Ucraina, le trattative con la Russia proseguono. Mercoledì vertice a Minsk

Le ultime notizie su quello che sta accadendo in Ucraina e i risvolti nella politica internazionale.

8 febbraio 2015 - Proseguono le trattative internazionali tra Russia, Germania, Francia e Ucraina. La videoconferenza di oggi ha portato alla decisione di un incontro faccia a faccia tra i quattro leader, incontro che si terrà mercoledì 11 febbraio a Minsk, in Bielorussia.

Putin ha ribadito più volte di non volere un conflitto armato e anche John Kerry, il segretario di stato USA, ha precisato che non ci sono divisioni, noi siamo uniti, siamo uniti nella diplomazia e lavoriamo insieme, tutti d’accordo sul fatto che non possa esserci una soluzione militare.

La tensione tra i Paesi è tangibile, con gli Stati Uniti che nonostante il parere contrario dell’Europa, Germania in primis, non hanno escluso l’opzione di fornire armi all’Ucraina, convinti che Mosca, che invece continua a negare, rifornisca i ribelli filorussi.

La videoconferenza di oggi non ha portato a qualcosa di concreto, ma il nuovo appuntamento fissato lascia ben sperare sul fronte di un cessate il fuoco che, pur essendo stabilito nel settembre scorso, non è stato rispettato.

Solo nelle ultime ore i bombardamenti nei dintorni di Donetsk, roccaforte dei separatisti filorussi, hanno provocato 8 morti e il ferimento di almeno una decine di persone.

Ucraina, Putin precisa: "La Russia non vuole combattere con nessuno"

16.00 - E’ stata l’agenzia di stampa RIA Novosti a riportare poco fa le parole del presidente russo Vladimir Putin, che ha indirettamente risposto alle dichiarazioni di Hollande a proposito di una possibile guerra con la Russia.

Contro la Federazione Russa non c’è una guerra, ma un tentativo di contenere lo sviluppo del nostro Paese con una varietà di mezzi.

Putin, parlando al nono Congresso dei sindacati russi a Sochi, ha precisato che la Russia non vuole combattere con nessuno e che intende “collaborare con tutti”.

Non è chiaro, alla luce delle dichiarazioni dei tre capi di Stato, che piega prenderanno le trattative iniziate nei giorni scorsi e intensificatesi durante il lungo colloquio di ieri al Cremlino. Quello che è certo è che resta comunque confermata la telefonata di domani tra Angela Merkel, Francois Hollande, Petro Poroshenko e lo stesso Putin.

11.20 - In attesa del colloquio telefonico in programma per domani, domenica 8 febbraio, la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese Hollande si dimostrano cauti. Oggi, intervenendo alla conferenza internazionale di sicurezza in corso a Monaco di Baviera, Merkel ha precisato:

Dopo i colloqui di venerdì posso dire che è incerto che questi abbiano avuto successo, ma ha certamente avuto valore il tentativo.

Vogliamo forgiare la sicurezza dell’Europa insieme, anche con la Russia, mantenendo la sicurezza e l’ordine. È fondamentale per affrontare sfide internazionali, come la proliferazione delle armi di distruzione di massa o il terrorismo.

E, ancora:

L’Europa vuole lavorare alla sicurezza con la Russia, non contro. Se è vero che la soluzione non può essere militare, fornire armi non è la soluzione.

Il Presidente francese, dopo le cinque ore di colloquio con Putin, è stato più conciso:

Se falliamo, sappiamo che c'è un solo scenario all'orizzonte... E si chiama guerra.

Sabato 7 febbraio 2015 - A poche ore dalla conclusione della trattativa tra i tre capi di Stato, resta confermato il proseguo dei colloqui via telefono. Angela Merkel e Francois Hollande hanno lasciato la Russia, ma domani risentiranno Vladimir Putin telefonicamente insieme al presidente ucraino Petro Poroshenko.

Ucraina: Merkel, Hollande e Putin si risentono domani per telefono

23:35 - L'incontro tra Vladimir Putin, Angela Merkel e François Hollande è andato avanti anche dopo cena. A sorpresa sono rimasti a parlare, in pratica il vertice in totale è durato ben cinque ore. Il portavoce del Cremlino, Peskov, ha detto che i tre leader hanno definito l'incontro "costruttivo", ma di fatto non è stato raggiunto alcun accordo e si sono dati appuntamento domenica per telefono.

21:10 - L'incontro al Cremlino tra Vladimir Putin, Angela Merkel e François Hollande è durato tre ore e secondo i media russi è stato incentrato su un piano di pace che i leader di Germania e Francia hanno presentato al Presidente russo e che prevederebbe un immediato cessate il fuoco con l'Ucraina, un arretramento dei mezzi armati pesanti e il possibile invio di un contingente di pace internazionale che potrebbe includere anche i caschi blu dell'ONU. Non includerebbe invece una nuova linea di contatto che tenga conto della recente espansione dei territori controllati dai ribelli né il riconoscimento di uno status speciale per il Donbass. Già stamattina Angela Merkel aveva spiegato che il piano franco-tedesco non prevede concessioni territoriali ai ribelli filo-russi.

Venerdì 6 Gennaio - Fonti vicine ai separatisti filorussi riferiscono dell'apertura di un corridoio umanitario nella zona di Debaltseve. La misura, che comprende una tregua dalle 9 alle 18 di oggi, sarebbe stata disposta in seguito ad un accordo con il governo di Kiev.

Con ogni probabilità, l'apertura del corridoio è il primo effetto dell'incontro di ieri tra Francois Hollande, Angela Merkel e il Presidente ucraino, Petro Poroshenko. Il summit è durato 5 ore e sono state discusse anche le possibilità di sviluppo del dialogo "nel formato di Normandia" (Ucraina, Russia, Francia e Germania). Oggi il premier francese e la Cancelliera vedranno Vladimir Putin a Mosca. Il vertice dovrebbe iniziare alle 17 locali, le 15 in Italia.

Colpito ospedale a Donetsk

Mercoledì 4 febbraio 2015, ore 14.53 - Mentre Federica Mogherini, Alto commissario Ue agli esteri, da Bruxelles invocava nuovi colloqui di pace per stabilire una pace duratura tra le parti e cominciare a entrare nel merito del separatismo ucraino, alcuni razzi lanciati dall'esercito di Kiev contro la città di Donetsk, roccaforte dei ribelli filorussi e "capitale" dell'autoproclamata repubblica indipendente, hanno colpito l'ospedale 27 della città.

