
Oggi il New York Times ci propone questa interessante scansione longitudinale della popolarità dei presidenti secondo i sondaggi della CBS: come potete notare, se avete un minimo d’occhio, ci sono alcuni dettagli interessanti. Prima di tutto, quello che balza subito all’occhio, è come George W. Bush sia riuscito a sperperare un consenso che dopo l’undici settembre era alle stelle.
Grazie a guerre basate su prove inesistenti, come quella in Iraq, e crisi finanziarie globali sulle quali, grazie al cielo, non potrà mettere le mani visto che il suo mandato è in scadenza a breve.
Ma oltre a quello c’è anche un altro punto interessante: che sempre secondo questo indice di popolarità, George W. Bush è meno popolare persino di Nixon. Se pensate che quest’ultimo fu costretto a dimettersi dopo uno scandalo di dimensioni planetarie, il Watergate, viene da pensare, no? Dopo il salto trovate tutto il grafico.
William Wallace
02 ott 2008 - 10:10 - #1Ma allora come ha fatto a vincere per il secondo mandato??
Casarik_90
02 ott 2008 - 10:41 - #2#1 me lo chiedo pure io,cmq rimane il presidente più fallimentare degli U.S.A.
Vercingetorige
02 ott 2008 - 12:06 - #3Io cmq mi chiedo come in Italia posso amare un putt@niere come Cliton, che ha portato la guerra pochi kilometri di distanza da noi, una guerra per altro approvata dal governo di sinistra, e per di più una situazione che è tutt’altro che risolta, e che ha creato un pericoloso precedente, che i russi ne hanno equamente approfittato. E la beffa, aver l’adriatico pieno di bombe….mah..
Casarik_90
02 ott 2008 - 16:13 - #4perchè per afghanistan e iraq dove le mettiamo?
nino84
02 ott 2008 - 16:37 - #5è stato indubbiamente uno dei presidenti peggiori che la storia degli stati uniti abbia mai avuto, comunque c’è da dire che chiunque lo sostituirà non sarà migliore, il sistema politico americano è falso forse peggiore del nostro (che purtroppo cerca di imitare) 2 partiti con differenze irrilevanti che si alternano, una ristretta schiera di persone che giocano con una apparente democrazia per difendere gli interessi delle lobby.