Il Pdl è al lavoro per andare ai primi del 2009 al suo primo “vero” congresso, quando nascerà – così promette Silvio Berlusconi - un grande partito “democratico”. Il Pd è al lavoro per la sua manifestazione nazionale del 25 ottobre, prima prova di forza con Berlusconi e la sua maggioranza.
Il Pdl sembra avere una più chiara visione strategica. Il Pd fatica oltremodo a trovare una sua dimensione, la sua identità politica. Intanto il Paese arranca.
I motivi sono diversi e complessi. Ma uno in particolare tiene la nazione frenata e gli italiana nella delusione e sfiducia permanente: dilaga il sottogoverno, la corruzione e l’opera di disfacimento dello Stato, impera l’utilizzazione delle strutture pubbliche come strumenti di potere dei partiti, la casta fa e disfa impunemente.
I guasti che oggi si avvertono nell’amministrazione dello Stato hanno radici antiche ma la degenerazione è arrivata con la “seconda” Repubblica.
Per darsi una credibilità, sia Berlusconi che Veltroni hanno pigiato sul tasto del “rinnovamento” dei rispettivi partiti e della politica. Ma è stato ed è solo un falso rinnovamento, quanto meno solo un rinnovamento di facciata. Al massimo il rinnovamento viene inteso e realizzato come fatto organizzativo. Ma l’organizzazione è sempre lo strumento di una politica.
In questo quadro si inserisce la polemica relativa al rapporto fra sindaci e governatori da una parte e dirigenti di partito dall’altra, quindi fra i partiti e le istituzioni.
Nel Pdl, almeno fin ora, il problema lo si è risolto semplicemente con la presa d’atto dell’esistenza del “partito padronale”. Il partito è “suo” e comanda “solo lui”. Riferito a Forza Italia-Pdl e Berlusconi. Sta bene a tutti (meno che a Follini prima e a Casini poi) in cambio di potere e soldi. A livello territoriale è un po’ diverso, dove dominano i ras delle tessere e quindi il caos.
Nel Pd il problema non lo si è nemmeno posto. E adesso i nodi vengono al pettine. Sposando le primarie, ci si è illusi di aver trovato la bacchetta magica. Ma non è così.
Tant’è che Prodi prima e Veltroni ora, si sono trovati un “partito che non c’è”, dove dominano i tecnocratico del potere, con scontri all’arma bianca per mantenerlo a tutti i costi.
La questione vera è la crisi della democrazia, ristretta, quanto non mortificata o calpestata. Da una parte (Pdl), il potere finanziario e mediatico e il carisma del Cavaliere mettono tutti in riga. Dall’altra (Pd, tutto è affidato all’investitura del leader con le primarie, fatte senza una legge e senza conoscere quali regole vigono nel partito del leader.
E gli italiani stanno a guardare. E la barca (non) va.
-ewan-
03 set 2008 - 12:10 - #1bell’articolo, complimenti
aggiungo che se si vuole fare rinnovamento in politica si deve partire dalle facce, non dalle strutture. che è una cosa ben diversa dalle ballerine pdielline o dai fantocci veltroniani
antonio's
03 set 2008 - 14:56 - #2non esiste solo il pd e il pdl…non dimenticatelo