Siria, assalto dell’ISIS in ospedale a Deir al-Zour: 35 combattenti rimasti uccisi

Ultime notizie sulla situazione in Siria e sull'avanzata dello Stato Islamico.

15 maggio 2016 - Un gruppo di militanti dello Stato Islamico ha preso d’assalto un complesso ospedaliero nella città siriana di Deir al-Zour, ad est del Paese, ma le forze locali sarebbero riuscite riprenderne il controllo nel giro di poche ore, non senza vittime.

Secondo quanto riferiscono fonti locali, almeno 35 combattenti pro-governativi sarebbero rimasti uccisi nell’assalto, così come almeno 20 combattenti dello Stato Islamico. Non è chiaro, al momento, se ci siano state vittime tra gli ostaggi rimasti nelle mani dei militanti durante l’assedio.

La conferma arriva anche dall’Osservatorio Siriano per i diritti umani, che sottolinea l’importanza della città di Deir al-Zour per lo Stato Islamico, non soltanto per la ricchezza di petrolio nell’area, ma anche perchè si trova in un punto strategico lungo la via per Raqqa, vera e propria roccaforte dell’ISIS.

Siria, "l'Isis ha dichiarato lo stato di emergenza a Raqqa"

14 maggio 2016

- Secondo quanto dichiarato da un portavoce della coalizione anti-Isis in Siria, gli islamisti hanno dichiarato lo stato d'emergenza a Raqqa. Il colonnello americano, Steve Warren -dicono alcune testate internazionali- ha dichiarato che la coalizione sta cercando di capire cosa comporti questa dichiarazione.

Il Daily Telegraph, che riporta le dichiarazioni dell'uomo del Pentagono, afferma che i miliziani hanno cominciato ad accumulare provviste nei bunker e a camuffare i veicoli militari. A tale riguardo, ha detto Warren: "Sappiamo che il nemico si sente minacciato, come dovrebbe. Vedono le forze democratiche siriane manovrare insieme alla coalizione arabo-siriana a est e a ovest"

Raqqa, è la città dove risiede l'autoproclamatosi "califfo" Abu Bakr al-Baghdadi. E' considerata il centro di potere dell'Isis, ma ora si sente sotto attacco e si prepara alla battaglia. "Lo Stato Islamico ha capito che i suoi giorni sono contati. Continueremo a tenerli sotto pressione e ci attendiamo che crollino", ha dichiarato Warren.

Siria, Aleppo: tregua estesa fino a lunedì 9 maggio

7 maggio 2016

- La tregua ad Aleppo, parte degli sforzi internazionali di raggiungere un cessate il fuoco a lungo termine, è stata estesa di altri tre giorni. Lo ha confermato il ministero della difesa russo, confermando che l’estensione durerà fino a lunedì 9 maggio.

Siria, Aleppo: avanzano ribelli anti-Assad. "Almeno 73 morti in battaglia”

6 maggio 2016

- L'Osservatorio siriano per i diritti umani riferisce che i ribelli anti-Assad hanno conquistato un villaggio a sud di Aleppo. La vittoria militare sarebbe stata conseguita dopo un veemente scontro con le truppe filo-governative, che ha causato almeno 73 morti.

I ribelli, di cui fanno parte anche i miliziani di al Nusra, costola di al Qaeda in Siria, controllano ora il villaggio di Khan Touman, nelle vicinanze dell'autostrada tra Damasco e Aleppo.

Siria, nuova tregua di 48 ore ad Aleppo

4 maggio 2016 -

È stato convocato d’urgenza a New York un Consiglio di Sicurezza dell'Onu che avrà al centro l’escalation di violenza in atto ad Aleppo, in Siria. La richiesta è arrivata da Gran Bretagna e Francia. L’ambasciatore inglese Rycroft ha riferito che la città è in fiamme e che “i suoi civili vengono uccisi”.

A Berlino il leader dell’opposizione siriana Riad Hijab dice di non vedere soluzione al conflitto in atto da cinque anni se Bashar al-Assad resterà a Damasco. Hijab ha incontrato i ministri degli Esteri tedesco e francese e l'inviato Onu de Mistura.

Intanto l’esercito siriano ha confermato un cessate il fuoco di 48 ore ad Aleppo dopo l’accordo tra Usa e Russia. L’annuncio dato dal Dipartimento di Stato Usa sul cessate il fuoco di 48 ore ad Aleppo è stato immediatamente appoggiato dall’Onu: “Esortiamo le parti a rispettare immediatamente e globalmente questa tregua” ha detto Jeffrey Feltman, sottosegretario Onu per gli Affari politici.

2 maggio 2016- Il quotidiano progressista israeliano Haaretz riferisce che il regime di Bashar al Assad ha usato armi chimiche contro l'Isis, ad est di Damasco. Ciò sarebbe avvenuto in violazione degli accordi del 2013.

Pare sia stato recentemente impiegato il gas sarin, dopo l'attacco dei miliziani dello Stato Islamico a due basi dell'aviazione siriana, ritenute risorse militari vitali. Secondo il giornale israeliano, il regime di Assad, a partire dello scoppio della guerra civile, ha usato armi chimiche contro i ribelli numerose volte.

Ricordiamo che la Siria ha firmato un accordo con la Russia di Vladimir Putin sullo smantellamento delle riserve di armi chimiche, avvenuto a inizio del 2014. Tuttavia, i servizi segreti occidentali ritengono che Assad abbia mantenuto una piccola quantità di armi chimiche da usare in caso di elevato pericolo.

Siria, entra in vigorie tregua di 72 ore in Latakia

30 aprile 2016

- Il sito della BBC, riportato un comunicato delle forze armate del regime siriano, riferisce che è entrata in vigore, all'una di notte ora locale (mezzanotte in Italia), la tregua di 24 ore tra l'esercito regolare di Damasco e la regione di Ghouta Orientale.

La tregua annunciata dovrebbe avere una durata di 72 ore nella provincia settentrionale di Latakia. Il cessate il fuoco, raggiunto grazie all'impegno di Russia e Stati Uniti, non riguarda la città di Aleppo.

Siria, l'Isis guadagna terreno a nord di Aleppo


Questa mattina l'Isis ha rivendicato la conquista di cinque villaggi a nord di Aleppo. In questo modo, i miliziani jihadisti si sono avvicinati alla cittadina roccaforte dei ribelli di Azaz. I ribelli godono del sostegno della coalizione occidentale e anche dell'artiglieria turca.

Gli uomini del "Califfato" ora puntano a Bab al-Salemeh. Si tratta di un’aerea di frontiera, dove sono ammassati in campi improvvisati circa centomila profughi fuggiti dal Nord della Siria e non ancora entrati in Turchia.

Siria, Obama esclude l’intervento militare via terra

24 aprile 2016

- Il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha escluso l’intervento militare via terra in Siria, spiegando che i soli sforzi militari non sarebbero in grado di risolvere i problemi del Paese.