Secondo le autorità separatiste, i morti accertati sono almeno 5, ma tra le macerie si ritiene ce ne siano altri 10, oltre a numerosi feriti. Danneggiate in città pure alcune scuole e asili.

Ucraina, ancora scontri

Lunedì 2 febbraio 2015 - Non si fermano gli scontri nell'est della Ucraina, nelle ultime 24 ore ci sono stati nuovi violenti scontri nella regione del Donetsk. Un portavoce dell'esercito ucraino riferisce che 5 soldati sono morti e 29 sono rimasti feriti in seguito agli attacchi dei ribelli filorussi. Le operazioni di questi ultimi sono incrementate negli ultimi giorni, l'obiettivo è quello di allontanare gli ucraini dalla citta di Debaltseve, centro strategico. Sono olte 100 gli attacchi portati avanti negli ultimi giorni con artigliera, razzi e carri armati.

Prese di mira le postazioni ucraine, ma anche alcune zone residenziali. Da quando sono stati interrotti i colloqui di pace, la guerra nell'est del paese ha subito un nuovo inasprimento. Nel week end sono complessivamente 15 i soldati ucraini che hanno perso la vita, morti anche 13 civili, il dato è stato diffuso da fonti ucraine.

Ucraina, presto nuove sanzioni per la Russia

Sabato 31 gennaio - Secondo quanto riferisce il ministro degli esteri bielorusso e padrone di casa Denis Pushilin i negoziati che sarebbero dovuti riprendere ieri a Minsk sono cominciati in forte ritardo per via di un rifiuto posto dall'Ucraina all'apertura delle trattative di pace.
L'incontro, previsto per ieri ed oggi, doveva vedere intorno al tavolo rappresentati di Kiev, Mosca e dell'Osce, oltre a quelli delle due autoproclamate repubbliche ribelli di Dontesk e Lugansk.

L'oggetto dei negoziati non è di poco conto: al centro del tavolo vi sono infatti la proclamazione immediata di una tregua tra i contendenti e il ritiro di tutte le armi pesanti dalla linea del fronte.

"Nelle ultime 24 ore la situazione si è rapidamente deteriorata nell'est dell'Ucraina. Si registrano vittime e numerosi feriti. [...] Faccio appello all'immediato cessate il fuoco e al pieno rispetto del protocollo di Minsk del 5 settembre 2014 e del memorandum del 19 settembre 2014. [...] Il conflitto in Ucraina non può essere risolto con la forza ma solo con il dialogo, che va ripreso al più presto".

si legge in un comunicato dell'Osce.

Venerdì 30 gennaio - Le ostilità in Ucraina non cessano e, come dichiarato negli scorsi giorni dal Parlamento ucraino, la Russia continua a essere un “Paese aggressore”: i cessate il fuoco sono più che altro di facciata e morti e violenze proseguono nonostante sia calata l’attenzione dei media internazionali.

La Casa Bianca ha reso noto ieri che potrebbero essere annunciate a breve nuove sanzioni economiche nei confronti della Russia. Il presidente Petro Poroshenko ha inviato una lettera all’omologo russo Vladimir Putin chiedendo il rispetto degli accordi di Minsk e la liberazione della pilota ucraina Nadia Savcenko, prigioniera dei separatisti dallo scorso anni. Intanto dodici persone (di cui sette civili) sono state uccise nei bombardamenti che hanno colpito Donetsk, la roccaforte dei separatisti del sud est nelle ultime 24 ore. I separatisti del sud-est sostengono intanto di aver conquistato la cittadina di Uglegorsk e di aver così concluso l'accerchiamento dei reparti di Kiev nella zona di Debaltseve.

Ucraina, la Nato convoca una riunione straordinaria

Lunedì 26 gennaio 2015 - È stata convocata oggi una riunione straordinaria della Commissione Nato-Ucraina e intanto il presidente della Russia Vladimir Putin ha dichiarato che Kiev si rifiuta di seguire la via "della soluzione pacifica".
Il ministero degli Esteri Lavrov, inoltre, ha detto che nei prossimi giorni ci potrebbero essere dei contatti tra i separatisti e le autorità ucraine.

Intanto oggi a Zasyadko, nella regione orientale di Donetsk, circa 500 minatori sono rimasti intrappolati nel pozzo di un impianto per l'estrazione di carbone perché un colpo di cannone ha messo ko un generatore elettrico e gli ascensori e l'impianto d'aria sono rimasti bloccati poiché funzionano se alimentati dall'elettricità.

30 morti a Mariupol. Papa Francesco: “Basta ostilità”


25 gennaio 2015 - Papa Francesco ha speso oggi qualche parola sulla drammatica situazione in Ucraina, lanciando un appello subito dopo l’Angelus:

Seguo con viva preoccupazione l’inasprirsi degli scontri nell’Ucraina orientale, che continuano a provocare numerose vittime tra la popolazione civile. Mentre assicuro la mia preghiera per quanti soffrono, rinnovo un accorato appello perché si riprendano i tentativi di dialogo e si ponga fine ad ogni ostilità.

Poche ore fa la situazione a Mariupol si è aggravata ulteriormente. Gli attacchi dei ribelli sono continuati e il bilancio dei morti è salito a 30.

Ucraina, 20 morti a Mariupol: offensiva dei separatisti

Sabato 24 gennaio - Il bilancio del bombardamento a Mariupol, ultimo bastione in mano a Kiev nella regione di Donetsk, parla di 20 morti e oltre 70 feriti. La causa sarebbe in un bombardamento che viene attribuito ai ribelli filorussi, che avrebbero colpito la città con razzi Grad centrando un mercato. Sarebbe in corso un'offensiva dei separatisti.

Venerdì 23 gennaio 2015


13:10 - Secondo quanto sostiene l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani sarebbero più di cinquemila le vittime causate dal conflitto tra esercito ucraino e separatisti filorussi nell’est del paese da aprile a oggi. Nel bilancio delle Nazioni Unite sono incluse le 262 persone morte negli ultimi nove giorni, il periodo con più vittime dall’entrata in vigore della tregua a inizio settembre.

Nonostante il ritiro delle truppe ucraine dall'aeroporto di Donetsk, oramai inservibile e gravemente compromesso, almeno 34 persone, tra civili e militari, sono morte nelle ultime 24 ore nell’est dell’Ucraina, negli scontri tra l’esercito ucraino e i ribelli separatisti filorussi.

Giovedì 22 gennaio 2015


08:46 - Bombe alla fermata del tram a Donetsk, in Ucraina orientale, roccaforte dei separatisti filorussi. Colpi di artiglieria hanno centrato una fermata di autobus,provocando morti e feriti.Incerto il numero delle vittime: 13 morti e decine di feriti secondo i media russi, 9 morti e 9 feriti secondo le autorità locali. La tv Russia 24 mostra un bus distrutto e corpi alla fermata e nell'automezzo. Il massacro avviene a qualche ora dal vertice di Berlino dove Kiev e Mosca hanno raggiunto un accordo parziale. Sei soldati ucraini morti in 24 ore.

Accordo raggiunto tra Ucraina e Russia affinchè le forze di Kiev e i ribelli filorussi ritirino gli armamenti pesanti dalle zone di conflitto dell'Est ucraino.

Lo ha annunciato ieri, 21 gennaio 2015, il ministro degli Esteri tedesco, Steimeier, al termine di un summit con i colleghi di Mosca, Kiev e Parigi. I 4 ministri hanno fatto un appello a tutte le parti coinvolte "a troncare le ostilità e a deporre le armi in linea con gli accordi di Minsk in vista di un incontro programmato ad Astana". Per Steinmeier, l'intesa è tuttavia "un progresso, non una svolta".

Da Washington intanto, John Kerry e Federica Mogherini avvertono la Russia a nome di Usa e Ue che le sanzioni resteranno fino alla piena attuazione degli accordi di Minsk.

Stamattina, nel frattempo,Kiev ha abbandonato ai ribelli l'aeroporto di Donetsk: lo sostiene il battaglione di volontari filogovernativi Azov sulla sua pagina Facebook, come riferisce l'agenzia ucraina Unian. L'aeroporto, ormai distrutto, riveste un alto valore simbolico nel conflitto tra governativi e separatisti filorussi.
"I militari che difendevano l'aeroporto di Donetsk sono stati costretti a lasciare quello che ancora un anno fa era un magnifico scalo moderno", ha scritto l'Unian citando la pagina Facebook. "L'epopea della difesa eroica dell'aeroporto", è stato comunicato, "è durata 242 giorni, cioè più della difesa di Stalingrado e di Mosca durante la guerra patriottica (la Seconda Guerra mondiale, ndr). Speriamo che passerà qualche tempo e che la bandiera nazionale ucraina sarà di nuovo issata sull'aeroporto".
Kiev non ha ancora confermato ufficialmente la notizia dell'abbandono dello scalo, intorno al quale nelle ultime settimane si erano intensificati i combattimenti.

Mercoledì 21 gennaio 2015


Il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov, nel corso della sua conferenza stampa annuale, ha ampiamente commentato la guerra in Ucraina e l'escalation avutasi negli ultimi giorni nell'autoproclamata Repubblica del Donetsk.

Secondo quanto riporta askanews la Russia chiede l'immediata fine dei bombardamenti delle aree abitate nel Sud-Est dell'Ucraina, "inclusa Donetsk" e sfida Kiev a fornire prove dell'ingresso di truppe russe in territorio ucraino, denunciato più volte in questi giorni dai vertici del Paese ex sovietico.

"Nessuno può fornire fatti concreti sulla presenza di truppe e di armi russe nel Sud-Est dell'Ucraina"

ha dichiarato lo stesso Lavrov nel corso della conferenza stampa, confermando però che Mosca cercherà un immediato cessate il fuoco ai colloqui in formato Normandia (Ucraina, Russia, Francia, Germania) previsti stasera a Berlino.

Lavrov insomma mostra i muscoli della Russia, ma chiedendo ponderatezza alla comunità internazionale: un dualismo che fa il paio con l'atteggiamento anche del presidente Putin, che nelle ultime settimane ha rivisto i toni in ambito internazionale non lesinando sul classico machismo in politica interna e nelle dichiarazioni stampa.

Ucraina, a Donetsk si combatte di nuovo per l'aeroporto e in città

Martedì 20 gennaio 2015 - Da ieri si combatte di nuovo aspramente in Ucraina, nella zona di Donetsk. Teatro di violenti scontri è stato l'aeroporto della città in seguito all'offensiva dell'esercito ucraino contro i ribelli che reclamano il controllo della struttura. Secondo i portavoci militari nelle operazioni sono morti tre militari e altri 66 sono rimasti feriti, l'aeroporto però sarebbe di nuovo sotto il controllo dei governativi. Il condizionale è d'obbligo perché annunci dello stesso tipo sono stati fatti anche dai ribelli filorussi che sostengono di aver respinto con successo gli attacchi e accusano gli ucraini di aver fatto riesplodere la guerra violando gli accordi di Minsk.

Scontri sono avvenuti anche in città, il rappresentante della Difesa dei ribelli Basurin riferisce di cinque civili morti in seguito ai bombardaenti che hanno colpito Donetsk nelle ultime ore. Una bomba di fabbricazione artigianale è invece esplosa davanti al tribunale di Kharkiv, il bilancio è di 14 feriti, quattro dei quali verserebbero in condizioni molto gravi.

Il governo di Kiev denuncia l'ingresso nel paese di almeno 700 militari russi a sostegno dei gruppi paramilitari filorussi, avrebbero varcato il confine lunedì mattina, ma Mosca respinge al mittente ogni accusa. Il dialogo tra Mosca e Kiev però dovrebbe riprendere, Putin ha inviato una lettera al presidente Poroshenko con la proposta di far ritirare l'artiglieria pesante ad entrambi gli eserciti, proposta per ora rifiutata dall'Ucraina che invita i russi ad impegnarsi affinché vengano rispettati gli accordi di Minsk e venga cessato immediatamente il fuoco.

Intanto migliaia di persone hanno marciato per la pace a Kiev domenica sotto lo slogan "Je suis Volnovakha", per ricordare i 12 civili morti la scorsa settimana quando erano a bordo di un autobus. Secondo Kiev il mezzo sarebbe stato colpito dai separatisti che invece sostengono che sia finito su una mina. L'unica cosa certa è che si è ricominciato a combattere e i giovani ucraini vivono con il timore di una chiamata al fronte dopo che il presidente Poroshenko ha firmato una legge di parziale mobilitazione.

Ucraina, a Donetsk si combatte ancora, 10 morti in un attentato

15:00 - Dieci persone sono morte e 13 sono rimaste ferite in un bus colpito da un colpo di artiglieria vicino al checkpoint di Volnovakha, nella regione di Donetsk, lanciato dai ribelli filorussi: lo riferisce Interfax citando la portavoce dell'amministrazione regionale.

