La sfida a @matteorenzi: dona un F35 alla ricerca #IceBucketChallenge #donaunF35 #unF35perlaRicerca

Ecco tutto quello che c'è da sapere sull'Ice Bucket Challenge. Il link per donare. E la mia risposta alla sfida di Renzi, lanciata ai direttori

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sabato 23 agosto, ore 10.30: Matteo Renzi ha fatto la sua Ice Bucket Challenge e le sue nomination. In effetti, non so se nominando i direttori di Tg e giornali e riviste intendesse anche i direttori delle testate solo digitali (e native digitali, peraltro). Facciamo finta di sì, visto che Renzi è un Presidente del Consiglio 2.0 (anzi, quasi 3.0) che fa largo uso di un social media popolare come Twitter. Facciamo finta, dunque, che anche il sottoscritto sia stato nominato da Matteo Renzi (anche se di certo il premier non pensava ad altri colleghi delle all digital o al sottoscritto, ma ai vari Calabresi, De Bortoli, Mauro, Padellaro, Mimun, Mentana e via dicendo).

Che dire al premier, dunque? Qualcuno sta accettando la sfida della doccia ghiacciata. Qualcuno, come Enrico Mentana, prende le distanze.

Per quel che riguarda il sottoscritto, direttore di Blogo, be', io la vedo così.

Il dovere giornalistico nel merito, su Blogo, lo stiamo ampiamente assolvendo, con un doveroso pezzo informativo sulla SLA, l'esegesi della campagna con un bel che cos'è l'Ice Bucket Challenge, un reportage con intervista ad uno dei responsabili dell'associazione che ha reso virale l'Ice Bucket Challenge, il link per la donazione e un'ampia panoramica d'intrattenimento su chi sta facendo le docce gelate (compito arduo e improbo). La doccia gelata è bella se la fanno i vip, che prestano i loro volti noti, gratuitamente, per pubblicizzare una buona causa: è giusto che sia così, ed è anche giusto che chi, fra i non noti, ne ha voglia, lo faccia.

Per il resto, io non penso, come Mentana, che la donazione sia solo un fatto privato. Perché rendela pubblica, oltre a soddisfare la vanità del singolo che compie il gesto, fa si che altri seguano l'esempio e dunque non può che fare del bene. Quindi, dichiaro, senza problemi, che ho donato in passato – per questioni legate alla mia biografia personale, all'AIRC, Associazione Italiana per la Ricerca contro il Cancro – e che questa volta dono, per rispondere in qualche modo alla chiamata collettiva (non solo a quella specifica di Renzi).

Donazione

C'è un però. Ed è quello che ho già sviscerato più sotto. Il meccanismo delle donazioni e dell'assistenzialismo è molto comodo perché scarica sui privati – con tutta la ridda di commenti morali pro e contro e mediani – quello che dovrebbe essere il dovere primario degli Stati. Pensiamo alle varie raccolte fondi per calamità naturali, per soccorso a popolazioni, per la ricerca stessa.

Ecco perché credo che faccia parte del dovere giornalistico anche ricordare dati. Al momento, grazie all'Ice Bucket Challenge, l'ALS Association americana ha raccolto 53 milioni di dollari.

Spese militarii Italia

L'Italia è all'11° posto nel mondo per le spese militari. E' vero che il trend nel nostro paese è di tagli, a differenza di altri "colleghi" occidentali. E' altrettanto vero che questi tagli derivano da politiche di austerity che, a detta di sempre più economisti, stanno soffocando i paesi europei.

Nonostante i tagli, secondo il rapporto del SIPRI investiamo ancora 32,7 miliardi di dollari all'anno in spese militari.

L'Europa spende una cifra ancor più impressionante.

Spese militari Europa

410 miliardi di dollari.

L'Italia investe nella ricerca e sviluppo l'1,09% del PIL (clicca per ingrandire l'immagine), decisamente lontana dai primi dieci (che investono oltre il 2%) e dietro anche a Cina, Irlanda e Spagna (tutte sotto all'1,5%).