Sarebbe un errore per gli Stati Uniti o la Gran Bretagna inviare truppe via terra e rovesciare il regime di Assad.

Obama si è anche dimostrato realista sul futuro dello Stato Islamico e ha sottolineato che non ci sono possibilità di sconfiggerlo nell’arco dei prossimi nove mesi, fino a quando resterà in carica alla guida degli USA.

Siria, 300 lavoratori rapiti dallo Stato Islamico

7 aprile 2016 -

Secondo quanto riferito dalla televisione di Stato siriana, lo Stato Islamico avrebbe rapito 300 lavoratori nei pressi di Dumair, una cittadina situata a nord-est della capitale Damasco. I lavoratori sono dipendenti della fabbrica Al Badia ed è stata proprio l’azienda a comunicare di non essere in grado di contattare le persone rapite.

Staffan de Mistura, inviato speciale dell'Onu per la Siria, ha annunciato che i negoziati tra governo e opposizioni siriane riprenderanno a Ginevra il prossimo 13 aprile.

Scoperta una fossa comune a Palmira: almeno 40 cadaveri

2 aprile 2016

- L’antica città di Palmira, o meglio ciò che ne resta dopo il passaggio dei jihadisti dello Stato Islamico, è tornata sotto il controllo dell’esercito siriano, che poche ore fa ha scoperto una fossa comune contenente i resti di almeno 40 persone, uccise e abbandonate lì a circa 500 metri dalle antiche rovine.

Secondo quanto riferisce l’agenzia di stampa SANA, al momento sarebbero già stati recuperati 25 corpi, mentre altri 15 sono stati dissotterrati e saranno recuperati nelle prossime ore. Tra questi ci sarebbero molte donne e molti bambini, tutti decapitati o torturati a morte, almeno secondo un primo esame.

La macabra scoperta, a cui si teme ne seguiranno molte altre, è stata fatta durante l’esplorazione dell’area alla ricerca di esplosivi e mine nascoste dai jihadisti prima di venir costretti con la forza ad abbandonare l’area. Nell’intera area, fino ad oggi, sono già stati rinvenuti e neutralizzati circa tremila dispositivi esplosivi.

Siria, riprendono i raid a Damasco: 23 persone uccise

31 marzo 2016, ore 19.50

- Sarebbero almeno 23 le persone rimaste uccise, decine quelle rimaste ferite, in seguito ai nuovi raid aerei del governo siriano nell’area di Damasco ancora in mano ai ribelli.

A denunciarlo è l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, secondo il quale i raid, avvenuti nonostante l’accordo temporaneo sul cessate il fuoco, avrebbero provocato la morte di almeno 4 bambini.

Siria, a Palmira arrivano gli sminatori russi

31 marzo 2016, ore 10:54

- Un'unità dell'International Mine Action Center, del tutto autonoma e dotata dei più moderni sistemi di sminamento è protezione, è arrivata nella base aerea russa di Latakia, in Siria, per cominciare una missione di bonifica da ogni ordigno le infrastrutture base di Palmira nonché la parte storica.

Gli sminatori sono tutti dell'esercito russo.

14.58 - Il presidente siriano Bashar al Assad, dopo che il regime ha ripreso il pieno controllo di Palmira, ha espresso la sua soddisfazione: "la riconquista di Palmira dimostra il successo della strategia perseguita dall'esercito siriano e dai suoi alleati nella guerra al terrorismo".

27 marzo 2016 - Questa mattina l’esercito regolare siriano ha riconquistato Palmira. In questo modo è stato inflitto un durissimo colpo all’Isis, che aveva occupato la città nel maggio scorso. La notizia è stata confermata dalle principali agenzie internazionali. Una televisione siriana ha specificato che le forze di Assad e dei suoi alleati “hanno il pieno controllo della città”

La riconquista di Palmira arriva dopo una campagna militare durata tre settimane. Ed è stata resa possibile grazie anche agli attacchi aerei russi. La battaglia è durata tutta la notte, mentre da questa mattina i combattenti jihadisti battono la ritirata verso Sukhnah e Deir Ezzor.

Rami Abdulrahman, diretto dell’Osservatorio per i diritti umani siriano, ha reso noto che più di 400 miliziani dell Stato Islamico sono morti nella città che, nonostante i numerosi danneggiamenti, rimane un importantissimo sito archeologico (ospita vaste rovine dell’Impero romano).

Siria, media Usa: "ucciso il vice di Abu Bakr al-Baghdadi"

16.40

- Haji Imam, numero due dell'Isis, è stato ucciso da un raid statunitense in Siria. Ad affermarlo sono i media americani, mentre l'annuncio ufficiale dovrebbe essere dato nella giornata di oggi dal segretario alla Difesa, Ash Carter.

25 marzo 2016 - La tv di Stato siriana riferisce che le forze di Damasco hanno preso il controllo di Palmira, fuori dal centro abitato. Dunque, le truppe di Assad, sostenute dall'aviazione russa, non hanno ancora riconquistato totalmente la cittadella caduta nelle mani dell'Isis.

23 marzo 2016 - Le forze del governo siriano sono riuscite a raggiungere la periferia dell’antica città di Palmira, ancora in mano ai jihadisti dello Stato Islamico dal maggio dello scorso anno.

Secondo quanto confermato dall’Osservatorio Siriano per i diritti umani le truppe si troverebbero ad appena due chilometri a sud del famoso sito e sarebbero già riuscite a far indietreggiare i combattenti dell’ISIS.

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Siria, 36 civili morti per un raid aereo

19 marzo 2016

- I raid aerei compiuti oggi su Raqqa hanno ucciso almeno 39 civili, fra cui 5 bambini, secondo quanto afferma l’Osservatorio Nazionale per i diritti umani (Ondus). L'organizzazione aggiunge che altri 16 civili, tra cui 8 bambini, erano morti in altri bombardamenti avvenuti ieri. L'Ondus non avanza ipotesi su chi abbia compiuto i raid. Secondo i comitati locali di coordinamento dell'opposizione si sarebbe trattato di aerei del governo di Damasco.

18 marzo 2016 - Secondo quanto riferiscono fonti siriane locali i caccia di Mosca e di Damasco hanno concentrato i loro attacchi nella parte orientale e verso l'aeroporto di Palmira Decine di raid aerei russi e governativi siriani si sono concentrate nelle ultime ore nella Siria centrale attorno a Palmira, città in mano all'Isis e nota per il sito archeologico d'epoca romana patrimonio Unesco.

3 marzo 2016, ore 10:10 - Il cessate il fuoco in atto in Siria, entrato nel suo sesto giorno, secondo alcuni alti funionari americani, "resta fragile ma procede meglio del previsto" perché ha consentito una "significativa" riduzione della violenza. Lunedì il viceministro russo agli Esteri Sergei Ryabkov ha invece dichiarato:

Se a seguito di trattative e consultazioni, discutendo del futuro della Siria, i partecipanti ai negoziati che, come speriamo riprenderanno nel prossimo futuro, arriveranno all'idea consolidata che questo modello è conveniente per loro e garantisce l'obiettivo di mantenere una Siria unita, indipendente e sovrana, allora chi potrebbe fare obiezioni? [...] Se verrà adottato un modello diverso, per noi non sarà un problema, a condizione che non venga scritto sotto dettatura da qualche parte a migliaia di chilometri dalla Siria, ma che venga elaborato attraverso negoziati.
19:22

- Sono circa 180 le vittime nella prima giornata di cessate il fuoco parziale in Siria, secondo quanto riferisce l'Osservatorio siriano per i diritti umani, di cui circa 35 civili.

11.00 - L'Osservatorio siriano per i diritti umani (Ondus), citato da Sky News, parla di raid aerei che hanno colpito sei città nella provincia siriana di Aleppo. Secondo altre fonti sul campo, i raid sarebbero stati compiuti da aerei russi.

La ong denuncia anche altri attacchi aerei nella zona nordoccidentale di Hama. Gli aerei hanno avuto come obiettivi le località di Dara Aza, Qabtn al Jabal, Hreitan e Andan, ad Aleppo, mentre nelle vicinanze Hama è stato colpito il villaggio di Hirbnafsa.

28 febbraio 2016 - La tregua in Siria rimane molto fragile. Dopo la deflagrazione di un'autobomba a Salamiyeh e il giustificato scetticismo espresso ieri da Obama, arriva la denuncia dell'Osservatorio siriano per i diritti umani. Secondo l'ente la Turchia, incurante del cessate il fuoco, continua a bombardare.

La ong, con sede a Londra, sostiene che l'artiglieria di Ankara ha nuovamente bombardato le milizie curde dell'Ypg, che combattono lo Stato Islamico nella provincia di Raqqa, in una zona vicino al confine. Si tratta della stessa area in cui nelle ultime ore l'Isis ha dato l'assaltato alla città di Tal Abyad. A confermare l'assalto è stata anche l'agenzia Aamaq, affiliata ai jihadisti.

Siria, due morti per un'autobomba dopo l'inizio della tregua

ore 14.06 -

Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, si dice scettico in merito alla tregua che da mezzanotte interessa alcune regioni della Siria:

“Non ci facciamo illusioni: ci sono molti motivi per essere scettici. Nella migliore delle circostanze, la violenza non si fermerà subito. Agli aiuti umanitari deve essere consentito di raggiungere le aree sotto assedio”,



ha spiegato il comandante in capo dell’esercito Usa.

Secondo Obama la tregua dipende dal rispetto degli impegni presi dal regime siriano di Assad e dalla Russia. Obama si è poi detto sicuro di riuscire a sconfiggere lo Stato Islamico, ma perché ciò avvenga è necessario che sia posta fine alla guerra civile in Siria.

27 febbraio 2016 -A poche ore dal cessate il fuoco in Siria due persone sono rimaste uccise e altre sono rimaste ferite nell’esplosione di un’autobomba a Salamiyeh, una città nella provincia di Hama che è controllata dalle forze governative nella parte centrale della Siria.

Per ora non è ancora arrivata alcuna rivendicazione in merito all’attentato che potrebbe essere attribuibile al fronte al-Nusra o allo Stato Islamico, le due formazioni jihadiste escluse dal cessate il fuoco.

Salamiyeh si trova sulla linea di fronte fra l’esercito filogovernativo di Bashar al-Assad e i miliziani dello Stato Islamico.

Secondo Rami Abdulrahman dell’Osservatorio siriano per i diritti umani l’esplosione dell’autobomba non violerebbe alcuna tregua perché avvenuta in un’area dove l’accordo per la cessazione delle ostilità non viene applicato.

Siria, al via la tregua

14:21

- Stando a quanto riferisce la tv panaraba al-Arabiya sono circa cento le milizie di insorti siriani che hanno comunicato di voler rispettare il cessate il fuoco la cui entrata in vigore è prevista a partire dalla mezzanotte ora locale in Siria.

26 febbraio 2016 - La tregua in Siria scatterà alla mezzanotte, ora locale, di sabato 27 febbraio (le 23 in italia). Ma il Cremlino oggi ha tenuto a rendere noto che la Russia continuerà con i raid.

Il portavoce di Valdimir Putin, Dmitri Peskov, all'agenzia Interfax, ha dichiarato: "le forze aeree russe stanno continuando le operazioni in Siria contro i terroristi a sostegno delle forze armate del Paese e lo faranno anche dopo che il cessate il fuoco diventerà operativo: è uno dei termini dell'accordo fra i presidenti della Russia e degli Usa". Ed ha aggiunto: "Naturalmente l'aviazione militare russa continua a lavorare in Siria, sostenendo le forze di Damasco, e ha come obiettivo le organizzazioni terroristiche".

L'Osservatorio siriano per i Diritti umani denuncia che Mosca sta approfittando degli ultimi giorni prima della tregua per intensificare la sua campagna militare. Secondo l'ente, tra ieri notte e questa mattina si sono verificati più di 30 raid russi sulle postazioni dei ribelli in Siria: "Durante la notte e fino a questa mattina, ci sono stati bombardamenti più intensi del solito sui bastioni dei ribelli, in particolare su Ghouta a est di Damasco, nel Nord della provincia di Homs e nell'ovest della provincia di Aleppo". Sarebbero state colpite Hretan, Andan, Kafar Hamra, Qubtan al-Jabal, Dara Azza, al-Sallom, Babis, e Kafr Basin.

Intanto, una na fonte del ministrero degli Esteri di Mosca, ha dichiarato che la ripresa dei negoziati di pace di Ginevra è in programma per il prossimo 7 marzo. Staffan De Mistura, inviato Onu in Siria, si era rifutato di fornire ieri una data, sostenendo che era corretto farlo con l'avvio del cessate il fuoco.

Siria, Assad a Putin: "Rispetteremo la tregua". L'opposizione non ha ancora sciolto la riserva

24 febbraio 2016

- Il presidente siriano, Bashar al Assad, ha detto in un colloquio telefonico a Vladimir Putin che "rispetterà il cessate il fuoco previsto dall'accordo fra Russia e Stati Uniti". Inoltre, ha aggiunto che il suo governo è pronto a intervenire per favorire la tregua.

Intanto, l'opposizione siriana deve ancora scegliere se impegnarsi o meno per il piano sul cessate il fuoco. A dirlo è stato il capo negoziatore dell'opposizione, Mohamad Alloush, parlando a Orient News. Una risposta definitiva dovrebbe arrivare a breve dalla Commissione suprema per i negoziati.