Martedì 13 gennaio 2015 - Si continua a combattere a Donetsk, ieri è stata una giornata di intensi bombardamenti nel territorio separatista filo-russo. Fonti militari di Kiev parlano di almeno un soldato ucciso e dieci feriti. Forti tensioni anche nelle città di Mariupol e Lugansk, dove da alcuni giorni sono in corso degli scontri tra i separatisti e i militari ucraini.

L'intensificarsi delle ostilità ha portato alla cancellazione del vertice straordinario a quattro sulla crisi ucraina ad Astana che si sarebbe dovuto tenere giovedì prossimo. A comunicarlo è stato il ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier, al termine di quattro ore di colloqui, a Berlino ieri sera, con il russo Serghei Lavrov, il francese Laurent Fabius e l'ucraino Pavlo Klimkin. In una dichiarazione congiunta, i quattro ministri hanno auspicato al piu' presto una riunione del Gruppo di Contatto (Russia, Ucraina e Osce) "al fine di procedere verso la piena attuazione degli accordi di Minsk" e creare le condizioni per un reale cessate il fuoco. L'accordo di Minsk è la tregua firmata il 5 settembre ma spesso disattesa.

Sabato 10 gennaio 2015 - Mentre l’attenzione della stampa internazionale è concentrata altrove, il sangue continua a scorrere in Ucraina. Nelle ultime ore si sono intensificati gli scontri a Donetsk e Luhansk, coi ribelli impegnati a prendere d’assalto le posizioni dei militari ucraini.

Nuove trattative per un’eventuale pace dovrebbero tenersi la prossima settimana, ma dopo che la Russia ha inviato nuovi convogli con aiuti nelle due regioni in mano ai ribelli, gli attacchi si sono intensificati. In poche ore sarebbero rimasti uccisi almeno due civili e quattro soldati ucraini.

L’incontro tra il presidente ucraino Petro Poroshenko e Vladimir Putin dovrebbe tenersi ad Astana, capitale del Kazakistan, il prossimo 15 gennaio. In dubbio, specie dopo gli eventi che hanno colpito la Francia, la presenza del leader tedesco e di quello francese.

Ucraina, ancora combattimenti per il controllo dell'aeroporto di Donetsk

1 dicembre 2014 - Ancora combattimenti all'aeroporto di Donetsk, capitale della Repubblica Popolare che vuole svincolarsi dall'Ucraina. La battaglia prosegue fra le truppe di Kiev e i ribelli separatisti, che da mesi si contendono il controllo dell'aeroporto. Stando a portavoce del Consiglio di Sicurezza, Andrii Lisenko, i combattimenti si concentrano soprattutto nel vecchio terminal, dopo l'offensiva dei filorussi di sabato scorso.

9 novembre 2014 - Il già debole cessate il fuoco firmato il 5 settembre scorso è stato ufficialmente interrotto nelle ultime ore, quando una nuova ondata di bombardamenti è partita nella città di Donetsk, ad est dell’Ucraina, già da giorno teatro di scontri nell’area dell’aeroporto.

Questa notte, però, gli scontri si sono fatti più intesi e sono durati circa 8 ore. Testimoni hanno riferito che i colpi d’artiglieria sono arrivati da entrambi i fronti, quello dei ribelli e quello dei militari ucraini. Al momento non si segnalano morti o feriti.

Non è un caso che gli scontri sono scoppiati nuovamente nelle ultime ore. Ieri gli Osservatori dell’OSCE avevano segnalato l’arrivo di numerosi carri armati filorussi nell’area. Il governo di Kiev aveva subito attaccato la Russia, sostenendo che quei carri armati contenessero armi e munizioni in arrivo proprio da Mosca.

Poroshenko invia altri soldati a Mariupol e Berdyansk

19.00 - La tregua in Ucraina va avanti ufficialmente dal 5 settembre scorso, ma da quel giorno ad oggi sono morte centinaia di persone. Oggi il sangue è tornato a scorrere a Donetsk, a pochi giorni dalle elezioni che si sono svolte nelle zone filoribelli.

Due adolescenti sono morti e quattro rimasti feriti per un colpo di artiglieria che ha raggiunto il cortile della scuola in cui i giovanissimi stavano giocando, a due passi dall’aeroporto di Donetsk, teatro di scontri in questi ultimi mesi.

5 novembre 2014 - Dopo le elezioni nelle repubbliche separatiste e l’appoggio della Russia alle stesse, l’Ucraina teme seriamente nuove offensive da parte dei ribelli e proprio per evitare conseguenze spiacevoli per il Paese il presidente Petro Poroshenko ha deciso di inviare nuovi rinforzi ai militari che si trovano in alcune delle città chiave dell’Ucraina.

Una nuova ondata di soldati sta raggiungendo in queste ore le città di Mariupol, Berdyansk, Kharkiv e l’area a nord della regione di Luhansk. Se i ribelli decidessero di provare a espandere la loro area di influenza, i militari ucraini saranno pronti a reprimere ogni azione.

Elezioni in Ucraina nelle repubbliche separatiste di Donets e Lugansk

19.58 - Il nuovo presidente dell'autoproclamata repubblica popolare di Donetsk è Aleksandr Zakharcenko, già premier della repubblica del Donbass. Zakharcenko ha ottenuto l'81,37% dei voti, mentre il suo partito, chiamato sempicemnte Repubblica di Donetsk, ha conquistato il 65,11% dei consensi.

2 novembre 2014 - Si sono aperte le urne nelle repubbliche separatiste ucraine di Donetsk e Lugansk. Elezioni per eleggere i loro parlamenti "nazionali" e i loro presidenti. Un voto fortemente separatista, dunque, che rischia di compromettere seriamente il già difficile processo di pace che stenta ad avviarsi seriamente. Secondo il governo di Kiev, infatti, non solo queste elezioni sono illegittime, ma si tratta di "azioni miranti a cambiare l'ordine costituzionale e a prendere il potere".

Le due autoproclamate repubbliche popolari del Donbass puntano ad allontanarsi ancor più da Kiev, consolidando la loro sovranità e magari entrando in futuro a far parte della Russia. Si tratta, d'altronde, di quei territori che lo stesso Putin ha ribattezzato "Nuova Russia". per quanto riguarda i risultati, non ci sono molto dubbi: si tratta dei del premier Aleksandr Zakharcenko a Donetsk e il presidente Igor Plotnitski a Lugansk.

29 ottobre 2014 - Le elezioni parlamentari dello scorso 26 ottobre in Ucraina non hanno riguardato le aree ad est del Paese in mano da mesi ai ribelli filorussi, che in tutta risposta hanno indetto delle elezioni indipendenti in programma per il prossimo 2 novembre. La Russia ha precisato che riconoscerà i risultati di quelle elezioni e le parole del Ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov - “le elezioni nelle regioni di Donetsk e Luhansk saranno importanti per legittimare le autorità locali” - non sono passate inosservate e gli Stati Uniti hanno già tuonato contro Putin.

John Kerry, segretario di Stato USA, ha sottolineato in queste ore che la Russia romperà gli accordi internazionali se riconoscerà le elezioni dei separatisti:

Gli Stati Uniti e il resto della comunità internazionale non riconoscerà le cosiddette elezioni separatiste a meno che non si svolgano con l’autorizzazione del Parlamento e la firma del presidente Poroshenko.

28 ottobre 2014 - Il Cremlino ha annunciato l’intenzione di riconoscere le elezioni parlamentari e presidenziali convocate per il prossimo 2 novembre dai ribelli filorussi nelle regioni orientali di Donetsk e Lugansk. L'annuncio è stato dato dal ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, nel corso di un’intervista rilasciata al giornale Izvestia: “Speriamo che le elezioni si tengano come convenuto, che il popolo possa esprimersi liberamente e che non sia perturbato dall'esterno. Noi riconosceremo il risultato”. Il Governo dell’Ucraina, al contrario, ritiene illegittimo il voto.

18 ottobre 2014 - Dopo un breve periodo di relativa calma, sono ripresi da qualche ora gli scontri a Donetsk, nei pressi dell’aeroporto cittadino. A darne notizia è stato il Consiglio comunale della città, che ha precisato come i bombardamenti avrebbero interessato i quartieri Kuibishevski e Kiivski e che “diversi edifici residenziali sono stati distrutti o parzialmente danneggiati".

12 ottobre, ore 12.20 - A dare la notizia è direttamente il Cremlino: il Presidente russo Vladimir Putin ha ordinato il ritiro delle truppe russe dalla frontiera con l'Ucraina. Si tratta di 17600 soldati impegnati dall'estate ufficialmente nelle manovre di addestramento nella regione di Rostov, nel sud della Russia, proprio al confine con la zona calda in Ucraina.

Altro segnale di raffreddamento del clima è dato dall'incontro tra lo stesso Putin e l'omologo ucraino Poroshenko: un incontro che si terrà a margine del summit euroasiatico Asem in programma a Milano il 16-17 ottobre, nel tentativo di consolidare l’ancora precario processo di pace nell’est del Paese.

Nonostante i segnali di distesa, proseguono gli scambi di terribili cortesie tra l'esercito di Kiev e i ribelli filorussi di Donetsk, scontri a fuoco anche duri ed efferati nei quali le principali vittime restano i civili, incastrati in un braccio di ferro armato dal quale sembra impossibile uscire.

Ucraina, interrotta la tregua. L'Europa: "Condanna nel modo più assoluto"

Ucraina, interrotta la tregua. L'Europa: "Condanna nel modo più assoluto"
3 ottobre, ore 10:00 - La morte di un operatore svizzero della Croce rossa internazionale, Laurent DuPasquier, rimasto ucciso in un bombardamento che si è abbattuto ieri sera su Donetsk, ha portato all'interruzione della tregua tra Ucraina e truppe filorusse e alla ripresa dei combattimenti.

L'Europa ha condannato "nel modo più assoluto" la violazione del cessate il fuoco, mentre secondo la Bild il governo tedesco intenderebbe inviare truppe da combattimento a protezione degli inviati dell’Osce nell’est dell’Ucraina.

19.00 - Un operatore della Croce Rossa Internazionale, secondo le informazioni fornite a Blogo un cittadino svizzero, sarebbe rimasto ucciso nel corso degli scontri a fuoco a Donetsk. Voci incontrollate, e ancora non verificate, parlano anche di un operatore CRI di nazionalità italiana, che oggi sarebbe rimasto ucciso.

La notizia dell'operatore italiano è stata comunicata dal ministro degli Esteri russo Aleksei Meshkov. Il centro di Donetsk oggi è stato bombardato per la prima volta dall'inizio della tregua, lo scorso 5 settembre.

18.01 - Secondo quanto riferisce l'Ansa, citando le agenzie stampa russe Interfax e Ria Novosti, un nuovo bombardamento avrebbe colpito il centro di Donetsk, roccaforte dei miliziani separatisti filorussi nell'Ucraina sud-orientale. Le agenzie stampa precisano che violente esplosioni sono state sentite distintamente nella zona di piazza Lenin e via Artiom.

2 ottobre 2014 - Dalla Russia arrivano pesanti accuse nei confronti del Governo di Kiev, in modo particolare nei confronti del ministro della Difesa Valeri Gheletei, del comandante della 25esima brigata, Oleg Mikas, e di altri dirigenti del governo che secondo Mosca sarebbero i responsabili delle azioni armate contro i ribelli filorussi che da mesi hanno preso il controllo delle due zone ad est del Paese, Donetsk e Lugansk.

Negli ultimi mesi, secondo le stime ufficiali di Mosca, sono deceduti oltre 3 mila ribelli. Da qui la decisione del comitato investigativo russo di aprire un’inchiesta per genocidio nei confronti delle figure appena citate.

In queste ore, intanto, proseguono gli scontri a Donetsk, con le forze ribelli che hanno da poco avviato una nuova offensiva per riuscire a ottenere il controllo dell’aeroporto locale, ad nord-ovest della città. I filorussi ci hanno provato più volte nelle ultime settimane, e ora sono tornati alla carica con l’ennesimo tentativo.

1 ottobre 2014 - Ancora bombardamenti in Ucraina, nelle aree ad est del Paese che continuano a essere sotto il controllo dei separatisti filorussi. Nelle ultime ore in due diverse parti di Donetsk altrettante esplosioni hanno provocato la morte di 10 persone.

Oggi, nel primo giorno di scuola per gli studenti ucraini, un colpo di mortaio ha provocato quattro vittime davanti a una scuola a circa 4 chilometri dall’aeroporto di Donetsk. I bambini che si trovavano nel parco della struttura sono rimasti illesi, ma a morire, secondo quanto riferisce Reuters, sono stati un’insegnante di biologia e tre genitori di altrettanti studenti.

