Lega Nord, truffa e appropriazione indebita: chiesto il processo per Bossi e Belsito

I 9 indagati sono accusati a vario titolo di appropriazione indebita e truffa ai danni dello Stato.

La Procura di Milano, che da mesi indaga sulle presunte distrazioni di fondi da parte della Lega Nord, ha chiesto oggi il rinvio a giudizio per 9 delle 10 delle persone coinvolte nell’inchiesta, a partire da Umberto Bossi, fondatore e presidente federale del partito, passando per i suoi due figli, Riccardo e Renzo, fino ad arrivare a Francesco Belsito, l’ex tesoriere della Lega.

Rinvio a giudizio chiesto anche per altre cinque persone, tutte coinvolte a vario titolo nell’inchiesta, mentre per l’ex vicepresidente del Senato, Rosi Mauro, è stata chiesta l’archiviazione.

Le ipotesi di reato sono pesanti: appropriazione indebita e truffa ai danni dello Stato per circa 40 milioni di euro, l’ammontare dei rimborsi elettorali ottenuti indebitamente dal Carroccio, secondo quanto ricostruito dall’accusa, tra il 2008 e il 2010. Ai soli Bossi - padre e figli - viene contestata un’appropriazione indebita per 500 mila euro.

La somma sottratta al partito, è emerso nel corso dell’inchiesta, sarebbe stata utilizzata dagli indagati per sostenere una serie di costose spese personali, dall’acquisto di capi di abbigliamento di lusso ai lavori di ristrutturazione nelle abitazioni di Gemonio e Roma, senza contare la famosa laurea albanese acquistata da Renzo Bossi presso l’università Kristal di Tirana per ben 77 mila euro.

Tra le altre persone per le quali è stato chiesto il rinvio a giudizio, lo ricordiamo, ci sono:


  • Stefano Aldovisi

  • Stefano Bonet

  • Diego Sanavio

  • Paolo Scala

  • Antonio Turci

Umberto Bossi, populist Northern League

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