Iraq, attacco a un impianto di gas alle porte di Baghdad: 11 morti e 21 feriti

Tutte le ultime notizie sullo Stato Islamico in Iraq.

15 maggio 2016 - Lo Stato Islamico ha rivendicato l’attentato avvenuto poche ore fa in un impianto di gas a nord di Baghdad, quando un’autobomba è stata fatta esplodere all’ingresso della struttura e, subito dopo, un gruppo di almeno sei uomini armati ha fatto irruzione indossando dei giubbotti esplosivi.

Il bilancio provvisorio, secondo le autorità locali, è di almeno 11 persone rimaste uccise e almeno 21 feriti.

Ieri un altro attacco kamikaze è stato compiuto in un’area residenziale di Amiriyat Fallujah, a circa 65 chilometri ad ovest di Baghdad e a 19 chilometri a sud di Fallujah, mirato a uccidere un gruppo di membri delle forze di sicurezza irachene che si trovavano lì in quel momento.

Il kamikaze ha provocato la morte di 5 soldati e il ferimento di altre 15 persone, tutti membri della polizia e della milizia Al-Hashed al-Asha'ri. Il terrorista, secondo quanto riferiscono le autorità locali, proveniva dall’area di Zowbaa, nel sud di Fallujah.

Iraq, tre attentati in poche ore a Baghdad: almeno 82 morti

11 maggio 2016 - É di almeno 82 persone rimaste uccise il bilancio di tre diverse autobombe fatte esplodere nella giornata odierna a Baghdad. La prima esplosione si è verificata in un mercato di Sadr City all’ora di punta e ha provocato la morte di 64 persone e il ferimento di altre 87 persone.

Nel pomeriggio, invece, due esplosioni nell’area di Kadhimiya e di Jamia, hanno portato alla morte di 18 persone. Lo Stato Islamico ha già rivendicato il primo attentato, mentre al momento nessuno si è ancora fatto avanti per rivendicare le altre due esplosioni.

Iraq, scoperte oltre 50 fosse comuni nei territori riconquistati dall'Esercito

7 maggio 2016 - L’inviato dell’Onu Jan Kubis ha riferito ieri al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite della scoperta di oltre 50 fosse comuni nei territori dell’Iraq riconquistati dalle mani dello Stato Islamico negli ultimi mesi.

Una tra le più recenti è quella rinvenuta nei pressi della città di Ramadi lo scorso aprile, nelle mani dei jihadisti dello Stato Islamico fino al dicembre scorso, quando l’esercito iracheno è riuscito a riconquistarla. In quella, lo riferisce Kubis, sarebbero stati rinvenuti almeno 40 cadaveri.

L’appello di Kubis è chiaro: “Si tratta di prove di crimini atroci. La comunità internazionale deve prendere provvedimenti affinché i combattenti dell’IS siano ritenuti responsabili”.

Iraq, irruzione dei manifestanti sciiti al Parlamento di Baghdad

1° maggio 2016 - Centinaia di dimostranti sostenitori del leader sciita Moqtada al Sadr hanno fatto irruzione ieri nella zona verde di Baghdad e sono riusciti a entrare nel Parlamento iracheno.

La protesta era diretta contro il rinvio del voto sulle nomine dei nuovi ministri proposti dal premier Haidar al Abadi.

Dopo aver dichiarato lo stato d’emergenza, al Abadi ha comunicato che la situazione è tornata “sotto controllo”.

Al Sadr accusa il Parlamento di ostacolare il processo di riforme per la lotta alla corruzione annunciato dal primo ministro, Haidar al Abadi.

25 aprile 2016 - Secondo quanto riportato dal quotidiano arabo Al Sumaria News, 45 guerriglieri dell’Isis colpevoli di aver disertato il proprio dovere rifiutandosi di combattere contro le truppe governative irachene sarebbero stati condannati a morte e la loro esecuzione sarebbe avvenuta con la reclusione dentro una cella frigorifera fino all’avvenuta morte per congelamento. Si tratta di un chiaro messaggio dei vertici dello Stato Islamico ai propri miliziani, in un momento in cui viene segnalato un forte ripiegamento delle truppe del Califfato a fronte di un avanzamento delle truppe regolari irachene.

24 aprile 2016 - É di almeno 14 persone rimaste uccise e oltre 36 ferite il bilancio di due diversi attentati compiuti ieri sera a Baghdad in due diverse esplosioni che hanno preso di mira le forze di sicurezza irachene.

La prima autobomba è stata fatta esplodere a un posto di blocco nel distretto di Hussainiyah e ha provocato la morte di sei civili e quattro soldati, oltre al ferimento di 28 persone.

Poco dopo un’altra bomba è stata azionata da un kamikaze nel distretto di Arab Jabour al passaggio di un convoglio militare: 4 soldati sono rimasti uccisi e altri otto hanno riportato ferite. I due attentati sarebbero già stati rivendicati dallo Stato Islamico.

Iraq, l'Isis ha usato bombe al gas cloro

9 marzo 2016 - Il governo dell’Iraq accusa lo Stato Islamico di avere compiuto bombardamenti con gas cloro. Secondo alcune fonti di sicurezza di Kirkuk decine di residenti di Taza sono stati ricoverati in ospedale per problemi respiratori dopo un bombardamento con razzi dello Stato Islamico. Inoltre alcuni membri del Fronte turcmeno hanno detto che 37 razzi sono stati lanciati dall’Isis su Bashir, località 10 chilometri a ovest di Taza. Secondo i testimoni, dopo le esplosioni i razzi hanno rilasciato un fumo grigio e un leggero liquido oleoso. Un laboratorio locale che ha effettuato delle analisi sostiene che i jihadisti abbiano caricato i razzi con cloro secco.

Iraq: attentato a Hillah


16.50 - É salito a 47 il bilancio delle vittime dell’attentato di questa mattina alle porte della città di Hillah. Di queste, lo precisano fonti locali, 39 sarebbero civili.

Lo Stato Islamico, nel corso di questa giornata, ha già rivendicato l’attentato pubblicando un post attraverso l’agenzia di stampa Amaq.

6 marzo 2016 - É ancora in divenire il bilancio dell’ultimo attacco suicida in Iraq, compiuto questa mattina alle porte della città di Hillah, a poco meno di 100 chilometri a sud di Baghdad, dove un kamikaze ha fatto esplodere un’autobomba a un posto di blocco molto affollato.

Fonti locali riferiscono che l’esplosione ha provocato la morte di almeno 31 persone - di queste almeno 24 erano civili - e il ferimento di altre 55 persone.

Nessuno al momento ha ancora rivendicato l’attentato, ma è lecito attendersi un comunicato da parte dello Stato Islamico nelle prossime ore.

Iraq, duplice attentato a Baghdad: almeno 28 morti

28 febbraio 2016 - Nuovo attentato oggi a Sadr City, distretto suburbano della città di Baghdad, dove due autobombe sono esplose nei pressi di un mercato provocando la morte di almeno 28 persone e il ferimento di oltre 60 persone.

I jihadisti dello Stato Islamico, lo riferisce la BBC http://www.bbc.com/news/world-middle-east-35682436, avrebbero già rivendicato l’attentato, attribuito a un gruppo dei suoi militanti.

Iraq, raso al suolo monastero a Mosul, Daesh dimezza gli stipendi

20 gennaio 2016 - Secondo quanto riferisce l'Ansa 'Isis ha raso al suolo il più antico monastero cristiano in Iraq. Si tratta del monastero di St. Elijah, a Mosul, costruito 1.400 anni fa.

Nel frattempo però sembra che Daesh sia in condizioni progressivamente sempre peggiori: ieri, secondo quanto ha riferito dall'Osservatorio per i diritti umani in Siria l'Alto Comando dello Stato Islamico avrebbe emanato un comunicato nel quale informa del dimezzamento degli stipendi dei suoi mujaheddin, i combattenti, a tutti i livelli.

18.40 - Il ministero dell'Interno iracheno, citato dalla tv satellitare Al Sumariya, rende noto che "sono stati uccisi tutti i terroristi", che hanno assalito un centro commerciale in un quartiere orientale sciita di Baghdad.

Gli ostaggi sono stati tutti liberati dai rapitori, ma il numero delle vittime sarebbe salito a 25. Non ci sono state rivendicazioni.

11 gennaio 2016 - Un gruppo di uomini armati, probabilmente quattro, dopo aver esploso un'autobomba all'esterno, hanno fatto irruzione in un centro commerciale a Baghdad. I morti, secondo la Bbc, sarebbero almeno 14, mentre i feriti 27. Gli assalitori, che forse indossavano giubbotti kamikaze, avrebbero preso in ostaggio anche un numero imprecisato di ostaggi. Ma , in un secondo momento, le forze dell'ordine sarebbero riusciti a liberarli.

I fatti si sono svolti in un quartiere prevalentemente sciita, Jadida, della capitale dell'Iraq. Per il momento, non ci sono state rivendicazioni. La televisione di stato ha evidenziato che le forze di sicurezza hanno prontamente circondato il sito, temendo "un attacco terroristico". La conferma dell'attentato è arrivata anche dal ministro degli Interni iracheno citato dalla tv satellitare Al Sumariya.

Iraq, ultime notizie: ucciso in un raid il numero 2 di al-Baghdadi


10 gennaio 2016 - Uno dei vertici dello Stato Islamico, il numero due del leader Abu Bakr al-Baghdadi, sarebbe stato ucciso in un raid aereo nella provincia irachena di Anbar, ad ovest del Paese.

A renderlo noto ci ha pensato l’aeronautica militare irachena, che ha dato per certo il decesso di Assi Ali Mohammed Nasser al-Obeidi, in passato colonnello della Guardia repubblicana irachena sotto il regime di Saddam Hussein e prigioniero per diversi anni nella prigione di Camp Bucca, dove conobbe al-Baghdadi, e in seguito in quella di Abu Ghraib, dalla quale riuscì ad evadere nel 2013.

Iraq, kamikaze dell'Isis all'attacco di una base militare: 15 morti

domenica 3 gennaio 2016 - In Iraq cinque attentatori suicidi hanno attaccato la base militare Camp Speicher, a nord di Baghdad, uccidendo almeno 15 membri delle forze di sicurezza e ferendone altri 22. L’attacco è stato rivendicato dall’Isis. Secondo una prima ricostruzione i cinque kamikaze hanno fatto irruzione nella notte di sabato nella base militare: due di loro facendo esplodere la loro auto all'ingresso della base, altri tre invece sarebbero riusciti a entrare dall'ingresso della sezione dove vengono addestrati gli uomini della polizia irachena.

18.40 - Il generale Ismail al Mahlawi, capo delle operazioni militari nella provincia di Al Anbar, smentisce la completa liberazione di Ramadi. All'agenzia Ap, ha detto che lo Stato Islamico controlla ancora il 30% del territorio.

Al Mahlawi ha puntualizzato che le forze governative hanno rioccupato il complesso governativo nel centro di Ramadi. Ma ha anche aggiunto che i miliziani dell'Isis resistono in altri quartieri. Per la televisione Al Jazira, sarà necessario attendere alcuni giorni per riprendere il controllo completo di Ramadi. Le operazioni militari, inoltre, si presentano particolarmente difficili per l'esercito di Baghdad perché sono molte le mine disseminate dai jihadisti per compiere attacchi suicidi.

28 dicembre 2015 - "Ramadi è stata completamente liberata". L'annuncio arriva dall'esercito iracheno e viene rilanciato dalla tv irachena. La città è stata completamente liberata dalla presenza dello Stato Islamico. Una bandiera dell'Iraq è stata issata sulla sede di una istituzione locale.
Secondo le informazioni arrivate, i miliziani jihadisti sono stati uccisi o hanno abbandonato la città.

27 dicembre 2015 - Le forze dell’esercito regolare iracheno sono entrate in un’ex complesso governativo a Ramadi, luogo nel quale i militanti dello Stato islamico stanno resistendo da giorni a un’offensiva dell’esercito di Baghdad. È la Bbc a rirerirlo aggiungendo che i soldati si spingeranno nella parte restante dell’edificio con cautela per il timore di esplosivi.

La fonte ha detto soldati erano entrati un edificio e sono state progettando di spingere con cautela per il resto del composto enorme nel timore di esplosivi. I militanti dell’Isis sono fuggiti nella parte a nord-est della città. L’esercito iracheno stava cercando di riprendere Ramadi da molte settimane. La città araba a maggioranza sunnita, situata 90 km a est di Baghdad, è sempre stata ritenuta una sconfitta imbarazzante dall’esercito iracheno.

Nella riconquista di Ramadi l’esercito iracheno ha deciso di non utilizzare la potente forza paramilitare sciita che, per esempio, ha aiutato a ritrovare la città settentrionale di Tikrit, questo per evitare le tensioni settarie.

26 dicembre 2015 - Secondo quanto riportato da Yasser al-Dulaimi, portavoce della polizia della provincia di Anbar, le forze dell'esercito regolare iracheno sono riuscite a entrare nel complesso del governo di al Huz nel centro di Ramadi. Nella zona sono in corso violenti scontri con l'Isis e almeno 20 jihadisti sarebbero stati uccisi.

Esercito iracheno vicino a riconquista di Ramadi


24 dicembre 2015 - Le forze dell'esercito regolare iracheno sono vicine alla riconquista di Ramadi, città situata sulla principale via di terra fra Baghdad e la Giordania, e ormai stringono in una tenaglia i miliziani dell'Isis asserragliati nel centro della città. L'offensiva sta procedendo più lentamente, sia per la paura di trappole, imboscate, autobombe, case minate, sia per evitare di colpire i civili intrappolati in città che i miliziani dell'Isis potrebbero usare come scudi umani.

Le forze irachene si trovano nel quartiere di al Huz, situato a mezzo chilometro circa dal complesso governativo. Il presidente del consiglio provinciale di Anbar, Sabah Karhout, sottolinea che i governativi “continuano ad avanzare ma con estrema cautela”. La perdita di Ramadi, avvenuta nel maggio 2015, è stata una delle più cocenti sconfitte dell’esercito iracheno.

La Turchia ritira 350 soldati


16.30 - Secondo il quotidiano Hurriyet, che cita fonti della sicurezza di Ankara, la Turchia ha ritirato 350 soldati schierati al confine con l'Iraq. La scelta sarebbe maturata dopo le dure proteste del governo di Baghdad per il dispiegamento di truppe e mezzi militari turchi a nord di Mosul, roccaforte dell'Isis.

7 dicembre 2015 - Il premier turco, Ahmet Davutoglu, ha inviato una missiva al suo omologo iracheno, al Abadi. Ivi, scrive "non schiereremo altre truppe a Bashiqa finché le vostre preoccupazioni sulla questione non si saranno placate".

La lettera giunge dopo le proteste del governo di Baghdad per il dispiegamento di soldati e mezzi da parte della Turchia in una base di addestramento a 30 km a nord da Mosul, roccaforte dell'Isis in nord Iraq. Al Abadi solo qualche ora fa ha minacciato di rivolgersi alle Nazioni Unite, nel caso in cui Ankara non ritirerà le truppe vicino Mosul.

Truppe turche nei pressi di Mosul, tensioni Ankara-Baghdad


5 dicembre 2015 - Sono 150 i soldati turchi entrati nell’area di Bashiqa, nella regione di Mosul, in Iraq, area sotto controllo dell’Isis dal giugno 2014. A riferirlo sono le fonti della sicurezza di Ankara, secondo cui il battaglione sarà impegnato in una missione di addestramento delle forze anti-Isis. Le fonti ufficiali della Difesa statunitense confermano che queste truppe turche non fanno parte della coalizione guidata dagli Usa. Intanto il premier iracheno Haider al Abadi ha chiesto alla Turchia di “ritirare immediatamente” le sue truppe da Mosul, in Iraq, rispettando “le relazioni di buon vicinato” e precisando che Baghdad “non ha avallato nessun dispiegamento di truppe” turche in quella regione. Insieme ai 150 uomini ci sono anche 25 carrarmati. Per le fonti Usa i militari non sarebbero 150, ma 1200, una cifra otto volte superiore. Secondo il governo iracheno si tratta di una grave violazione.

28 novembre 2015 - Una nuova fossa comune contenente almeno 110 cadaveri è stata scoperta in queste ore nei pressi della città di Sinjar, in Iraq, riconquistata da Peshmerga e Yazidi col supporto della coalizione guidata dagli USA all’inizio del mese.

La scoperta è stata fatta a circa dieci chilometri ad ovest di Sinjar, nella provincia di Nineveh, e il numero dei cadaveri è ancora tutto da verificare. Vista la grandezza della fosse, si ipotizza che al suo interno potrebbero esserci oltre 100 corpi di uomini e donne yazidi. Il sito è circondato da bombe e le operazioni di scavo non sono ancora iniziate, ma fonti locali hanno riferito alla stampa che si tratterebbe della più grande fossa comune collegata ai jihadisti dell’ISIS scoperta fino a questo momento.

Nella stessa area, nelle ultime settimane, sono state rinvenute altre cinque fosse comuni, tutte risalenti al periodo in cui lo Stato Islamico dominava la zona.

Isis in Iraq, ultime notizie: trovate fosse comuni con corpi di yazidi a Shingal

16 novembre 2015 - A Shingal, un villaggio a sud di Sinjar, è stata trovata una fossa comune con i corpi di 50 uomini yazidi. Lo ha riferito l'agenzia di informazione curda irachena Rudaw. Sabato scorso le forze curde peshmerga hanno trovato una fossa con i corpi di 80 ragazze yazide.

13 novembre 2015 - Il tentativo di Peshmerga e Yazidi di riconquistare Sinjar con l'appoggio aereo della coalizione guidata dagli Stati Uniti è andato a buon fine. La città, occupata dall'estate 2014 dallo Stato Islamico, è tornata nelle mani del Kurdistan iracheno, come ha annunciato in una conferenza stampa il presidente Masoud Barzani.

12 novembre 2015 - Migliaia di peshmerga curdi e miliziani yazidi stanno tentando di riconquistare Sinjar, la città del nord dell’Iraq in mano allo Stato islamico da quindici mesi, precisamente dal 3 agosto 2014. La città è un punto strategico perché si trova lungo la via che collega la capitale siriana del Califfato (Raqqa) con la roccaforte degli uomini di Abu Bakr al-Baghdadi nel nord dell’Iraq (Mosul).

Prima dell’inizio dell’offensiva, ci sono stati bombardamenti della coalizione per circa 24 ore, con 70 obiettivi colpiti. Obiettivo dell’operazione è isolare la città, tagliando tutte le vie di approvvigionamento dello Stato Islamico.

Sinjar si trova a 50 km dal confine con la Siria e non è lontana dal Kurdistan iracheno.

Gli yazidi, originari di Sinjar, sono di etnia curda e seguono una religione sincretistica e politeista basata sullo zoroastrismo, quindi su di un culto pre-islamico che li rende, agli occhi degli jihadisti, degli infedeli.

22 ottobre 2015 - Grazie a un blitz nel Nord dell'Iraq sono stati liberati 70 ostaggi curdi che erano presumibilmente in mano ai jihadisti dell'Isis. La Cnn ha spiegato che all'operazione hanno preso parte forze americane, irachene e curde e purtroppo un soldato statunitense è morto durante il blitz che è stato messo in atto la notte scorsa ad Hawija, nella provincia di Kirkuk, dove un mese fa i curdi avevano denunciato il patimento di decine di uomini da parte dei miliziani dello Stato Islamico.

Iraq, Italia pronta all'attacco?


6 ottobre 2015 - Anche l'Italia è pronta ad un intervento attivo in Iraq contro l'Isis? L'indiscrezione arriva questa mattina dal Corriere della Sera: i Tornado in dotazione al 6° Stormo di Ghedi potrebbero già nelle prossime ore passare dal ruolo di ricognitore a quello di cacciabombardiere. L'articolo è stato parzialmente smentito dal Ministero della Difesa che parla solo di "ipotesi", che comunque dovrebbe passare per il voto del Parlamento.


Iraq, rilasciati i 16 operai turchi rapiti il 2 settembre


30 settembre 2015 - Il primo ministro turco Ahmet Davutoglu ha rivelato stamattina che i 16 operai rapiti lo scorso 2 settembre da un gruppo di uomini armati sono stati rilasciati e si trovano ora al sicuro nell’ambasciata turca a Baghdad.

Il gruppetto era stato rapito durante la notte del 2 settembre scorso nel cantiere dello stadio di Sadr City, alla periferia nord di Baghdad. Pochi giorni dopo i 16 comparirono in due diversi video diffusi da un gruppo di miliziani sciiti in Iraq, con minacce di attentati contro la Turchia se il Paese non avesse rispettato le loro richiesta.

Non è chiaro quale sia stata la dinamica della liberazione, ma i militari iracheni hanno comunicato di aver trovato il gruppetto di operai nella provincia di Babilonia, ad sud di Baghdad.

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Iraq, rapito il viceministro della Giustizia al-Saadi

8 settembre 2015 - Il viceministro della Giustizia e un alto responsabile del medesimo ministero sono stati rapiti quest’oggi a Baghdad da un commando di uomini armati incappucciati. I media iracheni affermano che il viceministro Abdul Karim al-Saadi e il direttore del dipartimento ispettivo del ministero della Giustizia sono stati prelevati dall’auto sulla quale viaggiavano stamani nel quartiere di Banuk, una zona a maggioranza sciita. Ieri il ministro della Difesa Khaled Ubayadi era scampato a un agguato a colpi di arma da fuoco nella zona nord della capitale.

22 agosto 2015 - I raid aerei della coalizione guidata dagli Stati Uniti hanno fatto una vittima importante tra le fila dell’IS. Ne ha dato conto la Casa Bianca, confermando il decesso di Fadhil Ahmad al-Hayali, uno dei vertici dello Stato Islamico, descritto dagli Stati Uniti come il secondo in comando del gruppo jihadista.

al-Hayali, conosciuto anche come Hajji Mutazz, sarebbe stato ucciso martedì in un attacco a Mosul, mentre si trovava a bordo di un’automobile. Il suo decesso, lo hanno confermato alti ufficiali degli Stati Uniti, avrebbe danneggiato fortemente le operazioni dello Stato Islamico nell’area.

Intanto, sempre dagli Stati Uniti, arriva la notizia che vorrebbe lo Stato Islamico impegno ad utilizzare agenti chimici nelle armi. E’ stato il generale Kevin Killea a lanciare l’allarme, spiegando di aver trovato tracce di sostanze chimiche in alcuni mortai utilizzati dai jihadisti dell’IS per attaccare le forze curde nel nord dell’Iraq, nei pressi della città di Makhmour, non lontano da Irbil.

Iraq, incriminato ex Primo Ministro sciita al-Maliki

15 agosto 2015 - Dopo le dimissioni forzate dello scorso anno, l'ex premier dell'Iraq, lo sciita al-Maliki è stato incriminato da una commissione d'inchiesta del Parlamento di Baghdad. L'incriminazione è scattata per la caduta di Mosul, nel 2014, nelle mani dell'Isis.

Al-Maliki è stato fatto dimettere con pressinoni interne e internazionali,ed è accusato di inettitudine e di aver fomentato tensioni religiose con la minoranza sunnita.

Iraq, lo Stato Islamico uccide almeno 300 funzionari a Mosul


8 agosto - I miliziani dello Stato islamico hanno ucciso a Mosul, nel nord dell'Iraq, almeno 300 dipendenti pubblici di Mosul, nel nord dell'Iraq. A riferirlo sono stati testimoni oculari, ma la la notizia è stata poi confermata da fonti delle forze di sicurezza di Baghdad. Il bilancio delle persone uccise dall'Isis a Mosul e in quella regione ha ormai superato quota duemila.

3 giugno 2015 - I jihadisti dello Stato Islamico hanno chiuso i condotti della diga di Ramadi, mandando in stato di emergenza la grande provincia di Anbar, provocando per il momento l’abbassamento del livello del fiume Eufrate e lasciando senza riserva d’acqua le aree di Khalidiyah e Habbaniyah, che si trovano proprio nei pressi della diga, a pochi chilometri dalla città di Falluja, e rappresentano le ultime cittadine della zona ancora controllate dal governo iracheno.

L’allarme è stato lanciato poche ore fa da Sabah Karhout, capo del consiglio provinciale di Anbar, che ha chiesto a gran voce un intervento rapido della coalizione per riprendere il controllo della diga o, in alternativa, un raid aereo sulla stessa.

Tagliare l’acqua a Khalidiyah e Habbaniyah porterà a una grossa crisi umanitaria non soltanto in quelle aree.

Gli ha fatto eco l’ex capo del dipartimento delle risorse idriche iracheno, Aoun Dhiyab:

Lo scopo dell’ISIS non è quello di tagliare l’acqua, ma di ridurne il livello e trarne vantaggio per scopi militari. Con la riduzione del livello dell’acqua potranno infiltrarsi facilmente da Ramadi a Khalidiyah e da lì spostarsi nelle altre aree.

diga ramadi eufrate

Iraq, due autobombe esplodono a Baghdad: 10 morti

29 maggio 2015 - Questa notte due esplosioni, avvenute nei parcheggi degli hotel Sheraton (Cristal Hotel) e Babil, hanno causato dieci morti. Le vittime delle due autobombe sarebbero almeno una decina. Le due esplosioni sono avvenute in un’area che ospita molti media stranieri e locali molto frequentati di notte.

La prima esplosione, poco prima della mezzanotte, si è verificata nel parcheggio del Babil e ha provocato sei morti e 14 feriti, la seconda deflagrazione ha ucciso quattro persone e ne ha ferite altre tredici. Nessun gruppo terroristico ha rivendicato l’attentato.

28 maggio 2015 - Secondo Al Arabiya sono stati trovati 470 cadaveri in fosse comuni nei pressi di Tikrit, la zona che negli ultimi mesi è stata teatro degli scontri tra l'Isis e l'esercito iracheno. La tv degli Emirati Arabi ha citato come fonti persone vicine al governo iracheno.

24 maggio 2015 - L’avanzata dello Stato Islamico, in Siria e Iraq, è lenta e inesorabile. Salvo qualche eccezione, i jihadisti vengono respinti a fatica e riescono pian piano a conquistare sempre più territorio. La colpa di questa avanzata, secondo quanto dichiarato oggi dal Segretario della Difesa degli Stati Uniti Ashton Carter, sarebbe da ricercare dalla mancanza di volontà dei combattenti iracheni.

Riferendosi all’assalto alla città di Ramadi, Carter ha sottolineato come nonostante la superiorità numerica rispetto ai combattenti dell’ISIS, le forze irachene hanno hanno deciso di ritirarsi.

Parole forti quelle pronunciare da Carter ai microfoni della CNN, che hanno già trovato una replica ufficiale da parte del capo della difesa irachena, pronto a definire quei commenti irrealistici e senza fondamento”.

Iraq, il governo recluta volontari per fermare l'avanzata dello Stato Islamico

20 maggio 2015 - L’avanzata dello Stato Islamico, dopo la presa di Ramadi, continua lenta e inesorabile e mentre il Consiglia di Sicurezza Nazionale dell’ONU sta valutando come dare supporto alle forze locali, il governo iracheno si appella alla popolazione e cerca volontari.

Una nota del Consiglio dei Ministri, datata 19 maggio, invita tutti i cittadini iracheni a essere più coesivi e a restare uniti contro il Da'esh al fine di proteggere “i nostri connazionali nel governatorato di al-Anbar e salvare le nostre famiglie da questi gruppi criminali”.

Il Consiglio dei Ministri, si legge nella nota, ha deciso all’unanimità di reclutare volontari al fine di aggiungere nuove forze all’esercito, in modo particolare nelle unità che sono rimaste a corto di persone, compresa l’unitù che si trova nell’area occidentale di Anbar.

Approvato all’unanimità anche l’obbligo per il governo iracheno di reclutare e armare i combattenti tribali in coordinamento con la provincia di Anbar.

Iraq, lo Stato Islamico avanza verso est: direzione Baghdad

Martedì 19 maggio 2015 - Dopo la conquista di Ramadi, che sarebbe interamente sotto il controllo dello Stato Islamico, gli uomini del califfo si starebbero già muovendo verso est, per sfruttare una sorta di dirompente effetto sorpresa sul nemico, minacciando una base militare dell'esercito iracheno.

Tra Ramadi e Baghdad ci sono appena 120km di strada e la base militare sotto attacco, quella di al Habbania, si trova ad appena 30 chilometri da Ramadi sulla strada che porta a Baghdad, informazioni riferite da numerosi testimoni oculari sul posto: per questo milizie sciite si stanno ammassando nella provincia di al-Anbar per cercare di respingere l'assalto jihadista alla capitale irachena.

Lunedì 18 maggio 2015 - I miliziani del gruppo Stato islamico stanno avanzando a est di Ramadi, in Iraq, verso la città di Habbaniya. Per ora non sono invece riusciti a penetrare a Pamyra, in Siria.

L'ISIS conquista Ramadi


Sabato 15 maggio 2015 - Mentre la stampa internazionale sembra aver allentato l’attenzione su quanto sta accadendo tra Siria e Iraq, lo Stato Islamico continua la propria avanzata, lasciandosi alle spalle una scia di sangue e cadaveri. Poche ore fa i jihadisti dell’IS sono entrati nella città di Ramadi, al centro dell’Iraq, e hanno preso il controllo del principale edificio governativo cittadino, issando la propria bandiera e prendendo in ostaggio tutti i presenti.

L’assalto sarebbe stato compiuto grazie ad almeno sei automobili imbottite di esplosivo e diversi mortai. All’interno dell’edificio, che ospita il quartier generale della polizia e l’ufficio del governatore, sarebbero rimaste circa 50 persone, quasi tutte agenti di polizia, di fatto prigionieri dello Stato Islamico.

Le notizie che vorrebbero gli ostaggi giustiziati sul posto poco dopo la presa dell’edificio non hanno ancora trovata alcuna conferma.

Iraq Ramadi

Iraq, autobomba a Baghdad: tredici morti

Domenica 3 maggio 2015 - Lo Stato islamico ha rivendicato la paternità dell'autobomba esplosa ieri sera a Baghdad, causando almeno tredici morti e 39 feriti. Lo ha reso noto l'organizzazione Usa Site specializzata nel monitoraggio dei siti jihadisti. Il veicolo è esploso davanti a un ristorante nel quartiere di Karrada.

ore 20.02 - Secondo l’ONU, sono oltre 90mila le persone che sono sfuggite ai combattimenti fra le forze goverantive irachene e lo Stato islamico nella regione di Ramadi a Est di Baghdad. Complessivamente, a partire dall’inizio del 2014 sono 2,7 milioni le persone che sono state evacuate e che hanno dovuto abbandonare le loro abitazioni: fra queste mezzo milione di abitanti della provincia di Al-Anbar, regione arida a ovest di Baghdad che confina con Siria, Giordania e Arabioa Saudita.

Domenica 19 aprile - Site, il sito americano di monitoraggio dell'estremismo islamico sul web, ha annunciato la pubblicazione di un nuovo video del Califfato che mostra l’uccisione di cristiani copti rapiti in Libia. Il video dure 29 minuti e sembra mostrare l’uccisione di due gruppi etiopi cristiani: il primo gruppo di almeno sedici persone viene sgozzato su una spiaggia, il secondo di dodici viene massacrato con colpi di arma da fuoco in una zona desertica. Nel video i cristiani copti sono presentati come membri "della Chiesa etiope nemica".

18:59 Tre persone sono morte in un attentato avvenuto nei pressi del consolato statunitense a Erbil, il capoluogo del Kurdistan iracheno. I feriti sono almeno cinque. Secondo alcuni testimoni, un’automobile è esplosa davanti all’ingresso del consolato e poi sono stati sentiti colpi di armi da fuoco. L’edificio si trova nel distretto di Ankawa, un quartiere a maggioranza cristiana dove risiedono molti stranieri. Nell’attacco non sarebbero stati feriti dipendenti del consolato, ha riferito il dipartimento di stato americano. Per ora l’attentato non è stato rivendicato.

18:57 L'ex generale Izzat Ibrahim al-Douri, braccio destro di Saddam Hussein, è rimasto ucciso in un’operazione delle forze di sicurezza irachene nella provincia nord-orientale di Diyala: lo hanno annunciato fonti militari e la notizia è stata poi confermata dal governatore provinciale Raed al Jubouri. Il 72enne ex gerarca si era alleato con l'Isis con la sua formazione ribelle, l'Esercito Naqshbandi. Douri era stato vice presidente del Consiglio del Comando della Rivoluzione, la giunta capitanata da Saddam Hussein all'epoca della dittatura. Era l'esponente più alto in grado del passato regime, e del partito unico Baath che lo guidava, riuscito a sfuggire alla cattura dopo l'invasione americana dell'Iraq nel 2003.

17 aprile - Decine di migliaia di civili stanno fuggendo da Ramadi, in Iraq, che i jihadisti dell'Isis hanno circondato e bombardano. Testimoni hanno riferito che gli sfollati, in auto o a piedi, si dirigono verso Khalidiya, a 25 chilometri, e poi a Baghdad, a 100 chilometri. L'Isis, da mesi vicino a Ramadi, ha lanciato un'offensiva pochi giorni fa.

15 aprile 2015 - Lo Stato Islamico ha perso oltre un quarto del territorio in Iraq da quanto la coalizione guidata dagli Stati Uniti ha dato l’avvio al raid, ma questo non significa che si stia accontentando della porzione che gli è rimasta.

Da poche ore gli scontri sono ripresi nella provincia occidentale di Anbar, dove, secondo quanto riferito dai residenti nell’area, i jihadisti avrebbero preso il controllo di tre villaggi alle porte della città di Ramadi e costretto gli abitanti ad abbandonare l’area.

Lo Stato Islamico, in questo modo, rafforza la propria presenza alle porte di Ramadi, quasi interamente sotto il controllo delle forze governative ad eccezione delle aree più periferiche.

stato islamico territorioa aprile 2015

Lo Stato Islamico ha perso oltre un quarto del territorio conquistato in Iraq

ore 16.49 - Lo Stato Islamico ha perso oltre un quarto del territorio che aveva conquistato in Iraq dall’inizio dei raid della coalizione a guida Usa. Ad annunciarlo è stato il colonnello Steve Warren che ha sottolineato come i raid aerei e l’azione delle truppe di terra in Iraq abbiano “senza dubbio inflitto danni” alle milizie jihadiste di Abu Bakr al-Baghdadi. La conferenza stampa si è tenuta alla vigilia dell’incontro fra Barack Obama e il premier iracheno Haider al-Abadi. Il colonnello Warren ha detto che il territorio controllato dal Daesh è fra il 25 e il 30% inferiore a quello che aveva conquistato nel momento di massima espansione del Califfato: la superficie sottratta ai fondamentalisti è quantificabile fra i 12.950 e i 15.540 kmq.

14 aprile 2015 - Il primo ministro iracheno, Al Abadi, è per la prima volta in visita a Washington da quando è stato eletto sette mesi fa. Dalla capitale americana, ha lanciato un appello a Barack Obama, nel quale ha chiesto di incrementare gli aiuti nella guerra contro l'Isis.

Il Presidente iracheno ha dichiarato che, nonostante i recenti successi militari, è necessario un maggiore impegno nel contrastare le milizie dello Stato Islamico. La Casa Bianca, per parte sua, ha lasciato intendere che le richieste potrebbero essere accontentate. A tale proposito, ricordiamo che la settimana scorsa il vicepresidente, Joe Biden, ha sollecitato un maggiore slancio nella lotta contro gli jihadisti.

Iraq, lo Stato Islamico distrugge parti del sito archeologico di Nimrud


ore 19.20 - Le finanze del Daesh non sono in salute come nei mesi trionfali della scorsa estate e dello scorso autunno e allora ecco arrivare da Abu Bakr al-Baghdadi l’ordine di conquistare la super-raffineria di Baiji, la più grande di tutto l’Iraq, capace di produrre 300mila barili di carburante al giorno ovverosia il 50% del fabbisogno nazionale. L’impianto – situato 200 km a nord di Baghdad – è sotto assedio dei jihadisti dello Stato Islamico, ma ora il Califfo preme per la conquista non solo per motivi di autofinanziamento, ma anche perché questa mossa permetterebbe di indebolire l’esercito governativo iracheno che dopo la conquista di Tikrit, sta ora puntando su Mosul. L’attacco è iniziato sabato, da tre diverse direzioni e Baghdad impiega l’aviazione per respingere gli assalti.

12 aprile, ore 11.03 - Un nuovo video pubblicato dallo Stato Islamico mostra la distruzione di parti del sito archeologico di Nimrud, nel nord dell'Iraq. La propaganda nichilista del Califfato prosegue nel filone inaugurato da qualche mese a questa parte: quello dello scempio di beni archeologici ultramillenari. Statue, bassorilievi, antiche iscrizioni vengono prese a colpi di piccone o distrutte da trapani e frese. Viene utilizzato persino un bulldozer. La notizia era stata diffusa in marzo, ma non aveva ancora trovato conferma. Anche gli esperti dell’Unesco si erano mantenuti cauti non potendo verificare con le immagini satellitari l’effettivo abbattimento delle strutture.

Nimrud, la biblica Calah, si trova a sud di Mosul, la città sotto controllo Isis dallo scorso giugno. Fondata dal re Shalmaneser (vissuto fra il 1274-1245), divenne capitale dell’impero assiro sotto Assurbanipal II (883-859 avanti Cristo) arrivando ad avere 100mila abitanti, una vera e propria “metropoli” per l’epoca.

8 aprile 2015 - I jihadisti dello Stato Islamico hanno rilasciato 227 Yazidi tenuti prigionieri per diversi mesi nel nord dell’Iraq, ormai in mano all’IS. La conferma è arrivata dal maggior generale curdo Westa Rasul, che ha riferito all’AFP di come le forze pershmerga abbiano preso in consegna i prigionieri, principalmente donne e bambini, nella provincia di Nineveh, dopo giorni di serrate trattative.

Le 227 persone rilasciate si aggiungono alle oltre 200 liberate nel gennaio dello scorso anno con modalità simili. Anche in quel caso tra le persone tornate in libertà c’erano bambini e anziani, molti dei quali in condizioni di salute precarie.

Gli ostaggi hanno lasciato lunedì l'area di Kirkuk, in mano all'IS, ma solo oggi hanno raggiunto il territorio controllato dalle forze curde e sono stati trasportati nei centri medici della zona per tutti i controlli del caso.

Iraq, CNN: "A Tikrit fosse comuni per oltre 1.700 corpi"

Martedì 7 aprile 2015 - Secondo quanto riportato dalla CNN, a Tikrit ci sono delle fosse comuni che potrebbero contenere i 1.700 corpi di soldati iracheni che l’Isis dice di avere catturato e ucciso nel giugno 2014 vicino a Camp Speicher, una base fortificata che si trova nei pressi della città.

In totale le fosse sarebbero dieci, otto nel palazzo presidenziale che fu di Saddam Hussein. L’inviata della CNN Arwa Damon ha detto che per ora sono stati trovati nove corpi in una di queste dieci fosse.

Fosse comuni Tikrit
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L'Isis distrugge il sito archeologico di Hatra


4 aprile - Un nuovo video dello Stato Islamico mostra la distruzione compiuta dai militanti dell'Isis nel sito archeologico di Hatra. Prese di mira statue dal valore inestimabile di Hatra con pesanti martelli e raffiche di kalashnikov. Il video è stato diffuso la notte scorsa e mostra un membro del gruppo che colpisce con un martello da fabbro il retro di una statua fino a riuscire a farla cadere cadere in pezzi. Un altro jihadista spara con un kalashnikov contro un'altra statua.

Tikrit è stata liberata

1 aprile 2015 - Khalid al-Obeidi, ministro della difesa iracheno, ha annunciato che le forze irachene hanno compiuto la loro missione riportando una "magnifica vittoria" sui militanti dell'Isis a Tikrit, la città che aveva dato i natali a Saddam Hussein. Il risultato è il frutto di un'offensiva lunga un mese, ripresa con maggiore decisione la settimana scorsa, dopo un momento di stallo, grazie all'azione dei raid aerei americani.

Da un punto di vista militare è il successo più grande riportato fino ad ora dal governo sciita di Baghdad. La città era stata presa dai militanti dell'Isis la scorsa estate. L'offensiva per la riconquista, a cui hanno partecipato le milizie sciite ma anche le tribù sunnite, è partita lo scorso 2 marzo. Ora si spera che la giornata di oggi possa dare la spinta per la definitiva liberazione dell'Iraq, partendo da Mosul, la seconda città più grande del paese tutt'ora in mano all'Isis.

Ha parlato anche il ministro degli interni che ha spiegato come la città sia quasi totalmente sotto controllo. Resta qualche sacca di resistenza che verrà eliminata nelle prossime ore. Quando tutto il territorio di Tikrit sarà libero inizieranno i lavori per permettere ai cittadini di tornare nelle loro case, anche se i tempi non saranno brevissimi. Un'immagine satellitare rilasciata dall'Onu ha mostrato come almeno 536 edifici siano stati toccati dai combattimenti, di cui 137 completamente distrutti e 241 con danni abbastanza seri. Il ritorno alla normalità sarà quindi un percorso lungo e difficile, ma quella di oggi è una buona notizia che infonde un pizzico di ottimismo per il futuro.

Iraq, nuovo video dell'Is: giustiziati tre peshmerga curdi

20 marzo 2015 - Alcuni membri dello Stato Islamico (Is) hanno diffuso un nuovo video nel quale viene mostrata la decapitazione di tre peshmerga curdi catturati in Iraq. Le tre vittime sono state identificate in Rezkar Mohammad Saleh, Pishtiwan Osman Rasul, e Hisham Nabil Khorshid, tutte vestite con la tuta arancione. I tre sono stati decapitati in tre zone diverse da jihadisti con il volto coperto. Nel video, della durata di nove minuti, gli uomini del Daesh parlano in curdo.

Nello scorso febbraio l'Is aveva diffuso un video nel quale 21 peshmerga apparivano in gabbia mentre venivano fatti sfilare per le strade della provincia di Kirkuk nell'Iraq settentrionale.

19 marzo 2015 - L'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani (Unhchr) ritiene che lo Stato Islamico possa essere colpevole di genocidio contro la minoranza yazida in Iraq e responsabile di crimini contro l'umanità nei confronti di civili, inclusi bambini.

L'Unhchr ha intervistato più di cento presunte vittime e testimoni di violenze e ha chiesto alla Corte penale internazionale di processare l'Isis. Inoltre, ritiene che il governo iracheno e le forze armate possano aver commesso crimini di guerra durante i combattimenti contro i jihadisti.

Decapitati quattro reclutatori anti-Isis


17 marzo 2015 - L’esercito dell’Is ha decapitato quattro uomini che reclutavano volontari per combattere contro i miliziani jihadisti nell’offensiva lanciata dall’esercito di Baghdad. L’esecuzione è stata documentata in un video diffuso dai siti vicini al Califfato ed è avvenuto nella provincia di Salaheddin, dove i militari iracheni hanno sferrato un attacco per sottrarre alo Stato Islamico il controllo di Tikrit. I quattro reclutatori vengono mostrati in ginocchio lungo una strada deserta con alle spalle i miliziani che brandiscono i coltelli e nelle immagini successive avviene la decapitazione.

La riconquista di Tikrit da parte delle forze irachene coadiuvate dalla coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti non è andata a buon fine. I 3000 soldati dell’esercito iracheno e i 20mila miliziani sciiti non sono riusciti ad avere ragione delle truppe dello Stato Islamico e si sono visti costretti a interrompere l’offensiva che durava da due settimane.

16 marzo 2015 - Fox News riferisce che in Iraq chiese e simboli cristiani sono ancora sotto la scure dell'Isis. Da alcuni tweet dei jihadisti emergono le foto di luoghi sacri devastati, icone e pietro tombali distrutte, croci sostituite dalla bandiera nera dello Stato Islamico.

Isis in fuga da Tikrit


14 marzo 2015 - Le forze irachene continuano ad avanzare, seppur lentamente, verso il centro di Tikrit e ad oggi le speranze che riescano davvero a riprendere il controllo della città sono più che buone. La cacciata dell’ISIS è vicina, la città è stata riconquistata per il 70% della sua superficie e si prevede che venga liberata nel giro di una settimana, anche se questo comporterà combattimenti in strada coi jihadisti dello Stato Islamico.

12 marzo, 18.51 - L'esercito iracheno è entrato a Tikrit, città occupata dallo Stato Islamico, dopo giorni di combattimento. Le forze di Baghdad hanno preso possesso del quartiere settentrionale di Qadisiyah, disinnescando le mine sparse dai miliziani jihadisti, che si sono diretti al centro della città o verso Mosul. Gli esponenti dell'Isis, che sarebbero stati uccisi a centinaia, hanno sferrato un attacco a Ramadi, facendo esplodere 7 autobombe. Decine i morti.

12 marzo - Secondo quanto riporta la BBC alcuni funzionari iracheni avrebbero mostrato al network inglese alcuni video dimostrerebbero l'uso di gas cloro in alcune bombe artigianali confezionate dai miliziani dello Stato Islamico in Iraq.

Secondo alcuni esperti citati da Ahmed Maher, corrispondente BBC da Baghdad, gli esperti di armi chimiche ritengono che l'uso di cloro sia destinato ad avere un forte impatto psicologico sui soldati iracheni e sui civili nel nord dell'Iraq.

Iraq: l'esercito riconquista una parte di Tikrit

19.00 - L’immagine che vedete qui sotto, pubblicata oggi da BBC News, spiega nel dettaglio quale progresso è stato fatto oggi dal Governo iracheno nella città di Tikrit, con le forze irachene riuscite ad entrare da nord e ad issare bandiera nel distretto di Qadisiya.

Le aree in verde sono quelle ora sotto il controllo del Paese, mentre i jihadisti dello Stato Islamico restano barricati nell’area centrale della città, di fatto circondati dai militari iracheni e dai miliziani sciiti.

mappa Tikrit BBC

11 marzo 2015 - Le forze irachene e miliziani sciiti sono riusciti ad entrare nella città di Tikrit, ormai da settimane vera e propria roccaforte dei jihadisti dello Stato Islamico, e dopo uno scontro con questi ultimi sarebbero riusciti a riprendere un'area a nord-est della città.

Respinti i jihadisti, lo rendono noto fonti ufficiali della sicurezza irachena, i militari hanno issato la bandiera del Paese sull’ospedale che si trova nel distretto di Qadisiya, confermando di aver ripreso il controllo di due terzi dell’area.

Ora le forze irachene, sempre col supporto dei miliziani sciiti, tenteranno l’avanzata verso il centro di Tikrit in quella che è stata definita la più imponente offensiva condotta dal governo iracheno fino ad oggi.

IRAQ-CONFLICT-IS

10 marzo - Continua il tentativo dell'esercito regolare iracheno di riprendere la città di Tikrit. Offensiva che sembra procedere per il verso giusto: le milizie sciite e i soldati iracheni hanno riconquistato al-Alam, roccaforte dell'Isis a est di Tikrit, mentre al momento si parla di pesanti combattimenti nella periferia della città. A dare appoggio all'esercito di terra c'è anche l'aviazione irachena, così come l'appoggio di carri armati e blindati. Si parla di "sacche di resistenza" ancora all'interno della città e di un'avanzata rallentata da mine e cecchini, ma la sensazione è che l'operazione stia procedendo per il verso giusto.

Nel frattempo, gli Usa e le altre forze della coalizione continuano a effettuare attacchi aerei contro i militanti dello Stato Islamico e contro i convogli diretti verso Tikrit per portare rinforzi alle milizie.

9 marzo 2015 - Il fronte iracheno sembra essere quello più rovente per quanto riguarda lo Stato Islamico: ieri i jihadisti si sono macchiati dell'ennesimo scempio iconoclasta ai danni del patrimonio archeologico iracheno a 20km da Mossul, a Khorsabad, mentre continuano gli scontri tra le truppe peshmerga curde e i miliziani jihadisti alla periferia di Tikrit.


In un video pubblicato da un network jihadista fanno la loro comparsa sulla scena due miliziani sordomuti, che utilizzando il linguaggio dei segni parlano di jihad ed invitano cittadini stranieri musulmani sordomuti ad unirsi alle fila dello Stato Islamico in Iraq.

E' la prima volta che la propaganda jihadista del Califfato "testa" due miliziani sordomuti per la diffusione del messaggio: nel video compaiono dei sottotitoli (in arabo e in inglese, la lingua più parlata nei territori dello Stato Islamico) e si mostra il lavoro da vigile urbano (un vigile decisamente molto armato) che è stato riservato ai due.

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Iraq: i jihadisti danneggiano l'antica città di Hatra

7 marzo 2015 - Un’alto importante sito storico iracheno è finito in queste ore nelle mani distruttive dei jihadisti dello Stato Islamico, che sono arrivati sul sito con mezzi pesanti pronti a distruggere tutto.

Dopo il sito archeologico di Nimrud, l’ISIS ha preso di mira l’antica città di Hatra, fondata dalla dinastia seleucide durante il III secolo a.C. e riconosciuta patrimonio dell’UNESCO dal 1985. A denunciarlo sono state fonti curde, che non hanno potuto però precisare l’entità dei danni provocati.

Le rovine, proprio come quelle di Nimrud, si trovano a circa un’ottantina di chilometri dalla città di Mosul, ormai sotto il controllo dello Stato Islamico.

Picture shows 21 April 2003 the court of

Iraq: i jihadisti danneggiano l'antica città assira di Nimrud

6 marzo 2015 - I jihadisti dello Stato Islamico continuano a tentare di cancellare la cultura del passato, spazzando via i monumenti e i siti storici che incontrano sul territorio che stanno lentamente conquistando tra la Siria e l’Iraq. E’ di oggi la notizia, confermata dal Ministro del Turismo e delle Antichità dell’Iraq e riportata da Associated Press, che i jihadisti hanno fortemente danneggiando il sito storico di Nimrud, l’antica città assira fondata nel XIII secolo a.C. e scoperta nel 1820 dal viaggiatore inglese Claudius James Rich.

Il sito, noto in tutto il Mondo e situato nel nord dell’Iraq a circa 30 chilometri da Mosul, sarebbe stato preso d’assalto con mezzi pesanti. L’entità dei danni non è chiara: fonti ufficiali si sono limitate a comunicare che il gruppo sta continuando “a sfidare la volontà del mondo e i sentimenti dell’umanità”.



Iraq: al via offensiva contro l'Isis per riconquistare Tikrit

Martedì 3 marzo 2015 - L'Australia aumenta il suo contingente di istruttori delle forze armate irachene che combattono il gruppo jihadista Isis, aggiungendo altri 300 uomini ai 200 già inviati in precedenza. L’ingente dispiegamento di istruttori farà parte di una missione congiunta con la Nuova Zelanda che ha annunciato l' invio di 143 istruttori militari. Cacciabombardieri australiani partecipano da ottobre alla coalizione guidata dagli Usa impegnata contro l'Isis. "Le forze irachene hanno bisogno di sostegno", afferma il premier conservatore Abbott dopo una riunione di governo. Una strategia non aliena dalle preoccupazioni suscitate dall’attentato avvenuto in autunno a Sydney.

Lunedì 2 marzo 2015 - La tv nazionale irachena ha riferito oggi che l'esercito dell'Iraq, appoggiato da combattenti sciiti e sunniti e con la partecipazione di unità aree e di artiglieria, ha dato il via a un'offensiva contro l'Iris volta a riconquistare Tikrit, la città natale di Saddam Hussein, che attualmente è nelle mani dei jihadisti.

Isis brucia testi rari patrimonio dell'Unesco


26 febbraio - Sarebbero circa ottomila i libri raccolti e dati alle fiamme dai miliziani dello Stato Islamico a Mosul. I miliziani avrebbero sequestrato migliaia di testi dagli scaffali di una biblioteca e avrebbero dato alle fiamme manoscritti e documenti di grande rilevanza storica. Secondo altre fonti giornalistiche, citate da Independent, i libri dati alle fiamme sarebbero addirittura 110mila e, fra questi, un elenco di testi rari stilato dall’Unesco.

Intanto una quarantina di donne australiane si sarebbero recate in Iraq e Siria per diventare le cosiddette “spose jihad”:

Un numero crescente di giovani donne si unisce all'Isis, nonostante vengano usate come schiave del sesso e a volte come kamikaze. Raggiungono i mariti combattenti stranieri o cercano un partner, o danno sostegno a organizzazioni terroristiche,

ha dichiarato il ministro degli Esteri australiano Julie Bishop. Sarebbero circa 110 gli australiani partiti per infoltire le milizie dell’Isis in Siria e in Iraq.

25 febbraio - 118 uomini e 9 bambini sarebbero stati rapiti dalle forze dello Stato Islamico nel villaggio di Rubaitha, est di Tikrit. La notizia viene riportata da Al Jazeera, che ha intervistato lo sceicco iracheno Anwar al Assi Obeidi. Il rapimento sarebbe avvenuto due giorni fa, da allora 21 uomini sarebbero stati rilasciati. Secondo la stessa fonte, sarebbero più di 600 gli appartenenti alla tribù sunnita al Obeid a essere stati rapiti dallo scorso giugno, come vendetta per essersi armati nel tentativo di combattere l'avanzata del califfato. Solo ieri era invece arrivata la notizia del rapimento di 70 cristiani assiri nel nord est della Siria.

23 febbraio 2015 - Nella giornata di ieri le forze armate turche hanno condotto un blitz a 35km all'interno del territorio della Siria al fine di riportare in patria il feretro di Suleyman Shah: nonno del fondatore dell'impero ottomano, venerato come padre della patria dai turchi musulmani, oltre ai 40 soldati turchi di guardia alla tomba che si trovava in un'area considerata una enclave turca, ma ora controllata dallo Stato Islamico.

I turchi hanno prelevato le spoglie di Shah e demolito il mausoleo per evitare le solite immagini da furia iconoclasta che gli islamisti dello Stato Islamico sono soliti pubblicare. Il governo di Damasco ha definito il blitz "un'aggressione".

Questa mattina invece la Francia ha schierato la portaerei Charles de Gaulle nel Golfo Persico nell’ambito delle operazioni contro il gruppo Stato islamico. La nave si affiancherà a quelle della coalizione guidata dagli Stati Uniti. Secondo quanto riporta l'Associated Press l’impiego della Charles de Gaulle permetterà di dimezzare il tempo necessario agli aerei francesi, che fino a ieri partivano dagli Emirati Arabi Uniti, per bombardare gli obiettivi dello Stato islamico in Iraq

22 febbraio 2015 - I jihadisti dello Stato Islamico hanno diffuso un nuovo video di propaganda in cui vengono mostrati 21 Peshmerga curdi ostaggi dell’IS, chiusi in altrettante gabbie e fatti sfilare, si presume, per le strade della città irachena di Kirkuk, ora in mano ai jihadisti.

I 21 uomini indossano le ormai ben note tute arancioni vengono trasportati a bordo di pickup e posizionati in una piazza, circondati dai combattenti dello Stato Islamico e costretti a intimare agli altri Peshmerga ancora impegnati nella lotta contro l’ISIS di smettere di combattere.


Nei nove minuti di video vengono passati in rassegna tutti e 21 i prigionieri, con tanto di breve biografia in sovrimpressione. Molti di loro sarebbero originari proprio di Kirkuk, uno sarebbe un agente dell’esercito iracheno. I prigionieri restano vivi alla fine del video, ma non è chiaro quali siano le loro sorti al momento. L’autenticità delle immagini non è stata ancora verificata.

Iraq, curdi iracheni pronti a riprendersi Mosul

IRAQ-CONFLICT-MILITARY-TRAINING

Venerdì 20 febbraio 2015 - La BBC riporta una fonte dell'esercito statunitense secondo la quale 25mila combattenti curdi iracheni sarebbero pronti a un'offensiva contro lo Stato Islamico per riprendersi Mosul. L'operazione dovrebbe scattare ad aprile. Ricordiamo che Mosul, seconda città più importante dell'Iraq, da giugno 2014 è controllata da un gruppo di una o due migliaia di miliziani dell'Isis.

Iraq, respinta l'avanzata dello Stato Islamico a Erbil


18 febbraio 2015 - Le autorità del Kurdistan iracheno hanno comunicato oggi di aver respinto la pesante offensiva lanciata ieri dai jihadisti dello Stato Islamico. Diverse centinaia di uomini avrebbero tentato di prendere la città di Erbil, a nord del Paese, poco più a sud di Mosul, ma il tentativo non sarebbe andato a buon fine anche grazie all’intervento dei jet della Coalizione internazionale.

Lo Stato Islamico è stato quindi costretto ad indietreggiare, fermando nell’area già conquistata, quella tra i villaggi di Tal al Rim, Sultan Abdallah e Bshar, a circa 40 chilometri da Erbil.

Iraq, Obama chiede al Congresso l’autorizzazione all’uso della forza militare contro l’IS

11 febbraio 2015 - Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, come anticipato nei giorni scorsi, ha inviato oggi al Congresso USA una proposta per chiedere l’autorizzazione all’uso della forza militare contro i jihadisti dello Stato Islamico.

La proposta, si legge nella lettera che le è stata allegata, non autorizza un’azione su larga scala e a lungo termine come accaduto in Iraq e Afghanistan, ma suggerisce che siano le forze statunitensi - e non quelle locali - ad essere impiegate per condurre queste operazioni.

Non si tratterà, come anticipato dall’USCENTCOM, di impiegare i militari statunitensi in prima linea se non in alcune speciali circostanze come le missioni di recupero di personale legato alla coalizione o la raccolta e la condivisione di informazioni di intelligence. La bozza spiega che si tratterà di un intervento della durata di tre anni che, a detta di Barack Obama, servirà a umiliare e distruggere lo Stato Islamico.

Il Presidente, nella lettera che accompagna la bozza, ha anche sottolineato di aver comunque i poteri necessari per autorizzare un intervento, ma di essere comunque alla ricerca di un accordo bipartisan:

Sebbene la normativa vigente mi fornisca l’autorità di cui ho bisogno per intraprendere queste azioni, ho più volte espresso il mio impegno nel collaborare col Congresso per un’autorizzazione bipartisan per l’utilizzo della forza militare contro l’ISIS.

Iraq, gli Stati Uniti valutano l’invio di truppe a Mosul

Sabato 7 febbraio 2015 - Gli Stati Uniti starebbero valutando l’invio di truppe via terra per dare supporto all’esercito iracheno nella riconquista di Mosul, la seconda città più grande dell’Iraq, in mano ai jihadisti dello Stato Islamico ormai dal giugno dello scorso anno.

A riferirlo è la CNN, citando un agente del Commando Centrale degli Stati Uniti (USCENTCOM). Al momento si starebbero raccogliendo più informazioni di intelligence possibili in vista di una prima mossa delle forze irachene sul terreno che potrebbe arrivare già il prossimo aprile.

Lo Stato Islamico continua senza sosta a rafforzare le proprie difese nella città di Mosul e davanti al rischio che quelle difese raggiungano un punto critico, il Pentagono e l’USCENTCOM potrebbero effettivamente raccomandare al Presidente Obama di coinvolgere in prima persona i militari statunitensi.

Il generale Lloyd Austin, capo del Commando Centrale, ha precisato che i militari statunitensi non sarebbero coinvolti negli scontri, ma dovrebbero limitarsi a dare supporto nell’individuazione degli obiettivi.

Iraq, aerei da guerra canadesi distruggono una fabbrica di ordigni dell'Isis

Venerdì 6 febbraio 2015 - Il ministro della difesa canadese Rob Nicholson, al termine di una riunione con i suoi colleghi della Nato a Bruxelles, ha comunicato che martedì 3 e mercoledì 4 febbraio degli aerei canadesi hanno attaccato le basi dell'Isis e hanno distrutto una fabbrica di ordigni esplosivi in mano ai jihadisti.

I cacciabombardieri canadesi sostengono le truppe irachene che operano a Sud-Ovest di Mosul, la seconda città più grande dell'Iraq che è nelle mani dello Stato Islamico ormai da molti mesi.
L'attacco di mercoledì ha colpito un'area dalla quale gli estremisti partivano per lanciarsi in incursioni verso Baghdad.

I jihadisti dell'IS rilasciano 200 Yazidi


18 gennaio 2015 - Circa 200 Yazidi sono stati liberati dai jihadisti dello Stato Islamico nell’estremo nord-est dell’Iraq dopo mesi di prigionia. Si tratta principalmente di anziani e malati, tra i quali sei bambini, tenuti prigionieri con ogni probabilità nella roccaforte dell’IS a Mosul.

Il gruppetto è stato preso in consegna oggi dai peshmerga curdi nei pressi della città di Kirkuk e prontamente trasportati in un centro medico per tutti i controlli del caso.

Khodr Domli, portavoce degli attivisti per i diritti degli Yazidi, ha confermato all’agenzia AFP che si tratta di persone anziane e ferite, alcune anche con disabilità fisiche e mentali. Le circostanze di questa liberazione sono ancora da chiarire.

Ad oggi, secondo le ultime stime, sarebbero ancora circa tremila i membri della comunità yazidi ancora prigionieri dello Stato Islamico, donne e bambini sfuggiti ai tanti massacri compiuti dai jihadisti negli ultimi mesi e ora ridotti in schiavitù.

Iraq, rilasciati 200 Yazidi
Iraq, rilasciati 200 Yazidi
Iraq, rilasciati 200 Yazidi
Iraq, rilasciati 200 Yazidi
Iraq, rilasciati 200 Yazidi
Iraq, rilasciati 200 Yazidi
Iraq, rilasciati 200 Yazidi
Iraq, rilasciati 200 Yazidi
Iraq, rilasciati 200 Yazidi
Iraq, rilasciati 200 Yazidi
Iraq, rilasciati 200 Yazidi
Iraq, rilasciati 200 Yazidi

Iraq, Hollande annuncia l'arrivo della portaerei Charles de Gaulle

14 gennaio 2015 - Gli attentati di Parigi hanno spinto il presidente Francois Hollande a intensificare la presenza francese nella coalizione guidata dagli Stati Uniti contro lo Stato Islamico. Oggi, mentre il Paese sta ancora piangendo le 17 vittime, Holland ha annunciato che la potente portaerei Charles de Gaulle, l'unica portaerei della Marina francese attualmente in servizio, è già in viaggio verso il Golfo Persico.

La missione che comincia è anch'essa una risposta al terrorismo: loro ci fanno la guerra e noi dobbiamo mettere in atto gli strumenti necessari di fronte alle minacce.

Hollande ha precisato che la R91 lavorerà a stretto contatto con le forze della coalizione e darà tutto il supporto necessario per agire in caso di tensioni supplementari. Il discorso del presidente francese si è tenuto proprio a bordo della Charles de Gaulle, ora a largo di Tolone e ufficialmente in viaggio verso l’Oceano Indiano.

La portaerei, spinta da 2 reattori nucleari ad acqua pressurizzata e in grado di trasportare fino a 30 aeromobili compresi i Super Etendard Modernisé, dovrebbe restare in missione almeno fino al maggio prossimo.

ITALY-FRANCE-DEFENCE

Iraq, diffuso un nuovo video di John Cantlie "From Inside Mosul"

Sabato 3 gennaio 2015 - L'Is ha diffuso attraverso Internet un altro video con l'ostaggio britannico John Cantlie. Si tratta di un video in stile documentario in cui il giornalista per otto minuti elogia la città di Mosul, che è controllata dai jihadsti. Un vero e proprio video di propaganda, insomma, intitolato "From Inside Mosul".
Cantlie, senza barba e apparentemente in un buono stato di salute, gira per le strade di Mosul proprio come un documentarista e dice:

"Buongiorno sono John Cantlie e mi trovo oggi sul tetto del mondo’ a Mosul, la seconda maggiore città dell’Iraq e sotto il completo controllo dello Stato Islamico da cinque mesi"

Poi parla di "invasione americana" e dice che i media fanno sembrare la vita nello Stato Islamico deprimente, al servizio di un regime totalitario, ma non è così perché le ricostruzioni dei media occidentali sono ingannevoli.

John Cantlie nel video "From Inside Mosul"
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Ucciso in un raid il governatore dell'Is a Mosul


Venerdì 26 dicembre - Secondo quanto riferito dalla Cnn, la cui fonte è la polizia irachena, il "governatore" dell'Is di Mosul è rimasto ucciso durante un raid della coalizione internazionale. Sarebbe il secondo governatore della città morto in meno di un mese considerato che poche settimane fa il ministero dell'Interno iracheno ha confermato la morte di Abu Bakr al Baghdadi.

Primi raid aerei iraniani. Teheran nega coinvolgimento


Mercoledì 3 dicembre, ore 12 - I primi raid aerei iraniani sono oramai una realtà, nel nord dell'Iraq: la notizia è stata diffusa ieri da un portavoce del Pentagono, il quale ha aggiunto che gli Stati Uniti hanno continuato a bombardare le postazioni dei terroristi a capo della coalizione occidentale e non si sono coordinati con Teheran.

L’intervento iraniano sarebbe stato condotto nella zona di Diyala con caccia F4 Phantom di fabbricazione statunitense.

"L’Iran non è mai stato coinvolto in raid aerei contro il gruppo Stato islamico. Anche ogni tipo di collaborazione in questo tipo di azioni con gli Stati Uniti è fuori discussione."

avrebbe dichiarato un ufficiale iraniano alla Reuters, chiedendo l'anonimato: parole confermate già dal generale iraniano Massoud Jazayeri.

Iraq, un emiro dello Stato Islamico sarebbe stato ucciso a Mosul

Lunedì 27 novembre 2014 - Secondo la tv di al Arabiya, Abu Shihab al Suri, l'emiro dello Stato Islamico del versante ovest di Mosul, sarebbe rimasto ucciso durante un attacco compiuto da un commando armato sconosciuto.
Se la notizia dovesse essere confermata, sarebbe la prima volta che un commando riesce a entrare nella capitale dell'Isis e a compiere un'azione di questa portata.

Nuovo video con minori kazaki


Sabato 22 novembre - Nell'ultimo numero di Daqib, il magazine del jihadismo che lo Stato Islamico edita per diffondere la propria propaganda (verso il mondo esterno ai territori del Califfato) si ribadisce l'intenzione di erigere su Roma la bandiera nera dell'Isis. L'ultimo numero della rivista è in gran parte dedicato all'espansione dello Stato islamico, dal Sinai egiziano fino alla Libia (ne abbiamo parlato qui), mentre vengono anche rivendicati come un effetto "diretto dell'appello del Califfo" i recenti attacchi di 'lupi solitari' in Canada e Australia.

Nel frattempo dall'Iraq arriva un nuovo video della propaganda jihadista, un video ben confezionato che mostra l'orrore educativo divenuto istituzione nei territori conquistati dai jihadisti del Califfato: il filmato mostra alcuni bambini di etnia kazaka addestrati all'uso di kalashikov che inneggiano al Califfato e minacciano, guardando in camera, i miscredenti.

Iraq: lo Stato Islamico lancia un'offensiva su Ramadi

Venerdì 21 novembre, ore 16:56 - Lo Stato islamico ha lanciato da questa mattina una nuova, durissima offensiva in Iraq per conquistare l'intera città di Ramadi, capoluogo della regione occidentale di Anbar, quasi del tutto in mano all'Isis.

Secondo fonti locali citate oggi dalla tv panaraba al Arabiya, attacchi congiunti dei jihadisti si concentrano su quartieri orientali di Ramadi, quasi un anno fa caduta in parte in mano allo Stato islamico: secondo rappresentanti locali citati dalla Reuters, alcuni uomini armati hanno sparato contro gli uffici del governatorato dai tetti di alcuni edifici, scontrandosi poi con forze di sicurezza e combattenti tribali fedeli al governo iracheno.

La perdita della città sarebbe un duro colpo per le forze di sicurezza, che pure nei giorni scorsi sono riuscite a liberare dall'assedio la raffineria di Baiji, la più grande del Paese.

Al Baghdadi dato per morto da un finto account Twitter


Lunedì 10 novembre 2014

16:00 - Interpellato dall'Ansa un portavoce del ministero degli Esteri iracheno ha smentito la dichiarazione che era apparsa su Twitter e che era stata attribuita al ministro Ibrahim al Jaafari sulla presunta uccisione di Abu Bakr al Baghdadi. Come vi avevamo anticipato, in molti ci erano cascati, ma che l'account fosse un fake era molto evidente.

14.18 - Le agenzie di stampa italiane hanno lanciato una notizia ripresa dalla maggior parte dei giornali, secondo la quale il ministro degli Esteri iracheno Ibrahim al-Jaafari avrebbe confermato l'uccisione del leader dell'Is al Baghdadi in un raid aereo avvenuto sabato scorso ad Al Qaim, nella provincia occidentale di Al Anbar. L'annuncio sarebbe stato dato via Twitter, tuttavia l'account non è certificato e ha solo tre tweet in totale, quindi sembra essere stato messo su appositamente per dare questa notizia che non si può assolutamente considerare verificata. La verità dunque è che per ora non si sa se il "califfo" dell'Is è vivo o morto, le ultime notizie battute dalle agenzie irachene dicono che è rimasto gravemente ferito, ma per ora non ci sono fonti ufficiali che confermino la sua morte.

Lunedì 10 novembre 2014 - Secondo l'agenzia irachena Nina, il ministero dell'Interno dell'Iraq ha confermato che Abu Bakr al Baghdadi, il "califfo" dello Stato Islamico, è rimasto ferito durante un raid aereo della colazione che nei giorni scorsi ha colpito alcune basi dell'IS e un convoglio di pick-up al confine tra Iraq e Siria.

Il Centcom (Comando centrale Usa), pur avendo confermato i raid dalle parti di Mosul, non aveva potuto confermare il ferimento di Baghdadi mentre un account Twitter che apparterrebbe al portavoce dell'Is Abu Muhammad al Adnani il califfo sarebbe rimasto gravemente ferito. C'è da dire che quell'account, secondo alcuni esperti di terrorismo, potrebbe non essere vero e dunque è scarsamente attendibile.

Raid della coalizione contro i leader dell'IS a Mosul


Domenica 9 novembre 2014

17.00 - Barack Obama è tornato sulla delicata questione dello Stato Islamico poche ore dopo l’annuncio che nuovi militari in Iraq per contrastare l’avanzata dei jihadisti. Oggi, nel corso di un’intervista a Face The Nation sulla CBS, il presidente degli Stati Uniti ha annunciato che è giunto il momento di passare all’offensiva e non più di limitarsi soltanto a bloccare l’avanzata dell’IS. Non si tratta di un progetto per l’immediato futuro, ci vorrà del tempo, ma quella sembra la strada da percorrere.

16.10 - Le truppe irachene hanno fatto importanti progressi nelle ultime ore nell’area di Baiji, la città a nord del Paese, a circa 200 chilometri da Baghdad, a lungo sotto il controllo dello Stato Islamico. Fonti ufficiali del Governo hanno confermato che le truppe irachene sono riuscite ad avanzare e al momento hanno il controllo del 50% della città.

Domenica 9 novembre 2014 - Proseguono senza sosta i raid aerei della coalizione guidata dagli Stati Uniti nell’area occupata dallo Stato Islamico tra Siria e Iraq. In queste ultime ore la coalizione, lo confermano fonti ufficiali della Difesa USA, hanno condotto una serie di raid aerei mirati contro un ritrovo di leader dell’IS alle porte di Mosul, nel nord dell’Iraq.

Al momento non è stato possibile confermare se i raid siano stati un successo - se, quindi, il gruppetto di leader è stato distrutto - né se Abu Bakr al-Baghdadi, il califfo nero, fosse presente all’incontro e, di conseguenza, se sia stato ucciso.

IRAQ-CONFLICT

Giovedì 6 novembre Il ministero dell'Interno iracheno ha reso nota una sua collaborazione con le autorità francesi. Si è trattato di un'operazione che ha portato alla scoperta di cellule dormienti dello Stato Islamico di stanza a Parigi. 200 persone legate all'Isis sono state arrestate. Lo si viene a sapere oggi, anche se l'operazione è stata compiuta settimana scorsa.

Domenica 2 novembre 2014 - 60 persone appartenenti alla tribù sunnita degli Albunimr sono state uccise dai militanti dello Stato Islamico in Iraq, nella provincia di Anbar, a una settantina di chilometri da Baghdad. Tra le vittime ci sono anche 4 bambini e 6 donne, uccise con colpi di pistola direttamente alla nuca.

Martedì 28 ottobre 2014“Attaccate le scuole americane e occidentali in Medio Oriente” è questo l’appello apparso su un sito jihadista che ha costretto l'ambasciata americana in Egitto a mettere in guardia i proprio connazionali, in particolare studenti e insegnanti. Sembra probabile che il gruppo jihadista che ha pubblicato il messaggio sia vicino all’Is.

Su un portale informatico hanno recentemente incoraggiato attacchi contro scuole ed insegnanti americani e occidentali in Medio Oriente, menzionando in particolare Gedda in Arabia Saudita e il quartiere di Maadi al Cairo come possibili obiettivi,

è stato comunicato sul sito dell’ambasciata del Cairo.

Lunedì 27 ottobre 2014 - Ad al-Sakhar, a circa 50km a sud di Bagdad, c'è stato un attentato che ha provocato la morte di almeno 25 miliziani sciiti uccisi. Secondo al-Arabiya oggetto dell'attacco con autobomba è stato un checkpoint controllato dagli sciiti.

Intanto il New York Times fa un calcolo dei cristiani di Mosul, città assediata dai jihadisti da giugno, che sono riusciti a fuggire e ad arrivare in Giordania: negli ultimi tre mesi sono circa quattromila.

Domenica 26 ottobre 2014, ore 14.15 - Le forze curde nel nord dell’Iraq hanno affermato di aver riconquistato la città di Zumar, per settimane sotto assedio da parte dei militanti dello Stato Islamico. Vittoria del Paese anche più a sud, dove le forze di sicurezza irachene sono riuscite a respingere i jihadisti dell’IS da Jurf al-Sakhar, alle porte di Baghdad.

Martedì 21 ottobre, ore 18.40 - Continua la controffensiva dell’Is in Iraq per cercare di recuperare parte del territorio perso nei giorni scorsi nei combattimenti contro i peshmerga curdi. Nelle scorse ore sono partiti 15 attacchi simultanei nel Kurdistan iracheno. In particolare le azioni hanno visto come bersagli la diga di Mosul (Mosul Dam) e l’area intorno al monte Sinjar. A ciò si sono aggiunti alcuni attentati dinamitardi a Baghdad nel giorno dell’incontro tra il capo del Consiglio supremo islamico, Ammar al-Hakim, e il presidente iracheno Fuad Masoum.

Il premier iracheno Haider al-Abadi si trova a Teheran dove ha incontrato il presidente iraniano Hassan Rouhani e il ministro degli Esteri, Jawad Dharif. L’obiettivo è stato chiedere sostegno concreto alla Repubblica sciita nel contrasto ai fondamentalisti. In particolare, dopo il cambio di strategia degli jihadisti che punta sempre di più sugli “shahid” (martiri), gli attentatori suicidi.

Prima delle bombe di quest’oggi a Baghdad c’era stato un attacco complesso nei pressi della diga di Mosul, dove un camion carico di esplosivo è stato fatto saltare davanti a un check point dei peshmerga, uccidendo sei militari e ferendone altri sette.

Mercoledì 15 ottobre, 19.21 -I miliziani dell’Is si trovano nei pressi di Ameriya, città situata a sud di Falluja, ad appena 40 chilometri da Baghdad. La cittadina è uno degli ultimi avamposti dell’esercito iracheno nella provincia di Al Anbar. “Se la città cade, la battaglia arriverà alle porte di Baghdad” ha affermato Aref al Janaby, comandante locale della polizia.

Intanto nella provincia di Al Anbar sono arrivati circa 100 consiglieri militari americani, incaricati di coadiuvare le forze di sicurezza e le milizie tribali locali nella lotta all’Isis. Nelle ultime ore gli Stati Uniti e i suoi alleati hanno compiuto 18 raid che hanno consentito di distruggere diverse postazioni dell’Is.

Domenica 12 ottobre, ore 20.28 - Sarebbero circa 10mila i jihadisti dello Stato Islamico alle porte di Baghdad, pronti a sferrare un attacco alla capitale irachena. La notizia è riportata dal sito del quotidiano panarabo al-Arabiya che cita un alto funzionario governativo iracheno intervistato dal quotidiano britannico Telegraph.

Lo Stato Islamico giustizia cameraman iracheno

Sabato 11 ottobre, ore 10:02 - Gli jihadisti dell'Is hanno giustiziato un cameramen iracheno di una tv locale, insieme al fratello ed altre due persone, in un villaggio a nord di Bagdad, Samra. A riferirlo sono stati i parenti della vittima, Raad al-Azzawi, 37 anni, dell' emittente Sama Salaheddin. L'uomo è stato ucciso a colpi d'arma da fuoco, insieme ai suoi compagni.

16.20: l'agenzia di stampa irachena Nina ha riportato la notizia dei primi attacchi aerei dell'aviazione britannica contro postazioni dell'IS. I caccia della Royal Air Force hanno bombardato obiettivi nei dintorni della città irachena di Mosul. Secondo la stessa fonte, nel corso del raid sono morti 9 miliziani jihadisti. Non si hanno notizie, al momento, di vittime civili. Fino ad oggi gli aerei britannici non si erano ancora levati in volo armati, lasciando il campo delle operazioni agli alleati statunitensi e francesi.

l'Is distrugge l'antica Chiesa Verde

25 settembre - L'agenzia di stampa Mena riferisce che l'antica "Chiesa verde" di Tikrit, in Iraq, è andata perduta "completamente". I jihadisti dell'Isis hanno piazzato l'esplosivo all'interno della chiesa e poi fatto brillare le cariche. Secondo i jihadisti hanno distrutto anche l'antico castello di Tikrit e le tombe dei profeti a Mosul. I jihadisti avrebbero poi tentato di far esplodere anche la tomba di al Majid Hussein, padre di Saddam.

La Chiesa Verde è uno dei più antichi monumenti cristiani in Medioriente.

I raid aerei francesi


ore 10:52 I caccia francesi hanno effettuato i loro primi attacchi contro i militanti dello Stato islamico in Iraq.

Ieri durante la conferenza stampa tenutasi presso il Palazzo dell'Eliseo, ho annunciato la mia decisione di rispondere alla richiesta delle autorità irachene di dare loro il supporto aereo necessario per combattere il terrorismo. I nostri caccia Rafale hanno condotto un primo attacco contro un deposito di approvvigionamento nel nord-est dell'Iraq. L'obiettivo è stato raggiunto e distrutto. Altre operazioni proseguiranno nei prossimi giorni,

ha detto il presidente francese François Hollande. Altri raid verranno effettuati e, a partire dalla settimana prossima, il parlamento francese verrà informato dal primo ministro sulle condizioni di ingaggio delle forze a fianco delle forze armate irachene e dei Peshmerga, da diversi giorni riforniti di armi dalla Francia.

20 settembre, ore 10:48 - Il premier turco Ahmet Davutoglu ha confermato la liberazione di 49 ostaggi turchi che erano stati rapiti dallo Stato Islamico a giugno al consolato turco di Mosul, nel nord dell'Iraq.

19 settembre - Questa mattina l'aviazione francese ha compiuto i primi raid aerei con i Rafael sul nordest dell'Iraq.

La prossima settimana tutte le attenzioni del mondo saranno invece sull'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che affronterà il tema del coordinamento internazionale della battaglia al Califfato. Oggi il problema verrà affrontato in una riunione del Consiglio di Sicurezza a livello ministeriale in programma alle 14 (le 20 ora italiana). Tra i presenti, il segretario di Stato americano, John Kerry, e il ministro degli Esteri e presidente di turno dell'Ue, prossima Lady Pesc, Federica Mogherini.

Intanto ieri il Congresso americano ha dato il via libera al piano del Presidente Obama per contrastare l'avanzata dello Stato Islamico: il Senato ha adottato con 78 voti favorevoli e 22 contrari la prima parte della strategia anti-jihadista presentata da Obama la scorsa settimana, una strategia che non prevede per il momento l'invio di truppe di terra e non da alla Casa Bianca la piena libertà delle operazioni e delle scelte: la soluzione adottata infatti prevederà che l'amministrazione riferisca al Congresso ogni 90 giorni sulla sua esecuzione, il numero dei combattenti addestrati, la selezione dei gruppi siriani che usufruiscono degli aiuti e l'uso di armi e attrezzature consegnate.

Insomma, un vincolo di controllo e supervisione che tuttavia non lega Obama alla volontà del Congresso, anche perchè i Repubblicani sosterrebbero anche una nuova azione militare sul terreno iracheno e, probabilmente, anche lo sconfinamento delle operazioni nel nord della Siria (che è strategicamente il fronte più caldo).

18 settembre - Hollande ha annunciato che la Francia compierà raid aerei contro l'Isis in Iraq, precisando che però non ci sarà l'invio di truppe di terra. Quasi contemporaneamente, il Pentagono ha fatto sapere che i raid aerei - sempre contro l'Isis ma questa volta in Siria - sono quasi pronti. Si aspetta praticamente solo l'ok di Obama.

Mercoledì 3 settembre 2014 - Gli Usa sono ancora sotto shock per la decapitazione di Seven Sotloff e oggi è intervenuto in conferenza stampa il Presidente Barack Obama che è stato in visita in Estonia e si appresta a partecipare al vertice Nato in Galles. L'inquilino della Casa Bianca si è detto "disgustato" dalla barbarie dei miliziani islamici e ha promesso:

"Non ci faremo intimidire, faremo giustizia. Il nostro obiettivo e smantellare e distruggere l'Is"

Intanto il ministro della Difesa italiano Roberta Pinotti ha annunciato davanti alle Commisioni Esteri e Difesa riunite di Camera e Senato che l'Italia si avvia a rifornire di armi i curdi, preziosi alleati nella guerra contro l'Is, ed entro il 10 settembre partiranno i rifornimenti verso il Kurdistan. Pinotti non ha escluso che ci potranno essere anche altre forme di cooperazione e supporto a favore delle autorità irachene.

I peshmerga riconquistano Amerli e Suleiman Beg


Martedì 2 settembre 2014 - È festa grande oggi per i peshmerga curdi, che hanno decretato la fine dell’assedio di Amerli: una svolta importante dopo le strabilianti vittorie degli estremisti sunniti negli ultimi tre mesi.
La fine dell’assedio di Amerli segna una svolta importante dopo le strabilianti vittorie degli estremisti sunniti negli ultimi tre mesi: oggi i peshmerga possono guardare verso Tikrit e Mosul, altre roccaforti dei jihadisti dello Stato Islamico.

Il ministro degli Esteri, Federica Mogherini, ha presentato a Bruxelles le priorità della presidenza italiana al Parlamento europeo:

"Occorre evitare la narrativa dello scontro di civiltà che fa comodo all'Isis e non a noi"

ha detto Federica Mogherini, che tuttavia non ha delineato alcun margine di politica comune dell'Europa per fronteggiare le mire espansionistiche dello Stato Islamico, che grazie alle frange quaediste di al-Nusra si trova oggi a minacciare Israele dalle Alture del Golan.

Lo scacchiere siriano è forse il nodo più complesso da dover affrontare: con l'avanzata dell'Isis verso ovest, giunto quasi sulle rive del Mediterraneo. Anche la città di Suleiman Beg, in Iraq, sarebbe stata liberata ma se da un fronte l'Isis sembra indebolirsi dall'altro le sue fila sembrano ben motivate a continuare le ostilità, oramai senza alcun filo di continuità.

Intanto, secondo quanto emerge da un rapporto di Amnesty International diffuso oggi e intitolato "Pulizia etnica di dimensioni storiche: lo Stato islamico prende sistematicamente di mira le minoranze del nord dell'Iraq", nel nord dell'Iraq sarebbe in atto un vero e proprio genocidio: l'Isis avrebbe lanciato una campagna di sistematica pulizia etnica nel nord del paese, rendendosi responsabile di crimini di guerra tra cui uccisioni sommarie e rapimenti di massa contro appartenenti a minoranze etniche e religiose. Anche le Nazioni Unite, questa mattina, hanno nuovamente espresso preoccupazione per le violenze perpetrate dai jihadisti nel nord dell'Iraq a danno delle minoranze religiose.

Lunedì 1° settembre 2014 - I peshmerga curdi hanno riconquistato la città di Zumar, una delle roccaforti dei militanti dello Stato Islamico che si trova nell'Iraq settentrionale. A farlo sapere è una fonte militare dei guerriglieri curdi. Zumar, che tra l'altro si trova in una zona strategica, essendo vicina a un giacimento petrolifero, è stata completamente liberata ed ora è sotto il controllo dei peshmerga".

Giovedì 28 agosto 2014 - Il Presidente degli Usa Barack Obama ha annunciato che nei prossimi giorni il Segretario di Stato americano John Kerry andrà in Medio Oriente per favorire la creazione di una coalizione da contrapporre all'Is. Ha anche aggiunto che grazie ai raid americani i jihadisti stanno perdendo armi ed equipaggiamento.

Martedì 26 agosto 2014 - Il rappresentante dell'Unicef in Iraq, Marzio Babille, ha rivelato all'Ansa che tra ll'11 e il 12 luglio 2014 l'Is ha compiuto una strage di circa 700 civili appartenenti alla minoranza turcomanna sciita. Tra loro molti bambini, donne e anziani. Il massacro è avvenuto nel villaggio di Beshir, nel Nord dell'Iraq.

Onu: "L'Isis sta compiendo una pulizia etnica e religiosa"


Lunedì 25 agosto 2014

15:00 - L'Onu, attraverso le parole dell'Alto Commissario per i diritti umani Navi Pillay, ha accusato l'Isis di aver messo in atto una "pulizia etnica e religiosa in Iraq" e ha chiesto di giudicare i jihadisti come responsabili di crimini contro l'umanità perché ogni giorno compiono "gravi e orribili violazioni dei diritti umani".
Intanto la Siria ha aperto alla collaborazione con la comunità internazionale contro i terroristi, mentre Papa Francesco ha scritto una lettera alla famiglia di James Foley, il giornalista americano decapitato, e per il quale si è svolta una messa di esequie nel New Hampshire, dedicata anche tutti gli altri ostaggi degli estremisti islamici. Il Pontefice ha scritto:

"Preghiamo per la fine della violenza insensata e per un’alba di pace e riconciliazione tra tutti i membri della famiglia umana"

Lunedì 25 agosto 2014 - La Cancelliera tedesca Angela Merkel, intervistata dall'ARD, è intervenuta sulla questione irachena e non ha usato mezzi termini dicendo:

"In Iraq si sta assistendo a un genocidio sotto gli occhi di tutti"

Poi ha aggiunto che l'Isis agisce con modalità terroristiche contro tutti quelli che la pensano diversamente e ha affermato che non c’è la sicurezza al 100% che le armi che il governo tedesco ha deciso di inviare nel nord dell’Iraq restino nelle giuste mani per la lotta all’Isis.

L’ONU lancia l’allarme: “Rischio massacro ad Amerli”


23 agosto 2014, 18.30 - Il rappresentante speciale dell’ONU a Baghdad, Nickolay Mladenov, si è unito all’appello lanciato ieri dal grande ayatollah Ali Al-Sistani in supporto dei cittadini della città irachena di Amerli, sciiti turcomanni, che si trovano davanti a un rischio concreto di carneficina.

La città, composta da circa 20 mila abitanti, è sotto assedio dei militari jihadisti dello Stato Islamico, senza acqua corrente né elettricità. I residenti vivono in condizioni di estrema povertà e le scorte di cibo e altri generi di prima necessità stanno scarseggiando. Sarà solo questione di tempo prima che i terroristi decidano di darsi al massacro.

Per questo motivo Mladenov ha lanciato un appello al governo iracheno, chiedendo di

fare il possibili per rompere l’assedio e permettere agli abitanti di ricevere aiuti umanitari vitali o di lasciare la città in condizioni dignitose.

Iraq, rischio massacro nella città di Amerli


L'Isis minaccia gli Stati Uniti. John Kerry: “Deve essere distrutto”

21.40: la decapitazione di James Foley da parte dell’Isis ha alzato il livello di sfida tra il gruppo di terroristi jihadista e gli Stati Uniti. Nel corso della giornata di oggi Barack Obama ha confermato l’autenticità del video diffuso una manciata di ore fa e spiegato che gli Stati Uniti non intendono farsi intimidire:

Rimarremo vigili e saremo implacabili. Quando delle persone attaccano americani in qualsiasi luogo del mondo, facciamo quello che è necessario fare per avere giustizia.

