Assemblea Pd, Civati polemico con Renzi: "Ha picchiato come un fabbro"

A Pippo Civati non è piaciuto il discorso del segretario e l'imposizione di Matteo Orfini come nuovo presidente.

Nonostante dalle immagini tv e streaming sembra che il discorso di Matteo Renzi all'Assemblea nazionale del Pd sia stato apprezzato e condiviso da tutti, i dissidenti restano e tra loro c'è Pippo Civati, che era già arrivato abbastanza contrariato all'Hotel Ergife di Roma stamattina, spiegando di non essere stato particolarmente felice di vedere che la scelta del nuovo presidente (Matteo Orfini) è stata imposta senza un dibattito democratico all'interno del partito, ma è semplicemente arrivata l'indicazione via sms nel cuore della notte.

Civati ha anche commentato il passaggio in cui Renzi ha detto che non si può permettere che "qualcuno ricatti con la sua presenza la posizione del Pd e del suo 40,8%" (il risultato ottenuto alle elezioni europee). Questa frase è stata detta dal segretario con riferimento ai senatori che si sono autosospesi in disaccordo con la riforma sul Senato. Secondo Renzi "anche è legittimo che il singolo senatore sia in disaccordo con il partito, ci faccia il piacere di non mandarci in minoranza all'interno della Commissione", in pratica in Commissione si vota come ha deciso il partito, poi singolarmente si può esprimere il proprio parere in Aula.

Civati, poco dopo il discorso di Renzi, durante una pausa, con i giornalisti ha detto di essere in disaccordo con il discorso del segretario che "ha picchiato come un fabbro" per quanto riguarda i dissidi interni e che per il resto ha nominato un centinaio di riforme che ancora però non si sono viste. In effetti il Premier ha ripetuto più o meno quello che ha già più volte detto sia in campagna elettorale sia nella riunione di presidenza subito dopo il voto, nel celebrare il risultato ottenuto. Man mano viene spostata la data delle riforme e dunque ecco che per esempio, parlando dell'introduzione della civil partnership, ha detto che se ne parlerà subito dopo la riforma elettorale, dunque a settembre.

Sulla linea di Renzi per quanto riguarda almeno la disciplina del partito sembra essere l'ex presidente Gianni Cuperlo, anche se non apprezza il termine "ricatto" usato dal Premier. Cuperlo ha detto:

"Bisogna usare le parole con cautela, io conosco gran parte dei 14 senatori, sono tra le persone più trasparenti che abbiamo nel partito, hanno delle posizioni che hanno difeso e argomentato, dobbiamo trovare un equilibrio. Occorre considerare la pluralità delle posizioni di partito come un elemento di ricchezza. Quando si aderisce a un gruppo parlamentare capita di votare d'accordo con il partito e contrariamente alle proprie idee"

Corradino Mineo, uno dei senatori dissidenti, non ha voluto tornare sulla questione della sua sostituzione in Commissione Affari Costituzionali, ma ha commentato:

"Ho sentito Renzi ripetere delle cose che non mi sembrano vere. Io oggi devo solo scusarmi per quello che ho detto ieri offendendo Renzi"

In particolare Mineo si riferisce alla definizione di Renzi come "bambino autistico" e lo stesso segretario oggi durante il suo discorso si è infervorato su questo argomento, non per l'offesa nei suoi confronti, ma nei confronti delle famiglie che sono alle prese con bambini disabili.

Pippo Civati

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