Siria: Russia e Stati Uniti hanno raggiunto l'accordo per la tregua

21.18

- Il presidente Usa, Barack Obama, e quello russo, Vladimir Putin, hanno da poco diramato un comunicato congiunto. La notizia, diffusa in precedenza da al-Jazeera, ora è ufficiale. Washington e Mosca hanno raggiunto l'accordo su una bozza che prevede la cessazione delle ostilità in Siria a partire da sabato 27 febbraio 2016. Le parti coinvolte nel conflitto siriano dovranno ratificare il testo entro mezzogiorno di venerdì 26 febbraio.

Da quanto si apprende la fine delle ostilità dovranno avere fine da mezzanotte. Sono state invece escluse dall'accordo le operazioni militari contro l'Isis, i qaedisti del Fronte al-Nusra e le altre organizzazioni indicate come "terroriste" dal Consiglio di Sicurezza dell'Onu.

Subito dopo la diffusione del comunicato congiunto, il segretario di Stato Usa, John Kerry, ha chiesto alle parti in causa del conflitto siriano di accettare i termini del cessate il fuoco. Se effettivo, ha aggiunto Kerry, "ridurrà le violenze e permetterà di espandere la distribuzione di aiuti umaniari, oltre che il sostegno a una transizione politica in Siria". Per Orient tv, emittente pro opposizione siriana, la tregua temporanea sarebbe già stata accettata. Il Consiglio democratico siriano, invece, afferma che parte delle opposizioni non sono state informate.

16.43 - Stando a quanto riporta al-Jazeera, Russia e Stati Uniti avrebbero raggiunto un accordo per un cessate il fuoco in Siria, a partire dal 27 febbraio. La tregua non riguarda le operazione contro il fronte al-Nusra, legato ad Al Qaeda, e contro lo Stato Islamico. Le altre opposizioni siriane dovrebbero invece dare il loro assenso entro mezzogiorno del 26, dopodiché starà a Russia e Usa garantire che il cessate il fuoco venga rispettato.

22 febbraio 2016 - Il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu, nel corso di una conferenza stampa ad Ankara con il collega italiano Paolo Gentiloni, ha detto:

“Solo gli attacchi aerei contro il Daesh in Siria non bastano. Ci vuole una strategia insieme agli attacchi aerei, ci vuole uno sforzo di terra”

ma ha specificato:

“La Turchia da sola non agirà, ma neanche da sola con l'Arabia Saudita. Ci vuole una decisione tutti insieme”

e ha aggiunto:

“Siamo insieme con l'Italia nel ribadire la necessità di un cessate il fuoco e una transizione politica in Siria. Non abbiamo agende segrete”

Il ministro italiano Paolo Gentiloni da parte sua ha detto:

“La situazione in Siria è gravissima sul piano umanitario, molto difficile sul piano strategico. Tuttavia, per l'Italia è necessario unire le forze contro Daesh e credere nelle prospettive che il gruppo internazionale hanno aperto. Le premesse di intese che ci ha comunicato Kerry sono incoraggianti e da sostenere. L'Italia è da sempre convinta che la soluzione diplomatica e l'apertura di un processo di transizione in Siria sia la via maestra da seguire”

L'Isis rivendica attentati a Homs e Damasco

21 febbraio 201618.35

- Non che ci fossero molti dubbi, ma lo Stato Islamico ha rivendicato gli attentati di Homs (costati la vita a 57 persone) e di Damasco (bilancio di provvisorio di oltre 30 vittime).

16.30 - Dopo il doppio attentato a Homs di questa mattina, arriva la notizia di un quadruplo attentato a Damasco: quattro esplosioni hanno colpito la zona di Sayeda Zeinab, sud della città, dove si trova un importante mausoleo sciita. Il bilancio è di almeno 22 morti. Stando a quanto riportano i media locali, sono esplose due autobombe mentre due kamikaze si sono fatti saltare in aria. La zona di Sayeda Zeinab è un luogo sacro per gli sciiti.

21 febbraio 2016 - Un doppio attentato questa mattina ad Homs, nel centro-ovest della Siria, ha provocato la morte di almeno 46 persone e il ferimento di oltre 100 persone.

L’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani conferma che la maggior parte delle vittime sarebbero civili e precisa che vista la gravità di numerosi feriti il bilancio delle vittime potrebbe salire sensibilmente nelle prossime ore.

Le due esplosioni - due autobombe posizionate a poca distanza l’una dall’altra - sono avvenute nel distretto centrale di Zahra.

Siria, Hollande: "rischio guerra tra Russia e Turchia". I raid "flop" dell'Inghilterra

19 febbraio 2016 - Il presidente francese, Francois Hollande, ha detto poche ore fa che esiste un rischio concreto di una guerra tra Russia e Turchia in Siria: "la Turchia è implicata in Siria (...) Lì, c'è il rischio di una guerra (con la Russia) ed ecco perchè il Consiglio di Sicurezza dell'Onu si riunisce in questo momento" (cit. France Inter).

Mentre l'Arabia Saudita sta discutendo i dettagli sull'invio di truppe di terra, il ministero della difesa del Regno Unito rende noto che i bombardamenti contro l'Isis in Siria si sono rivelati un flop. Solo 7 miliziani islamisti sarebbero stati uccisi nei raid. Tuttavia, Londra si è giustificata affermando che non sono stati ancora utilizzati i missili Brimstone, "fiore all'occhiello" dell'artiglieria britannica.

Siria, piano ONU per paracadutare aiuti

18 febbraio 2016

- Secondo quanto dichiarato consigliere speciale dell'inviato Onu per la Siria Staffan De Mistura le Nazioni Unite starebbero studiando un piano per paracadutare gli aiuti umanitari alle oltre 200mila persone intrappolate nella città siriana di Deir Ezzorr, attualmente controllata dall'Isis.

Si tratterebbe di un "primo passo" per portare successivamente aiuti umanitari nelle zone più remote e in difficoltà della Siria. Secondo un allarme lanciato oggi dall’organizzazione medico-umanitaria Medici Senza Frontiere (MSF), che ha fatto appello agli stati membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, in particolare a Francia, Russia, Regno Unito e Stati Uniti, Nella guerra in Siria sono soprattutto i civili ad essere sotto un attacco incessante: 1,9 milioni di persone vivono assediate, le frontiere sono chiuse ai rifugiati e dilagano i bombardamenti contro strutture mediche e aree densamente abitate.

22.00 - L'esercito turco rende noto che le sue unità di artiglieria, schierate nella provincia sudorientale di Kilis, hanno bombardato per il quinto giorno consecutivo le milizie curde dell'Ypg. Le operazioni sono avvenute a nord della Siria, nei pressi del confine. Per Ankara si è trattato di "fuoco di risposta".

Siria, colpito ospedale MSF a Idlib. Ayrault: "È crimine di guerra". La Russia respinge le accuse

20.10

- L’ONU ha annunciato oggi che il governo siriano ha approvato l’accesso degli aiuti umanitari in sette diverse aree sotto assedio, a cominciare da quella di Madaya, al confine col Libano, dove i residenti stanno morendo di fame ormai da settimane.