Il proiettile di artiglieria è caduto nel cortile, in un momento in cui era affollato da oltre 300 persone. Le altre sei vittime sono state provocate da un colpo di mortaio che ha raggiunto un minibus in una strada limitrofa all’istituto, sempre nel quartiere Kievski di Donetsk.

30 settembre - Secondo l'Unione Europea l'accordo di pace siglato tra Ucraina e Russia non è ancora stato messo correttamente all'opera. Ragion per cui verranno mantenute le sanzioni economiche contro la Russia. Lo annuncia un comunicato della diplomazia Ue: "Mentre ci sono stati sviluppi politici incoraggianti attorno all'accordo di Minsk restano ancora da applicare correttamente punti essenziali dell'accordo".

A conferma di quanto sostenuto dall'Unione Europea, arriva la notizia che alcuni civili sono morti e altri sono rimasti feriti in seguito ad un bombardamento di artiglieria da parte di filorussi nella città di Popasna, nella regione orientale di Lugansk. Non è noto il numero delle vittime, ma i vertici ucraini fanno sapere che il bombardamento con sistemi di artiglieria Grad, ha colpito la zona di un ospedale di Popasna, distruggendo anche alcune ambulanze.

29 settembre 2014 - A Donetsk sono morti sei civili e altri 18 sono rimasti feriti secondo la tv Russia 24 che come fonte avrebbe un portavoce del ministero della Difesa dell'autoprocralamata Repubblica di Donetsk. La città sarebbe stata bombardata dall'artiglieria dall'aeroporto locale che è in mano all'esercito ucraino.

21 settembre 2014 - Il comandante supremo delle forze NATO in Europa, Philip Breedlove, ha confermato che la tanto decantata tregua in Ucraina è tutt’altro che un periodo di cessate il fuoco. Si tratta di una tregua solo di nome, che non ha impedito alle parti coinvolte di continuare a comportarsi come nei giorni precedenti.

La situazione in Ucraina non è buona in questo momento. Abbiamo un cessate il fuoco che lo è soltanto di nome.

Il Generale, però, si è detto fiducioso a proposito del nuovo accordo firmato ieri mattina.

LITHUANIA-UKRAINE-RUSSIA-CRISIS-NATO-DEFENCE

18 settembre - Ci sono circa 4mila soldati russi di stanza nella Crimea del nord, al confine con l'Ucraina. Lo fa sapere il portavoce militare ucraino Andrii Lisenko. "In base alle nostre informazioni, quasi tutte le unità militari russe sono schierate nel nord della Crimea". Immediata la replica di Federica Mogherini, lady Pesc in pectore: "Putin deve dare seguito in modo immediato e concreto agli impegni assunti a Minsk e ritirare i militari russi dall'est dell'Ucraina".

Ucraina, controlli approfonditi per scoprire chi è fedele al Governo di Kiev

17 settembre 2014 - Kiev ha deciso di fare piazza pulita e di chiarire una volta per tutte, vista la delicata situazione in cui si trova il Paese, chi è fedele al Governo e chi no. Il Parlamento ha passato ieri una nuova legge che permetterà agli ufficiali governativi di fare controlli approfonditi sugli agenti e civili ed eliminare così i corrotti e le mele marce.

Il Primo Ministro Arseniy Yatseniuk ha precisato che saranno oggetto di scrutinio anche tutti i dipartimenti che hanno operato sotto il governo di Yanukovych, ma l’analisi approfondita toccherà anche a oltre 1 milione di civili, tutti quelli che hanno operato o operano per conto del Governo, dai ministri ai servizi di Intelligence.

UKRAINE-RUSSIA-CRISIS-POLITICS-SANCTIONS-YATSENYUK

C'è l'accordo con l'Ue. Statuto speciale per le regioni separatiste

16 settembre 2014 - Mentre non si fermano le violenze dell'est dell'Ucraina, con scontri armati ripresi nel Donbass e 17 morti a Donetsk, il Parlamento Europeo ed il Parlamento Ucraino hanno approvato l'accordo tra Ue ed Ucraina:


L'applicazione dell'accordo sarà a partire dal primo gennaio del 2016, una vera e propria concessione a Mosca, che avrà così il tempo per riorganizzare la sua rete commerciale di scambio con l'ex-colonia sovietica. Così il Presidente ucraino Poroshenko:

"Dopo la ratifica dell’accordo, ci sarà un primo Consiglio di Associazione tra l’Unione europea e l’Ucraina il prossimo 17 novembre. Si tratta di un meccanismo pratico per la realizzazione dell’accordo e l’applicazione delle sue linee guida, che si concentrano sulle riforme."

Con il voto di oggi il Parlamento di Kiev ha anche approvato un'amnistia per i filorussi che hanno consegnato le armi, non hanno attentato alla vita dei dirigenti statali e non si sono macchiati del reato di omicidio premeditato o di terrorismo, come l’abbattimento dell’aereo della Malaysia Airlines, e concesso uno statuto speciale per le regioni filorusse dell'est del Paese, che prevede tre anni di autonomia per alcune zone delle regioni di Lugansk e Donetsk.

Nello stesso provvedimento Kiev prevede elezioni locali anticipate nelle zone separatiste, fissate per il prossimo 7 dicembre.

Ucraina, i Paesi NATO cominciano a inviare le armi a Kiev

14 settembre 2014 - Valery Heletey, ministro della Difesa ucraino, ha annunciato in serata che alcuni Paesi Nato hanno cominciato a inviare le armi necessarie per fermare l’avanzata dei ribelli filo-russi nel Paese. Nel precisare che la NATO è l’unico veicolo per proteggere l’Ucraina dalla Russia, il ministro non ha fornito dettagli aggiuntivi, evitando quindi di specificar quali Paesi sono coinvolti e che tipologia di armi sono state inviate.

E’ bene sottolineare come ieri una comunicazione simile sia stata smentita da 5 membri della Nato, a cominciare dagli Stati Uniti. Al momento, invece, non si segnalano smentite dalla Nato, fino a prova contraria dobbiamo considerare valide le parole di Heletey.

L'accordo con l'Ue slitta a dicembre 2015. Convoglio russo oltrepassa il confine

14.54 - Secondo quanto riporta il Kyiv Post il presidente della Commissione Ue, Josè Manuel Barroso, che si trova nella capitale ucraina Kiev, avrebbe lodato il percorso riformista del Paese e promesso altri 760milioni di euro dall'Unione Europea il prossimo mese se il Paese continuerà le sue riforme.

