Uccisione di James Foley: Papa Francesco chiama i genitori del giornalista ucciso dall'Isis

James Foley, freelance americano, era stato rapito in Siria nel 2012. Sul web il video della sua decapitazione con un messaggio per Obama da parte dell'Isis.

venerdì 22 agosto, ore 10:09 Ieri sera Papa Francesco ha telefonato ai genitori del reporter americano James Foley, ucciso dai miliziani dell’Isil, per esprimere il suo dolore e la sua vicinanza. Secondo quanto riferito dal padre gesuita americano James Martin, i genitori di Foley, che vivono a Richmond nel New Hampshire, sono “commossi e grati” per l’interesse del Papa.

James Foley, 40 anni, era cattolico e aveva studiato alla “Marquette University” dei Gesuiti nello Stato americano del Wisconsin. Durante le sue numerose operazioni in zone di guerra e durante le missioni umanitarie a cui prendeva parte era sempre rimasto in contatto con i suoi ex insegnanti. L’Università dei Gesuiti ha organizzato per il prossimo 26 agosto una cerimonia religiosa in sua memoria.

Uccisione di James Foley, L'Isis chiese un riscatto

Ore 16:00 Arrivano altri dettagli sulla prigionia e l'esecuzione di James Foley. Lo Stato Islamico avrebbe chiesto un riscatto di 100 milioni di euro alla famiglia del reporter e all'editore della sua testata, il "Global Post", in cambio del rilascio del giornalista. Lo scrive il Wall street journal. Sulla base di informazioni fornite dai Foley e da un ex ostaggio detenuto con lui, il New York Times fa sapere che gli Usa avevano rifiutato di pagare il riscatto.

21 agosto, ore 11 Le forze armate Usa hanno tentato nelle scorse settimane un blitz per liberare James Foley, il reporter americano barbaramente ucciso dall'Isis. La notizia viene riportata oggi da diverse fonti, che collocano il blitz all'inizio dell'estate.

La missione era stata autorizzata dal presidente Obama e si basava su notizie di intelligence riguardo il luogo in cui Foley e altri ostaggi erano tenuti prigionieri. Le forze speciali americane sono state inviate in Siria dove hanno ingaggiato uno scontro a fuoco con i militanti dello Stato Islamico: si tratterebbe quindi del primo scontro a terra tra Usa e Isis. Diversi militanti sono rimasti uccisi, ma gli ostaggi non erano sul posto. È possibile che questo raid abbia accelerato la decisione dell'Isis di uccidere Foley.

Intanto è confermato che lo Stato Islamico ha fatto altri prigionieri, tra cui molto probabilmente anche le due cooperanti italiane. Di sicuro con Foley c'era anche l'altro giornalista americano Steven Sotloff, che viene minacciato nel video dell'esecuzione.

L'uccisione di James Foley


Il terrorismo jihadista dei famigerati uomini dello Stato islamico in Iraq e nel Levante (Isis) si arricchisce di un'altra pagina buia. Ieri sera, è stata annunciata la decapitazione di un giornalista freelance americano, rapito in Siria nel 2012. Si chiamava James Foley. Su internet, è comparso anche un video in cui si vede un terrorista che pare tagliare la gola al reporter.

Nello stesso filmato, viene inquadrato un altro giornalista americano, Steven Joel Sotloff, sequestrato sempre in Siria, e si sente la voce di sottofondo dire: "La vita di questo cittadino americano, Obama, dipende dalle tue prossime decisioni". Il filmato dura in tutto cinque minuti e si intitola: "Messaggio all'America". Compare, tra l'altro, la scritta: "Obama ha autorizzato operazioni militari contro lo Stato islamico, ponendo effettivamente l'America su un piano scivoloso verso un nuovo fronte di guerra contro i musulmani".

Nel video, si vede quando il presidente Barack Obama, nelle settimane scorse, ha annunciato l'inizio di raid aerei statunitensi in Iraq. Steven Joel Sotloff è il corrispondente del " Time". Nelle immagini, che non possono essere verificate, si vede Foley nel deserto, in ginocchio, con indosso una tuta arancione. Accanto a lui c'è un terrorista, interamente vestito di nero e con il volto coperto.

Foley parla contro la guerra in Iraq e contro la recente campagna aerea. Il terrorista, in inglese, dice:

"Questo è James Foley, un cittadino americano... i vostri attacchi hanno causato perdite e morte tra i musulmani... non combattete più contro una rivolta, noi siamo uno stato, che è stato accettato da un gran numero di musulmani in tutto il mondo. Quindi, ogni aggressione contro di noi è un'aggressione contro i musulmani e ogni tentativo da parte tua, Obama, di attaccarci, provocherà un bagno di sangue tra la tua gente".

Qui arriva la scena cruenta: il terrorista mette un lungo coltello intorno alla gola dell'ostaggio e inizia vigorosamente a tagliare. Nell'immagine successiva, si vede il corpo del reporter riverso per terra, nel sangue, e la sua testa mozzata sulla schiena. Caitlin Hayden, portavoce del Consiglio per la Sicurezza nazionale americana, ha commentato il video:

"Siamo inorriditi dall'uccisione di un giornalista americano innocente. L'intelligence sta lavorando per determinare l'autenticità del video postato dall'Isis".

Foley era stato rapito il 22 novembre 2012 nelle vicinanze di Taftanaz, insieme al suo autista e al traduttore, poi rilasciati. Era un reporter esperto, che aveva già coperto i conflitti in Afghanistan e Libia. Nell'aprile del 2011 era stato sequestrato in Libia da un gruppo di sostenitori del regime di Gheddafi. Con lui erano stati prelevati altri due giornalisti, l’americana Clare Gillis e lo spagnolo Manu Brabo, mentre un quarto, il sudafricano Anton Hammerl, era stato ucciso. I tre avevano passato 44 giorni in prigionia prima di essere liberati.

La famiglia Foley, dopo il suo rapimento, ha creato un sito web, www.freejamesfoley.com, per chiedere il suo rilascio e sensibilizzare l'opinione pubblica. Un sito oggi inondato di messaggi di cordoglio, diffusi via twitter in tutto il mondo. "Non siamo mai stati così orgogliosi di nostro figlio. Ha dato la sua vita cercando di rivelare al mondo la sofferenza del popolo siriano" dice Diane Foley, madre di James Foley. "Supplichiamo i rapitori di risparmiare la vita degli altri ostaggi. Sono innocenti, come lo era Jim. Non hanno controllo della politica del governo americano in Iraq, Siria o in altri parti del mondo", si legge ancora sul profilo Facebook di Diane. "Ringraziamo Jim per tutta la gioia che ci ha dato. È stato uno straordinario figlio, fratello giornalista e persona", afferma ancora sua madre, che chiude il suo messaggio chiedendo "per favore, rispettate la nostra privacy nei prossimi giorni, mentre piangiamo per Jim".

James Foley

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