Chi è Abu Bakr al Baghdadi

Abu Bakr Al Baghdadi


Abu Bakr al Baghdadi non è Bin Laden. L'autoproclamatosi califfo dell'Isil (acronimo di Stato Islamico dell'Iraq e del Levante), non è solo un fanatico estremista: ha una precisa strategia bellica. Dopo un passato da militante in al-Qāʿida, il quarantatreenne nato a Samarra, ha elaborato negli ultimi due anni un piano di guerra che non si basa su clamorosi attentati all'estero. Piuttosto il suo intento è quello di tracciare i confini di un nuovo stato sunnita, attraverso un costante consolidamento della forza militare delle sue milizie.

Il suo progetto con il passare del tempo pare essere diventato più ambizioso rispetto a quello di partenza. L'Isil, ora ha preso il nome di Is. In questo modo ha messo da parte la limitazione geografica iniziale: alludendo così ad un unico califfato, che va dalla Libia all'Iran sciita. Tuttavia, al Baghdadi rimane concreto. La sua macchina del terrore è impegnata innanzitutto ad espandere l'influenza sull' Iraq e la Siria.

Sulla biografia del califfo non si sa moltissimo. Pare che fosse un imam all'epoca della seconda guerra degli Usa in Iraq (2003). Dopo la parentesi qaedista a fianco delle milizie di al-Zarqāwī, ha presieduto dei tribunali religiosi. Inoltre, secondo le biografie non ufficiali diffuse in rete, sembra abbia conseguito un dottorato di ricerca in scienze islamiche.

Fino al 2011 ha certamente intrattenuto legami con Ayman al-Zawāhirī, il successore di Bin Laden. E' stato coinvolto in attentati contro sciiti e cristiani, colpevoli di aver collaborato con il governo di Baghdad. Poi al Baghdadi ha cambiato rotta, inserendosi nel conflitto siriano. Qui ha reclutato le sue milizie. Staccandosi progressivamente da Fronte al-Nuṣra (Fronte della vittoria del popolo di Siria), contro il quale ha finito per muovere guerra, sta cercando ripetutamente di destabilizzare il regime di Al-Assad.

In Siria l'Isil ha fatto incetta di armi, combattenti e soldi, che arrivavano via Tur­chia, Qatar, Arabia Saudita, Libia e da tutto il fronte occi­den­tale anti-Assad. Questi Stati ora negano qualsiasi tipo di legame diretto con al Baghdadi, ma resta il fatto che le centinaia di milioni di dollari che costituiscono il patrimonio dell'esercito del califfo non possono essersi materializzati dal nulla.

Inoltre, in Siria, al Baghdadi si è impadronito anche 
di alcuni importanti pozzi di petrolio. Ciò gli ha permesso di avviare un fruttuoso mercato di esportazione del greggio. Stesso metodo è stato messo in atto successivamente in Iraq. L'Isil si è impossessato di giacimenti di oro nero nel Nord. I proventi che ne sono conseguiti, insieme ai 400 milioni di dollari trafugati dalle banche di Mosul, costituiscono la principale fonte di sostegno per i jihadisti.

Il 29 giugno del 2014, Abū Bakr al-Baghdādī si autoproclama califfo dello Stato Islamico dell'Iraq e del Levante. Il 5 luglio si mostra in pubblico per la prima volta e parla dall'interno della Grande moschea al-Nūrī di Mosul, città conquistata dall'Isil, chiamando all'obbedienza tutti i musulmani del mondo per l'affermazione della causa del califfato.

Dal punto di vista teologico e giuridico, però, la sua autoproclamazione è nulla. Non ha mai avuto parere favorevole, infatti, da parte della comunità dei dotti (ʿulamāʾ) e del mondo sunnita. Manca anche la bayʿa (atto legale che indica la sottomissione ad un leader) da parte di una maggioranza qualificata dei fedeli dei paesi islamici.

In ogni caso, visto la grande capacità militare dell'Isil, non sorprende che Obama abbia annunciato una strategia a lungo termine in Iraq. Non basta riconquistare la diga di Mosul e Tikrit, l'obiettivo della Casa Bianca è quello di consolidare la sovranità nel paese.

Vota l'articolo:
4.00 su 5.00 basato su 22 voti.  

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO