuali aggiustamenti in base ad esigenze derivanti dal rispetto di criteri demografici e di continuità territoriale.
4. Fatto salvo quanto stabilito ai sensi del comma 3, i collegi plurinominali sono costituiti nell’ambito di ciascuna circoscrizione sulla base dei criteri e dei principi direttivi recati dall’articolo 7 della legge 4 agosto 1993, n. 277;
I collegi plurinominali sono costituiti nell’ambito di ciascuna circoscrizione sulla base dei criteri e dei principi direttivi recati dall’articolo 7 della legge 4 agosto 1993, n. 277;

2. All’articolo 2 del decreto legislativo n. 533 del 1993 le parole “nelle circoscrizioni regionali” sono sostituite con le seguenti: “nei collegi plurinominali di ciascuna regione”.

3. L'articolo 7 del decreto legislativo n. 533 del 1993 è sostituito dal seguente:

4. All'articolo 9 del decreto legislativo n. 533 del 1993 sono apportate le seguenti modificazioni: a) il primo periodo del secondo comma è sostituito dal seguente: “La presentazione delle liste di candidati per l'attribuzione dei seggi nei collegi plurinominali deve essere sottoscritta da almeno 1000 e da non più di 1500 elettori iscritti nelle liste elettorali di comuni ricompresi nei medesimi collegi, o in caso di collegi ricompresi in un unico comune, iscritti alle sezioni elettorali di tali collegi.”
b) il comma 4 è sostituito dal seguente:
“4. Ogni lista, all’atto della presentazione, è composta da un elenco di candidati, presentati secondo un ordine numerico. La lista è formata complessivamente da un numero di candidati pari almeno alla metà del numero di seggi assegnati al collegio plurinominale e non superiore al numero di seggi assegnati al collegio plurinominale. A pena di inammissibilità, nel complesso delle candidature circoscrizionali di ciascuna lista nessuno dei due sessi può essere rappresentato in misura superiore al cinquanta per cento, con arrotondamento all’unità superiore

5. All'articolo 11 del decreto legislativo n. 533 del 1993 sono apportate le seguenti modificazioni: a) al comma 1 sostituire le parole “ufficio elettorale regionale” con le seguenti: “ufficio elettorale circoscrizionale”;
b) al comma 1, lettera a), dopo le parole “I contrassegni di ciascuna lista” sono aggiunte le seguenti: “e i cognomi e i nomi dei relativi candidati”;
c) al comma 1, lettera c), numero 1), dopo le parole “recanti i contrassegni delle liste” sono aggiunte le seguenti: “e il cognome e il nome dei relativi candidati;
d) al comma 3, primo periodo, sono aggiunte in fine le seguenti parole “e i nominativi dei relativi candidati”;
e) dopo il comma 3, è aggiunto il seguente: “2-bis. In caso di svolgimento del ballottaggio, nella scheda, unica a livello nazionale, sono riprodotti, in due distinti rettangoli, i contrassegni delle liste collegate e delle singole liste non collegate ammesse al ballottaggi.
e, nella successione interna delle liste
?nei collegi plurinominali non possono esservi più di due candidati consecutivi del medesimo genere”

10. L'articolo 15 è sostituito dal seguente:
“Articolo 15
1. L'ufficio centrale regionale, compiute le operazioni di cui all'articolo 76 del testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, facendosi assistere, ove lo ritenga opportuno, da uno o più esperti scelti dal presidente:
1) determina la cifra elettorale regionale di ogni lista. Tale cifra è data dalla somma dei voti conseguiti dalla lista stessa nelle singole sezioni elettorali dei collegi plurinominali della circoscrizione;
2) comunica all'Ufficio centrale nazionale, a mezzo di estratto del verbale, la cifra elettorale regionale di ciascuna lista, nonché il totale dei voti validi espressi nei singoli collegi plurinominali e nella circoscrizione regionale”.

