USA: Eric Cantor, leader dei repubblicani alla Camera, sconfitto dal Tea Party

Clamorosa debacle per il conservatore, in predicato di diventare nuovo speaker della Camera

Negli Stati Uniti è tempo di primarie per le elezioni mid-term del prossimo novembre, e su tutti i quotidiani americani campeggia la notizia della sconfitta del repubblicani Eric Cantor, avvenuta nel distretto 7 della Virginia a opera di un collega di partito sconosciuto ai più, esponente del Tea Party, l'ala più radicale dei conservatori americani. La notizia ha suscitato un'eco così vasta perché Cantor non è un repubblicano qualunque ma uno dei "congressmen" più influenti e conosciuti. 51 anni, deputato da quattordici anni e sette mandati, dopo essere stato il vice del leader di minoranza John Boenher dal 2009, quando i repubblicani hanno riconquistato la maggioranza alla Camera e Boenher ne è diventato speaker, Cantor è stato promosso leader della maggioranza. Per questo motivo, in caso (quasi certo) di vittoria dei repubblicani alle elezioni di metà mandato sarebbe toccato a lui il posto di speaker, succedendo a Boenher.

Sarebbe toccato a lui se fosse riuscito a superare lo scoglio delle primarie, cosa che tutti davano per scontato. La sfida nel suo collegio elettorale in Virginia non era particolarmente accesa, e tutti i sondaggi davano a Cantor almeno 30 punti di vantaggio sul suo sfidante più accreditato, il semi-sconosciuto Dave Brat, docente di economia al college Randolph-Macon ed esponente dell'ala più intransigente del partito. Eppure, Brat alla fine ha vinto con un perentorio 55,5% dei voti, con oltre 12 punti di margine su Cantor. È la prima volta nella storia che un leader della maggioranza in carica alla Camera perde le primarie. La vittoria di Brat ha del clamoroso anche guardando il lato economico della campagna elettorale: Brat ha condotto la sua con meno di 200.000 dollari, ottenuti tutti grazie alle raccolte fondi.

Il risultato di queste primarie può essere visto come un indicatore dell'umore degli elettori, soprattutto repubblicani, in vista delle elezioni di mid-term e delle presidenziali del 2016. Se due anni fa sembrava che il Tea Party si stesse rivelando un fuoco di paglia – sia nelle primarie per le presidenziali che in quelle per il Congresso i candidati di estrema destra erano stati sensibilmente ridimensionati – ora sembra che l'area libertaria e anti-tasse dei Gop stia riprendendo fiato, e il partito repubblicano dovrà farne i conti nell'immediato futuro.

Particolarmente significativa la campagna elettorale condotta da Brat contro Cantor (che nelle scorse primarie aveva ottenuto più del 70% dei consensi). Brat è riuscito a dipingere Cantor – uno dei repubblicani più conservatori e intransigenti – come troppo debole sul tema dell'immigrazione. In questi mesi è in discussione una proposta di riforma bipartisan che dovrebbe prevedere nuovi controlli alle frontiere ma anche una sorta di maxi-sanatoria per gli 11 milioni di immigrati irregolari attualmente negli Usa. È un progetto che piace a destra e a sinistra, ma non al Tea Party, e Brat ha accusato Cantor (che per la verità ha ostacolato le trattative per arrivare a un accordo) di essere favorevole a una sanatoria indiscriminata. Un tema che evidentemente ha fruttato, a dispetto della realtà dei fatti. Ora Brat dovrà vedersela il prossimo 4 novembre contro il candidato democratico Jack Trimmell, suo collega al college Randolph Macon.

House GOP Leadership Addresses The Press After Their Party Conference Meeting

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