Riforma del Senato: come funziona e cosa cambia

Cosa prevede la riforma del Senato, che deve ancora passare dal referendum. Come funziona, cosa cambia e quali sono le competenze.

La riforma del Senato è stata approvata in via definitiva alla Camera dei deputati, ultimo passaggio previsto dall'iter legislativo. Ma non è ancora finita, visto che prima di poter considerare compiuta la riforma del Senato sarà necessario passare dal referendum confermativo di questo autunno. Servirà la maggioranza di voti favorevoli, ma senza nessun quorum.

Riforma del Senato, come funziona e cosa cambia

Il senato dei cento - Il numero dei senatori passa da 315 a 100. 74 consiglieri regionali, 21 sindaci, 5 senatori nominati dal capo dello Stato per 7 anni.

La fiducia al governo - Il Senato non avrà più il potere di dare o togliere la fiducia al governo, che sarà una prerogativa della Camera. Il Senato avrà però la possibilità di esprimere proposte di modifica anche sulle leggi che esulano dalle sue competenze. Potrà esprimere, non dovrà, su richiesta di almeno un terzo dei suoi componenti e sarà costretto a farlo in tempi strettissimi: gli emendamenti vanno consegnati entro 30 giorni, la legge tornerà quindi alla Camera che avrà 20 giorni di tempo per decidere se accogliere o meno i suggerimenti. Più complessa la situazione per quanto riguarda le leggi che concernono i poteri delle regioni e degli enti locali, sui quali il Senato conserva maggiori poteri. In questo caso, per respingere le modifiche la Camera dovrà esprimersi con la maggioranza assoluta dei suoi componenti. Il Senato potrà votare anche la legge di bilancio: le proposte di modifica vanno consegnate entro 15 giorni e comunque l'ultima parola spetta alla Camera.

Elezione del presidente della Repubblica - Cambia il quorum: non basterà più la metà più uno degli elettori, ma serviranno i due terzi per i primi scrutini; poi i tre quinti; dal settimo scrutinio saranno necessari i tre quinti dei votanti.

Niente ping pong - È probabilmente l'effetto più importante: l'approvazione delle leggi sarà quasi sempre prerogativa della Camera, con il risultato che l'iter sarà molto più rapido.

Governo (ancora) più forte - Il governo avrà una corsia preferenziale per i suoi provvedimenti, la Camera dovrà metterli in votazione entro 70 giorni. Il potere esecutivo si rafforza ulteriormente a scapito del legislativo.

I senatori - Non saranno più eletti durante le elezioni politiche, ma in forma comunque diretta durante le elezioni regionali. Ad esempio attraverso un listino apposito o attraverso la nomina dei più votati. Il meccanismo sarà comunque proporzionale ai voti conquistati a livello nazionale - per evitare uno strapotere che già ci sarà alla Camera - e i neo-senatori dovranno essere confermati dal consiglio regionale.

I poteri del Senato - Il Senato avrà indietro alcuni dei poteri che gli erano stati sottratti, tra cui il più importante è quello in materia di politiche comunitarie. Come doveva essere all'inizio del percorso di questa riforma, insomma, il Senato si occuperà di enti locali italiani e anche di Europa. Avrà poi il ruolo di controllore delle politiche pubbliche e di controllo sulla Pubblica Amministrazione. Potrà infine eleggere due giudici della Corte Costituzionale.

La riforma del Titolo V. Con la modifica del Titolo V della Costituzione viene rovesciato il sistema per distinguere le competenze dello Stato da quelle delle regioni. Sarà lo Stato a delimitare la sua competenza esclusiva (politica estera, immigrazione, rapporti con la chiesa, difesa, moneta, burocrazia, ordine pubblico, ecc.).

Esame preventivo di costituzionalità. Aumentano anche i poteri della Corte Costituzionale, che potrà intervenire, sempre su richiesta, con un giudizio preventivo sulle leggi che regolano elezioni di Camera e Senato. La Consulta dovrà pronunciarsi entro un mese, mentre la richiesta va fatta da almeno un terzo dei componenti della Camera. In questo modo si eviterà di avere una legge elettorale per anni e anni salvo poi scoprire che si tratta di una legge incostituzionale.

Riforma del Senato: le reazioni

"Oggi al Senato approviamo le riforme costituzionali in terza lettura. Si può essere o meno d'accordo su ciò che siamo facendo, ma lo stiamo facendo: la lunga stagione della politica inconcludente è terminata. Le riforme si fanno, l'Italia cambia"

ha scritto Matteo Renzi sulla sua pagina Facebook poco prima dell'approvazione dell'Aula.

16:51 - Resta rovente il clima in Senato durante l'ultima discussione prima dell'approvazione definitiva della riforma del Senato: la Lega ha lasciato l'Aula con la Costituzione in mano dopo la dichiarazione di voto. Tutti i senatori M5S sono usciti lasciando i banchi i banchi deserti non appena l'ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha cominciato a parlare nell'Aula di Palazzo Madama. Hanno abbandonato i loro posti anche numerosi esponenti di Forza Italia.

13 ottobre 2015, ore 12:58 - Oggi pomeriggio il Senato approverà la riforma costituzionale nel testo che presumibilmente sarà quello definitivo e che sarà sottoposto ai cittadini nel referendum dell'ottobre 2016. Dopo l'eventuale (dato per certo) "sì" del Senato, che lavora in seconda lettura, toccherà nuovamente alla Camera dove verrà semplicemente confermato, almeno stando alle intese politiche raggiunte dalla maggioranza.

La giornata di oggi, soprannominata da qualcuno "il super martedì", potrebbe essere quindi un banco di prova importante per la maggioranza, che nonostante le polemiche interne al PD sembra aver trovato una larghissima intesa sulla Riforma del Senato: è l'opposizione che sembra frammentata, con un Berlusconi che questa mattina ha convocato i suoi per trovare una linea univoca ed un Salvini che minaccia "l'Aventino" della Lega Nord, oltre che i fuoriusciti da PD e ai sempiterni 5stelle, molto critici sul provvedimento.

Venerdì scorso l'Aula di Palazzo Madama ha concluso il voto sugli emendamenti e gli articoli del ddl Boschi, approvando tra l'altro proprio l'ultima delle modifiche che ha recepito gli accordi dentro il Pd e dentro la minoranza.

9 ottobre 2015, 18.10 - L'aula del Senato ha appovato nella giornata di oggi gli articoli 38, 38, 40 e 41. Nessun problema per la maggioranza. Il voto finale del ddl Boschi è in programma per martedì 13 ottobre.

E Matteo Renzi esulta su Twitter.


Riforma del Senato, come funziona e cosa cambia. Via libera agli articoli 21 e 39


7 ottobre 2015

19:10 - Il progetto delle opposizioni di scrivere insieme una lettera al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella è naufragata dopo che Forza Italia ha votato con il Pd sull’articolo 17.
Intanto i demo hanno trovato l’accordo interno anche sull’articolo 21, quello relativo all’elezione del Capo dello Stato, e sull’articolo 39 ossia la norma transitoria per l’elezione del Senato.

In particolare, per l’articolo 21 saranno ritirato tutti gli emendamenti della maggioranza e minoranza idem, mentre il governo ha accettato che il quorum per l’elezione dell’inquilino del Quirinale dal settimo scrutinio sia di tre quinti, come prevedeva il testo della riforma uscito dalla Camera. Per quanto riguarda l’articolo 39, sarà presentato un emendamento da parte del governo che prevederà l’accorciamento dei tempi di entrata in vigore della nuova legge elettorale per il Senato e obbligherà le Regioni ad adeguarsi. La Lega ha lasciato l’aula prima del voto, mentre i senatori del M5S si sono astenuti.

14:53 - La votazione sulla riforma del Senato prosegue spedita. Oggi sono stati approvati cinque articoli incluso il numero 17, quello che regolamenta la dichiarazione dello stato di guerra, per il quale le opposizioni hanno rinunciato ai loro emendamenti per protesta.

11:03 - Il Senato ha approvato anche l'articolo 12 del Ddl Boschi con 168 sì e 103 no, mentre sono stati respinti i due emendamenti presentanti dal M5S.
Nelle prime due votazioni la maggioranza era sotto i 150 voti e questo ha scatenato l'indignazione dell'opposizione, in particolare Maurizio Gasparri di Forza Italia ha detto:

"Vergognoso. Vanno avanti con poco più di 140 voti. Così non si riscrive la Costituzione. Siamo all'esproprio delle istituzioni"

7 ottobre 2015 - Le opposizioni hanno convocato una conferenza stampa per oggi durante la quale molto probabilmente presenteranno un appello al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella affinché intervenga sulla riforma del Senato attualmente in discussione.

Riforma del Senato, come funziona e cosa cambia: approvato l'articolo 10


19.27 - Continuano le votazioni in aula con un clima particolare: le opposizioni fanno "resistenza passiva", i senatori non intervengono e a parlare nel corso della giornata è solo Grasso, con la lettura degli infiniti emendamenti dell'articolo 10. La maggioranza, seppur con numeri non altissimi, ha superato due voti segreti. Si procede così con molte votazioni e con i senatori di maggioranza e opposizione che votano "in automatico". La votazione finale dell'articolo 10 è arrivata alle 19.20: votanti 277, favorevoli 165, contrari 107.

La resistenza passiva dell'opposizione era stata annunciata stamattina dal presidente dei senatori della Lega Gianmarco Centinaio: "Faremo resistenza passiva in Aula, non prenderemo la parola se non in dichiarazioni di voto sull'articolo 10. In questo modo simboleggiamo il fatto di ritrovarci ostaggi della maggioranza".

6 ottobre 2015, 11.20 - L'aula del Senato ha approvato l'articolo 7 del ddl Boschi. L'approvazione è arrivata in tempi brevi anche perché Lega e Forza Italia hanno ritiraro tutti gli emendamenti in cambio della disponibilità del governo ad affrontare articoli più rilevanti come l'articolo 10.

Riforma del Senato, come funziona e cosa cambia: approvato l'articolo 6


5 ottobre 2015
22.08 - La riforma del Senato procede senza inciampi nonostante lo scoglio di due voti segreti: il Senato ha approvato anche l'articolo 6. I voti a favore sono stati 163, quelli contrari 85

5 ottobre - Riparte l'esame dei vari articoli che fanno parte della riforma del Senato. Dopo l'approvazione dell'articolo 2 (che era poi il punto più controverso della riforma) i lavori riprendono oggi dall'articolo 6, che dovrebbe venire votato senza problemi. Che cosa ci sia scritto all'articolo 6 e in tutti gli altri punti di questa riforma lo potete leggere direttamente sul sito del Senato.

Per quanto riguarda gli articoli già approvati.

Cosa dice l'articolo 2 della riforma del Senato: dispone che i Consigli regionali eleggeranno i futuri rappresentanti del Senato tra i propri membri, e che "la durata del mandato dei senatori coincide con quella degli organi delle istituzioni territoriali dai quali sono stati eletti". L’emendamento della Presidente della commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama aggiunge che l’elezione dei senatori, da parte dei Consigli regionali, dovrà avvenire "in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione del rinnovo dei medesimi organi, secondo le modalità stabilite dalla legge elettorale".

Cosa dice l'articolo 1 della riforma del Senato: (il nuovo Senato) rappresenta le istituzioni territoriali. Concorre all’esercizio della funzione legislativa nei casi e secondo le modalità stabiliti dalla Costituzione, nonché all’esercizio delle funzioni di raccordo tra lo Stato e gli altri enti costitutivi della Repubblica e tra questi ultimi e l’Unione europea. Partecipa alle decisioni dirette alla formazione e all’attuazione degli atti normativi e delle politiche dell’Unione europea. Concorre alla valutazione delle politiche pubbliche e dell’attività delle pubbliche amministrazioni, alla verifica dell’attuazione delle leggi dello Stato nonché all’espressione dei pareri sulle nomine di competenza del Governo nei casi previsti dalla legge

Riforma del Senato: il testo dopo l'approvazione alla Camera

Quanti saranno i senatori? A Palazzo Madama siederanno in 100 in luogo dei 315 di oggi, così ripartiti: 74 consiglieri regionali, 21 sindaci, 5 personalità illustri nominate dal presidente della Repubblica. Saranno i Consigli regionali a scegliere i senatori, con metodo proporzionale, fra i propri componenti. Inoltre le regioni eleggeranno ciascuna un altro senatore scegliendolo tra i sindaci dei rispettivi territori, per un totale, quindi, di 21 primi cittadini che arriveranno a Palazzo Madama. La ripartizione dei seggi tra le varie Regioni avverrà "in proporzione alla loro popolazione" ma nessuna Regione potrà avere meno di due senatori. La durata del mandato di questi ultimi sarà di sette anni e non sarà ripetibile. Andranno quindi a sostituire i senatori a vita e saranno scelti con gli stessi criteri: "cittadini che hanno illustrato la patria per i loro altissimi meriti".

I senatori saranno eletti? Non saranno più eletti direttamente dai cittadini; si tratterà invece di una elezione di secondo grado che vedrà approdare in Senato sindaci e consiglieri regionali, il primo rinnovo del Senato li vedrà "eletti" tutti contemporaneamente, dopodiché la loro elezione sarà legata al rinnovo dei consigli regionali. Il sistema sarà proporzionale per evitare che chi ha la maggioranza nella regione si accaparri tutti i seggi a disposizione. Quale sarà lo stipendio dei senatori? I consiglieri regionali e i sindaci che verranno eletti al Senato non riceveranno nessuna indennità, il che dovrebbe portare allo Stato un risparmio di oltre 50 milioni di euro ogni anno. Con i risparmi che dovrebbero arrivare grazie all'unificazione degli uffici di Camera e Senato (e altro modifiche all'insegna dell'ottimizzazione, non meglio specificate) si dice che si potrebbe arrivare anche a mezzo miliardo di risparmi.

Quali sono i poteri del nuovo Senato? Palazzo Madama avrà molti meno poteri e verrà superato il bicameralismo: innanzitutto non potrà più votare la fiducia ai governi in carica, mentre la sua funzione principale sarà quella di "funzione di raccordo tra lo Stato e gli altri enti costitutivi della Repubblica", che poi sarebbero regioni e comuni. Potere di voto vero e proprio invece il Senato lo conserverà solo riforme costituzionali, leggi costituzionali, leggi sui referendum popolari, leggi elettorali degli enti locali, diritto di famiglia, matrimonio e salute e ratifiche dei trattati internazionali.

Il ruolo consultivo del Senato. Il Senato avrà però la possibilità di esprimere proposte di modifica anche sulle leggi che esulano dalle sue competenze. Potrà esprimere, non dovrà, su richiesta di almeno un terzo dei suoi componenti e sarà costretto a farlo in tempi strettissimi: gli emendamenti vanno consegnati entro 30 giorni, la legge tornerà alla Camera che avrà 20 giorni di tempo per decidere se accogliere o meno i suggerimenti. Più complessa la situazione per quanto riguarda le leggi che riguardano i poteri delle regioni e degli enti locali, sui quali il Senato conserva maggiori poteri. In questo caso, per respingere le modifiche la Camera dovrà esprimersi con la maggioranza assoluta dei suoi componenti. Il Senato potrà votare anche la legge di bilancio, le proposte di modifica vanno consegnate entro 15 giorni e comunque l'ultima parola spetta alla Camera.

La corsia preferenziale governativa. Il potere del governo cambia radicalmente: le regole per emettere i decreti legge diventano più rigide, dovranno "recare misure di immediata applicazione e di contenuto specifico, omogeneo e corrispondente al titolo". I provvedimenti governativi ritenuti essenziali, in compenso, dovranno essere votati dalla Camera entro il termine tassativo di 60 giorni, passati i quali il provvedimento sarà posto in votazione senza modifiche, articolo per articolo e con votazione finale.

La riforma del Titolo V. Con la modifica del Titolo V della Costituzione viene rovesciato il sistema per distinguere le competenze dello Stato da quelle delle regioni. Sarà lo Stato a delimitare la sua competenza esclusiva (politica estera, immigrazione, rapporti con la chiesa, difesa, moneta, burocrazia, ordine pubblico, ecc.).

Esame preventivo di costituzionalità. Aumentano anche i poteri della Corte Costituzionale, che potrà intervenire, sempre su richiesta, con un giudizio preventivo sulle leggi che regolano elezioni di Camera e Senato. La Consulta dovrà pronunciarsi entro un mese, mentre la richiesta va fatta da almeno un terzo dei componenti della Camera. In questo modo si eviterà di avere una legge elettorale per anni e anni salvo poi scoprire che si tratta di una legge incostituzionale.

Elezione del presidente della Repubblica. Non sono più previsti i delegati regionali e si modifica il quorum. Nei primi quattro scrutini è necessario il quorum dei due terzi, dal quinti all'ottavo dei tre quinti, mentre dopo l'ottavo scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta.

Riforma del Senato: approvato l'articolo 2

15.00 - Dopo l'approvazione dell'emendamento Finocchiaro, è stato approvato, con 160 sì, 86 no e un astenuto, anche l'articolo 2 del Ddl Boschi. Dunque, il passaggio più importante della Riforma che punta a superare il bicameralismo perfetto è passato. All'appello sono mancati 7 voti di Area popolare (Ncd e Udc).