11. La Rubrica del Titolo VI è sostituita dalla seguente: “Delle operazioni dell'ufficio elettorale nazionale”.

12. L'articolo 16 del testo unico del decreto legislativo n. 533 del 1993 è sostituito dal seguente:
«1. L'Ufficio centrale elettorale nazionale, ricevuti gli estratti dei verbali da tutti gli Uffici centrali regionali, facendosi assistere, ove lo ritenga opportuno, da uno o più esperti scelti dal presidente:
1) determina le cifra elettorale nazionale di ciascuna lista. Tale cifra è data dalla somma delle cifre elettorali circoscrizionali conseguite nelle singole circoscrizioni dalle liste aventi il medesimo contrassegno, compresi i voti espressi in favore di candidati nel collegio uninominale della Valle d’Aosta e nel Trentino Alto Adige;
2) determina poi la cifra elettorale nazionale di ciascuna coalizione di liste collegate, data dalla somma delle cifre elettorali nazionali delle liste che compongono la coalizione stessa che si siano presentate almeno in un quarto del totale dei collegi plurinominali, con arrotondamento all’unità inferiore, nonché la cifra elettorale nazionale di ciascuna lista non collegata ed individua quindi la coalizione di liste o la lista non collegata che ha ottenuto la maggiore cifra elettorale nazionale;
3) individua quindi:
a) le coalizioni di liste la cui cifra elettorale nazionale sia pari ad almeno il 12 per cento dei voti validi espressi e che contengano almeno una lista collegata che abbia conseguito sul piano nazionale almeno il 5 per cento dei voti validi espressi ovvero una lista collegata rappresentativa di minoranze linguistiche riconosciute, presentata esclusivamente nei collegi plurinominali di regioni il cui statuto speciale prevede una particolare tutela di tali minoranze linguistiche, che abbia conseguito almeno il 20 per cento dei voti validi espressi nel complesso delle circoscrizioni della regione medesima;
b) le singole liste non collegate che abbiano conseguito sul piano nazionale almeno l'8 per cento dei voti validi espressi e le singole liste non collegate rappresentative di minoranze linguistiche riconosciute, presentate esclusivamente nei collegi plurinominali di regioni il cui statuto speciale prevede una particolare tutela di tali minoranze linguistiche, che abbiano conseguito almeno il 20 per cento dei voti validi espressi nel complesso delle circoscrizioni della regione medesima, nonché le liste delle coalizioni che non hanno superato la percentuale di cui alla lettera a) ma che abbiano conseguito sul piano nazionale almeno il 8 per cento dei voti validi espressi ovvero che siano rappresentative di minoranze linguistiche riconosciute, presentate esclusivamente nei collegi plurinominali di regioni il cui statuto speciale prevede una particolare tutela di tali minoranze linguistiche, che abbiano conseguito almeno il 20 per cento dei voti validi espressi nella nel complesso dei collegi plurinominali della regione;
4) tra le coalizioni di liste di cui al numero 3) lettera a), e le liste di cui al numero 3), lettera b), procede al riparto dei seggi in base alla cifra elettorale nazionale di ciascuna di esse. A tale fine divide il totale delle cifre elettorali nazionali di ciascuna coalizione di liste o singola lista di cui al numero 3) per il numero dei seggi da attribuire, escluso il seggio corrispondente al collegio uninominale della Valle d'Aosta, ottenendo così il quoziente elettorale nazionale. Nell'effettuare tale divisione non tiene conto dell'eventuale parte frazionaria del quoziente. Divide poi la cifra elettorale nazionale di ciascuna coalizione di liste o singola lista per tale quoziente. La parte intera del quoziente così ottenuta rappresenta il numero dei seggi da assegnare a ciascuna coalizione di liste o singola lista. I seggi che rimangono ancora da attribuire sono rispettivamente assegnati alle coalizioni di liste o singole liste per le quali queste ultime divisioni hanno dato i maggiori resti e, in caso di parità di resti, a quelle che abbiano conseguito la maggiore cifra elettorale nazionale; a parità di quest'ultima si procede a sorteggio;
5) verifica poi se la cifra elettorale nazionale della coalizione di liste o della singola lista con la maggiore cifra elettorale nazionale individuata ai sensi del numero 2) corrisponda ad almeno il 35 per cento del totale dei voti validamente espressi;
