Bosnia, ancora disordini: dimesso il premier cantonale di Sarajevo

A Sarajevo, Bihac, Tuzla e Mostar continuano le proteste. Dopo il rogo della sede del governo cantonale, si è dimesso il premier Suad Zeljkovic

Gruppi di manifestanti sono tornati a riunirsi a Sarajevo davanti alla sede della presidenza, per rinnovare la protesta contro la precaria situazione economica e la corruzione dilagante in Bosnia-Erzegovina. Ieri pomeriggio il premier cantonale, Suad Zeljkovic, si è dimesso e la notizia è stata resa nota proprio mentre circa 200 persone si apprestavano a manifestare davanti al palazzo della presidenza bosniaca, chiedendo le dimissioni della dirigenze e il rilascio dei dimostranti arrestati venerdì scorso.

Dopo le violenze e l’incendio appiccato alla sede cantonale, la polizia aveva fermato 37 persone, fra cui 6 minorenni. Negli scontri di venerdì erano rimasti feriti 144 agenti, 12 in modo grave.

Ma le proteste infiammano anche altre città: Bihac, Tuzla e Mostar, teatro, negli scorsi giorni, di violenti scontri fra polizia e manifestanti che hanno appiccato il fuoco ad alcuni edifici governativi. Nei quattro giorni di proteste il bilancio è di 300 feriti e decine di arresti. E domani la protesta si sposterà a Belgrado.

La sede del governo cantonale è stata completamente distrutta dalle fiamme all’interno. A Sarajevo – che in questi giorni sta ricordando le Olimpiadi ospitate trent’anni fa – sono altri i ricordi che sembrano riaffiorare, quelli della guerra civile che tra il 1992 e il 1995 causò 100mila morti e la fuga di due milioni di profughi.

Ho salvato questo palazzo dalle fiamme nel 1992 quando i cetnici lo stavano attaccando. Fui io a salvarlo dalle fiamme e adesso sono i nostri figli che lo danno alle fiamme,

ha raccontato un uomo intervistato da Euronews.

Fra i manifestanti si sono infiltrati anche gli hooligan, ovverosia le frange più violente del tifo bosniaco.

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