Marco Travaglio condannato a 8 mesi per diffamazione di Previti

Tegola su Marco Travaglio, condannato a 8 mesi di reclusione e 100 euro di pena pecuniaria per diffamazione nei confronti del parlamentare ed ex-ministro di Forza Italia Cesare Previti. la sentenza è stata emessa poco fa dal Tribunale di Roma e fa riferimento all'articolo pubblicato dal settimanale L’Espresso il 3 ottobre del 2002 con il titolo: «Patto scellerato tra mafia e Forza Italia».

Con Travaglio è stata condannata a 5 mesi anche Daniela Hamaui, direttore responsabile del settimanale, anche se va sottolineato che per entrambi gli imputati la pena è sospesa. Previti incasserà comunque un risarcimento di ventimila euro per la diffamazione subita dall'Espresso, sempre per decisione del giudice.

Le motivazioni della sentenza non si sanno ancora, ma probabilmente le gravi accuse che trasparivano dall'articolo saranno state considerate non provate. Ve ne riportiamo alcuni passaggi significativi, mentre qui potete trovare l'intero testo.

Su Dell'Utri:

Ilardo racconta al colonnello anche come Cosa Nostra decise di votare nel 1994. «In Caltanissetta, i 'palermitani' avevano indetto una riunione», in cui si era deciso che «tutti gli appartenenti alle varie organizzazioni mafiose del territorio nazionale avrebbero dovuto votare Forza Italia». Come mai? «I vertici avevano stabilito un contatto con un esponente insospettabile di alto livello nell'entourage di Berlusconi. Questi, in cambio del loro appoggio, aveva garantito normative di legge a favore degli inquisiti appartenenti alle varie 'famiglie' mafiose, nonché future coperture per lo sviluppo dei loro interessi economici quali appalti, finanziamenti statali...».

Chi è l' uomo «dell'entourage di Berlusconi»? La risposta è in un verbale firmato da Riccio il 21 dicembre 1998 davanti ai pm di Firenze che indagano sui mandanti occulti delle stragi: «Nel marzo-aprile 1994 ho detto a Ilardo: per caso l'uomo dell'entourage è Dell'Utri? Lui mi ha fatto la battuta, guardandomi: "Lei le cose le capisce! Poi ne riparleremo. Vedrà quanti ne passeremo".». Le stragi dovevano servire «per mettere sotto i politici», che «facevano promesse su promesse» a Bagarella.

Su Previti e Taormina:

Quello che avrebbe potuto diventare un altro Buscetta non parlerà più. Una fuga di notizie, quasi certamente di provenienza "istituzionale", ha avvertito Cosa Nostra del pericolo incombente. Solo Riccio può ridargli la voce. Cosa che fa attraverso i suoi appunti tutti scritti con inchiostro verde e le testimonianze. Senonchè, nel marzo 2001, viene convocato nello studio del suo avvocato, Carlo Taormina, per una riunione con Dell'Utri e il tenente Carmelo Canale, entrambi imputati per concorso esterno in mafia. Riccio denuncia subito il fatto alla Procura di Palermo: «Si è parlato di dare una mano a Dell'Utri. Io avrei dovuto dire che l'Ilardo non mi ha mai parlato di Dell'Utri come uomo di mafia, vicino a Cosa Nostra». In più Riccio deve dimenticarsi la mancata cattura di Provenzano. In cambio gli viene promesso un aiuto per rientrare nell'Arma e per ottenere "la rimessione del mio processo". «In quell'occasione, come in altre, presso lo studio dell'avv. Taormina era presente anche l'onorevole Previti». Taormina ammette il colloquio ma nega quelle pressanti richieste al cliente. In ogni caso, Riccio cambia avvocato.

Riccio e e il suo ex difensore Taormina si rivedranno presto, a Palermo, per testimoniare al processo Dell'Utri.

La parte in grassetto è quella incriminata, almeno riguardo a Previti.

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