Spese Ricerca e Sviluppo Italia

Ecco perché, in questa mia risposta alla nomination del Presidente del Consiglio, aggiungo la mia provocazione. Renzi, dona un F35 alla ricerca. Quanto ai miei nominati, be': tutti coloro che condividono.

Costi F35

Gli F35 costano da 98 a 116 milioni di dollari. Più di quanto abbia raccolto l'ALS.

La mia è una semplificazione, naturalmente, che significa: tagliare le spese militari per reinvestire in ricerca e sviluppo. E, più in generale, investire in progetti a lungo termine, come la messa in sicurezza del territorio. Investire significa creare posti di lavoro e pensare alle prossime generazioni, non alla prossima tornata elettorale. Ma tanto, di questi tempi si sa: sono gli slogan e le semplificazioni che funzionano. Quindi, io dono, non faccio la doccia gelata perché non sono un vip, ma tu, Renzi, dona un F35 alla ricerca.

Ice Bucket Challenge: Matteo Renzi fa la doccia gelata contro la SLA

venerdì 22 agosto, ore 20:46 Il premier Matteo Renzi ha aderito alla Ice Bucket Challenge e, come promesso, ha fatto la doccia gelata. Il Presidente del Consiglio non si è sottratto alle nomination che gli erano state indirizzate, fra gli altri, da Fiorello, Laura Pausini, Francesco Facchinetti, Roberta Vinci e Jovanotti. Questo pomeriggio si è versato il secchio d’acqua gelata in testa e ha nominato Roberto Baggio, compagno di squadra alla Fiorentina di Stefano Borgonovo , il calciatore morto il 27 giugno del 2013 proprio a causa della Sla.

Per le altre due nomination Renzi ha infranto le regole non scritte e, invece di dare un nome secco e nominare un personaggio famoso, ha passato il testimone a un suo amico medico che cura la Sla e a tutti i direttori dei giornali affinché si parli della malattia anche quando la tempesta mediatica dell’Ice Bucket Challenge si sarà placata.

    Tutte le docce ghiacciate contro la SLA

    Ice Bucket Challenge - Le docce ghiacciate delle star della musica internazionale
    Ice Bucket Challenge - Le docce ghiacciate dei cantanti italiani
    Ice Bucket Challenge - Le docce ghiacciate delle star del cinema
    Ice Bucket Challenge - Le docce ghiacciate dei calciatori
    Ice Bucket Challenge - Le docce ghiacciate delle modelle
    Ice Bucket Challenge - Le docce ghiacciate dei motociclisti
    Ice Bucket Challenge - Le docce ghiacciate dei piloti di F1
    Ice Bucket Challenge - La doccia ghiacciata di Fiorello
    Ice Bucket Challenge - La doccia ghiacciata dei tennisti
    Ice Bucket Challenge - La doccia ghiacciata delle celebrità Queer
    Ice Bucket Challenge - Matteo Renzi e il suo hashtag

Matteo Renzi

come George W. Bush, accetta la sfida della doccia gelata per partecipare all'Ice Bucket Challenge, la più riuscita campagna virale di sempre.

Cos'è l'Ice Bucket Challenge e come sta funzionando, l'abbiamo spiegato abbondantemente su Downloadblog, e in giro per Blogo trovate una raccolta di video catalogati per "categorie" (i link in cima a questo post).

Renzi è stato "nominato" in questa catena di solidarietà virale da Fiorello, Francesco Facchinetti e da Jovanotti.

In un momento particolarmente complesso per il governo Renzi, testimoniato dal nervosismo che il premier ha mostrato, per esempio, nel rispondere alle domande – tutto sommato innocue – nel corso della conferenza stampa per l'Expo 2015, la comunicazione del Pd si rigioca la carta Twitter, che ha già funzionato in passato, e cavalca uno dei trend dell'estate 2014, forse il vero tormentone di quest'anno.

