Gianfranco Fini torna in politica per lanciare una nuova destra riformista


Gianfranco Fini

sta per tornare in politica. L'appuntamento è fissato per il prossimo 28 giugno, quando l'ex delfino di Almirante animerà l'assemblea "L’Italia che tu vorresti – le tue idee per una destra che non c’è". Una sorta di Leopolda dei conservatori, anche se lui lo nega, per discutere di come riorganizzarsi nel post-Berlusconi.

La voce di un ritorno circolava già da un po' di tempo. Poi, ad annunciare l'evento della prossima settimana, è arrivato un video che sta circolando in rete. Qui Fini interpreta la parte dell'allenatore delle nuove leve della destra italiana.

L'ex leader di Futuro e Libertà ha spiegato il senso del suo rinnovato impegno civile in un'intervista, rilasciata a Il Fatto Quotidiano. Ivi prova a rimettere al centro del dibattito i suoi cavalli di battaglia: il senso dello Stato, le riforme, la legalità. Temi già ampiamente spesi nelle ultime elezioni politiche, quelle che hanno segnato la sua esclusione dal Parlamento.

Ma oggi una nuova discesa in campo sembra possibile. Il panorama politico è fortemente mutato: Il Pd veleggia al 40% dei consensi e Berlusconi, in caduta libera, stenta ad individuare una successione. Tutto ciò non poteva non riaccendere la discussione sul futuro nel centro-destra. A tale riguardo, ricordiamo che Corrado Passera ha già lanciato il progetto Italia Unica come alternativa al Pd di Renzi.

Ora è la volta di Fini, che prova a promuovere il suo riformismo di destra. Ma "come essere riformisti e di destra?", gli chiede il giornalista Francesco de Palo. Per l'ex capo di Fli, la risposta si articola su vari temi:

"In primis toccando l’assetto della Repubblica: non solo il Presidenzialismo, che mi fa piacere torni essere oggetto di dibattito, ma riformare il monocameralismo senza pasticci. Penso alla necessità di referendum propositivi, alla revisione totale del titolo V, ricordando che il nodo è dato dall’inganno del federalismo, in quanto i servizi al cittadino sono peggiorati mentre purtroppo la spesa pubblica è aumentata"

In queste parole è già facile individuare lo scontro che si accenderà prossimamente nel centro-destra. Per una parte dei moderati, infatti, l'ipotesi Matteo Salvini leader di colazione non è praticabile. E Fini questo la sa benissimo, convinto com'è che la partita si giochi tutta al centro. Ne è un esempio il nuovo corso di Renzi, che ha riscosso consensi in un certo elettorato liberal conservatore, cancellando di fatto Scelta Civica alle ultime elezioni.

Non stupisce, quindi, che il premier si sia perfino appropriato dell'etichetta di Partito della Nazione per il Pd, la stessa di cui parlò alle politiche il Terzo Polo. Quello che lascia perplessi, invece, è come i moderati non siano in grado di reagire e di sfidare il governo sul suo stesso terreno.

Per quanto concerne l'Europa, Fini traccia una distanza netta con Marine Le Pen: il problema è sì governare la Ue su base comunitaria e non intergovernativa, ma senza tornare indietro. L'Europa non è un qualcosa che si può demolire nelle campagne elettorali solo per prendere voti.

Non è mancata, poi, anche un po' di autocritica. L'alleanza con Mario Monti, per l'ex presidente della Camera, si è dimostrata carente di identità politica ed è stata percepita come una convivenza obbligata. Ma ciò non vuol dire che Fini rimpianga la scelta di aver rotto con Berlusconi: "La leadership era molto forte, ma alla fine era divenuta autocratica in quanto, come si sta accorgendo adesso anche Fitto, ciò che si era inserito nello statuto è rimasto lettera morta".

Dopo la pubblicazione del saggio "Il ventennio - Io, Berlusconi e la destra tradita", sembrava proprio che Fini avesse chiuso con la politica. Ora ha cambiato idea, forse animato anche da orgoglio personale, dopo la débacle elettorale del 2013. Certo, però, sarà molto difficile ricostruire una rete di alleanze. Gli ex di Fli, da Granata a Della Vedova fino a Giulia Buongiorno si sono già accasati con altre forze. E non corre buon sangue nemmeno con Fratelli d'Italia di La Russa e Meloni, con cui non sono mancate le polemiche.

Allora l'unica strada percorribile sembrerebbe quella di una ripartenza "dal basso", in stile Renzi. Tuttavia l'impresa appare molto ardua. Il rottamatore è giovane e non appartiene alla classe diriginete del passato. Fini, invece, è stato protagonista della politica dagli anni '90 fino all'altro giorno. Ha sì cambiato idea su molti temi, da Mussolini ai gay, dal concetto di legalità all'immigrazione, ma allo stesso tempo è rimasto alleato di Berlusconi fino al 2010. Insomma, facciamo una certa fatica a vederlo come il leader della "nuova" destra italiana.

fini

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