Il patto del Nazareno è saltato

Dalle clausole salva-Mediaset a quelle anti-Prodi. Tutti i misteri del patto del Nazareno. Fino al suo scioglimento.

Il 4 febbraio 2015, il Patto del Nazareno è saltato.

La cosa era stata preannunciata il giorno precedente. Silvio Berlusconi, probabilmente per tentare di ricompattare in qualche modo Forza Italia, ha convocato una riunione ristretta dei vertici del partito. Berlusconi ha confermato la fiducia in tutti i suoi collaboratori più stretti e in tutti coloro che ricoprono incarichi in Forza Italia, respingendone le dimissioni.

Le motivazioni risiedono non solo nelle modalità con cui si è arrivati all'elezione di Sergio Mattarella – goccia che ha fatto traboccare il vaso – ma anche in una serie di sempre più evidenti malumori all'interno del partito.

Giovanni Toti ha dichiarato, alla fine dell'ufficio di presidenza:

«Il patto del Nazareno, così come è stato interpretato fino a oggi, noi lo riteniamo rotto, scegliete voi come possiamo dire, congelato, finito. Il governo ha detto con chiarezza che il cammino delle riforme proseguirà, noi non ci sentiamo legati come successo fino ad adesso a condividerne il percorso nel suo totale. Stando ai numeri che abbiamo espresso in Senato io non starei così sereno: Forza Italia è stata più volte determinante»

La battuta finale è rivolta a Renzi e ai suoi, che hanno annunciato che le riforme andranno avanti comunque.

Che cos'è il Patto del Nazareno

Il 18 gennaio 2014 Matteo Renzi (allora solo sindaco di Firenze e segretario del Pd) e Silvio Berlusconi si incontrano alla sede del Partito Democratico, in largo del Nazareno, per discutere delle riforme istituzionali da concordare e votare assieme. Al termine del faccia faccia, Berlusconi riparte spedito: è nato il Patto Nazareno. Ma fin dall'inizio gli accordi decisi in quell'incontro fanno sospettare molti: cosa si sono detti? Cosa c'è scritto nel Patto del Nazareno? I sospetti aumentano quando, durante le consultazioni seguite alla nomina di Renzi a premier, i due passano cinque minuti da soli, escludendo tutti i collaboratori.

Innanzitutto sintetizziamo che cos'è il Patto del Nazareno: trattasi per l'appunto dell'accordo tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi (secondo alcuni scritto - e che andrebbe mostrato - secondo altri solo a voce) per mettere a punto la riforma del Senato e la riforma della legge elettorale che proprio in questi giorni sono tornati al centro dell'agenda politica. I due si trovano subito d'accordo su alcuni punti fondamentali e nonostante non pochi attriti il patto da allora sta tenendo. Quello che però è ancora davvero poco chiaro è quale sia la ragione per cui Silvio Berlusconi ha accettato questo patto: che cosa ci guadagna il leader di Forza Italia ad aiutare il governo Renzi a portare termine delle riforme così importanti?

Dando per improbabile la pista disinteressata, secondo la quale Berlusconi farebbe tutto ciò solo ed esclusivamente perché pensa così di fare il bene dell'Italia, resta in campo l'ipotesi che vuole l'ex Cavaliere interessato ad avere un ruolo di primo piano in queste riforme per lasciare la politica (vista l'età) avendo contribuito a ridefinire l'assetto istituzionale del paese. Insomma, ritagliarsi quel ruolo di "padre della patria" di cui tanto si è parlato e assicurarsi un paragrafo positivo nei suoi confronti sui libri di storia. Quello che non torna, però, è che Berlusconi stia inseguendo tutto questo appoggiando quelle che sono comunque le riforme del Pd e del governo Renzi. È a loro, semmai, che andrà il merito (o la colpa) di aver fatto tutto ciò: Berlusconi non è che un attore importante, ma di secondo piano.

Non solo: Berlusconi, per ottenere le sue riforme, sta di fatto dissanguando Forza Italia. In un momento storico in cui il centrodestra (e il suo partito principale) sono già in seria difficoltà, in un momento in cui il leader del partito avversario per definizione è visto con entusiasmo da non pochi elettori di destra, che senso ha portare ulteriormente acqua al mulino di Matteo Renzi? Se già molti elettori di Forza Italia si stanno spostando dalle parti del Pd, appoggiare le riforme del suo leader non può che accelerare il processo.

Visto tutto questo, sono in tanti che si sono posti la domanda fatidica: cosa c'è scritto nel Patto del Nazareno? Quali sono le clausole segrete che convengono (davvero) a Silvio Berlusconi? Sulla materia si è fantasticato non poco; per il momento la tesi più in voga riguarda un accordo segreto per aiutare Mediaset a restare in buona salute e tenere quindi al riparo da eventuali tempeste quello che è l'unico vero interesse della famiglia Berlusconi. Ragion per cui, anche all'interno di Forza Italia, in tanti dirigenti dicono che il "partito di Mediaset" ha battuto Fi. A supporto di questa tesi si fa notare che il titolo Mediaset sta andando bene, che l'abbassamento dei tetti pubblicitari per le reti commerciali, richiesto da una direttiva europea, non venga mai adeguato in Italia, che il dossier frequenze sia seguito dal ministro più berlusconiano del governo: Federica Guidi.

Una seconda versione, vuole che la clausola segreta del Patto del Nazareno sia l'accordo tra Pd e Forza Italia per portare a termine insieme la riforma della Giustizia. Sogno ventennale di Silvio Berlusconi che potrebbe così finalmente realizzarsi, superando il clima di ostilità (a dir poco) che sul tema le due parti hanno sempre registrato, e magari conquistando quella separazione delle carriere che è il chiodo fisso del Cavaliere e che ha sempre più supporter anche nel centro-sinistra. Sullo stesso tema, c'è anche la versione secondo cui nel Patto del Nazareno è scritto nero su bianco che Berlusconi otterrà il suo salvacondotto giudiziario (e con un po' di dietrologia in tanti fanno notare che Berlusconi, effettivamente, è stato assolto dal processo Ruby).

Infine, c'è la questione presidente della Repubblica. Si dava praticamente per scontato che nel patto ci fosse una clausola che riguardasse l'elezione del Capo dello Stato, ma al momento decisivo Renzi ha aggirato completamente la trattativa con Berlusconi puntando tutto sul suo partito. E quindi? Considerando che il patto del Nazareno è ancora in piedi si può immaginare che quell'aspetto non fosse stato così rigidamente concordato, o forse hanno ragione altri, quelli che fin dall'inizio avevano detto che l'unica clausola in materia recitasse così: "In nessun caso, durante le trattative per l'elezione del presidente della Repubblica, potrà essere fatto il nome di Romano Prodi". E in effetti Prodi non è stato eletto. Un po' poco, per Berlusconi, che infatti adesso vuole che nel patto del Nazareno cambi qualcosa.

renzi berlusconi


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