I convogli, secondo quanto spiegato dal portavoce dell’ONU, Farhan Haq, partiranno il prima possibile per raggiungere le sette aree citate: Deir el-Zour nell’area occidentale del Paese, Foah e Kefraya nella provincia di Idlib, e Madaya, Zabadani, Kafr Batna e Muadhamiya nell’area rurale di Damasco.

18.14 - La Russia ha fatto sapere di respingere categoricamente la pesante accusa di crimine di guerra avanzata dal ministro degli Esteri francese. A precisarlo è stato il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, secondo il quale

quelli che fanno accuse del genere non sono capaci di supportarle con delle prove.
16 febbraio 2016 -Jean-Marc Ayrault

, ministro degli Esteri francese, ha condannato il bombardamento dell’ospedale nel Nord della Siria gestito da Medici senza frontiere (Msf) e ha detto che simili operazioni sono “inaccettabili” e “potrebbero costituire crimini di guerra”.

Quello effettuato a a Idlib “sembra essere stato un attacco deliberato contro una struttura sanitaria, e lo condanniamo nel modo più fermo possibile” ha detto Massimiliano Rebaudengo, capo delle operazioni di Msf per la Siria. L'ospedale è stato colpito da quattro missili a distanza di minuti uno dall'altro. Msf ha detto che 8 membri del personale sono dispersi. La struttura sanitaria forniva assistenza a una popolazione locale di 40mila persone.

21.53 - Nel nord della Siria, oltre all'ospedale di MSF, sono state colpite anche due scuole e altri quattro ospedali. Il bilancio dei morti è salito a oltre 50. Preoccupazione da parte di Ban ki Moon, che ha denunciato queste azioni, di cui non si conosce la nazione responsabile, come "palesi violazioni delle leggi internazionali".

19.32 - Dopo le accuse della Turchia alla Russia, arrivano adesso quelle della Russia agli Stati Uniti: "Le forze aeree russe non hanno niente a che vedere con quello che è successo all'ospedale di Medici Senza Frontiere", ha detto l'ambasciatore siriano in Russia, Riyad Haddad. "La responsabilità è dei jet statunitensi".

14:52 - Sono al momento 9 i morti accertati - uno dei quali un bambino - dopo il raid aereo che ha colpito un ospedale di Msf nella regione di Maaret al Noomane a circa 300km da Damasco. Il capo missione del Msf, Massimiliano Rebaudengo, ha spiegato che questo attacco creerà seri problemi alla popolazione: “La distruzione di questo ospedale lascia una popolazione di circa 40.000 persone senza accesso ai servizi sanitari in una zona in pieno conflitto.”

C'è stato anche un secondo attacco ad Azaz, città tra Aleppo ed il confine turco, nel quale sono morte almeno 14 persone - due i bambini - e 30 sono rimaste ferite. I responsabili sarebbero ancora una volta i russi, che avrebbero colpito un ospedale, una scuola ed un campo profughi. Il Primo Ministro turco, Ahmet Davutoglu, ha parlato di un missile balistico accusando la Russia di comportarsi "come un'organizzazione terroristica" che "costringe i civili a fuggire", assicurando quindi "una risposta estremamente decisa".

15 febbraio 2016 - L'aviazione russa avrebbe colpito un ospedale sostenuto da Medici senza frontiere (Msf) a Marat Al Numan, nella provincia siriana di Idlib.

Il bilancio sarebbe di almeno 9 morti e secondo l'Osservatorio siriano per i diritti umani la struttura sarebbe stata colpita da ben quattro razzi. Molte persone dello staff di MSF risultano disperse.

Aggiornamento 18.52 -

Il ministero degli Esteri siriano ha inviato una lettera al segretario generale dell'Onu e alla presidenza del Consiglio di sicurezza nella quale Damasco accusa la Turchia di avere sconfinato con le proprie truppe di terra oltre i confini siriani:

“12 pickup armati e circa 100 militari sono entrati nelle ultime 24 ore nel nostro territorio nei pressi del valico di Bab al-Salameh, nei pressi dell'aerea di Azaz colpita dall'artiglieria di Ankara”.

Intanto in un’intervista rilasciata ad AFP Bashar al-Assad ha dichiarato che le forze governative avrebbero potuto riprendere tutta la Siria senza alcuna esitazione, ma il coinvolgimento di potenze regionali ha fatto sì che la risoluzione del conflitto venga ulteriormente differita. Assad ha poi respinto le ennesime accuse di crimini di guerra rivoltegli dalle Nazioni Unite, giudicandole come “politicizzate”.

14 febbraio 2016 - Barack Obama e Vladimir Putin sarebbero pronti a mettere momentaneamente i dissapori per unire gli sforzi contro lo Stato Islamico. I due leader si sono sentiti telefonicamente per discutere dell’accordo in Siria e della situazione in Ucraina.

La conferma è arrivata direttamente dal Cremlino:

Le parti hanno fatto una stima positiva dei risultati dell’incontro dell’International Syria Support Group in Monaco dell’11 e 12 febbraio, che ha confermato gli approcci e i rifornimenti della Risoluzione 2254 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU sia sul fronte degli aspetti umanitari e nella modalità del regime di cessate il fuoco, così come nelle preparazioni per un processo politico realistico.

Nel corso della telefonata il presidente della Russia avrebbero sottolineato la necessità per le autorità della difesa russe e quelle degli USA di lavorare a stretto contatto per combattere lo Stato Islamico:

Il presidente russo ha ribadito ancora l’importanza di un’organizzazione comune contro il terrorismo, dove non possono esserci due pesi e due misure.

Siria, tregua momentanea, Usa a Russia: “Potremmo inviare truppe di terra”

Aggiornamento, ore 15.24

- La tregua in Siria rischia di saltare. Il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, ha fatto sapere che se non saranno istituite linee di comunicazioni "oneste" e stabili, tra l'apparato militare di Mosca e quello Washington, gli accordi sul cessate il fuoco in Siria e sull'assistenza umanitaria "non potranno essere messi in pratica". Ed ha aggiunto: "se gli Stati Uniti fanno marcia indietro ora, si assumeranno una responsabilità colossale".

Per parte loro gli Stati Uniti non si mostrano più morbidi. Il segretario di Stato Usa, John Kerry, in un'intervista a Orient Tv di Dubai avverte che se "il presidente siriano Assad non terrà fede agli impegni presi e l'Iran e la Russia non lo obbligheranno a fare quanto hanno promesso, la comunità internazionale non starà certamente ferma a guardare come degli scemi: è possibile che ci saranno truppe di terra aggiuntive".

Intanto Ankara fa sapere, che "la Turchia e l'Arabia Saudita sono a favore di un'operazione di terra contro l'Isis". Tuttavia Riad, attraverso il ministro degli Esteri Adel Jubeir, insiste sul fatto che il principale obiettivo è quello di rimuovere Assad.