E, ancora,

Non c'è spazio per l'Isis nel XXI secolo. Dicono di essere in guerra con gli Stati Uniti o con l’Occidente, ma il fatto è che stanno terrorizzando i loro vicini e offrono loro nulla se non schiavitù alla loro vuota visione e il collasso di uno definizione di comportamento civile.

Il tono è chiaro, ma a spiegare le intenzioni degli Stati Uniti ci ha pensato anche il segretario di Stato John Kerry, che su Twitter non ha usato mezzi termini o giri di parole:


L’Isis deve essere distrutto. Sarà annientato.

Via libera dell’Italia all’invio di armi ai curdi. Renzi a Baghdad: "L'Europa deve essere qui"

19.45: sembra proprio che nel mirino dell’Isis sia finita anche l’Italia, così come tutta l’Europa, e di certo la presa di posizione di oggi del nostro Paese, col premier Renzi in visita a Baghdad e il via libera del Parlamento a inviare gli aiuti militari ai curdi, non ha aiutato. Il ministro degli Esteri Federica Mogherini ha precisato nel corso della giornata di oggi:

L’Isis è una minaccia non solo per l’Iraq, ma per l’intera regione, per l’Europa e per il mondo intero. Il punto di equilibrio della convivenza tra sunniti, sciiti e curdi da tempo non funzionava. Non è una sorpresa ma è straordinario per gravità e impatto sulla popolazione civile.

Subito dopo, pur in assenza di minacce dirette rivolte al nostro Paese, il Dipartimento della Pubblica Sicurezza ha inviato un’informativa alle Prefetture e alle Questure in cui si chiede di alzare lo stato d’allerta sugli obiettivi sensibili, dalle ambasciate ai consolati, dai luoghi di culto a quelli di aggregazione, passando per stazioni, porti, aeroporti e agenzie di viaggio.

17.40: nelle stesse ore in cui il Parlamento italiano ha dato il via libera all’invio di armi dall’Italia ai curdi nell’ambito della crisi in Iraq - 27 voti a favore nelle commissioni Esteri e Difesa del Senato e 56 voti favorevoli per le commissioni Esteri e Difesa della Camera - il premier Matteo Renzi ha visitato Baghdad e ha rassicurato il premier iracheno uscente Nuri al Maliki - in carica dal 2006 all’11 agosto 2014 - che il nostro Paese si impegnerà a rispettare la sovranità irachena e che il Governo sovrintenderà all’invio degli aiuti, armi comprese.


Questa battaglia noi la vinceremo, voi la vincerete. È una battaglia, quella contro il terrorismo, che sta nel cuore stesso dell'Europa, non ai suoi confini. L'Europa sa bene da che parte stare, come ha dimostrato nel recente Consiglio Affari Esteri a Bruxelles.

Poi, durante la visita a Erbil, dove ha visitato un campo profughi, il premier italiano ha affidato a Twitter le proprie parole, parlando anche a nome dell’Europa.


20 agosto 2014 - nelle ore in cui gli uomini dello Stato islamico in Iraq e nel Levante (Isis) annunciato l’esecuzione in Siria del giornalista statunitense James Foley, minacciando direttamente il presidente USA Barack Obama e anticipando nuove esecuzioni, la situazione in Iraq resta caldissima. Nelle ultime ore l’esercito di Baghdad ha lanciato una controffensiva per tentare di riconquistare Tikrit, città natale di Saddam Hussein, in mano ai jihadisti dell’Isis.

La diga di Dam, punto strategico conquistato dall’Isis il 9 agosto scorso, è invece tornata nelle mani delle forze curde e irachene e i jihadisti sono stati respinti verso il nord-ovest del Paese.


Oggi, mentre l’Onu ha annunciato l’avvio di un ponte aereo di quattro giorni da Aqaba ad Erbil per portare soccorsi e generi di prima necessità a oltre mezzo milione di profughi, il premier italiano Matteo Renzi farà una visita lampo a Baghdad e Erbil nelle stesse ore in cui in Parlamento si riuniranno in seduta straordinaria, alla presenza dei ministri Federica Mogherini e Roberta Pinotti, le commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato per discutere delle misure per far fronte all'emergenza umanitaria in Iraq e per decidere quali azioni intraprendere in sostegno alla resistenza curda.

La visita di Matteo Renzi si concluderà in serata, quando il premier farà rientro a Roma.

Obama: "Contro l'Isis strategia a lungo termine"

23:00 - Il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama, che, a causa della crisi irachena e del caos scatenatosi in Missouri dopo l'omicidio di un ragazzo di colore da parte di un poliziotto, è tornato prima dalle vacanze alla Casa Bianca, è intervenuto in una conferenza stampa e ha dichiarato che la riconquista della diga di Mosul è stato un importante passo avanti per le forze irachene e che contro l'Isis gli Usa continueranno con una strategia a lungo termine. Obama ha anche detto che con gli altri alleati, tra i quali c'è anche l'Italia, il suo Paese continuerà a inviare aiuti umanitari agli iracheni.

Lunedì 18 agosto 2014 - Con i raid di ieri degli americani la diga di Mosul è tornata completamente sotto il controllo dei curdi, come hanno annunciato i peshmerga e come hanno confermato anche dalla Casa Bianca. I curdi sono riusciti a prendere prima il controllo della parte Est della diga, poi della zona di Batnaah, al Nord di Mosul. Tra le forze dei Peshmerga ci sono anche 550 soldatesse.

Intanto si è diffusa la voce che oltre 1500 mercenari italiani sono pronti ad aderire all'Operazione Oro Nero, ossia alla difesa dei pozzi di petrolio iracheni a Erbil, ora a rischio a casa dell'avanza dei jihadisti. Tuttavia su questo progetto c'è molta incertezza perché non si sa ancora chi sia il committente, né se è vero, visto che viene indicato Salvatore Stefio come coadiuvante del comandante delle operazioni Raffaele Gaudiano, ma Stefio, che nel 2004 fu rapito con Fabrizio Quattrocchi, Umberto Cupertino e Maurizio Agliana, ha detto di non saperne nulla.

14 raid americani contro le postazioni Isil


Domenica 17 agosto 2014

18.31 - Il Pentagono ha precisato che dalle prime ore di oggi i caccia americani hanno condotto ben 14 raid aerei contro le basi dei jihadisti dello Stato Islamico dell'Isis nei pressi della diga di Mosul, raid che si aggiungono ai 9 condotti ieri in supporto dei curdi, impegnati nel tentativo di recuperare il controllo della diga.

Fonti ufficiali curde confermano che le forze militari stanno facendo dei buoni progressi e che, nonostante le resistenza incontrata, sono riuscite a recuperare la parte più occidentale della diga, in mano all’Isis da una manciata di giorni.

Domenica 17 agosto 2014 - nuova operazione congiunta delle forze curde e dell’aviazione statunitense contro le postazioni dello Stato Islamico dell'Isis vicino alla diga di Mosul, nelle mani dei militanti dal 7 agosto scorso. Il nuovo attacco, confermato da fonti ufficiali curde, è avvenuto alle 5 di questa mattina, ora italiana.

Quella posizione strategica - la diga fornisce acqua ed elettricità al nord del Paese - è ancora nelle mani dell’Isis, ma secondo le fonti locali le forze curde starebbero avanzato e sarebbero vicine a riprendere il controllo della diga.

L'Isil rapisce e uccide a Kocho


Sabato 16 agoto 2014
IRAQ-UNREST

12:55 - A Kocho, un piccolo villaggio nel Nord dell'Iraq, vengono denunciate violenze e rapimenti nei confronti degli abitanti yazidi da parte dei jihadisti. Oltre cento tra donne e bambini sono stati rapiti e un'ottantina di uomini uccisi. La strage è avvenuta ieri pomeriggio e a riferire quello che è successo sono stati i pochi sopravvissuti.

Intanto a Erbil, nel Kurdistan iracheno, questa mattina è atterrato il primo aereo con gli aiuti umanitari partiti dall'Italia, come ha confermato l'ambasciatore italiano in Iraq Massimo Marotti


Sabato 16 agosto 2014 - La CNN, citando agenzie di stampa curde, ha riferito che dei caccia americani hanno lanciato attacchi contro le postazioni dello Stato Islamico dell'Isis vicino alla diga di Mosul che si trova sul fiume Tigri ed è una delle più grandi del Paese. La diga è finita nelle mani dei jihadisti dopo il ritiro dei peshmerga curdi. Inoltre, dei droni Usa hanno distrutto due mezzi corazzati dell'Isis a Sinjar dopo che era stato segnalato un attacco a dei civili nel villaggio di Kawju.

Ue favorevole ad armare i curdi iracheni contro l'Isil


Venerdì 15 agosto 2014

17:31 Il Consiglio dei ministri degli esteri dell’Ue riunitosi quest’oggi a Bruxelles ha accolto con favore la decisione di alcuni stati membri di consegnare le armi ai curdi iracheni che combattono l’Isis. La risposta alla richiesta d’aiuto della popolazione curda verrà data “in accordo alle capacità e leggi nazionali degli Stati membri e col consenso delle autorità nazionali irachene”. L’entità, le modalità e le tempistiche degli aiuti saranno decisi sulla base delle legislazioni nazionali e di concerto con le autorità di Baghdad. L’Unione Europea dovrà, inoltre, prevenire che lo Stato islamico riesca a trarre benefici economici dalla vendita dei petrolio e condannerà i finanziatori dell’Isil che contravvengono alle risoluzioni dell’Onu.

11:42 Non ci sarà nessun piano di evacauzione sul monte Sinjar. Lo ha detto il presidente Usa, Barack Obama, da Martha's Vineyard. Secondo Obama, l'assedio alla minoranza minacciata dai jihadisti dell'Isis sarebbe stato comunque rotto. Obama ha aggiunto che i raid continueranno in Iraq per "proteggere i civili e il personale americano". Mentre gli aiuti umanitari alla popolazione yazida sul monte Sinjar diminuiranno nei prossimi giorni.

venerdì 15 agosto, ore 09:17 Alcuni ministri dellUe si riunsicono quest’oggi a Bruxelles in un incontro volto a sanzionare l’invio di armi ai curdi iracheni per combattere l’Isis.

L’incontro è stato fortemente sostenuto dalla Francia il cui ministro degli Esteri Laurent Fabius ha criticato i colleghi europei per il fatto di andare in vacanza mentre i civili venivano assediati e uccisi in Iraq.

14 agosto: il Premier al-Maliki si dimette

23:50 - Il Premier dell'Iraq al-Maliki ha annunciato in tv di volersi dimettere per "salvaguardare gli interessi più alti del Paese". Vuole rinunciare al potere e sostenere il suo successore al-Abadi che nei giorni scorsi è stato nominato dal presidente Masum nel tentativo di favorire una riconciliazione con la comunità sunnita. al-Maliki si è definito un "soldato che difende l'Iraq e il suo popolo".

19:35 - Il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama è intervenuto oggi in conferenza stampa a Marta's Vineyard, dove si trova in vacanza, e ha affermato che non ci sarà alcun piano di evacuazione sul monte Sinjar. L'inquilino della Casa Bianca ha spiegato:

"L'assedio alla minoranza yazida minacciata dai jihadisti dell'Isis è stata rotta"

Obama ha detto che la situazione è migliorata, tuttavia ci saranno ancora i raid per proteggere gli interessi degli Usa. Il Presidente dunque ha confermato quanto detto stamattina dal Pentagono.

14 agosto - Questa notte un alto responsabile dell'Isis ha riferito alla CNN che i jihadisti tengono prigionieri almeno 100 fra donne e bambini yazidi che sono stati rapiti una settimana fa a Sinjar quando i combattenti sono entrati "uccidendo un alto numero di uomini". Ha poi aggiunto che sono stati portati a Mosul per essere convertiti all'Islam.
Intanto il Pentagono ha affermato che un'operazione di salvataggio via terra dei profughi yazidi confinati sul monte Sinjar è molto meno probabile perché ci sono meno rifugiati di quanti ci si aspettasse e le loro condizioni sono migliori del previsto. Ieri sono sbarcate sul monte Sinjar un centinaio tra marines e forze speciali e hanno potuto constatare direttamente che l'emergenza della minoranza yazida va ridimensionata. L'ammiraglio John Kirby, portavoce del Pentagono, ha dunque detto che una missione di evacuazione dei rifugiati è meno probabile, tuttavia gli Usa continueranno a fornire aiuti umanitari.

13 agosto, ore 15:15 Prima di partire per la Corea, papa Francesco ha inviato una lettera al Segretario dell'Onu Ban Ki-moon, manifestando "le lacrime, le sofferenze e le grida accorate di disperazione dei Cristiani e di altre minoranze religiose dell'amata terra dell'Iraq", e rinnova il suo "appello urgente alla comunità internazionale ad intervenire per porre fine alla tragedia umanitaria in corso" e a "proteggere quanti sono colpiti o minacciati dalla violenza".

Intanto in Iraq l'Isis ha distrutto, usando dell'esplosivo, il tempio degli Yazidi, dove è sepolto la loro principale figura spirituale. È situato a Lalish, 60 chilometri a nord da Mosul, e tutti gli appartenenti alla religione pre-islamica hanno il dovere di visitarlo almeno una volta nella vita. A Baghdad, il premier uscente al Maliki ha fatto sapere di non avere intenzione di fare passi indietro finché la corte federale non si sarà espressa sul suo ricorso contro l'incarico a Haidar al-Abadi.

19.31 - Vian Dakhil, deputata irachena appartenente alla minoranza Yazidi, è rimasta ferita nello schianto di un elicottero su cui si trovava per portare soccorsi ai profughi bloccati nella regione di Sinjar. Pare che la cosa sia stata causato da un guasto tecniche. Dakhil è una delle politiche irachene più in vista in questi giorni, grazie alle sue denunce sulle persecuzioni che gli Yazidi stanno subendo a opera dell'Isis. Il pilota dell’elicottero è morto, molti passeggeri sono rimasti feriti.

12.39 - L'avanzata dell'Isis continua a terrorizzare la minoranza etnica degli Yazidi: la parlamentare yazida Vian Dakheel in un comunicato ha informato che i ribelli tengono in ostaggio oltre 600 ragazze della minoranza religiosa nella prigione di Badushn, nella provincia di Ninive. Le ragazze sono state rapite insieme ad altri membri della minoranza yazida a Sinjar, località vicina a Mosul. Nel frattempo gli Usa sono impegnati in raid aerei contro i checkpoint e camion dell'Isis intorno alle montagne del Sinjar. Quattro attacchi sono stati portati colpendo i checkpoint che minacciano la minoranza religiosa yazida, di etnia curda, intrappolata sulle montagne. L'obiettivo è creare un passaggio per far fuggire gli sfollati.

12 agosto: Il segretario di Stato Kerry, dall'Australia, ha fatto sapere che il piano degli Usa riguarda solo l'invio di armi ai curdi per combattere l'avanzata Isis, attraverso il governo iracheno; mentre ha escluso che ci possa essere un intervento armato diretto da parte degli Stati Uniti. Kerry ha anche parlato del fatto che, secondo la Casa Bianca, un governo di unione, in Iraq, è la condizione per un maggiore sostegno politico, economico e militare da parte degli Usa.

Iraq: Al Abadi riceve l'incarico, l'Isis avanza

15:30 Lo Stato islamico (Isis) si e' impadronito della città di Jalawla, nella provincia di Diyala, 130 chilometri a nord-est di Baghdad, minacciando i confini meridionali della regione autonoma del Kurdistan. Intanto il presidente Fuad Masum ha incaricato ufficialmente l'esponente sciita Haidar Al Abadi (a sinistra nella foto) di formare il nuovo governo iracheno al posto di quello guidato da Nuri Al Maliki, proprio mentre centinaia di sostenitori del premier uscente si sono radunati in piazza.

IRAQ-POLITICS-SPEAKER
14:00 La maggioranza parlamentare che finora ha sostenuto il premier al-Maliki, ha annunciato l'appoggio ad Haider al-Abadi, neo-vice presidente del Consiglio dei Rappresentanti.

13:00 Mentre a Baghdad si consuma la resa dei conti tra premier e presidente, nel Nord dell'Iraq la situazione dei profughi è disperata. Una deputata della comunità Yazidi, una delle minoranze perseguitate dai ribelli sunniti, denuncia la morte di 50 bambini al giorno a causa delle difficili condizioni di vita.
Ai "migliaia" di rifugiati nelle zone di montagna, aerei militari Usa hanno paracadutato viveri e acqua. Da giovedì scorso sono stati forniti loro oltre 74mila pasti e più di 56.780 litri di acqua potabile.

11:00 In soccorso di al Maliki, finora isolato dalla comunità internazionale, arriva la Corte federale iraqena, che conferma che il partito del premier è il più importante in Parlamento, e pertanto il presidente Masum deve conferire un terzo mandato al premier in carica, secondo quanto prescritto dalla Costituzione.
11 agosto, 9:40 - Sempre più caotica la situazione in Iraq: il premier sciita iracheno al-Maliki ha annunciato di voler denunciare il presidente Fuad Masum per aver violato la Costituzione non avendogli ancora affidato l'incarico di formare l'esecutivo. Negli stessi minuti, le forze di sicurezza a lui fedeli hanno circondato la cosiddetta "zona verde", l'area fortificata dove hanno sede molti uffici governativi e diverse ambasciate. Si tratta con molta probabilità di un tentativo di golpe. Gli Usa e l'Onu hanno confermato l'appoggio al presidente Masum.

20.55 - Il ministro degli Esteri francese Laurent Fabius ha visitato quest'oggi Baghdad, dove ha incontrato il suo omologo iracheno Hoshyar Zebari, e poi la capitale del Kurdistan Erbil, dove ha avuto un incontro con il presidente della regione Massud Barzani. A Erbil, Fabius ha anche preso parte alla consegna di aiuti umanitari destinati dalla Francia ai civili in fuga.

Poco fa a Roma invece Papa Francesco ha ricevuto il cardinale Fernando Filoni, nominato suo inviato personale in Iraq: Filoni partirà domani per la sua missione dopo aver ricevuto alcune personali indicazioni da papa Bergoglio, che ha lui affidato un vero e proprio budget da impiegare per aiuti urgenti alle persone più colpite in segno di concreta solidarietà del Papa.

14.23 - Il ministro degli Esteri italiano Federica Mogherini ha risposto così ad una domanda posta da RaiNews su un possibile intervento italiano in Iraq:

"Stiamo chiaramente valutando una serie di altre iniziative in questi giorni che non riguarderanno probabilmente soltanto il ministero degli Esteri ma potranno riguardare anche quello della Difesa "

il governo italiano non esclude dunque azioni tricolori in supporto alle attività militari ed umanitarie di Stati Uniti e Gran Bretagna nel nord dell'Iraq. Anche la Russia, contrariamente a quanto avvenuto nelle ultime due grandi crisi internazionali (Siria e Ucraina), ha si è detta d'accordo con la posizione americana nei confronti dei miliziani jihadisti dello Stato Islamico.

Il segretario di stato americano John Kerry ha avuto un colloquio telefonico con il suo omologo russo, Sergei Lavrov: i due hanno discusso la situazione in Iraq e si sono detti d'accordo sulla necessità di sostenere le forze di sicurezza irachene e le forze curde contro l'Isis.

Aggiornamento 10 agosto, ore 12.49 - Almeno 500 membri della comunità religiosa curdofona degli yazidi, molti dei quali donne e bambini, sono stati massacrati dai miliziani dell'Isis nel nord dell'Iraq, che li avrebbe ammassanti in fosse comuni e sepolti vivi.

A denunciare la strage, ripreso dai media internazionali, è il ministro per i Diritti Umani iracheno. L'amministrazione americana ha comunicato questa mattina di aver effettuato quattro attacchi con droni su alcune falangi jihadiste nel nord del Paese, operazioni andate a buon fine: contemporaneamente però l'Isis, tramite uno degli account twitter ad uso e consumo degli osservatori occidentali e della propaganda islamista in Iraq, ha informato di avere conquistato alcune posizioni dell'esercito regolare siriano di Bashar al Assad a nord di al-Raqqa, azione che ha garantito un bottino non indifferente agli islamisti (oltre 90 carri armati, munizioni, carburante ed armi leggere).


Le azioni militari Usa sono state intensificate per fermare l'avanzata degli islamisti verso Erbil, capoluogo della regione autonoma del Kurdistan, mentre nel frattempo anche la RAF inglese sta effettuando raid aerei sui cieli di Erbil, e raid umanitari nel nord del Paese per distribuire viveri, acqua e medicinali.

Oggi il presidente Barack Obama ha dichiarato che i raid nel nord dell'Iraq e due missioni umanitarie sono state completate con successo, aggiungendo tuttavia che "non c'è un programma" per la fine della missione e che servirà tempo, ma ribadendo che "le truppe americane non torneranno a combattere in Iraq" e che non sarà una nuova guerra.

Nel corso dell'Angelus anche Papa Francesco è tornato sulla tragedia irachena, diretta conseguenza di una gestione assolutamente scriteriata sia della ritirata dall'Iraq che del conflitto civile siriano:

"Ci lasciano increduli e sgomenti le notizie giunte dall'Iraq. Migliaia di persone, tra cui tanti cristiani, cacciati dalle loro case in maniera brutale. Bambini morti di sete e di fame durante la fuga. Donne sequestrate. Violenze di ogni tipo. Distruzione di patrimoni religiosi, storici e culturali. [...] Non si fa la guerra in nome di Dio!
Ringrazio coloro che, con coraggio, stanno portando soccorso a questi fratelli e sorelle, e confido che una efficace soluzione politica a livello internazionale e locale possa fermare questi crimini e ristabilire il diritto."

Iraq, Obama: "Nessuna soluzione militare"

17.25 - I raid in Ira, ha spiegato il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama, avrebbero distrutto armi e attrezzature dei miliziani islamisti e jihadisti dell'Isis e hanno dunque avuto successo. Lo stesso Obama ha confermato di aver avuto colloqui telefonici con gli omologhi inglese e francese Cameron e Hollande e, nel corso di un discorso, ha definito i miliziani dello Stato islamico "terroristi barbari". Obama ha inoltre aggiunto che si sta studiando assieme agli alleati la creazione di un corridoio umanitario ma che al momento non c'è un programma per la fine della missione.

L'aviazione statunitense ha lanciato nuovi raid non solo per "scopi umanitari" ma anche a scopo meramente militare contro i militanti dello Stato islamico del nord dell'Iraq; nei raid di oggi pomeriggio gli americani hanno ucciso almeno 20 jihadisti e feriti 55.
I numeri sono riferiti da fonti curde interne alle truppe Peshmerga citate dalla stampa irachena. Il bombardamento ha interessato il quartier generale dello Stato islamico nell'area di Khazar, tra la città di Mosul e quella di Erbil.

13.08 - Barack Obama è intervenuto da Washington nel suo discorso settimanale con la stampa. Il Presidente americano ha spiegato di non volere in alcun modo un nuovo fronte iracheno per gli Stati Uniti, ma che l'escalation di violenze e follia a danno dei cristiani di Mosul ha convinto la Casa Bianca ad inviare aiuti umanitari e militari per fronteggiare l'avanzata dell'Isis.

Obama ha respinto, o meglio non ha proprio raccolto, le provocazioni dei miliziani dell'Isis, che ieri invitavano l'amministrazione americana ad inviare i Marines al posto dei droni.

"Come comandante in capo non permetterò che gli Stati Uniti siano trascinati in un'altra guerra in Iraq. Le truppe americane non torneranno a combattere in Iraq perché non c'è una soluzione militare americana alla crisi. [...] Proteggeremo i nostri cittadini e aiuteremo a prevenire che questi terroristi abbiano un paradiso permanente da cui attaccare l'America".

l'operazione americana in Iraq intanto continua: il nuovo lancio di generi di sopravvivenza è stato effettuato nella notte tra venerdì e sabato dall'aviazione militare americana nell'area montagnosa di Sinjar, dove sono intrappolati centinaia di cristiani e yazidi iracheni in fuga dalle persecuzioni dello Stato islamico.

Come commander in chief non permetterò che gli Stati Uniti siano trascinati in un'altra guerra in Iraq. Le truppe americane non torneranno a combattere in Iraq perché non c'è una soluzione militare americana alla crisi

Aggiornamento 9 agosto, ore 9.01 - Gli Stati Uniti, ininterrottamente da ieri, hanno paracadutato sull'Iraq viveri e acqua destinati alle popolazioni minacciate dall'avanzata dei jihadisti nel nord del Paese, come già avevano fatto la notte precedente. A dare la notizia è stato il Pentagono. Tre aerei cargo americani scortati da due caccia F/A-18 hanno lanciato rifornimenti sul Monte Sinjar rivolti alle migliaia di iracheni minacciati dall'avanzata dei miliziani dello Stato islamico.

In altre aree dell'Iraq l'aviazione statunitense ha invece effettuato veri e propri raid, puntando ad obiettivi militari: secondo la Difesa americana sarebbero stati "uccisi dei terroristi". Da parte del fronte Isil invece, i miliziani jihadisti aprono ad uno scontro anche mediatico con l'amministrazione Obama, provocando la Difesa americana nell'invio dei marines al posto dei droni.

8 agosto: iniziati i raid americani

Iraq ISIS

15:00 Sono iniziati i bombardamenti americani in Iraq. Il Pentagono ha fatto sapere che i primi bombardamenti sono avvenuti nei pressi della città di Erbil, nel nord del Paese. Un'area - ha aggiunto il portavoce del Pentagono - vicino alla quale si trova del personale americano.

8 agosto 2014, 8.00: le indiscrezioni del NYT corrispondevano a verità. Barack Obama ha autorizzato un "limitato" attacco aereo contro i militanti dell'Isil.

«Oggi l'America viene ad aiutare»

ha detto il Presidente degli Stati Uniti. Precisando poi:

«Non lascerò che gli Stati Uniti vengano trascinati in un'altra guerra in Iraq».

Per il momento non c'è stato ancora nessun attacco: la prima missione è stata quella di fornire generi di prima necessità agli iracheni.

Come racconta sempre il New York Times, due aerei, un C-17 e un C-130 (scortati da due F-18), hanno sorvolato per quindici minuti la zona del Monte Sinjar (contrassegnata da un 2 nella mappa in alto), dove sono bloccati almeno 40mila iracheni.

I due cargo hanno paracadutato per la popolazione acqua potabile e razioni di cibo. L'operazione verrà, probabilmente, ripetuta.

Iraq, Obama valuta raid contro Isil

Secondo il New York Times, il presidente Usa starebbe valutando un attacco aereo nel nord dell’Iraq, per contrastare l’avanzata dell’Isil

L’Isil di Abu Bakr al-Baghdadi dilaga nel nord dell’Iraq e l’ombra del califfato sunnita si allunga sulla Mezzaluna Fertile. Il pericolo della creazione di uno califfato in grado di creare un cordone sunnita dal mediterraneo al Golfo Persico è in cima ai pensieri dell’amministrazione di Barack Obama e, secondo quanto riferito dal New York Times, sulla base di fonti della Casa Bianca, il presidente Usa starebbe valutando un attacco aereo.

La situazione irachena e la guerra in atto a Gaza sono strettamente connesse, molto più di quanto si possa pensare. Nelle ultime ore Obama ha parlato di Gaza sostenendo come la striscia di Gaza non possa rimanere chiusa per sempre: il presidente ha auspicato una soluzione che preveda lo stop dei missili da Gaza verso Israele, la distruzione dei tunnel verso Israele e la ricostruzione di Gaza.

Non ho simpatia per Hamas, ma ho molta simpatia per la gente comune a Gaza,

ha aggiunto il presidente, sostenendo come Gaza non possa sostenersi per sempre in un contesto incapace di creare “opportunità, lavoro e crescita economica per chi ci vive”. Molti analisti sostengono che l’atteggiamento degli Usa stia cambiando e che un Hamas “normalizzato” sia meno rischioso di un Hamas “annientato” e sostituito proprio dalla forza sunnita emergente dell’Isil.

E così se da una parte Obama auspica una soluzione “pacifica” per Gaza, dall’altra le indiscrezioni riportate dal New Yor Times lo darebbero in procinto di dare il via a un’operazione aerea contro il movimento sunnita che sta prendendo il controllo di vaste aree di Iraq e Siria. Un altro dei segnali più evidenti di questo cambio di rotta è stato l’allineamento delle posizioni di Iran e Usa nei confronti dell’ascesa del califfo e del sostegno al governo iracheno.

Sempre secondo il NYT, Obama in una riunione con gli analisti del team per la sicurezza nazionale avrebbe indicato una serie di possibilità che contemplano, per esempio, il lancio di cibo e medicine sul monte Sinjar dove sono rimasti intrappolate 40mila persone perché appartenenti alla minoranza religiosa degli Yazidi, ma anche a una decisione più estrema e cioè quella del bombardamento aereo delle postazioni dell’Isil situate nella zona.

La situazione sta precipitando e l’avanzamento dell’Isil potrebbe far accelerare i tempi dell’attacco statunitense. In ballo c’è l’assetto geopolitico di un’area che è il perno sul quale poggiano i destini di un mondo vincolato alle risorse fossili. Ogni questione su difesa di etnie, confessioni religiose e popolazione è, per gli Stati Uniti, aspetto puramente formale. La sostanza è il controllo delle risorse, unica “religione” riconosciuta dal mercato.

IRAQ-UNREST-MOSUL

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