6) individua quindi, nell'ambito di ciascuna coalizione di liste collegate di cui al numero 3), lettera a), le liste che abbiano conseguito sul piano nazionale almeno il 5 per cento dei voti validi espressi e le liste rappresentative di minoranze linguistiche riconosciute, presentate esclusivamente;
7) qualora la verifica di cui al numero 5) abbia dato esito positivo e la coalizione di liste o la singola lista che ha ottenuto la maggiore cifra elettorale nazionale ai sensi dei numeri 1) e 2) non abbia già conseguito una percentuale di seggi, sul totale di 308, pari almeno alla percentuale della relativa cifra elettorale nazionale sul totale dei voti validamente espressi aumentata di 18 punti percentuali, ad essa viene ulteriormente attribuito il numero di seggi necessario per raggiungere tale consistenza, ma in ogni caso non più di quanti siano sufficienti per arrivare al totale di 169 seggi. In tale caso l'Ufficio assegna il numero di seggi così determinato alla suddetta coalizione di liste o singola lista.
8) l'Ufficio procede poi a ripartire proporzionalmente i restanti seggi, in numero pari alla differenza tra 308 e il totale dei seggi assegnati alla coalizione di liste o singola lista con la maggiore cifra elettorale nazionale ai sensi del numero 7), tra le altre coalizioni di liste e singole liste di cui al comma 1, numero 3). A tale fine divide il totale delle loro cifre elettorali nazionali per tale numero, ottenendo il quoziente elettorale nazionale di minoranza. Nell'effettuare tale divisione non tiene conto dell'eventuale parte frazionaria del quoziente. Divide poi la cifra elettorale di ciascuna coalizione di liste o singola lista per tale quoziente. La parte intera del quoziente così ottenuta rappresenta il numero di seggi da assegnare a ciascuna coalizione di liste o singola lista. I seggi che in
circoscrizioni comprese in una delle regioni il cui statuto speciale prevede una particolare tutela di tali minoranze linguistiche, che abbiano conseguito almeno il 20 per cento dei voti validi espressi nel complesso delle circoscrizioni della regione medesima rimangono ancora da attribuire sono rispettivamente assegnati alle coalizioni di liste o singole liste per le quali queste ultime divisioni hanno dato i maggiori resti e, in caso di parità di resti, a quelle che abbiano conseguito la maggiore cifra elettorale nazionale; a parità di quest'ultima si procede a sorteggio.
9) L'Ufficio procede poi, per ciascuna coalizione di liste, al riparto dei seggi ad essa spettanti tra le relative liste ammesse al riparto. A tale fine per ciascuna coalizione di liste, divide la somma delle cifre elettorali nazionali delle liste ammesse al riparto di cui al numero 6) per il numero di seggi già individuato ai sensi del numero 4). Nell'effettuare tale divisione non tiene conto dell'eventuale parte frazionaria del quoziente così ottenuto. Divide poi la cifra elettorale nazionale di ciascuna lista ammessa al riparto per tale quoziente. La parte intera del quoziente così ottenuta rappresenta il numero dei seggi da assegnare a ciascuna lista. I seggi che rimangono ancora da attribuire sono rispettivamente assegnati alle liste per le quali queste ultime divisioni hanno dato i maggiori resti e, in caso di parità di resti, alle liste che abbiano conseguito la maggiore cifra elettorale nazionale; a parità di quest'ultima si procede a sorteggio. A ciascuna lista di cui al numero 3), lettera b), sono attribuiti i seggi già determinati ai sensi del numero 4);
10) Ai fini della distribuzione nelle singole circoscrizioni dei seggi assegnati alle liste ammesse al riparto ai sensi del comma 1, numero 6), l'Ufficio procede quindi alla distribuzione dei seggi assegnati alle varie liste di cui al numero 3, lettera b) e al numero 6) prima nelle singole regioni e poi nei collegi plurinominali di ciascuna regione. A tale fine, l'Ufficio procede come segue:
a) per ogni regione, somma le cifre elettorali circoscrizionali delle sole liste ammesse al riparto ottenendo così la cifra elettorale regionale di lista; divide quindi il totale delle cifre elettorali regionali di lista per il numero dei seggi spettanti alla regione, aumentato di una unità. La parte intera del risultato della divisione costituisce il quoziente elettorale regionale;
b) per ogni regione, divide la cifra elettorale regionale di ogni lista per il quoziente elettorale regionale, ed assegna ad ogni lista il numero di seggi corrispondente alla parte intera del risultato di tale divisione. I seggi che restano non attribuiti costituiscono seggi residui, da assegnarsi a norma della successiva lettera e);
c) determina quindi la cifra elettorale residuale di ogni lista, pari alla differenza tra la rispettiva cifra elettorale regionale ed il prodotto del quoziente elettorale regionale per il numero di seggi assegnati ai sensi delle lettere a), e b). Sono da considerare cifra elettorale residuale anche le cifre elettorali regionali di liste che non abbiano conseguito seggi ai sensi delle lettere a) e b);
d) verifica, per ciascuna lista, il numero di seggi assegnati a quoziente intero nelle singole regioni ai sensi delle lettere a) e b). Se tale numero supera quello dei seggi spettanti in base alle determinazioni di cui al numero 4) per le liste singole e di cui al numero 7) per le liste collegate in coalizione, toglie i seggi in eccedenza; i seggi eccedenti sono sottratti alle liste a partire da quelle regioni che hanno avuto assegnati più seggi, seguendo l’ordine decrescente del numero dei seggi assegnati ad ognuna. In caso di parità di seggi assegnati, la sottrazione è a carico della lista che ha riportato un numero di voti validi inferiore in cifra assoluta. I seggi così recuperati sono assegnati come seggi residui, secondo le disposizioni di cui alla lettera e);
e) dispone in un’unica graduatoria nazionale decrescente le cifre elettorali residuali di cui al comma 5, lettera c), e ripartisce tra le liste i seggi residui, in corrispondenza alle maggiori cifre elettorali residuali, entro il numero dei seggi attribuiti ad ogni regione, fino a raggiungere per ciascuna lista il numero di seggi assegnati ai sensi del numero 4) ovvero del numero 7). L’assegnazione dei seggi residui viene condotta a partire dalla lista ammessa al riparto dei seggi con la minor cifra elettorale nazionale. Qualora a seguito delle predette operazioni non vengano ripartiti tutti i seggi spettanti a ciascuna lista, i seggi residui sono ripartiti, entro il numero dei seggi assegnati ad ogni regione, a partire dalla regione in cui la lista abbiano ottenuto il minor numero di voti validi in cifra assoluta e proseguendo secondo la graduatoria crescente del numero dei voti validi riportati dalla stessa lista nelle altre regioni;
f) determina il numero dei seggi spettanti complessivamente ad ognuna delle liste in ciascuna regione, sommando per ciascuna i seggi già assegnati ai sensi della lettera b) e i seggi residui spettanti ai sensi della lettera e). Qualora la regione sia costituita da un'unica circoscrizione, per ciascuna lista il numero di seggi così determinato corrisponde a quello infine assegnato nella circoscrizione medesima.
g) qualora la regione sia costituita da più di un collegio circoscrizionale, distribuisce i seggi assegnati alle liste ai sensi della lettera f) tra i collegi circoscrizionali della regione. A tal fine, per ciascuna lista divide la cifra elettorale regionale per il numero di seggi spettanti, ottenendo così il quoziente elettorale regionale di lista. Per ogni collegio plurinominale divide quindi la cifra elettorale circoscrizionale della lista per il quoziente elettorale regionale di lista, ed assegna alla lista medesima il numero di seggi corrispondente alla parte intera del risultato di tale divisione. I seggi residui sono attribuiti alla lista in quelle circoscrizioni della regione cui corrispondono nell'ordine le rispettive cifre residuali più alte, date dalla differenza tra la cifra elettorale circoscrizionale ed il prodotto del quoziente elettorale regionale di lista per il numero di seggi già assegnati alla lista medesima a quoziente intero.
9) Qualora la verifica di cui al numero 5) abbia dato esito positivo e la coalizione di liste o la singola lista con la maggiore cifra elettorale nazionale abbia già conseguito ai sensi del numero 4) una quota di seggi superiore a 169 si procede direttamente all’attribuzione dei seggi ai sensi dei numeri 7) e 8);
2. Qualora la coalizione di liste o la singola lista che ha ottenuto la maggiore cifra elettorale nazionale ai sensi del comma 1 abbia conseguito più di 169 seggi in seguito all’attribuzione del premio di maggioranza, ad essa viene sottratto il numero di seggi necessario per raggiungere tale consistenza. In tale caso l'Ufficio assegna 169 seggi alla suddetta coalizione di liste o singola lista e ripartisce proporzionalmente i restanti 139 seggi tra le altre coalizioni di liste e liste di cui al comma 1, numero 3). A tal fine procede ai sensi del comma 1, numeri 7), 8), 9) e 10).
3. Qualora la verifica di cui al comma 1, numero 5) abbia dato esito negativo, si procede ad un turno
?di ballottaggio fra le liste o le coalizioni di liste che abbiano ottenuto al primo turno le due maggiori
?cifre elettorali nazionali, calcolate ai sensi del comma 1, numeri 1) e 2). I seggi vengono assegnati secondo le seguenti modalità:
1) alla lista o coalizione di liste che abbia ottenuto il maggior numero di voti al ballottaggio viene
assegnata una quota di seggi pari a 163 seggi. In tale caso l'Ufficio assegna il numero di seggi così determinato alla suddetta coalizione di liste o singola lista. Divide quindi la cifra elettorale nazionale della coalizione o della singola lista per il nuovo totale dei seggi assegnati, ottenendo così il quoziente elettorale nazionale di maggioranza;
2) l'Ufficio procede poi a ripartire proporzionalmente i restanti 145 seggi, tra le altre coalizioni di liste e singole liste di cui al comma 1, numero 3). A tale fine divide il totale delle loro cifre elettorali nazionali per tale numero, ottenendo il quoziente elettorale nazionale di minoranza. Nell'effettuare tale divisione non tiene conto dell'eventuale parte frazionaria del quoziente. Divide poi la cifra elettorale di ciascuna coalizione di liste o singola lista per tale quoziente. La parte intera del quoziente così ottenuta rappresenta il numero di seggi da assegnare a ciascuna coalizione di liste o singola lista. I seggi che rimangono ancora da attribuire sono rispettivamente assegnati alle coalizioni di liste o singole liste per le quali queste ultime divisioni hanno dato i maggiori resti e, in caso di parità di resti, a quelle che abbiano conseguito la maggiore cifra elettorale nazionale; a parità di quest'ultima si procede a sorteggio.
3) l’Ufficio procede poi, per ciascuna coalizione di liste, al riparto dei seggi ad essa spettanti tra le relative liste ammesse al riparto con le modalità di cui al comma 1, numero 9); a tal fine si considerano i seggi di cui al comma 3, numero 1) e numero 2);
4) ai fini della distribuzione nelle singole circoscrizioni dei seggi assegnati alle liste ammesse al riparto ai sensi del comma 1, numero 6), l'Ufficio procede infine ai sensi del comma 1, numero 10).
A tale fine, in luogo del quoziente elettorale nazionale, utilizza il quoziente elettorale nazionale di maggioranza per la coalizione di liste o singola lista che ha ottenuto il maggior numero di voti validi al turno di ballottaggio e il quoziente elettorale nazionale di minoranza per le altre coalizioni di liste»
4. L'Ufficio centrale nazionale provvede a comunicare ai singoli Uffici elettorali circoscrizionali il numero dei seggi assegnati, per ciascuna circoscrizione della relativa regione, a ciascuna lista.
5. Di tutte le operazioni dell'Ufficio centrale nazionale viene redatto, in duplice esemplare, apposito verbale; un esemplare è rimesso alla Segreteria generale del Senato la quale ne rilascia ricevuta, un altro esemplare è depositato presso la cancelleria della Corte di cassazione».
13. L'articolo 17 del decreto legislativo n. 533 del 1993 è sostituito dal seguente:
1. Il presidente dell'ufficio elettorale nazionale proclama eletti, per ciascun collegio plurinominale della regione e nei limiti dei seggi ai quali ciascuna lista ha diritto, i candidati compresi nella lista medesima, secondo l'ordine di presentazione. »
2. Qualora una lista abbia esaurito il numero dei candidati presentati nel collegio plurinominale e non sia quindi possibile attribuire tutti i seggi ad essa spettanti, l'ufficio elettorale nazionale assegna i seggi nella medesima circoscrizione regionale alla lista, facente parte della stessa coalizione, che abbia la cifra residuale più alta tra quelle di cui al comma 1, numero 8), lettera g), ultimo periodo, non già utilizzata per l'attribuzione di seggi. Qualora due o più liste abbiano una uguale cifra residuale, si procede mediante sorteggio. »

14. L'articolo 17-bis del decreto legislativo n. 533 del 1993 è abrogato.

16. All'articolo 19, comma 2, le parole “nell'ambito della stessa circoscrizione ai sensi dell'articolo 17, comma 8” sono sostituite con le seguenti: “nell'ambito dello stesso collegio plurinominale o della stessa regione con le modalità di cui all'articolo 17”.

Come funziona l'Italicum

Italian Democratic Party PD National Assembly

Renzi e Berlusconi e la nuova legge elettorale Italicum che porta la loro firma. Come funziona.

aggiornamento 18.17 Italicum è il nome della nuova legge elettorale presentata da Matteo Renzi alla Direzione Pd e frutto del suo accordo con Silvio Berlusconi. Prevede l'assegnazione di un premio di maggioranza a chi abbia preso almeno il 35% dei voti che porti al 53% minimo e al 55% al massimo. Il premio dunque sarà al massimo del 18%. Se nessuno ottiene il 35% si va al doppio turno tra le due coalizioni. Le soglie di sbarramento sono del 5% per chi si coalizza, l'8 per chi non si coalizza e il 12% per le coalizioni.

Italicum: come funziona la nuova legge elettorale

La nuova legge elettorale partorita da Matteo Renzi e Silvio Berlusconi durante il loro famigerato incontro potrebbe diventare realtà in tempi brevi. E alla fine, niente doppio turno, niente collegi uninominali, niente modello sindaco d'Italia. Si è deciso per un proporzionale con premio di maggioranza, versione modificata del sistema spagnolo, che accontenta un po' tutti senza entusiasmare nessuno. Oggi il testo della nuova legge elettorale verrà illustrato da Renzi alla direzione Pd e si vedrà con maggiore precisione di che si tratta.

Intanto, per quello che già si sa, vediamo come funziona la nuova legge elettorale. Lo schema di base, come detto, è quello proporzionale. I seggi vengono quindi divisi in base alle percentuali conquistate dai singoli partiti su base nazionale in cui si prevede un premio di maggioranza e soglie di sbarramento per entrare in Parlamento, soglie diverse per i partiti all'interno di coalizioni e per i partiti che decidono di correre da soli. Non troppo dissimile dal Porcellum, quindi, ma recependo le richieste della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittimo quest'ultimo.

Premio di maggioranza. Secondo la nuova legge elettorale Renzi - Berlusconi 92 deputati dei 618 eletti alla Camera (quindi il 15%) saranno assegnati come premio di maggioranza alla coalizione o singolo partito che supera il 35% dei voti. Premio che potrebbe anche aumentare e arrivare al 20% così come la soglia da raggiungere per ottenerlo potrebbe scendere al 30% o salire al 40%. Si vedrà, ma questi sono dettagli che non modificano l'impalcatura della legge.

Soglie di sbarramento. La percentuale minima da raggiungere per entrare in Parlamento è molto alta per i partiti che decidono di correre da soli (8%), mentre scende al 4 o 5% per i partiti che corrono alleati in coalizione. Un modo per eliminare il potere di ricatto dei partiti più piccoli, che verrebbero così eliminati qualora non decidano di allearsi con qualcuno, e di preservare quindi il bipolarismo. In Italia, però, al momento vige il "tripolarismo", la governabilità ricade quindi interamente sulle spalle del premio del maggioranza.

Ripartizione dei seggi. Il collegio è unico e nazionale, sta a significare che a decidere dei seggi assegnati a un partito e/o coalizione sono solo i voti recepiti a livello nazionale. Stabilito il numero di deputati eletti per partito, i seggi vengono assegnati scegliendo i candidati che hanno ottenuto i migliori risultati nelle singole circoscrizioni provinciali.

Liste bloccate. Niente preferenze. In ogni collegio ci saranno liste bloccate ma brevi, si parla di sei candidati per partito. In questo modo si superano le perplessità della Corte Costituzionale, dal momento che presentando pochi candidati si dà all'elettore la possibilità di conoscere i candidati. Resta il fatto che non si potrà scegliere il singolo candidato, ma solo votare un pacchetto completo deciso dal partito.

I resti. I resti dei voti serviti per eleggere un singolo deputato non saranno persi, ma riutilizzati nel collegio unico nazionale, il tutto allo scopo di agevolare i partiti più piccoli che l'impianto generale tende a penalizzare.

Nessun premio di maggioranza. E se nessuna coalizione raggiunge la soglia necessaria per il premio di maggioranza, che succede? Nel caso in cui nessuna delle due coalizioni raggiunga la soglia del 35% dei consensi, secondo alcune indiscrezioni, la nuova legge prevede che si tornerà a votare quindici giorni dopo proprio per assegnare il bonus che consente di ottenere una maggioranza certa alla Camera. Un modo per evitare che lo spettro delle larghe intese o dell'ingovernabilità torni a presentarsi troppo di frequente.

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