10.47 - Secondo quanto ha dichiarato il premier ucraino Arseni Iatseniuk, citato dall'agenzia Unian, nelle mire espansioniste del Presidente Russo Vladimir Putin ci sarebbe l'intero territorio ucraino.

Secondo il capo del governo di Kiev, nonostante la tregua in atto dal 5 settembre tra le truppe ucraine e i miliziani filorussi, il Cremlino ha interesse a continuare a destabilizzare la situazione in Ucraina orientale per meri fini espansionistici e commerciali, in risposta anche alle misure dell'Unione Europea contro l'economia russa.

Sabato 13 settembre, ore 08.58 - Un convoglio umanitario russo, sotto osservazione perchè "presunto" umanitario (Kiev accusa Mosca di fornire armi e sostegno militare ai ribelli separatisti proprio tramite questi camion) ha oltrepassato il confine e si trova ora a Lugansk, nell'Ucraina orientale. Lo riferiscono Russia Today e l'agenzia ufficiale russa Itar-Tass.

E' la seconda volta, dopo agosto, che un convoglio russo oltrepassa i confini ucraini: la prima volta si è scatenata la crisi internazionale tra Kiev e Mosca che ha portato a nuove sanzioni contro il colosso russo da parte della comunità internazionale e dell'Ue.

Ucraina, l'accordo con l'Ue slitta a dicembre 2015

Venerdì 12 settembre, ore 19:20 - L'entrata in vigore dell'accordo di libero scambio tra l'Ucraina e l'Ue è stato rinviato al 31 dicembre 2015. E' quanto si legge in una nota diffusa a Bruxelles dopo l'incontro trilaterale Ue-Ucraina-Russia. Quest'ultima si è sempre opposta agli accordi Ue-Ucraina, per questo la Commissione europea si è detta pronta a mostrare maggiore flessibilità per favorire la stabilizzazione della situazione in Ucraina se Kiev ratificherà l'accordo di associazione con l'Ue. "Questo ci lascia 15 mesi per continuare le discussioni", ha commentato il commissario europeo al commercio Karel De Gucht in una conferenza stampa.

Il presidente ucraino Poroshenko ha comunque parlato di un "momento storico" per il suo paese e, riferendosi alla situazione della Crimea, ha garantito che la regione tornerà in seno all'Ucraina, non necessariamente con l'intervento militare.

Giovedì 11 settembre, ore 13:33 - Da domani saranno rafforzate le sanzioni contro la Russia per la guerra tra ucraini nel Sud Est e i ribelli filorussi. L’accordo è stato raggiunto tra 28 Paesi Ue che hanno pubblicato il pacchetto di misure. Il presidente del Consiglio europeo, Van Rompuy, spiegherà le motivazioni della decisione presa nonostante la tregua in atto da venerdì scorso. Le sanzioni economiche erano state formalmente adottate lunedì, ma sospese per valutare l'evoluzione degli eventi.

Mercoledì 10 settembre, ore 10:45 Il presidente ucraino Poroshenko ha annunciato al governo di Kiev che il 70% delle truppe russe sarebbero state portate fuori dal territorio ucraino.

Intanto però la Russia fa sapere, tramite il presidente della Duma, Serghiei Narishkin, che risponderà "sicuramente" alle possibili nuove sanzioni adottate dell'Ue, la cui attuazione era slittata di qualche giorno.

Martedì 9 settembre, ore 16:30 - Il Presidente dell'Ucraina Poroshenko, nel corso di una visita a Mariupol, ha annunciato che negli ultimi quattro giorni sono stati liberati 1.200 prigionieri ucraini e che spera che entro la fine di questa settimana vengano liberati i restanti 863 prigionieri ancora in mano ai ribelli. Lo scambio di prigionieri tra Kiev e i filorussi è previsto dalla tregua di Minsk.

Aggiornamento lunedì 8 settembre, 9:00 - Il premier russo Dmitrij Medvedev in un'intervista al quotidiano Vedomosti ha annunciato che nel caso in cui l'Unione Europea faccia scattare nuove sanzioni nei confronti della Russia ci saranno delle "contro-sanzioni" da parte di Mosca che consisteranno nella chiusura dello spazio aereo.
Medvedev ha detto:

"Se ci saranno sanzioni connesse all'energia dovremmo rispondere in modo asimmetrico, ad esempio con restrizioni nella sfera del trasporto aereo. La guerra delle sanzioni non porta alla pace in Ucraina, ma al contrario minaccia il sistema di sicurezza globale"

Rotta la tregua. Berlusconi: "Nato irresponsabile"


Domenica 7 settembre 2014

13:00 - Nei giorni in cui gli occhi di tutto il Mondo occidentale sono puntati su Ucraina e Russia, Silvio Berlusconi torna a rompere il silenzio e a dire la sua su quanto sta accadendo in questi giorni, strizzando l’occhio all’amico Vladimir Putin, che a suo dire sarebbe vittima di un comportamento irresponsabile da parte della Nato.

L’ex Cavaliere, in collegamento telefonico durante il raduno dei giovani di Forza Italia a Giovinazzo, in provincia di Bari, ha spiegato che “a causa di una malaugurata carenza di leadership internazionale si sta assumendo “un atteggiamento ridicolmente e irresponsabilmente sanzionatorio nei confronti della Federazione Russa, che non può non difendere i cittadini ucraini di origine russa che considera come fratelli”.

Non solo:

Siamo in angoscia per la profonda crisi dell’economia che va di male in peggio e ancor più per la situazione internazionale e per le decisioni dei vertici occidentali, americani, la Nato, i vertici europei che, direi incredibilmente e irresponsabilmente, hanno cancellato e stanno cancellando il grande lavoro e i risultati che avevamo conseguito noi, nel 2002, con il trattato di Pratica di Mare, mettendo fine a mezzo secolo di guerra fredda che ci aveva angosciati.

12:20 - I bombardamenti a Mariupol hanno fatto la prima vittima civile dopo la tregua di venerdì. All’alba di oggi, ne hanno dato conto fonti ufficiali locali, una donna di 33 anni è rimasta uccisa in seguito alla nuova ondata di bombardamenti, mentre altri tre civili sarebbero rimasti feriti, non è chiaro in che condizioni.

Aggiornamento 7 settembre 2014, 9:50 - Il cessate il fuoco è ormai a un passo dal collasso. Dopo le esplosioni di ieri nella città portuale di Mariupol, che hanno di fatto interrotto la tregua dopo una manciata di ore dalla sua entrata in vigore, oggi nuove esplosioni sono state registrate nei pressi dell’aeroporto di Donetsk, nell’area in mano ai separatisti filorussi.