Non solo. Renzi ha anche rilanciato, lanciando l'hashtag #Renzinomina, per chiedere "al popolo di Twitter" (il lettore mi perdoni la generalizzazione, ampiamente virgolettata, e la dicitura: posso assicurare che si tratta di un'espressione utilizzata in senso ironico) chi nominare.


Con questa idea, Renzi cavalca evidentemente per scopi personali il tormentone benefico.

Voglio dire: è chiaro che la campagna virale funzioni perché accettano i vip, perché è partita in America, perché è per una "buona causa" – più avanti parleremo della causa in sé, delle donazioni, del volontariato, se credete – e perché i vip, a loro volta, beneficiano del ritorno d'immagine per essersi prestati. Vincono tutti, insomma. E vince anche l'associazione da cui è partito il tutto. La raccolta fondi ha raggiunto infatti la cifra recordi di 41 milioni di dollari.

Ma aggiungerci accanto un'hashtag personale per fare marketing politico, be', questo è davvero troppo.

Anche perché è marketing politico di bassa lega. Ben altra cosa sarebbe stata, giusto per fare un esempio, aprire il rubinetto dei fondi alla ricerca scientifica e chiudere quello degli armamenti. Oppure limitarsi ad accettare la sfida. O magari fare elegantemente come Barack Obama: declinare e fare un'offerta personale. Un politico non è una cantante o un uomo di spettacolo, non è un calciatore né un vip qualsiasi. E Renzi non è un politico e basta. E' il Presidente del Consiglio.

Ice Bucket Challenge: la donazione, il privato, lo stato

Adesso parliamo seriamente della questione donazione e di tutte le polemiche. Che sia un'ottima campagna di marketing virale, la migliore di sempre, l'ho già detto, e inevitabilmente, come tutte le cose di successo, si porta appresso critiche. In molti storcono il naso di fronte a questa Ice Bucket Challenge: dicono che non serve, dicono che uno fa il video ma dovrebbe donare, dicono che si fa beneficenza in silenzio, dicono un sacco di cose, ma la progressione delle donazioni alla Alsa non lascia dubbi: siamo a 41 milioni di dollari (di cui 10 milioni in un solo giorno). La campagna è un successo.

A chi storce il naso, a chi giudica, a chi dice che non si dovrebbe donare facendosi mettere i like su Facebook o a chi dice che tutto questo non serve a niente, lancio un'altra provocazione e concedo una doppia alternativa. L'alternativa è questa: essere contro le donazioni e il volontariato tout court. Oppure accettare il successo dell'iniziativa e basta.

Spiego perché. Donazioni e volontariato sono stati declinati, negli ultimi 40 anni, in maniera sempre più assistenzialistica e sempre meno sussidiaria. Si dona. Un po' per lavarsi la coscienza, un po' per "fare bene". Un po' per interesse personale. Si aiuta. Perché sì, perché l'altro ha bisogno. Ma una politica sussidiaria deve mettere l'altro in condizioni di prendere in mano le redini della propria vita, non deve dargli quel che pensa sia meglio per lui.

Allo stesso modo, dovrebbe essere il settore pubblico a investire sulla ricerca: i cittadini pagano le tasse, perché mai dovrebbero anche donare per finanziare studi medici? Non si capisce. Prendiamo gli F35, per dire.

Il costo medio a esemplare è aumentato dell'81%, passato da 62 milioni di dollari a 112,4 calcolando ricerca, sviluppo e produzione
scrive Wikipedia

. Insomma, un solo F35 costa quasi tre volte più di quanto raccolto da questa campagna virale di successo.

Allora, eccoci qua: o si predica per una politica e un'etica diversi, e si dice un chiaro no alle donazioni, perché è lo stato che deve prendersi carico di queste spese, oppure opporsi a iniziative del genere è semplicemente un controsenso.

Il che non significa che poi l'iniziativa si possa eticamente cavalcare per marketing personale. Anzi.


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