Renzi farfuglia sul Pil e “gioca” sulle elezioni

Come dice Manzoni di Don Abbondio: “Il coraggio, uno, se non ce l’ha, mica se lo può dare”. Vale oggi anche per la politica dominata da arrivismi, personalismi, opportunismi, qualunquismo e incapacità nonché perdita del senso comune.

matt

“La stoffa, se uno non ce l’ha, mica se la può dare”. E vale anche per uno di “qualità” come il premier Matteo Renzi, ancorato alla logica del messaggio, dell’immagine, del marketing politico, del tornaconto personale e di partito, costi quel che costi.

Il capo del governo insiste sulle riforme istituzionali sorvolando sui nodi dell’economia. E’ evidente che Renzi non sottovaluta la crisi economica ma “deve” portare a casa subito “qualcosa” (Senato e Italicun) per dimostrare che l’Italia ha finalmente un premier che fa quello che promette. Altrimenti la stella del “Rottamatore” è destinata a bruciarsi.

Antonio Polito sul Corriere di ieri scrive sostanzialmente che di fronte alle difficoltà, Renzi sembra voler scegliere la strada della demagogia e condurre il Paese al voto, per poter prendere provvedimenti da "lacrime e sangue" all'inizio di un lungo mandato, quando non dovrebbe pagare dazio per le promesse disattese.

La ripresa non c’è, non c’è nessun disegno strategico per avviarla, non ci sono neppure le risorse. La crescita reale attorno allo zero anche nel secondo semestre contrariamente alle aspettative, e l’inflazione a sua volta attorno allo zero. Il tutto per una somma ancora vicina allo zero nella crescita reale del Pil, lontanissima da quel 4% necessario per rispettare i vincoli europei sul debito pubblico. Di questo passo, passata l’estate ballerina, non può che giungere l’autunno della nuova “grande stangata”. E Renzi che fa?

Ha ragione Stefano Folli: “Su questa realtà deprimente Renzi ha fatto una battuta infelice alla quale non è giusto crocefiggerlo, ma che rivela una certa insicurezza di fondo. Ha detto che le percentuali del Pil, che siano lo 0,4 o lo 0,8 o l'1,5, non cambiano la vita quotidiana delle persone. Purtroppo la verità è un'altra. È la riforma del Senato, a cui si dedica tanta energia o per farla o per sabotarla, che non cambia nel breve termine la vita degli italiani. Proprio perché le vere riforme, quelle che anche in Europa si aspettano dall'Italia, sono più economiche che istituzionali. O meglio, quelle istituzionali sono benvenute purché abbiano effetti immediati sull'economia. Invece si rischia di perdere di vista questo nesso, mentre il temporale è sempre più vicino”. Renzi come già a suo tempo Berlusconi?

E non sarà solo un temporale estivo. Il rischio è che agli italiani non resterà che metter mano di nuovo al portafoglio per la nuova stangata. Poi, chi vorrà, potrà dire la sua nel chiuso delle urne. A febbraio o alle idi di marzo. Mala tempora.

Vota l'articolo:
Nessun voto. Potresti essere tu il primo!  
  • shares
  • +1
  • Mail
1 commenti Aggiorna
Ordina:

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO