Decreto Svuotacarceri, la toppa è peggiore del buco

L'opposizione critica l'approvazione dello Svuotacarceri, ma la polemica è sterile: ecco perchè il voto di ieri crea più problemi di quanti non voglia risolverne

La deadline resta fissata per il prossimo maggio, quando la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo applicherà la sentenza emessa nel gennaio 2013, che condanna l'Italia per le condizioni di degrado assoluto in cui versano le sue carceri e per la costante e flagrante violazione dei diritti umani dei detenuti.

L'Europa insomma ci impone comportamenti civili, senza tuttavia obbligarci a far uscire dal carcere una massa di delinquenti, teoria che qualcuno cerca forzatamente di far passare (Lega Nord su tutti, eppure il segretario federale dovrebbe conoscere bene la materia europea).

Il tentativo messo in atto dal governo Letta per arrivare al semestre europeo con la fedina penale nazionale pulita, il decreto Svuotacarceri approvato ieri, rischia però di creare più problemi che soluzioni: nessuna amnistia, nessun indulto e nessun "svuotacarceri" (visto che, in questo caso, non si svuota proprio un bel niente), il decreto approvato ieri è la foglia di fico sulle vergogne giudiziarie italiane.

Lo spiega perfettamente l'Unione delle Camere penali in un comunicato di ieri pomeriggio:

"Il Senato ha licenziato una versione del decreto carceri, - già debole di suo - ulteriormente depotenziata e che non raggiungerà risultati significativi per l’affollamento carcerario, avendo l’iter di conversione in legge ridotto drasticamente l’ambito di applicazione della liberazione anticipata cosiddetta “estesa”, per altro esponendola alla quasi certa declaratoria di incostituzionalità."

Oltre a questo, il recente pronunciamento della Corte Costituzionale sulla legge Fini-Giovanardi rende il decreto inapplicabile nella parte in cui si prevedono sconti di pena e provvedimenti vari per i reati correlati a spaccio, possesso e consumo di droga: il decreto infatti non comprende la distinzione tra droghe leggere e pesanti, che invece la sentenza della Suprema Corte ha fatto rivivere, e, per la sua applicazione, si necessita di una immediata modifica.

Come sottolineato dai giorni scorsi dal Procuratore Capo di Torino Giancarlo Caselli lo stato di degrado in cui versa il diritto italiano, giunto a un tragico punto di non ritorno, dipende in particolar modo dall'assoluta mancanza di un progetto globale che preveda, ad esempio, un’effettiva separazione fra imputati e condannati, concrete misure di risocializzazione, il rilancio delle misure alternative, l’estensione del lavoro penitenziario da poche realtà (tipo Milano-Opera e Padova) alle altre carceri.

A questo va aggiunto l'abuso della carcerazione preventiva (metà dei carcerati in questo momento è presunta innocente e la metà di loro statisticamente verrà assolta), l'elefantiasi della procedura penale e la lentezza dei processi, la carenza di misure alternative al carcere e una situazione di muro contro muro in Parlamento, che ha di fatto impedito la discussione del testo sia alla Camera che al Senato.

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Il risultato è un pastrocchio che nelle intenzioni vorrebbe aprire le porte del carcere a oltre 3000 individui detenuti ma che in verità rischia di rappresentare un'arma scarica nelle mani di uno Stato criminale, incapace di garantire la sicurezza dei cittadini e, contemporaneamente, mostrandosi disumano nei confronti dei suoi detenuti.

La realtà è molto più tragica di quanto non si pensi: in un Paese in cui è sempre più profondo il solco tra chi sventola le manette e chi denuncia lo Stato torturatore, il Parlamento continua a legiferare (poco) ma perseguendo non quegli obiettivi riformisti tanto necessari, quanto più piccoli provvedimenti di corto respiro che di fatto soffocano ulteriormente lo stato di diritto.

"Manca la volontà, sia al Ministero che in Parlamento, di fare qualcosa: lo Stato guadagna troppi soldi dai processi, sia civili che penali; garanzia d'incasso, da sempre, è proprio la lunghezza dei processi, che tra rinvii, vizi di forma, annullamenti e udienze inutili, costa un patrimonio agli attori. [...] Sono troppi i soldi che lo Stato incassa dai cittadini che fanno ricorso alla giustizia o che ci restano invischiati, perchè dovrebbero rinunciarci? [...] In Parlamento la stragrande maggioranza degli eletti sono avvocati, tantissimi altri i magistrati: è evidente che qualcosa non quadra."

ci dice un avvocato che chiede di restare anonimo. La fiducia posta sul testo, sia alla Camera che al Senato, ha di fatto blindato il testo stesso, spuntandone le armi già scarsamente affilate: una legge dello Stato che, ancor prima di entrare in vigore, è già vecchia e necessita di essere rivista. Lo ha spiegato ieri il senatore PD Luigi Manconi al Sole24Ore:

"L'approvazione è cosa buona e giusta, necessaria e urgente. Tanto buona e giusta, e tanto necessaria e urgente che si può transigere sui suoi non pochi limiti. Che si sarebbero potuti superare in una serena discussione di merito, non funestata dalle minacce ostruzionistiche dei giustizialisti di destra e di sinistra e dalla crisi di governo."

Intanto maggio si avvicina: la Corte di Strasburgo ricomincerà a esaminare i circa 12 mila ricorsi giacenti per sovraffollamento e a multare l'Italia per il non rispetto dei diritti dei detenuti. Decine di milioni di euro che starebbero meglio altrove.

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