Sud Sudan: trovato l'accordo di pace

I leader delle due fazioni in lotta, il presidente Salva Kiir e il suo ex vice Riek Machar si sono inconrati a Addis Abeba, grazie alla mediazione del governo etiope.

Per una situazione che peggiora in Europa, la crisi ucraina, il bilancio mondiale pace-guerra pareggia il conto, grazie all'accordo trovato tra le fazioni in lotta in Sud Sudan. Davanti al premier etiope Hailemariam Desalegn i rivali per la lotta al potere nel giovane stato centrafricano, Salva Kiir e Riek Machar, hanno firmato un patto di cessazione delle ostilità.

Il Sud Sudan, ultimo stato a vedere la luce tra le nazioni attualmente indipendenti nel mondo (esiste dal luglio del 2011 dopo la scissione dal Sudan), vive da sei mesi uno stato di guerra civile alla cui base c'è una disputa interetnica. Il conflitto, come accade sempre nell'Africa subsahariana è caratterizzato da estrema violenza e scarsissima copertura mediatica. Già nel dicembre scorso le Nazioni Unite lanciarono l'allarme-pulizia etinica dopo il ritrovamento di fosse comuni.

I due schieramenti, Dinka e Nuer, rappresentati rispettivamente dal presidente Kiir e dal suo ex vice Machar (destituito con l'accusa di tentato golpe) fino ai giorni scorsi si sono parlati solo attraverso le armi, se si esclude l'effimero cessate il fuoco del 23 gennaio, che non fu rispettato. Il conteggio dei morti è molto approssimativo ma si parla, nelle stime peggiori, di decine di migliaia di vittime.

Ora l'intervento di una piccola potenza regionale come l'Etiopia sembra poter garantire un accordo più solido. Il Patto prevede l'istituzione di un governo di transizione e l'apertura di corridoi umanitari, che possano facilitare il lavoro delle Nazioni Unite, presenti sul territorio fin dalla nascita del Sud Sudan e soprattutto il ritorno a casa del milione di sfollati che l'ennesima guerra civile nel "continente dimenticato" ha prodotto.

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