Il Nuovo Senato sarà così "composto da 95 senatori rappresentativi delle istituzioni territoriali e da 5 senatori che possono essere nominati dal presidente della Repubblica". I senatori saranno formalmente eletti dai consigli regionali, che avranno l'obbligo di sceglierli "tra i propri componenti e, nella misura di uno per ciascuno, tra i sindaci dei Comuni dei rispettivi territori". Inoltre, la ripartizione dei seggi tra le Regioni sarà "in proporzione alla loro popolazione" e nessuna Regione avrà meno di due senatori. Due senatori toccheranno anche a Trento e Bolzano.

3 ottobre - Il Senato ha approvato l'emendamento Finocchiaro, che modifica il contestatissimo articolo 2 del ddl riforme: i sì sono stati 169, i no 93, 3 gli astenuti. Va così in porto la mediazione tra maggioranza e minoranza del Partito Democratico.

Come più volte ricordato, l'articolo 2 dispone che i Consigli regionali eleggeranno i futuri rappresentanti del Senato tra i propri membri, e che "la durata del mandato dei senatori coincide con quella degli organi delle istituzioni territoriali dai quali sono stati eletti". L’emendamento della Presidente della commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama aggiunge che l’elezione dei senatori, da parte dei Consigli regionali, dovrà avvenire "in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione del rinnovo dei medesimi organi, secondo le modalità stabilite dalla legge elettorale".

La minoranza Pd ha rivendicato il "compromesso realistico" a cui si è giunti sull'elezione dei senatori. Ma resta ancora il nodo da sciogliere sulla norma transitoria, l'articolo 39, che disciplina le modalità di elezione dei futuri rappresentanti. La minoranza Pd non è intenzionata infatti ad accettare i listini bloccati.

2 ottobre - Dopo l'approvazione di ieri dell'articolo 1 si procede oggi con i lavori sulla riforma del Senato passando al contestatissimo articolo 2. Prima di tutto, vediamo cos'è stato approvato ieri, l'articolo 1 regola le funzioni del Senato e dice:

(Il nuovo Senato) rappresenta le istituzioni territoriali. Concorre all’esercizio della funzione legislativa nei casi e secondo le modalità stabiliti dalla Costituzione, nonché all’esercizio delle funzioni di raccordo tra lo Stato e gli altri enti costitutivi della Repubblica e tra questi ultimi e l’Unione europea. Partecipa alle decisioni dirette alla formazione e all’attuazione degli atti normativi e delle politiche dell’Unione europea. Concorre alla valutazione delle politiche pubbliche e dell’attività delle pubbliche amministrazioni, alla verifica dell’attuazione delle leggi dello Stato nonché all’espressione dei pareri sulle nomine di competenza del Governo nei casi previsti dalla legge

Oggi invece si discute l'articolo 2, che riguarda la composizione del nuovo Senato e le modalità di elezioni dei senatori. Per quanto riguarda la composizione, non ci sono problemi di sorta: 95 senatori rappresentativi delle istituzioni territoriali più 5 senatori che possono essere nominati dal Presidente della Repubblica.

Più difficile la questione delle modalità di elezione, visto che il comma 5 dell'articolo 2 è stato lievemente modificato nel primo passaggio tra Senato e Camera, passando da un "la durata del mandato dei senatori coincide con quella degli organi delle istituzioni territoriali nei quali sono stati eletti" (rendendo quindi possibile l'elezioni diretta) a un "la durata del mandato dei senatori coincide con quella degli organi delle istituzioni territoriali dai quali sono stati eletti" (che di fatto non permette l'elezione diretta).

Il compromesso, però, si è trovato sulla base di un listino di consiglieri regionali all'interno dei quali si possono scegliere i futuri senatori - che verranno poi ratificati dalle istituzioni territoriali. Compromesso teoricamente infattibile, vista la modifica nella preposizione. La soluzione è stata trovata con l'aggiunta al paragrafo prima riportato di questa dicitura: "in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione del rinnovo dei medesimi organi, secondo le modalità stabilite dalla legge".

L'articolo 2, in questo modo, diventa "la durata del mandato dei senatori coincide con quella degli organi delle istituzioni territoriali dai quali sono stati eletti in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione del rinnovo dei medesimi organi, secondo le modalità stabilite dalla legge". Ora non resta che vedere se la "strana maggioranza" che regge questo accordo supererà anche i voti segreti previsti per oggi.

14.20 - Il Senato ha approvato l'articolo 1 del ddl Boschi: 172 sì, 108 no e tre astenuti.

1° ottobre 2015 - È stato approvato dall'aula l'emendamento "canguro" proposto dal senatore Pd Roberto Cocianicich: 177 i sì, 57 i no. Come sottolineato dal presidente del Senato Grasso, "l'emendamento 1.203 è sostanzialmente identico all'emendamento Finocchiaro. Di conseguenza, se approvato, preclude e rende inammissibili i successivi emendamenti, fino a pag 271". L'approvazione ha garantito alla maggioranza la decadenza di 220 pagine di emendamenti e l'eliminazione dei voti segreti.

Forti proteste delle opposizioni in aula.

Al via l’esame degli emendamenti


30 settembre 2015

19.20 - La maggioranza è riuscita ad evitare il voto segreto sulle funzioni del nuovo Senato grazie a un altro emendamento di Roberto Cociancich del PD, emendamento che va a riscrivere l’articolo 1 del DDL Boschi sulla riforma costituzionale e fa quindi decadere tutti gli emendamenti successivi e i 19 voti segreti che nel pomeriggio di oggi erano stati accolti da Pietro Grasso.

Potete seguire la diretta dal Senato a questo indirizzo.

30 settembre 2015 - É iniziato oggi pomeriggio a Palazzo Madama l’esame degli articoli della Riforma del Senato e la nuova sforbiciata è arrivata subito. Il presidente del Senato Pietro Grasso, ha annunciato poco fa che saranno ammessi al voto, segreto, solo gli emendamenti che modificano o sopprimono il comma 5 dell’articolo 1, la parte modificata dalla Camera in seconda lettura.

La seduta è stata prontamente sospesa per un’ora dopo la richiesta del Nuovo Centrodestra, che vuole valutare con calma gli emendamenti che saranno oggetto di scrutinio segreto.

Tra questi ce ne sono due, in particolare, che riscrivono totalmente l’articolo 1 e che, se approvati, farebbero decadere gli altri emendamenti al voto. I due emendamenti, a firma di Finocchiaro e Cocianicich, riattribuirebbero al Senato alcune funzioni rimosse durante il passaggio alla Camera. Se l’emendamento firmato dal senatore Cociancich del PD dovesse passare, già entro stasera si potrebbe arrivare al voto dell’intero articolo 1, visto che molti degli emendamenti decadrebbero.

Grasso 'taglia' gli emendamenti della Lega

29 settembre - Il Presidente del Senato ha deciso di considerare "irricevibili" i nuovi 82 milioni di emendamenti presentati dal gruppo della Lega Nord, precisamente da Roberto Calderoli, per fare ostruzionismo e paralizzare la discussione in aula sul ddl Boschi. Pietro Grasso lo ha riferito durante la seduta odierna, facendo scattare così la "tagliola". Restano invece in piedi i 500mila emendamenti già presentati in commissione. Grasso ha motivato la sua decisione per riuscire a "rispettare i tempi stabiliti dal calendario dei lavori", perché "la presidenza è oggettivamente impossibilitata a valutarli" senza creare ritardi "per un tempo incalcolabile".

Il vice presidente della Lega, Raffaele Volpi, ha immediatamente protestato in aula per questa decisione - a nostro avviso attesa - presa dal Presidente del Senato: "Vengono esclusi una serie di emendamenti a prescindere dal merito, lei esclude gli emendamenti perché non ha modo di verificarne il merito. Lei sta creando un precedente gravissimo".

Riforma del Senato: trovato l'accordo

23 settembre 2015 - È stato trovato l'accordo tra maggioranza e minoranza del Partito Democratico, con tre emendamenti firmati da Anna Finocchiaro su elettività dei senatori, funzioni del Senato e giudici costituzionali. Superato l'ostacolo interno, per la maggioranza del governo arriva l'ostruzionismo della Lega Nord che ha presentato - in dvd- 82 milioni di emendamenti. "Roba da guinness, il record precedente era sempre mio", ha commentato orgoglioso e divertito Roberto Calderoli.

22 settembre: le novità sulla Riforma del Senato

19.00 - Secondo fonti parlamentari, la maggioranza presenterà a breve gli emendamenti al ddl Boschi. Gli interventi riguarderanno il discusso comma 5 dell'art.2 del testo, inerente alla designazione dei senatori. I correttivi dovrebbero permettere al Governo Renzi di incassare anche il sostegno della minoranza dem.

Il termine per presentare gli emendamenti a Palazzo Madama scade domani alle 9.

22 settembre 2015 - Dopo la direzione nazionale di ieri del Pd, pare che il compromesso tra maggioranza e minoranza sia più vicino. Il metodo di intesa dovrebbe essere il cosiddetto modello Tatarella, in base al quale i senatori-consiglieri sono formalmente nominati dai Consigli regionali.

I dissidenti democratici oggi si sono riuniti e, pur ribadendo apprezzamento per le parole di Renzi di ieri, hanno comunque deciso di confermare gli emendamenti alle riforme. Per i senatori di minoranza è necessario prima esaminare le proposte del Governo nel concreto. E, a tale riguardo, i capigruppo dei partiti di maggioranza starebbero preparando una decina di emendamenti per trovare una mediazione.

Oggi, intanto, alcuni esponenti delle opposizioni hanno attaccato il Presidente del Senato, Piero Grasso, per aver "armonizzato" i tempi della discussione, che avrà termine domani. La scelta di Grasso, che ha annunciato 10 minuti e non più di 20 per ogni singolo intervento, sarebbe stata dettata dal gran numero di richieste ad intervenire in aula, 110 in totale.

In particolare, a scagliarsi contro Grasso sono stati Alberto Airola del Movimento 5 Stelle, Mario Mauro di Per l'Italia, mentre Roberto Calderoli ha rinunciato al suo intervento in segno di protesta. Il Presidente del Senato ha difeso la sua scelta, precisando di non essersi piegato a nessuna pressione.

Lavori al via in aula


18:53 - Sulle modifiche al ddl Boschi che comprende la riforma del Senato è intervenuta anche la presidente della commissione Affari Costituzionali di Palazzo Madama Anna Finocchiaro, che si è detta fiduciosa nell'effettiva capacità del PD di trovare una quadra che possa soddisfare le varie anime (in pena) protagoniste del dibattito interno.

18 settembre 2015, ore 14:52 - Continua la discussione tra i democratici sulle riforme costituzionali in Aula in questi giorni mentre gli esponenti dem aspettano lunedì, giorno della direzione nazionale del partito che farà luce proprio sull'intenzione, o meno, di mettere mano ai testi di riforma.

Questa mattina l'ex capogruppo alla Camera del PD Roberto Speranza, intervistato da Radio24, ha detto che del voto in direzione in materia di riforme la minoranza dem è disposta a prenderne atto, precisando però che "chiaramente un voto in direzione non può essere vincolante in una materia costituzionale, lo stesso Matteo Renzi ha detto che non ci può essere disciplina di partito sulla Costituzione". Più possibilista invece si è detto Pierluigi Bersani, che dopo essere venuto a conoscenza delle aperture di ieri di Renzi ad alcune modifiche del testo:

"Leggo di disponibilità a discutere modifiche delle norme sul Senato. Sarebbe davvero una buona cosa. La questione di fondo che è stata posta è semplice: bisogna che, in modo inequivocabile, siano i cittadini-elettori a decidere, e questo può solo essere affermato dentro l'articolo 2 del provvedimento. E' su questo che si vuole ragionare, seppur chirurgicamente? Bene. Se è così lo si faccia con chiarezza e semplicità. Con la consapevolezza, cioè, che ambiguità, tatticismo, giochi di parole, potrebbero solo aggravare una situazione già complicata"

ha detto Bersani.

Ore 15:56 - I senatori del Movimento 5 Stelle Crimi, Morra e Endrizzi hanno abbandonato "a tempo indeterminato" la Commissione Affari Costituzionali del Senato di cui facevano parte. La decisione è stata poiché di fatto la Commissione "è stata commissariata ed esautorata dal Governo", con la scelta di portare la riforma costituzionale direttamente all'esame dell'Aula. Nel frattempo Beppe Grillo attraverso il suo blog lancia un appello al Presidente della Repubblica Mattarella, ne richiede l'intervento a tutela della Costituzione visto che la decisione del Governo presa prima che i lavori della Commissione fossero conclusi va contro l'articolo 72 della stessa Costituzione.

17 settembre - Sono iniziati oggi nell'aula del Senato i lavori sulla riforma costituzionale. Le opposizioni avevano chiesto una sospensione dei lavori (sul primo punto all'ordine del giorno oggi - dl sulle missioni internazionali - manacava il parere della commissione Bilancio), ma si è proseguito con l'ordine del giorno ed è dunque in corso il dibattito in aula sulla riforma del Senato.

Nel frattempo, l'ufficio stampa di Palazzo Chigi è intervenuto per smentire la frase attribuita a Renzi oggi dal quotidiano La Stampa: "Smentiamo la frase «abolisco il Senato e ci faccio un museo» attribuita oggi al presidente del Consiglio da un quotidiano, «frase volgare e assurda che Renzi non ha pronunciato nè pensato o riferito»".

Riforma del Senato, come funziona e cosa cambia. Nuova spaccatura nel Pd


15 settembre - Il pomo della discordia è sempre lo stesso: l'elezione diretta dei senatori che andranno a far parte del nuovo Senato dei 100. La minoranza ddm vuole che sia diretta - e quindi andando a toccare nuovamente l'articolo 2 che tante polemiche ha creato - da parte del governo invece non alcuna disponibilità a riaprire quel capitolo, che rischia di far ripartire da zero il lavoro. Su questi aspetti, anche oggi, si sono scontrate le due fazioni del Pd: il ministro Boschi da una parte e la "bersaniana" Doris Lo Moro, che a un certo punto ha abbandonato le trattative.

Il punto di compromesso, come spiegato appena sotto, rimane sempre lo stesso: dare la possibilità agli elettori di sapere prima quali consiglieri regionali, una volta eletti, diventeranno senatori. Ma senza toccare l'articolo 2. Missione complessa, ma sembra l'unica possibile.

Riforma del Senato: ecco il (possibile) compromesso

10 settembre - Matteo Renzi può anche continuare a fare la voce grossa e a dire che "l'articolo 2 non si tocca", il punto però è che - viste anche le fibrillazioni nel Nuovo Centrodestra - il rischio che la maggioranza numerica per l'approvazione della riforma del Senato non ci sia si fa sempre più concreta.

Ma cosa dice questo articolo 2? La parte su cui si consumano metri e metri di dichiarazioni è quella che fa riferimento ai futuri senatori, che saranno consiglieri regionali e sindaci (e fin qui tutto ok) "indicati dai consigli regionali". Ecco, questo è il pomo della discordia, perché la minoranza Pd vuole assolutamente che questi consiglieri siano eletti, siano i cittadini a decidere chi andrà al Senato. Renzi invece non vuole toccare un articolo già passato da doppia approvazione per evitare che riparta il "vietnam".

E allora? Un possibile compromesso, di cui si sta discutendo da tempo, vuole che i futuri senatori vengano sì eletti, ma in maniera decisamente indiretta, ovvero segnalando già sulla scheda di comunali e regionali chi dei nomi in ballo andrà al Senato in caso di elezione.

In questo modo Renzi eviterebbe di fare una clamorosa marcia indietro sull'elettività dei nuovi senatori, mentre la minoranza eviterebbe di trovarsi con un Senato di più-o-meno-nominati. Ma si può fare una cosa del genere senza toccare l'articolo 2, che dice che "la durata del mandato dei senatori coincide con quella degli organi delle istituzioni territoriali dai quali sono stati eletti"? Pare di sì, inserendo il comma necessario in qualche altro punto della riforma. Mossa che sarebbe un po' un pasticcio, e non è detto che verrebbe accettata da tutti, ma potrebbe essere il punto di mediazione che si va cercando.

Riforma del Senato: cosa cambia e cosa prevede

Come funziona la riforma del Senato? Ecco i punti principali.

Quanti saranno i senatori? A Palazzo Madama siederanno in 100 in luogo dei 315 di oggi, così ripartiti: 74 consiglieri regionali, 21 sindaci, 5 personalità illustri nominate dal presidente della Repubblica. Saranno i Consigli regionali a scegliere i senatori, con metodo proporzionale, fra i propri componenti. Inoltre le regioni eleggeranno ciascuna un altro senatore scegliendolo tra i sindaci dei rispettivi territori, per un totale, quindi, di 21 primi cittadini che arriveranno a Palazzo Madama. La ripartizione dei seggi tra le varie Regioni avverrà "in proporzione alla loro popolazione" ma nessuna Regione potrà avere meno di due senatori. La durata del mandato di questi ultimi sarà di sette anni e non sarà ripetibile. Andranno quindi a sostituire i senatori a vita e saranno scelti con gli stessi criteri: "cittadini che hanno illustrato la patria per i loro altissimi meriti".

