Elena Cattaneo e il discorso contro la riforma di Renzi

«La verità la conoscete meglio di me. Non è questa la riforma costituzionale che serve al Paese».

Elena Cattaneo contro la riforma Renz

Seguire la discussione in aula aiuta sempre a capire quali sottili equilibri si rincorrano in Parlamento. Accade con le leggi normali, con questioni di ordinaria amministrazione, figuriamoci con una riforma costituzionale. Per esempio, quanti, senza aver seguito la votazione, sapranno che il Pd ha una sua fazione ampiamente contraria alla riforma (e ben rappresentata dalla dichiarazione di voto di un emozionato Walter Tocci)? Quanti saranno al corrente del dissenso che genera Renzi, e che il Presidente del Consiglio, insieme al caterpillar-Boschi, preferisce sbeffeggiare piuttosto che ascoltare? Pochi, credete pure.

Ecco perché interventi come quello di Elena Cattaneo vanno riportati integralmente e commentati (fortunatamente, oltre alla possibilità di seguire in diretta i lavori dell'aula esistono anche le trascrizioni stenografiche dei medesimi, rigorosamente archiviate e disponibili a tutti sul sito del Senato e su quello della Camera).

Elena Cattaneo, direttrice del Laboratorio di Biologia delle Cellule Staminali e Farmacologia delle Malattie Neurodegenerative del Dipartimento di Bioscienze e co-fondatrice di UniStem, il Centro di Ricerche sulle Cellule Staminali dell’Universita’ di Milano, è stata nominata senatrice a vita da Giorgio Napolitano insieme ad Abbado, Piano e Rubbia. Classe 1963, è la terza donna a ricoprire questo ruolo, dopo Camilla Ravera e Rita Levi Montalcini.

Elena Cattaneo ha dimostrato, ieri, in aula, di aver preso molto sul serio il suo ruolo. E il suo intervento dovrebbe essere illuminante per quanti ancora pensano che il cambiamento per il cambiamento sia cosa buona e giusta. Ecco il suo intervento:

«Signor Presidente, colleghi, ho partecipato alla discussione su questa auspicata riforma senza una posizione precostituita e con un interesse per i contenuti e per il metodo. Ho compreso l'impegno dei relatori e dei senatori. Ma sono rimasta delusa nel vedere che valutazioni e idee ineccepibili, in quanto a logica e pertinenza politica e civile, non abbiano trovato ascolto. Le risorse umane, professionali ed intellettuali per fare meglio c'erano tutte, qui dentro e nel Paese. Ma non ho visto il coraggio di volare alto, spiegando ai cittadini e al Governo ciò che serve per riqualificare le componenti e le funzioni delle Camere nel quadro di un ordinamento nuovo e ben coordinato.

La verità la conoscete meglio di me. Non è questa la riforma costituzionale che serve al Paese. E il mio voto sul testo di oggi è dettato da questo disagio e da tre considerazioni.

La prima riguarda il contesto generale in cui si sono svolti i lavori: di scarso ascolto e di linguaggio inadatto a un momento tanto importante. Si è parlato di "allucinazioni" e "professoroni", con un sentimento "di sufficienza verso accademici ed esperti politicamente impegnati". Il linguaggio deriva dal pensiero e gli illustri studiosi di storia politica presenti in quest'Aula mi insegnano che l'anti-intellettualismo è un indicatore di crisi culturale e civile per un sistema liberaldemocratico.

La seconda considerazione è sul metodo utilizzato, troppo condizionato da strategie di Governo e da discipline di partito con cui si sono dettati contenuti, paletti e tempi, decisi fuori da quest'Aula. È un metodo sbagliato perché non si può condurre un esperimento che presuppone libera condivisione democratica senza la disponibilità a esaminare davvero e analiticamente i risultati che questo esperimento è destinato a produrre. Se si sbaglia il metodo nel fare un esperimento, i risultati saranno inutilizzabili. Se va bene.

La terza considerazione riguarda il progetto. Gli interventi da più parti e i miei colloqui con i colleghi di tutto l'emiciclo mi fanno concludere che si tratta di un progetto tecnicamente pasticciato e frettoloso, attualmente decontestualizzato rispetto ad altre riforme. È un progetto che non è in grado ora di indicare l'esito, l'assetto, l'equilibrio, la visione del nuovo assetto costituzionale che stiamo costruendo.

Non mi convincono le motivazioni a sostegno di un Senato non elettivo, le scelte sulle funzioni assegnate a questa Camera, la mancata riduzione del numero dei parlamentari dell'altra Camera, l'incertezza circa le garanzie di bilanciamento dei poteri e circa l'effettività del pluralismo della futura rappresentanza parlamentare.

Non mi convince come è stata affrontata la questione dell'elezione dei Presidente della Repubblica e la mancata ricerca di un metodo per acquisire al nuovo Senato "personalità abituate a disegnare le frontiere del mondo", che sarebbero utilissime in queste contingenze economiche.

Per questo, e concludo, il mio voto sarà di astensione (che so equivalere ad un voto contrario in quest'Aula), che vuole essere, nel suo piccolo, un segnale per i cittadini e per i colleghi dell'altro ramo del Parlamento, affinché i loro lavori possano essere più sereni ed in tutta indipendenza positivi e attenti».


Vota l'articolo:
4.00 su 5.00 basato su 1115 voti.  

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO