Papa Francesco: "È la terza guerra mondiale, ma a pezzetti"

Sul volo di ritorno dalla Corea del Sud solita chiacchierata del Papa con i giornalisti.

Come sempre durante i lunghi viaggi in aereo Papa Francesco ha parlato con i giornalisti nel corso del volo da Seul a Roma dove è atterrato alle 18.
Tanti gli spunti offerti dal Pontefice, la riflessione più sentita è quella sulla guerra, sul fatto che ormai si è raggiunto "un livello di crudeltà spaventosa" e spesso le vittime sono bambini, donne e civili inermi e la tortura è diventata un mezzo quasi ordinario. Perciò, secondo Bergoglio,

"Siamo in guerra, una terza guerra mondiale, solo che si combatte a pezzetti, a capitoli"

Il Papa ha anche parlato di come fermare un aggressore ingiusto, che è una cosa lecita, ma ha sottolineato il verbo "fermare" perché, dice non significa "bombardare o fare la guerra" e la decisione su questo tipo di azioni non può essere di una sola nazione, ma dell'ONU, perché dopo la Seconda guerra mondiale stabilire come si ferma un aggressore è compito delle Nazioni Unite. Infatti Bergoglio ha sottolineato:

"Dobbiamo avere memoria di quante volte con questa scusa di fermare l'aggressione ingiusta le potenze si sono impadronite dei popoli e hanno fatto vere guerre di conquista"

Sulla pace tra Israele e Palestina il Papa è sembrato possibilista e ha spiegato come mai Shimon Peres e Abu Mazen sono andati a pregare da lui in Vaticano:

"Volevamo che l'incontro per pregare si realizzasse già durante la mia visita in Terra Santa ma non si trovava il posto giusto: il costo politico di andare dall'altro sarebbe stato troppo alto per ciascuno dei leader, e anche in nunziatura non era facile. Così abbiamo deciso di incontrarci tutti in Vaticano, invitando anche Bartolomeo, il patriarca ecumenico"

Tra gli altri racconti riservati dal Papa ai giornalisti durante il volo di ritorno dalla Corea del Sud, anche quello sull'emozione vissuta al momento di passare sopra lo spazio aereo cinese:

"Quando stavamo per entrare nello spazio aereo cinese e il comandante mi ha fatto osservare 'mancano dieci minuti per arrivare in Cina, dobbiamo chiedere l'autorizzazione, è normale, ad ogni Paese si chiede'. Ho sentito come si chiede l'autorizzazione, come si rispondeva, sono stato testimone di questo. Il pilota mi ha detto che in quel momento sarebbe partito il telegramma"

E quando gli è stato chiesto se ha voglia di andare in Cina ha risposto con la sua solita spontaneità:

"Ma sicuro, domani"

e ha spiegato che apprezza molto la saggezza del popolo cinese. E a proposito di viaggi, gli è stato chiesto anche, a proposito della missione del suo inviato, il cardinale Filoni, in Iraq e Kurdistan, se andrebbe in quei luoghi in prima persona e il Papa ha detto che c'è la possibilità che vada nel Kurdistan iracheno per pregare e alleviare la sofferenza delle popolazioni colpite dalla guerra e che ci sta già pensando da tempo.

Per tutto il viaggio il Papa ha portato un nastrino giallo che gli è stato dato da uno dei genitori delle vittime del naufragio del traghetto Se Wol e quando gli qualcuno gli ha suggerito di toglierlo dicendogli che lui deve essere neutrale, Bergoglio ha risposto "Ma senti col dolore umano non si può essere neutrali".

Papa Francesco sul volo di ritorno con i giornalisti

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