I senatori saranno eletti? Non saranno più eletti direttamente dai cittadini; si tratterà invece di una elezione di secondo grado che vedrà approdare in Senato sindaci e consiglieri regionali, il primo rinnovo del Senato li vedrà "eletti" tutti contemporaneamente, dopodiché la loro elezione sarà legata al rinnovo dei consigli regionali. Il sistema sarà proporzionale per evitare che chi ha la maggioranza nella regione si accaparri tutti i seggi a disposizione. Quale sarà lo stipendio dei senatori? I consiglieri regionali e i sindaci che verranno eletti al Senato non riceveranno nessuna indennità, il che dovrebbe portare allo Stato un risparmio di oltre 50 milioni di euro ogni anno. Con i risparmi che dovrebbero arrivare grazie all'unificazione degli uffici di Camera e Senato (e altro modifiche all'insegna dell'ottimizzazione, non meglio specificate) si dice che si potrebbe arrivare anche a mezzo miliardo di risparmi.

Quali sono i poteri del nuovo Senato? Palazzo Madama avrà molti meno poteri e verrà superato il bicameralismo: innanzitutto non potrà più votare la fiducia ai governi in carica, mentre la sua funzione principale sarà quella di "funzione di raccordo tra lo Stato e gli altri enti costitutivi della Repubblica", che poi sarebbero regioni e comuni. Potere di voto vero e proprio invece il Senato lo conserverà solo riforme costituzionali, leggi costituzionali, leggi sui referendum popolari, leggi elettorali degli enti locali, diritto di famiglia, matrimonio e salute e ratifiche dei trattati internazionali.

Il ruolo consultivo del Senato. Il Senato avrà però la possibilità di esprimere proposte di modifica anche sulle leggi che esulano dalle sue competenze. Potrà esprimere, non dovrà, su richiesta di almeno un terzo dei suoi componenti e sarà costretto a farlo in tempi strettissimi: gli emendamenti vanno consegnati entro 30 giorni, la legge tornerà alla Camera che avrà 20 giorni di tempo per decidere se accogliere o meno i suggerimenti. Più complessa la situazione per quanto riguarda le leggi che riguardano i poteri delle regioni e degli enti locali, sui quali il Senato conserva maggiori poteri. In questo caso, per respingere le modifiche la Camera dovrà esprimersi con la maggioranza assoluta dei suoi componenti. Il Senato potrà votare anche la legge di bilancio, le proposte di modifica vanno consegnate entro 15 giorni e comunque l'ultima parola spetta alla Camera.

La corsia preferenziale governativa. Il potere del governo cambia radicalmente: le regole per emettere i decreti legge diventano più rigide, dovranno "recare misure di immediata applicazione e di contenuto specifico, omogeneo e corrispondente al titolo". I provvedimenti governativi ritenuti essenziali, in compenso, dovranno essere votati dalla Camera entro il termine tassativo di 60 giorni, passati i quali il provvedimento sarà posto in votazione senza modifiche, articolo per articolo e con votazione finale.

La riforma del Titolo V. Con la modifica del Titolo V della Costituzione viene rovesciato il sistema per distinguere le competenze dello Stato da quelle delle regioni. Sarà lo Stato a delimitare la sua competenza esclusiva (politica estera, immigrazione, rapporti con la chiesa, difesa, moneta, burocrazia, ordine pubblico, ecc.).

Esame preventivo di costituzionalità. Aumentano anche i poteri della Corte Costituzionale, che potrà intervenire, sempre su richiesta, con un giudizio preventivo sulle leggi che regolano elezioni di Camera e Senato. La Consulta dovrà pronunciarsi entro un mese, mentre la richiesta va fatta da almeno un terzo dei componenti della Camera. In questo modo si eviterà di avere una legge elettorale per anni e anni salvo poi scoprire che si tratta di una legge incostituzionale.

L'elezione del presidente della Repubblica. Non sono più previsti i delegati regionali e si modifica il quorum. Nei primi quattro scrutini è necessario il quorum dei due terzi, dal quinti all'ottavo dei tre quinti, mentre dopo l'ottavo scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta.

Referendum: cambiano le regole per la raccolta firme e il raggiungimento del quorum, e viene introdotto il referendum propositivo o di indirizzo.

9 settembre: "Non c'è una vera apertura"

17.00 - Siamo ancora lontani da un'intesa tra Renzi e sinistra Pd sulla Riforma del Seanto. Roberto Speranza, leader di una delle correnti di minoranza, non valuta come un'apertura l'intervento di ieri del premier all'assemblea del partito.

Dice a riguardo il deputato democratico: "Un'apertura vera sulla riforma costituzionale ancora non c'è. Tocca a Renzi farla. Sediamoci attorno a un tavolo e troviamo una soluzione che tenga unito tutto il partito". Ma il tempo sembra essere veramente scaduto e pare difficile che il Presidente del Consiglio rimetta in discussione l'eleggibilità dei senatori.

9 settembre 2015 - L'assemblea dei senatori del Pd si chiude con una timida apertura di Matteo Renzi, che probabilmente non accontenterà la minoranza del partito. In sostanza, il premier non è intenzionato a rimettere in questione l'articolo 2 del ddl sull'eleggibilità dei senatori. L'unico punto si cui si può discutere, a detta del premier, è la restituzione di alcune funzioni a Palazzo Madama.

"La grande parte dell'impianto di cui stiamo discutendo è profondamente condiviso. Avvertiamo la responsabilità di superare finalmente il bicameralismo paritario" ha detto Renzi in apertura del suo discorso. Inoltre, ha sostenuto che le riforme hanno ridato "credibilità internazionale, in Europa. all'Italia e hanno inciso sullo spread".

Intanto torna a far sentire la sua voce il presidente del Senato. Piero Grasso, determinante per la decisione che dovrà prendere sugli emendamenti al ddl Boschi, ha detto: "Io mi potrò pronunciare solo in Aula, quando avrò gli emendamenti da valutare". Ed ha aggiunto: "Ogni giorno che passa senza un confronto vero tra le parti, a tavolino e non sui giornali, è un giorno sprecato, e fra un mese comincia la sessione di bilancio".

Riforma del Senato, come funziona e cosa cambia: martedì il (primo) giorno della verità

4 settembre - Non si tornerà all'elezione diretta da parte dell'elettorato (perché equivarrebbe a mandare all'aria tutto l'impianto e probabilmente a seppellire il proposito iniziale: superare il bicameralismo), ma a parte questo sembra proprio che Matteo Renzi sia disposto ad accettare numerosi compromessi. L'importante è che la riforma del Senato arrivi alla fine del percorso, anche perché mancano ancora due voti parlamentari e c'è una certa urgenza di chiudere il capitolo, estenuante, delle riforme istituzionali.

Il giorno della verità sarà martedì, quando si riunirà la commissione Affari Costituzionali del Senato. Il premier punta sempre sul listino di consiglieri regionali da spedire come "dopolavoro" nel Senato depotenziato, ma è possibile che arrivino delle aperture, perché visti i numeri traballanti (a dire poco) non si può proprio fare a meno di trovare un accordo con la minoranza Pd.

1 settembre 2015 - Ieri, il presidente del Senato, Piero Grasso, ha smentito i retroscena secondo cui avrebbe già scelto di riaprire la discussione sull'articolo 2 del ddl Boschi, dando così il via libera ai numerosi emendamenti presentati. Ricordiamo che l’articolo sancisce la non elettività dei senatori, ponendo fine al bicameralismo perfetto.

Trovare una mediazione prima dell’8 settembre, quando i senatori torneranno in aula, non appare semplice. Ma intanto, Grasso ci tiene ad allontanare qualsiasi tipo di polemica. E lo fa, intervenendo sulla sua pagina Facebook. Ivi, l’ex magistrato siciliano rigetta tutti i rumors apparsi sui giornali questa estate e prende tempo per decidere:

I retroscena sono un genere letterario più che giornalistico. È tutta l'estate che leggendo i giornali scopro di avere...

Posted by Pietro Grasso on Lunedì 31 agosto 2015

Prima che Grasso sciolga la sua riserva, ci sarà un altro passaggio molto importante. Anna Finocchiaro, presidente della Commissione affari costituzionali, dovrà pronunciarsi sulla ammissibilità della valanga di emendamenti presentata da tutte le opposizioni. Se questa si opponesse (come è presumibile) alla riapertura del dibattito sull’eleggibilità, a quel punto manderebbe un segnale inequivocabile al Presidente del Senato. Anche se quest’ultimo non è obbligato a tenerne conto.

Sul nuovo Senato è intervenuto ieri anche Pier Luigi Bersani. L’ex segretario democratico ha detto, che lui una proposta per uscire dall’impasse ce l’ha e "sta intorno a tre semplici concetti. Primo: non si può fare a pugni col buon senso. Non credo sia pensabile avere tutto il Parlamento, Camera e nuovo Senato, fatto praticamente tutto a tavolino. Secondo: facciamo come abbiamo fatto per l'elezione del presidente della repubblica Mattarella. Troviamo una sintesi, una serenità e un equilibrio nel Pd, perché chi ha la responsabilità di dirigere ha anche il dovere di cercare la sintesi. E dopo andiamo da tutti gli altri”.

Ma Matteo Renzi potrà mai accettare un metodo del genere rimettendo tutto in discussione? In molti, nell’area renziana, pensano che non sia possibile che alla fine Forza Italia voti gli emendamenti pro-elettività: il rischio di andare ad elezioni anticipate è troppo alto. Se così fosse, lo scontro nel Pd è destinato a radicalizzarsi.

Emendamenti pronti entro il 24 agosto


19:23 - L'ufficio stampa del Senato ha comunicato che è stata fissata la data del 24 agosto come prima scadenza sugli emendamenti alla riforma del Senato. Dopo una prima revisione che durerà qualche giorno i 513.450 emendamenti saranno inviati in tipografia. L'obiettivo che si è posta la task force che sta lavorando sugli emendamenti è di 57mila al giorno con una pausa di tre giorni nel weekend di Ferragosto. Il lavoro è svolto su formati digitali.

16.30 - Dopo aver esortato il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a prendere atto della mancanza dei numeri per il governo Renzi, Renato Brunetta ha rilanciato l'aut aut di Forza Italia sulla Riforma del Senato. Per votarla, il capogruppo forzista indica due condizioni imprescindibili: il ritorno al Senato elettivo e la reintroduzione del premio di coalizione nella legge elettorale.

Brunetta si è così espresso sul tema:"una condizione unica per votare sì alla riforma del Senato. Che insieme si preveda l'elezione diretta dei senatori, con le conseguenze di funzioni e compiti che devono riflettersi nei restanti articoli della costituzione, e l'immediata riapertura del cantiere Italicum, con l'assegnazione del premio di maggioranza alle coalizioni. Renzi dichiari subito questa volontà. E siccome Berlusconi è di parola ci sarà il sì. Non grazie a un accordo tramite intermediari, ma in Parlamento".

Intanto, Matteo Ricci, vicepresidente del Partito Democratico, fa capire chiaramente che rimane in ballo per Renzi l'ipotesi di un ritorno alle urne: "Se il Parlamento non vuole andare a casa, l'unico modo è affrontare con serietà la sfida", ha deto a Tg Sky 24. E torna a criticare la minoranza Pd, che ha detto no alla mediazione del "listino a scorrimento": "Senato elettivo vuol dire che rimane tutto così come è? Che si devono ancora pagare i senatori? Cioè non cambia nulla? Ma se è stato detto "no" anche alla mediazione del listino. Tornare indietro è difficile, vedremo se ci potranno essere ulteriori elementi di mediazione, ma non si può stravolgere il testo e giustamente Renzi su questo punto non arretra perché sarebbe una riforma monca".

Senato, Pd: La mediazione del "listino a scorrimento" è già fallita


10 agosto - L'ipotesi di mediazione nel Pd, sostenuta da Stefano Pizzetti, sottosegretario per le riforme, e Stefano Martina, ministro delle Politiche agricole, pare già tramontata. I due, pur di riportare la serenità all'interno del partito, hanno proposto un "listino bloccato a scorrimento", che consente all'elettore di concorrere nella nomina dei consiglieri regionali destinati ad entrare nel nuovo Senato dei 100.

In sostanza, quando il cittadino vota per il rinnovo del Consiglio regionale trova i nomi dei candidati già stampati. Nel caso in cui fossero eletti alla Regione, entreranno automaticamente al Senato. Se il primo non riesce ad ottenere i voti necessari, scatta il secondo e così via. La proposta ha avuto anche l'appoggio del capogruppo Luigi Zanda e di Angela Finocchiaro, Presidente della I Commissione Affari Costituzionali.

Miguel Gotor, però, ha già bocciato l'ipotesi: "La proposta Pizzetti-Martina è già stata respinta in Commissione Affari Costituzionali, ma evidentemente, invece di affrontare un autentico confronto nel merito, si preferisce far finta di nulla". L'esponente della minoranza dem. ha spiegato che "bisogna consentire l'elettività diretta dei senatori da parte dei cittadini in concomitanza, alle elezioni regionali e per farlo la via maestra è quella della modifica dell'art. 2. Va evitato l'aggiramento dell'art.2, ossia l'espediente di chiamare mediazione ciò che in realtà non lo è, ma è soltanto il tentativo di restare dentro la modalità elettiva di secondo grado, come se l'Italicum, con la sua maggioranza di futuri deputati nominati dalle segreterie dei partiti, non fosse già legge dello Stato".

Per Gotor, inoltre, il listino a scorrimento permette al Segretario "di mettersi d'accordo con i caicchi locali", ledendo la libera scelta dell'elettore. Non si è fatta attendere la replica di Martina: "Non è una iniziativa di qualcuno contro qualcun'altro. Mi auguro che non ci siano pregiudizi sul merito e che tutti si sforzino di trovare punti di convergenza. Se facciamo insieme questo lavoro, la sintesi si trova".

Senato: mezzo milioni di emendamenti


8 agosto - Oltre mezzo milione di emendamenti presentati dalla minoranza Pd, dal Movimento 5 Stelle e da Forza Italia per ostacolare l'approvazione della riforma del Senato, uno degli architravi su cui si basa l'azione del governo Renzi. Il premier ostenta sicurezza ("i numeri ci saranno") ma la verità è che il pallottoliere di Palazzo Madama è una grossa incognita.

6 agosto - A breve si tornerà a discutere a votare per la riforma del Senato e sarà sicuramente questo l'ostacolo più importante, nell'immediato, per Matteo Renzi. La minoranza Pd è tornata all'attacco chiedendo che il Senato rimanga elettivo. Dall'opposizione interna del Partito Democratico si fa sapere che si è ancora in attesa di risposte da parte del premier per quanto riguarda emendamenti che "riguardano l'elettività diretta dei prossimi senatori in concomitanza con l'elezione dei Consigli regionali, la riduzione del numero dei parlamentari, i poteri di verifica, controllo e inchiesta da affidare al nuovo Senato delle autonomie e la riforma del Titolo V".

Si tratterebbe quindi di una sorta di ribaltamento: oggi come oggi la riforma prevede lo stesso numero di deputati, ma senatori non eletti (arriveranno dalle regioni) e che prestano la loro opera gratuitamente. La minoranza Pd punta a una riduzione del numero dei deputati ma eletti in entrambe le camere.

Inoltre, fanno notare, "andrebbero corrette le modalità di elezione del presidente della Repubblica e dei giudici della Corte Costituzionale, per evitare che il vincitore del premio di maggioranza assegnato dall'Italicum possa eleggersi da solo o quasi anche i principali organi di garanzia istituzionale". Insomma, la battaglia sulla riforma costituzionale è a tutto campo.

6 luglio - Si torna a parlare della riforma del Senato, che potrebbe essere approvata in terza lettura a Palazzo Madama prima delle ferie estive, messe in calendario (salvo sorprese) dall'8 di agosto. Il ministro Boschi spinge perché si proceda, ma in Senato c'è un bell'ingorgo tra decreti (pensione e credito) e riforme (Rai e unioni civili).

10 marzo - Approvata in seconda lettura la riforma costituzionale con i soli voti della maggioranza (ma mancano all'appello una ventina di deputati del Pd), adesso qual è l'iter per la riforma del Senato? Tutte le leggi prevedono un minimo di due passaggi, in questo caso, poiché è una legge che riforma la Costituzione, i passaggi minimi sono quattro. Per considerare una legge approvata definitivamente, però, è decisivo che le camere la approvino senza apporvi modifiche, altrimenti continuerà il suo passaggio tra Camera e Senato. Se la legge non viene approvata con almeno due terzi dei voti favorevoli, può essere sottoposta a referendum confermativo (e di fatto la cosa avviene sempre, anche se in caso contrario la legge è da considerarsi approvata).

