Sallusti in carcere? Farina ammette: "L'articolo è mio"

Nel 2012 i "j'accuse" non li fa più Émile Zola, ma Vittorio Feltri. E vabbè, viviamo in tempi difficili. Fatto sta che in questo nuovo 'affaire Dreyfus' è stato l'ex direttore e oggi editorialista del Giornale a lanciare l'accusa, direttamente dalle poltrone di Porta a Porta.

"Bene, avevo sperato che avesse lui il coraggio di farsi avanti. Adesso questo nome voglio farlo io, è bene che sia conosciuto da tutti: si tratta di Renato Farina. L'ho difeso tutta la vita, speravo che avesse un minimo di coraggio, invece è un vigliacco. Speravo si prendesse le sua responsabilità. Non si è verificata né una cosa né un'altra. È semplicemente un pezzo di merda e Alessandro Sallusti sta pagando con un grandissimo coraggio per una colpa che non è sua"



Il problema infatti è che l'articolo incriminato e per cui Sallusti sta rischiando 14 mesi di carcere era firmato con uno pseudonimo (Dreyfus, appunto), la magistratura - non conoscendo l'autore - ha incriminato l'allora direttore di Libero (qui una ricostruzione della vicenda). E adesso la cassazione ha confermato la condanna: 14 mesi di carcere per diffamazione aggravata e omesso controllo.

A questo punto Feltri non ci ha visto più, e ha deciso di smascherare l'autore del pezzo, che non si era fatto avanti e aveva lasciato che fosse Nosferatu Sallusti a reggere sulle sue spalle la pesantezza della situazione. Spalle? Il direttore del Giornale la pensa diversamente: "In Italia piu' che gli euro mancano le palle. Non chiederò la grazia a Napolitano e non accetterò pene alternative".

"In un Paese dove più che gli euro mancano le palle, non voglio concedere nessuna via d'uscita a chi ha partecipato a questa porcata. Non ho accettato trattative private con un magistrato, il querelante, che era disponibile a lasciarmi libero in cambio di un pugno di euro, prassi squallida e umiliante piu' per lui, custode di giustizia, che per me. Non accetto ora di evitare la cella chiedendo la pena alternativa dell'affidamento ai servizi sociali, per sottopormi a un piano di rieducazione. Perché sono certo che mio padre e mia madre, gli unici titolati a educarmi, abbiano fatto un lavoro piu' che discreto. Non chiederò la grazia a Napolitano perché credo che in quanto capo della magistratura italiana in questi 7 anni non abbia difeso a sufficienza i cittadini dall'invadenza di una giustizia politicizzata".

Ma cosa succede adesso che si è scoperto che l'articolo non era di Sallusti? Può rimanere l'accusa di 'omesso controllo', ma non certo quella di 'diffamazione aggravata'. Renato Farina, ex giornalista già noto alle cronache per squallide vicende di spionaggio e oggi deputato del Pdl, ha infatti ammesso di essere l'autore:

"Quel testo a firma Dreyfus l’ho scritto io e me ne assumo la piena responsabilità morale e giuridica. Se Sallusti conferma la sua intenzione di rendere esecutiva la sentenza accadrà un duplice abominio: sarebbe sancito con il carcere l’esercizio del diritto di opinione e Sallusti finirebbe in prigione per errore giudiziario conclamato. Se qualcuno deve pagare per quell'articolo, quello sono io".

E adesso come se ne esce?

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