13 febbraio 2016 - Nonostante l'intesa sul cessate i fuoco in Siria, tre gruppi ribelli siriani hanno annunciato che non hanno alcuna intenzione di smettere di combattere perché sono convinte che la Russia non sospenderà la campagna aerea a sostegno del governo di Assad. In particolare il gruppo Ahrar al-Sham ha detto chiaramente che non smetterà di combattere fino a quando i bombardamenti non saranno effettivamente sospesi.

Accordo raggiunto su tregua momentanea

12 febbraio 2016

- Le potenze dell'International Syria Support Group hanno accordato il cessate il fuoco in Siria. L'intesa nella notte in Germania, a Monaco, fra John Kerry e Serghei Lavrov.

"Abbiamo deciso di attuare una cessazione delle ostilità a livello nazionale entro una settimana”, ha detto Kerry in conferenza stampa.

"Abbiamo poi concordato di accelerare e ampliare la distribuzione degli aiuti umanitari a partire da subito", ha aggiunto il segretario di stato Usa.

Arabia Saudita: "Pronti a inviare truppe di terra"

11 febbraio 2016

- L'Arabia Saudita, tramite il capo della coalizione a guida saudita che combatte i ribelli sciiti in Yemen, il generale Ahmed Al-Assiri, rende noto che la decisione di inviare truppe di terra in Siria "è definitiva". A confermarlo è Al Arabiya.

"Riad - afferma il generale - è pronta" e combatterà con gli alleati della coalizione a guida statunitense per sconfiggere l'Isis. Tuttavia, ha precisato che la scelta riguarda solo l'Arabia Saudita perché la coalizione islamica antiterrorismo sarà in campo per le operazioni solo entro 2 mesi.

Siria, ISIS rivendica autobomba a Damasco: 10 morti e 20 feriti

9 febbraio 2016

- È di almeno 10 morti il bilancio dell’attentato kamikaze compiuto oggi a Damasco, in Siria, e già rivendicato dallo Stato Islamico.

Un’autobomba, azionata da un kamikaze, è esplosa questa mattina all’ingresso di un mercato di verdure nel distretto di Masaken Barzeh, a nord-est di Damasco. L’autista del mezzo, secondo quanto riferisce l’Osservatorio Siriano per diritti umani, avrebbe tentato di entrare nel mercato, ma è stato fermato dagli agenti a un posto di blocco. A quel punto si è fatto esplodere, uccidendo 9 agenti di polizia e un civile e ferendo altre 20 persone.

Poche ore dopo, lo conferma l’agenzia di stampa pro-ISIS Amaq, lo Stato Islamico ha rivendicato la paternità dell’attentato.

David Cameron: “Abbiamo raccolto 10 miliardi in donazioni per i rifugiati”

19.30 - Dei 10 miliardi di dollari raccolti oggi a Londra per i rifugiati siriani, 400 milioni arrivano dall’Italia. A precisarlo, oggi pomeriggio, è stato il Ministro degli Affari Esteri Paolo Gentiloni, che ha spiegato come la somma sarà erogata nel corso dei prossimi tre anni: 150 milioni di dollari come donazione, 200 milioni di dollari a titolo di “soft loans” e 50 milioni per la cancellazione del debito a Libano e Giordania.

La cancelliera tedesca, invece, ha annunciato che dalla Germania arriveranno 2,3 miliardi di euro entro il 2018, di cui 1,1 miliardi per il 2016. Gli Stati Uniti stanzieranno 950 milioni di dollari, mentre dalla Norvegia arriverà ben 1 milione di euro.

4 febbraio 2016

- Il primo ministro britannico David Cameron, a margine della conferenza dei donatori per la crisi umanitaria in Siria che si è tenuta oggi a Londra, ha annunciato che sono stati raccolti più di 10 milioni di dollari destinati ad aiutare i siriani coinvolti nel conflitto che dura ormai da oltre cinque anni.

Nel corso di questa giornata, ha spiegato Cameron, sono stati raccolti ben 6 milioni di dollari destinati al 2016 e circa 5 miliardi di dollari per gli anni a venire fino al 2020:

L’unione internazionale sta aiutando i rifugiati con risorse che permetteranno loro si assicurarsi che non ci sarà alcuna generazione perduta.

Questi fondi, tra l’altro, permetteranno a oltre 1 milione di bambini di avere acceso all’educazione entro la fine del prossimo anno scolastico.

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60 vittime per un duplice attentato a Damasco

18:21

- È salito a 60 il numero delle vittime, e oltre 100 i feriti, del duplice attentato suicida al mausoleo sciita Sayeda Zeinab a Damasco. La tv di Stato ha mostrato immagini di veicoli distrutti dalle fiamme e di edifici gravemente danneggiati. La rivendicazione è stata quasi immediata da parte dello Stato Islamico, giunta attraverso l'agenzia di stampa del gruppo terroristico Al-Amaq: secondo quanto riporta il Corriere della Sera l'Isis afferma che due suoi kamikaze si sono fatti saltare in aria contro "la più importante roccaforte delle milizie sciite a Damasco".

31 gennaio ore 13:39 - Secondo quanto riferiscono le agenzie stampa internazionali sarebbero 45 le vittime di un duplice attentato suicida rivendicato dallo Stato Islamico a Damasco, nella zona di Sayeda Zeinab nelle vicinanze di un mausoleo sciita. A dare la notizia per primo è stato l'osservatorio siriano per i diritti umani, organizzazione non governativa con sede a Londra ma presente sul territorio con una rete di attivisti.

L'area è densamente popolata ed è una nota meta di pellegrinaggio per gli sciiti, sopratutto libanesi e iraniani. Il quartiere di Damasco dove si trova il mausoleo Sayeda Zeinab, che ospita la tomba della figlia di Ali ibn Abi Tale, cugino del profeta Maometto, è stato teatro nel 2011 di violenti scontri armati tra i ribelli e l'esercito siriano e successivamente è stato messo in sicurezza da questi ultimi, con il sostegno delle milizie sciite libanesi Hezbollah. L'attacco avviene mentre a Ginevra si tengono i primi colloqui di pace tra ribelli e governo di Damasco degli ultimi due anni.

Ieri mattina una delegazione italiana di Solidarité identités è arrivata a Damasco, insieme ai rappresentanti della Comunità siriana in Italia, per consegnare numerosi aiuti raccolti durante tutto lo scorso anno: cibo a lunga conservazione.

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24 gennaio - 47 morti, di cui 9 bambini, in seguito a un raid aereo contro Khasham, est della Siria. A farlo sapere è l'Osservatorio siriano dei diritti umani, che rende anche noto come i responsabili della strage sono degli aerei russi, che in queste ore stanno lanciando molti raid nella zona, controllata dall'Isis.

Contemporaneamente, le forze siriane hanno lanciato un'offensiva di terra, che ha portato alla rinconquista di Rabia, una delle ultime località presidiate nella regione di Latakia.