12.33 - La Camera ha approvato la Riforma Costituzionale: 357 i voti favorevoli, 125 quelli contrari. Il ddl Boschi ora va al Senato.

10 marzo - Nella giornata del voto per la riforma del Senato, Matteo Renzi potrebbe trovare un appoggio ormai insperato da parte di alcuni parlamentari di Forza Italia. Ad annunciare la cosa è Gianfranco Rotondi, che ha annunciato il suo voto positivo e che ha fatto sapere che potrebbe arrivare un'altra ventina di "sì" da parte dei ribelli del partito di Berlusconi. Renzi spera in un voto privo di modifiche, in modo da mandare rapidamente il testo al Senato e far proseguire l'iter nei tempi previsti.

9 marzo - Silvio Berlusconi ha annunciato il voto contrario, prendendosi l'applauso di Salvini, di Forza Italia alle riforme costituzionale (il ddl Boschi), certificando così il definitivo allontanamento da Matteo Renzi. Ma il premier deve fare i conti anche con una minoranza interna al partito che domani potrebbe esprimere voto negativo o astenersi, è il caso di deputati Pd come Civati e Fassina. Nel frattempo il Movimento 5 stelle ha annunciato che in occasione del voto lascerà l'aula. Carlo Sibilia, membro del direttorio Cinque Stelle ha spiegato: "Le altre opposizioni? Noi andiamo avanti. Non ci fidiamo di Fi e Sel. Il partito di Berlusconi ha problemi al suo interno. Vedremo cosa fanno". Che Forza Italia si sia ricompattata intorno al proprio leader lo certifica anche il capogruppo a Montecitorio, Renato Brunetta, che con un tweet sottolinea le difficoltà di Renzi che sta cercando di trovare qualche voto tra gli uomini di Verdini.

Graziano Derlrio, Pd, dice che il governo deve andare avanti per la sua strada, mentre è sorpreso dal 'no' di Berlusconi: "Abbiamo la maggioranza. Che poi Berlusconi si sottragga al voto dopo aver approvato la riforma risulta difficile da capire, ma ce ne faremo una ragione". Chi non voterà sicuramente la riforma, come già anticipato, è Pippo Civati che spiega: "Come hanno fatto Chiti e Tocci al Senato. Così voterò anche io alla Camera. Non darò il mio voto alla riforma costituzionale. Lo faccio in ragione di una posizione 'di merito' che accompagna le mie azioni dal gennaio del 2013. Lo faccio senza pensare alla questione delle correnti del Pd e ai rapporti con la segreteria, perché questa è la costituzione".

Miguel Gotor, altro esponente di quella corrente di minoranza, invita il Pd all'unione del partito, a prescindere se questo poi coincida con il votare o meno insieme a Berlusconi: "Il punto non è votare insieme a Berlusconi, a favore o contro la riforma. Il punto è che il Pd deve essere unito e deve essere all'altezza delle sue responsabilità. Renzi ci ha sempre detto: sono d'accordo con voi, ma l'accordo con Berlusconi mi impedisce di intervenire sulle riforme. Ora decida: o recupera il patto oppure, se è finito, non può pensare di riformare la Costituzione facendo a meno di noi e raccattando i voti sparsi dei verdiniani".

Renzi non sembra essere spaventato e punta al referendum: "Sarà il popolo a decidere se la nostra riforma del Senato va bene o no". Certo è che con questi numeri qualche problema potrebbe emergere a Palazzo Madama.

4 marzo - Si avvicina la scadenza per il passaggio alla Camera della riforma del Senato; il ministro Boschi ha più volte auspicato che l'approdo in aula si verifichi entro il 10 marzo. La notizia di oggi è però che Forza Italia ha annunciato la fine dell'"Aventino", cioè del rifiuto a entrare in aula nel momento in cui si discute della riforma che riordina i poteri di Palazzo Madama. Il che non significa che si ridarà vita al patto del Nazareno, anzi: il gruppo di Montecitorio del partito di Berlusconi ha annunciato che voterà contro (ma visti i numeri del Pd, la cosa non desta particolari preoccupazioni).

Riforma del Senato: i primi di marzo il via libera alla Camera

14 febbraio 2015 - L’assenza delle opposizioni non ha impedito ai lavori di proseguire. Movimento Cinque Stelle, Forza Italia, Lega Nord, Sel, Fratelli d’Italia e gli ex M5s di Alternativa Libera hanno lasciato l’aula della Camera - fatta eccezione per alcuni deputati di M5S e di FI rimasti a presidio - ma Renzi è andato avanti comunque e gli ultimi voti del disegno di legge costituzionale sono avvenuti lo stesso.

Renzi, alle 4.10 di questa notte, ne ha dato conferma via Twitter:


L’ok finale al testo da parte di Montecitorio potrebbe arrivare entro i primi giorni di marzo.

Renzi: "Sabato chiudiamo". Le opposizioni escono dall'aula

16.19 - Le opposizioni sono uscite dall'Aula per protestare sul voto sulla Riforma del Senato e sulla "seduta fiume" della Camera di questi giorni. Mentre il Pd di Renzi prova a forzare la mano per arrivare ad un voto entro sabato però anche alcuni parlamentari democratici (come Fassina e Civati) hanno annunciato che non parteciperanno al voto sugli emendamenti.

15.12 - Mentre restano misteriose le sorti del voto di Forza Italia dopo la conferenza stampa di Raffaele Fitto, anche Matteo Renzi ha detto la sua: nel corso dell'assemblea dei deputati democratici il segretario PD è intervenuto per saldare le prime linee democratiche e spronare i deputati ad un lavoro unito.

Renzi ha chiuso la porta alle proposte M5s sul referendum (ieri c'era stata un'apertura da parte di Di Battista) ed ha detto chiaramente che "non permetteremo ad altri di bloccare le riforme": il Presidente del Consiglio è tornato su un suo vecchio cavallo di battaglia, "i partitini", sostenendo che oggi il cerino delle problematiche sta in mano alle opposizioni: il PD vuole andare dritto lungo la sua strada, ha spiegato Renzi, che è anche quella concordata nel Patto del Nazareno.

Renzi ha anche confermato l'intenzione fermissima di chiudere i giochi sulle riforme costituzionali, alla Camera, entro la giornata di domani.

13.00 - Il dissidente di Forza Italia, Raffaele Fitto, in conferenza stampa, va all'attacco delle riforme e chiede al suo partito di votare contro. Ecco cosa ha detto ai giornalisti: "Penso che Berlusconi abbia compiuto degli errori che vanno sottolineati. Il nostro gruppo sulla riforma costituzionale voterà no. Al contrario non abbiamo capito cosa farà Forza Italia". E a chi gli domanda se non teme l'ultimatum dell'ex Cavaliere, il deputato azzurro replica: "Per cacciarci non ci sono le condizioni né statutarie né politiche"

13 Febbraio - Il presidente dei deputati del Partito Democratico, Roberto Speranza, ha convocato per questa mattina una assemblea del gruppo, alla quale dovrebbe partecipare anche Matteo Renzi. L'orario dell'assemblea dipenderà da come procederanno i lavori in Aula, che sta svolgendo la seduta fiume sulle riforme.

La seduta dovrebbe riprendere alle 10.30, dopo che ieri si è sfiorata la "rissa a sinistra" tra esponenti di Sel e del Pd. Renzi, intanto, non teme solo l'ostruzionismo dell'opposizione, ma anche il malumore crescente della minoranza del suo partito. A tale riguardo, ieri Stefano Fassina ha dichiarato: "andare avanti a tappe forzate è un problema. Bisogna prendere atto che il Patto del Nazareno non c'è più e ci si rifiuta di affrontare le conseguenze politiche".

Ieri ci sono state anche reciproche accuse di fascismo tra deputati del M5s e del Pd. Manlio Di Stefano, del gruppo dei pentasellati, ha accuso i democratici su Facebook di nazismo del XXI secolo, con tanto di fotomontaggio di Mussolini. Il vicepresidente Roberto Giachetti, per parte sua, ha espulso cinque grillini dall'aula, commentando: "Neanche ai tempi del fascismo si impediva di parlare".

11 Febbraio - Riforma del Seanto, seduta fiume alla Camera, M5S contro Boldrini: "Serva"


00.38 - Dopo l'intervento di Ettore Rosato (Pd) a difesa della legittimità del voto, è intervenuto Riccardo Nuti (M5S) accusando ancora la presidenza. Al nuovo "no" di Marina Sereni sulle richieste delle opposizioni, ripartono i cori "serva, serva", l'ambiente si riaccende. Seduta di nuovo sospesa.

00.20 - Continua il dibattito sulla seduta fiume, dopo il voto che di fatto l'ha già approvata. Ora interviene Brunetta: "Chiediamo una pausa tecnica lunga fino a domattina".

00.10 - Da qualche minuto sta parlando Maurizio Bianconi (FI) che con veemenza (va in affanno, poi dice che sta bene) ribadisce la sua contrarietà alle mosse della maggioranza. Il suo intervento, concluso con difficoltà, viene accolto da diversi applausi.

23.55 - Anche Sel contro la votazione sulla seduta fiume. Alla fine degli interventi delle opposizioni però il presidente di turno Sereni ribadisce però che la votazione di poco fa non è illegittima: "L'aula si è pronunciata seguendo una norma assolutamente chiara del regolamento". Continuano le urla dai banchi M5S.

23.40 - Dopo diversi minuti di pausa, è ripresa la seduta. A presiedere stavolta c'è Marina Sereni. Paolo Sisto (Forza Italia): "C'è mancanza di rispetto per la carta costituzionale, noi stiamo distruggendo la storia. La costituzione by night non è quella che avrebbero voluto i padri costituenti". Subito dopo interviene Toninelli (M5S) che appoggia la richiesta di Sisto e attacca la prova "muscolare" della maggioranza.

11 febbraio, 23.10 - Notte ad alta tensione alla Camera, dove pochi minuti fa è stata approvata la proposta (di Roberto Speranza, Pd) di seduta fiume per velocizzare il lavori sulla riforma del Senato. I banchi del governo sono stati assediati da alcuni deputati del M5S, poi gli stessi parlamentari grillini hanno iniziato a gridare "serva serva" a Laura Boldrini. La seduta è stata sospesa dalla stessa presidente della Camera. Qualche minuto fa, momenti di tensione anche tra deputati Ncd e quelli della Lega.

Nel seguente video, pubblicato dal canale M5S Parlamento, un deputato a 5 Stelle spiega: "Ecco cosa succede, il Pd chiede di votare le riforme costituzionali di notte, come i ladri e le mign...e".

Dai banchi del Movimento 5 Stelle, grida contro Laura Boldrini: "Serva, serva".

20 gennaio - Riforma del Senato: riprende l'esame a Montecitorio

Riprende a Montecitorio l'esame degli emendamenti al ddl Riforme dopo l'ostruzionismo dei deputati M5s. Le votazioni ricominciano con un'ora di ritardo e si protrarranno fino alle 22. Ieri è stato approvato l'articolo 1 con il quale si pone fine al bicameralismo paritario, per cui il Parlamento continuerà ad articolarsi in Camera e Senato, che però avranno funzioni differenti.

La conferenza dei Capigruppo respinge lo stop ai lavori


ore 16.30 La conferenza dei Capigruppo di Montecitorio ha respinto la richiesta di sospendere i lavori, avanzata da Lega, M5S, Sel, Fdi.

Le opposizioni insorgono e definiscono la decisione "una forzatura incomprensibile e inaccettabile [...] Siamo davanti a un irragionevole irrigidimento del ministro Boschi e del governo". Il capogruppo del M5S Andrea Cecconi promette battaglia e giura che " da qui al 29 gennaio (gli esponenti della maggioranza) le riforme non le porteranno a casa".

A tendere una mano alle opposizione è stata la Presidente Boldrini, che ha assicurato flessibilità e disponibilità verso le esigenze dei diversi partiti, a patto, però, che i lavori d'aula procedano ordinatamente e senza interruzioni continue.

Mercoledì 14 gennaio 2015- Nel giorno delle dimissioni di Giorgio Napolitano, non si ferma lo scontro sulle riforme. Introno alle 14.15, alla Camera, è stato necessario uno stop di venti minuti alla Conferenza dei Capigruppo. Sel, Lega Nord e Movimento 5 Stelle hanno richiesto di fermare l'esame del progetto di riforma costituzionale, fino all'elezione del nuovo Presidente. Ovviamente la maggioranza ha respinto tale istanza.

Il Presidente della Camera, Laura Boldrini, ha evidenziato che non ci sono precedenti, né di carattere giuridico né di carattere costituzionale, per cui la Camera debba interrompere l'attività legislativa. Tuttavia, ha deciso di rimettere la decisione politica ai gruppi parlamentari.

A "sorpresa", Renato Brunetta, presidente del gruppo di Forza Italia, ha invitato i colleghi a compiere una approfondita riflessione sull'opportunità di un rinvio del Ddl Boschi.

Riforma del Senato: cosa cambia. Il testo in esame alla Camera


Lunedì 12 gennaio 2015 - Si ritorna a parlare della riforma del Senato perché oggi, nel corso della seduta della Camera dei Deputati numero 360 che comincia alle ore 15:30, sarà esaminato il disegno di legge costituzionale che contiene le disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del Titolo V della parte II della Costituzione che è stato approvato dal Senato in prima deliberazione.

Riforma del Senato: il primo sì alla Camera


Domenica 14 dicembre 2014 - Lo scontro interno al Pd e le minacce di scissione che aleggiano intorno al partito non hanno impedito che alla fine la commissione Affari Costituzionali della Camera desse il primo via libera alla riforma del Senato anche a Montecitorio, dopo l'approvazione in prima lettura a Palazzo Madama che risale ormai a mesi fa. Il risultato, positivo per il governo, è stato ottenuto poco prima della mezzanotte dopo una giornata piena di tensioni.

Lega Nord e Movimento 5 Stelle hanno abbandonato i lavori, rendendo ancora più visibile quale sia la compagine che sta lavorando a una delle due riforme centrali dell'azione di governo fin dal primo giorno. Stessa decisione per la minoranza Pd, che non ha preso parte al voto degli emendamenti, sancendo così la spaccatura.

Riforma del Senato: approvato il ddl


15:45 Sono stati 16 i dissidenti Pd sul ddl riforme. Secondo quanto emerso dai tabulati, 14 senatori Dem non hanno partecipato al voto finale, due si sono astenuti. Diciannove, invece, i frondisti di FI che, secondo i tabulati, non hanno votato. Dissidenti anche in NCD (8 esponenti) e nel gruppo Per l'Italia (2).

12:50 Ovviamente entusiasta Matteo Renzi, che non era presente in Aula ma su Twitter scrive


12:20 Con 183 voti a favore e 4 astenuti (le opposizioni non hanno partecipato al voto) il ddl Boschi è stato approvato in prima lettura al Senato. Sel, Gal, Lega Nord, M5S e una parte della maggioranza ha espresso dissenso.

Ora il provvedimento passa alla Camera per la seconda lettura (i ddl costituzionali devono superare quattro letture).

12:00 Vannino Chiti ha annunciato che una parte dei senatori Pd, pur rimanendo in Aula, non parteciperà al voto finale sul ddl Riforme. Non è chiaro il numero preciso dei dissidenti.

11:00 È iniziata da meno di un'ora la seduta a Palazzo Madama con cui si varerà la riforma costituzionale voluta dal governo. Dopo le dichiarazioni di voto si passerà al voto finale e poi il ddl sarà legge (anche se è probabile che venga sottoposto a referendum confermativo).

In Aula il governo è rappresentato dai ministri Boschi e Giannini, ma non è escluso l'arrivo del premier Renzi al momento del voto. Voto a cui non parteciperanno Sel, M5S e Lega Nord. "Non possiamo essere complici di chi sta affossando questo paese", ha dichiarato il capogruppo leghista Centinaio.

Riforma del Senato: il giorno del voto

Venerdì 8 agosto 2014 - Ci siamo. Ieri il Senato ha approvato tutti gli articoli del ddl 1429 (e connessi), terminando la votazione sia degli articoli sia degli emendamenti del disegno legge che contiene al suo interno una profonda revisione della Parte II della Costituzione. L'Aula ha concluso, nella seduta del 7 agosto, la votazione degli emendamenti e degli articoli al ddl di revisione della Parte II della Costituzione (ddl cost. n. 1429 e connessi).

Oggi, dalle 9.30, sono previste le dichiarazioni di voto e il voto finale.

Scontato il successo di Renzi, Boschi e del governo.

Prevedibili le consuete polemiche con il Movimento Cinque Stelle. Nel corso della giornata di ieri si è rinnovato il duello fra i pentastellati e il Presidente del Senato Grasso. Quest'ultimo ha dovuto ricordare ai senatori Cinque Stelle che il tempo a loro disposizione per intervenire si era esaurito, ma ha dovuto altresì riconoscere che l'accusa ai "pianisti" (in gergo parlamentare italiano: coloro che votano per gli altri, assenti) era effettivamente fondata.

Insomma, nulla di nuovo, in questa Italia che cambia verso alla sua Costituzione (senza sapere bene il perché).

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