“La nostra Carta tutela le cooperative editoriali e il governo non può cancellare il legittimo affidamento sui fondi pubblici garantiti per legge. E’ possibile ricorrere al giudice per avere il risarcimento da parte dello stato. Il decreto Tremonti che taglia i fondi all’editoria è illegittimo e incostituzionale”.
Così parla Alessandro Pace, professore ordinario di diritto costituzionale all’università La Sapienza di Roma e presidente dell’Associazione italiana dei costituzionalisti, in un‘intervista molto interessante e istruttiva rilasciata a Matteo Bartocci de Il Manifesto. Un documento di 12 pagine appena consegnato a Mediacoop, l’associazione nazionale delle cooperative editoriali, che può costituire la base di una citazione in giudizio del ministero dell’Economia contro i tagli all’informazione.
“Oltre alla diminuzione drastica dei fondi pubblici il problema è di sostanza”, spiega Pace, secondo cui il decreto viola ben 6 articoli della Costituzione: 3 [primo e secondo comma], 21, 41, 45, 49 e 81. “C’è un palese vizio di irragionevolezza che viola l’articolo 3 della nostra Carta: l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge”.
Il decreto leva più soldi a chi ne ha di meno e ne toglie di meno a chi ne ha di più. E cambia la natura dei contributi dello stato, che da diritto soggettivo diventano un’elargizione discrezionale, anno per anno, della pubblica amministrazione.
“Il governo ha presentato questo decreto legge come una finanziaria anticipata. E prevede che le poste di bilancio possono essere variate con un semplice decreto del ministro dell’Economia. Ma l’art. 81 della Costituzione prevede che la legge e solo la legge può determinare la distribuzione dei fondi pubblici. Non è certo Tremonti che può gestirli a piacimento.”
E’ un momento decisivo per la libertà e il pluralismo dell’informazione italiana: non bastano appelli generici, è una questione troppo importante per lasciarla in pasto ai pescecani di governo.
zoe57
13 ott 2008 - 12:03 - #1In questo periodo c’è tanta confusione a livello informativo, proveranno di sicuro a far passare leggi e decreti osceni sotto silenzio. E’ necessario tenere sotto osservazione tutti i passaggi di decretini e cavilli in cui i burocrati che si fingono politici sono così abili e gretti. Ben fatto.
Takky
13 ott 2008 - 12:28 - #2Ahahah..
Che tristezza infinita!
Tipico esempio di “Arrampicatore su specchi unti”.
Il fatto che debbano essere dati fondi è incostituzionale! Se scrivi cose che non interessano e nessuno ti compra, perché devi mantenerti con le mie tasse??
Questa cosa affligge per intero la stampa, qui non si tratta solo di Pluralismo dell’Informazione usato per far credere al popolo che dopo controllerà tutto Berlusconi, qui si tratta anche di giornaletti da quattro soldi che si mantengono a nostre spese!
Senza contare che il “Pluralismo” può solo giovarsene. Perché adesso è lo stato a stipendiare i Giornalisti che di fatto non possono essere poi più considerati tanto liberi!
zoe57
13 ott 2008 - 12:33 - #3bè, complimenti per il ragionamento; gli asini volano e il mercato si regola da solo. Vai a leggerti cosa dice il decreto poi forse cosi eviti ragionamenti preconfezionati
may 11th
13 ott 2008 - 12:33 - #4#2 sei più libero se ti finanzia lo stato in quanto riconosce il valore del lavoro informativo che serve alla comunità o se ti mantieni grazie ai soldi (interessati) di uno o più privati di cui non potrai mai parlare se non bene?
il vendicatore mascherato
13 ott 2008 - 12:47 - #5ps: libero = libero di parlar male di Berlusconi.
solo così ci capiamo…
sensualità a corte
13 ott 2008 - 13:05 - #6che tristezza sti comunisti
zoe57
13 ott 2008 - 13:18 - #7“ps: libero = libero di parlar male di Berlusconi.”
che tristezza sti comunisti
quando non si sa cosa dire dell’argomento si attaccano gli argomentatori.sei libero di parlare bene di Berlusconi. però fai un discorso sensato, se è possibile. questa è libera informazione