Già violato il cessate il fuoco


Sabato 6 settembre 2014

13:07 - È di fatto durata pochissime ore la tregua tra filorussi e ucraini nell'est del Paese, teatro da 9 mesi di scontri prima e di una vera e propria guerra civile.

A meno di 24 ore dall'entrata in vigore del cessate il fuoco arrivano la prime accuse reciproche: il governo di Kiev incolpa i russi e viceversa, mentre il leader dei separatisti di Donetsk, Zakharchenko, ha riferito all'agenzia di stampa russa Ria Novosti di bombardamenti notturni ad Amvrosiivka.

Ieri sera anche il comandante della Guardia nazionale ucraina Poltorak ha denunciato colpi di artiglieria 45 minuti dopo il cessate il fuoco, riporta l'agenzia Interfax.

Aggiornamento sabato 6 settembre, ore 12:29 - I ribelli filorussi nell'Ucraina dell'Est accusano i militari di Kiev di aver violato il cessate il fuoco stabilito ieri a Minsk.

Un autorevole membro del Parlamento dell'autoproclamata Repubblica di Donetsk citato dal Corriere della Sera avrebbe riferito che unità ucraine hanno lanciato diversi missili verso le postazioni ribelli dopo l'entrata in vigore della tregua, ribadendo che le milizie filo-russe continueranno a battersi per l'indipendenza.

Dal vertice Nato gallese intanto le novità per il fronte europeo non sono buone, almeno per Mosca: l'Unione Europea ha decretato nuove sanzioni nei confronti della Russia e la Nato militarizzerà ulteriormente i confini est europei, con cinque presidi permanenti ed una mobilitazione di truppe internazionali inviate da molti paesi membri della stessa Nato: il tentativo è di isolare Putin, che tuttavia non sembra volersi curare dei diktat di Unione Europea, Stati Uniti e Nato.

Poroshenko ordina il cessate il fuoco: libertà linguistica e amnistia


Venerdì 5 settembre

17:50 Il presidente ucraino spiega alcuni dettagli del cessate il fuoco deciso oggi.

Da domani siamo pronti a fare passi straordinari sulla decentralizzazione del potere in alcune zone di Donetsk e Lugansk offrendo loro la libertà economica e garantendo la libertà d'uso di qualsiasi lingua sostenuta da tradizioni culturali

Poroshenko ha poi annunciato un'amnistia.

15:50 Dal vertice Nato, la cancelliera tedesca Angela Merkel fa sapere che, se la Russia rispetterà il cessate il fuoco deciso oggi, l'Ue è pronta a sospendere le nuove sanzioni.

15:30 Il presidente ucraino Poroshenko ha ordinato il cessate il fuoco. La decisione è arrivata dopo il vertice di Minsk con i gruppi di contatto e i rappresentanti delle repubbliche indipendenti autoproclamatesi nel sud est del paese.


14:35 Ad appoggiare gli sforzi dell'esercito regolare ucraino per la riconquista delle province filo russe, ci sono le milizie Azov, milizie "nere", dalle chiare simpatie naziste a partire dalla svastica in bella mostra sull'elmetto.

Il battaglione, seppure non inquadrato formalmente nell'esercito ucraino, spalleggia quest'ultimo nelle operazioni sul fronte orientale, contro i territori che combattono per separarsi da Kiev. Si tratta di 250 uomini, il cui apporto è decisivo, e che negli ultimi mesi stanno raccogliendo adesioni anche da altri paesi, non ultima l'Italia.

Intervistati in un servizio del Tg2, alcuni miliziani fanno sapere che se il presidente Poroshenko negozierà una tregua, loro lo considereranno responsabile di alto tradimento e continueranno a combattere.

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14:15 Romano Prodi parlando da Trento, dove oggi ha ricevuto il premio "Alcide De Gasperi: costruttori d'Europa", ha parlato della situazione in Ucraina e, un po' a sorpresa, si è detto contrario all'inserimento della repubblica ex sovietica nell'Unione Europea. L'ex premier ha spiegato che l'Ucraina "non può essere né russa né europea. O ci convinciamo che è un ponte o va a finire male". Prodi spiega che la situazione a Kiev non può diventare il terreno di scontro tra Usa e Russia, e che l'allargamento dell'Ue non può essere la soluzione al rischio di invasione.

Se ci facciamo la guerra per l'Ucraina è veramente assurdo. L'ultimo atto del mio governo fu votare contro la proposta di Bush per mettere l'Ucraina nella NATO. Non ci deve entrare. Perché non si mettono le dita negli occhi a nessuno. Per risolvere la questione, basterebbero 15 miliardi di euro messi sul tavolo a salvaguardia futura dell'Ucraina, cinque ciascuno da Stati Uniti, Unione Europea e Russia. L'Austria non è nella NATO e nessuno pensa che sia a rischio di invasione


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10:35 Mentre a Minsk si sta aprendo l'incontro tra Russia e Ucraina, sotto l'egida dell'Ocse, per discutere la tregua, a Maripol si continua a combattere. Gli insorti russi della città sul mare di Azov hanno sferrato un attacco contro l'esercito regolare. Scontri anche a Donetsk, con esplosioni nei pressi dell'aeroporto.


Aggiornamento venerdì 5 settembre 2014 - È oggi il giorno della firma della tregua? Petro Poroshenko, il presidente ucraino, parla di "cauto ottimismo" in vista dell'incontro odierno a Minsk in cui Russia, Ucraina e Osce cercheranno di definire un piano di pace nell'est Ucraina, l'augurio è quello di arrivare ad un "immediato cessate il fuoco".

Ieri, nel corso della prima delle due giornate del vertice Nato in Galles, i leader hanno dichiarato tutti di supportare al 100% l'Ucraina, diverse però le posizioni nei confronti della Russia e soprattutto dell'entità delle sanzioni. Il segretario generale della Nato Rasmussen, spiega che "il modo migliore per facilitare la soluzione politica è rispondere con sanzioni economiche più ampie, più profonde e più pesanti".

Meno duro di Rasmussen il nostro ministro degli esteri; Federica Mogherini ha commentato così la giornata di ieri: "Dal vertice Nato emerge la consapevolezza che non c'è una soluzione militare alla crisi ucraina ma va sostenuto lo sforzo di Poroshenko a trovare una soluzione politica e diplomatica", e ha parlato di sanzioni come "strumento di pressione politica" e della necessità di verificare se la Russia "passerà dalle parole ai fatti".

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