22 gennaio 2016 - Gli 007 di Ankara, in un rapporto presentato al vicegovernatore di Istanbul, sostengono che i miliziani dello Stato Islamico sono pronti a diffondere batteri, tra cui quelli che causano la tularemia, la 'febbre dei conigli', nelle fonti idriche turche. La notizia è stata svelata ieri dai media.

Intanto il presidente francese, Francois Hollande, ha annunciato che il ritmo dei bombardamenti in Iraq e Siria verrà "accelerato" e che c'è la volontà di incrementare la collaborazione con Mosca. A tale riguardo, l'inquilino dell'Eliseo ha dichiarato: "vorrei noi rafforzassimo la cooperazione e il coordinamento con la Russia per agire contro il Daesh. Ma solo contro di loro in quanto sono nostri nemici". Ovviamente da questa esternazione si lascia intendere che la cosiddetta opposizione moderata siriana non può essere oggetto di attacchi.

Aerei russi uccidono 60 presunti jihadisti a Deir ez-Zor

19 gennaio 2016 -

Secondo l’agenzia russa Tass, gli aerei da guerra russi avrebbero distrutto 579 obiettivi terroristici con 157 operazioni compiute negli ultimi quattro giorni in territorio siriano. Le missioni sarebbero state compiute nelle province di Aleppo, Deir ez-Zor, Homs, Hama, Raqqah e Latakia. Secondo quanto dichiarato dal portavoce del ministero della Difesa Igor Konashenkov, gli attacchi compiuti nella provincia di Deir ez-Zor avrebbero portato all’uccisione di 60 presunti militanti dello Stato Islamico che, proprio in questa regione al confine con l’Iraq, hanno massacrato circa 300 civili negli ultimi giorni per intimidire la popolazione locale. Secondo quanto riferito da AFP oltre alle uccisioni, altre 400 persone, fra cui donne e bambini, sarebbero state prese in ostaggio.

17 gennaio 2016 - Almeno 300 civili sarebbero stati uccisi e altri 400 rapiti dai jihadisti dello Stato Islamico in seguito a un assalto nella città siriana di Deir Ezzor, ad est del Paese.

A confermare l’assalto e il rapimento di almeno 400 civili in prevalenza sunniti è l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani:

Dopo il loro attacco a Deir Ezzor, l’ISIS ha rapito almeno 400 civili dal quartiere di Al-Baghaliyeh e dalle aree adiacenti nel nord-ovest della città. I rapiti, quasi tutti Sunniti, includono donne, bambini e membri delle famiglie dei combattenti per il regime.

La notizia del massacro, non ancora confermata da altre fonti, arriva dall’agenzia di stato SANA, che cita i residenti dell’area, secondo i quali i jihadisti avrebbero massacrato circa 300 persone in poche ore:

I terroristi del Daesh hanno condotto un massacro a Al-Baghaliyeh, prendendosi le vite di circa 300 civili, molti dei quali donne, bambini e anziani.

L’agenzia cita anche le parole del primo ministro siriano Wael al-Halaqi, secondo il quale “la responsabilità morale e legale di questo barbaro massacro è sulle spalle di tutti gli Stati che supportano il terrorismo e che finanziano e danno armi ai gruppi di estremisti sunniti”.

Siria, situazione drammatica a Madaya

15 gennaio 2016

- La situazione della città di Madaya continua a suscitare l'interesse del mondo interso, da quando il convoglio umanitario di Croce Rossa e MEzzaluna Rossa ha fatto il suo ingresso nella città. La situazione tra i civili continua a restare critica, tanto che nell'ultimo mese ben 32 sarebbero state le morti per inedia.

L'Onu ritiene che a soffrire di denutrizione nell'area siano almeno 400mila persone.

11 gennaio 2016 - Un raid aereo compiuto dall'aviazione russa vicino ad Aleppo ha causato la morte di 17 persone. Il raid avrebbe colpito una scuola di Anjara, uccidendo così anche otto bambini. Lo ha reso noto l'Osservatorio siriano per i diritti umani. Il bilancio, però, è ancora incerto.

Siria, 10 comandanti dello Stato Islamico uccisi nell’ultimo mese

29 dicembre 2015

- Nel corso dell’ultimo mese di raid aerei condotti in Siria e Iraq dalla coalizione guidata dagli Stati Uniti, lo ha reso noto il colonnello dell’esercito statunitense Steve Warren, sarebbero stati uccisi almeno 10 comandanti dello Stato Islamico.

Tra questi, lo ha riferito Warren, ci sarebbe anche Charaffe al-Mouadan, legato a Abdelhamid Abaaoud, il giovane attentatore di Parigi deceduto nel raid delle forze dell’ordine pochi giorni dopo. Mouadan sarebbe stato ucciso in un raid aereo il 24 dicembre.

Siria, doppio attentato ad Homs nel feudo di Assad

13.27

- Secondo l'Osservatorio siriano per i diritti umani, il numero delle vittime nel doppio attentato ad Homs sarebbe ben superiore di quello stimato dalla tv di Stato. I morti sarebbero 30, mentre i feriti circa 90.

28 dicembre 2015 - Secondo la tv di Stato, ci sarebbero almeno 14 morti causati da due attentati a Homs. Gli attacchi avrebbero prodotto anche 17 feriti. A dirlo, è stato il governatore della città siriana recentemente tornata sotto il controllo del governo di Damasco guidato da Bashar al Assad.

Le prime ricostruzioni parlano della deflagrazione di un'auto imbottita di esplosivo e di un uomo che si è fatto saltare in aria nel quartiere di Zahra. Qui lo scorso 12 dicembre c'è stato un altro attentato con 16 morti. L'attacco era stato rivendicato dallo Stato Islamico.

Siria, raid russo uccide Zahran Alloush, uno dei leader della ribellione siriana


26 dicembre 2015 - L'Osservatorio per i diritti umani ha diffuso la notizia secondo cui in un raid russo nei pressi di Damasco è stato ucciso Zahran Alloush, uno dei capi della ribellione siriana.

Alloush guidava il gruppo Jaysh al Islam che controlla gran parte delle aree periferiche della capitale siriana. I russi hanno lanciato oltre dieci missili e hanno colpito un edificio nel quale Alloush probabilmente stava tenendo una riunione per unificare due fazioni rivali. Sono rimaste uccise altre 13 persone tra cui cinque dirigenti del Jaysh al Islam.

Al-Mayadeen, emittente libanese, sostiene che ieri siano stati tredici i raid che hanno colpito i quartieri orientali di Damasco.

L'Osservatorio nazionale per i diritti civili ha confermato una notizia, diffusasi sul web, secondo cui come nuovo capo del gruppo Jaysh al Islam è stato scelto lo sceicco Abu Haman Esam Albuidani, originario di Duma, roccaforte dei ribelli islamici contro il regime di Assad, che si trova a 15 km a Nord-Est di Damasco.

Scambio di prigionieri con il Daesh

25 dicembre 2015

- Mentre sui social network vicini alla resistenza "laica" siriana del Free Siryan Army circolano video e fotografie che ritraggono gli ennesimi attacchi aerei da parte russa e siriana con bombe a grappolo nella provincia di Aleppo a Damasco, in base ad un accordo raggiunto con la mediazione dell'Onu, circa duemila jihadisti, compresi militanti dell'Isis e di Al Nusra, dovrebbero essere a breve evacuati con 18 autobus dal campo profughi palestinese di Yarmuk, in un sobborgo a sud di Damasco, dove attualmente si trovano assediati.

Di contro 25 cristiani di rito assiro, presi in ostaggio dall'Isis in Siria da oltre 10 mesi, sono stati rilasciati.

Almeno 43 morti a Idlib

20 dicembre 2015

- Almeno 43 persone sarebbero rimaste uccise in una serie di raid aerei condotti dalla Russia, almeno secondo quanto riferito da residenti e attivisti, nella città siriana di Idlib, a nord-ovest del Paese.

Tra gli obiettivi colpiti ci sarebbero un mercato, degli edifici governativi e alcune abitazioni. Tra le vittime, lo riferisce l’Osservatorio Siriano per i diritti umani, ci sarebbero principalmente dei combattenti, ma non si escludono perdite civili ancora da quantificare.

Siria: Consiglio di Sicurezza Onu approva risoluzione sul negoziato di pace

19 dicembre 2015

- Usa, Russia, Cina, Regno Unito e Francia, le cinque nazioni con diritto di veto del Consiglio di sicurezza dell'Onu, hanno trovato un accordo sulla risoluzione che dà inizio ai negoziati di pace in Siria. La risoluzione, come stabilito nel pre-accordo di Vienna, indica l'avvio del negoziato a gennaio.

Tra le altre cose, il testo dell'intesa statuisce che verranno portate al tavolo del negoziato le forze di opposizione e il governo di Bashar al-Assad. Il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, ha commentato: "C'e' la volontà comune per tenere l'incontro ai primi di gennaio, e' stata generalmente suggerita questa data".

Siria: aerei tedeschi impegnati nelle azioni militari contro l'Isis

16 dicembre, ore 10.00

- Dopo l'approvazione del Bundestag (il parlamento di Berlino), l’aviazione militare tedesca ha partecipato per la prima volta ad un’azione contro lo Stato Islamico in Siria. A darne notizia è stata l’agenzia stampa Dpa, che riporta un’alta fonte militare.
Un aereo tedesco, secondo la fonte, ha rifornito di carburante in volo gli aerei della coalizione internazionale anti-Isis. L'Airbus A310 tedesco è rimasto in volo per cinque ore. Intanto segnaliamo che domani il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, partirà per New York per partecipare ad un incontro internazionale sulla crisi siriana. A rivelarlo, in conferenza stampa, è stata la sua portavoce, Maria Zakharova.

Siria, ancora tensioni tra Russia e Turchia


14 dicembre 2015, ore 10:04 - Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, intervenendo questa mattina alla televisione turca Haberturk, ha cercato di gettare acqua sul fuoco divampato dopo l'abbattimento del jet russo da parte dei turchi, al confine con la Siria.

Ribadendo la giustizia della posizione turca, che avrebbe avvertito per 10 minuti il caccia russo prima di ordinare l'abbattimento, un incidente che ha bollato ufficialmente come "un errore" del piota russo, errore che "non deve rovinare i rapporti tra Turchia e Russia":

"Per quanto riguarda la Turchia, vogliamo nessun conflitto. Vogliamo continuare a sviluppare relazioni strategiche con la Russia nello stesso modo. Abbiamo sviluppato con successo nel corso degli ultimi 10-11 anni e vogliamo continuare questo"

Erdogan ha quindi detto di aver avuto colloqui con i capi di Stato dei Paesi vicini alla Russia, o che hanno legami stretti con Mosca nella regione, affermando che questi Paesi stanno contribuendo a trovare una soluzione alla crisi diplomatica in corso.

13 dicembre 2015 - Nuove tensioni tra russi e turchi per le manovre militari attorno alla Siria: stando a quanto ha riferito il ministero della Difesa di Mosca una nave da guerra russa ha sparato alcuni colpi di avvertimento contro un peschereccio turco nel Mar Egeo per evitare una collisione, dopo che questo si era avvicinata meno di 600 metri dalla nave. L'incidente, stando a ciò che riporta l'agenzia Tass, è avvenuto a circa 2km dall'isola greca di Lemnos, nell'Egeo settentrionale. L'unità russa, ha riferito ancora il ministero della Difesa, è stata costretta ad esplodere alcuni colpi di "armi leggere" perché l'imbarcazione turca, che ha poi cambiato rotta senza darne comunicazione, non rispondeva ai contatti radio o visivi.

12 dicembre 2015 - Doppio attentato oggi nella città siriana di Homs, ad ovest del Paese al confine col Libano, dove due autobombe sono esplose nei pressi dell’Ospedale Civile nel quartiere al-Zahra. Il bilancio è ancora in divenire, ma si parla già di almeno 22 persone rimaste uccise e oltre 70 feriti, alcuni in modo grave.

L’agenzia di stampa russa RIA Novosti ha raccolto le dichiarazioni di uno dei medici impiegati nella struttura:

Abbiamo almeno 70 persone ferite nella struttura. Stiamo fornendo assistenza d’emergenza, ma alcune sono ferite in modo grave e le auto che trasportano feriti continuano ad arrivare. Molte persone sono arrivate dopo la seconda esplosione.

Non è ancora chiaro se siano esplose due autobombe o se, come riferiscono alcuni testimoni, la prima esplosione di un’autobomba avrebbe provocato l’esplosione di alcuni serbatoi di gas che avrebbero aggravato sensibilmente la tragedia.

Siria, armi nucleari russe "pronte al combattimento"

11 dicembre 2015, ore 14:17

- Mentre il ministro degli esteri turco torna sulle polemiche recenti tra Russia e Turchia ribadendo che la pazienza di Ankara "non è infinita" in merito alle dichiarazioni, continue, da parte dei russi dopo l'abbattimento dell'aereo avvenuto da parte turca, questa mattina Putin è tornato sulla questione armi nucleari con dichiarazioni che certamente rimbalzeranno in tutto il mondo.

Il presidente Putin ha ordinato all'esercito di rispondere con "estrema fermezza" a qualsiasi minaccia in Siria e affermato che i russi sostengono il Free Syrian Army in collaborazione con l’esercito di Assad e contro i jihadisti dello Stato Islamico. Putin ha anche annunciato ai propri soldati di prestare particolarmente attenzione al rafforzamento dell'arsenale bellico nucleare in possesso di Mosca: oltre il 95% dei sistemi di lancio delle armi nucleari russe è pronto al combattimento. Il ministro della Difesa Serghiei Shoighu ha inoltre affermato che nel 2015 la Russia si è dotata di 35 nuovi missili balistici nucleari.

16.35 - Il segretario della Difesa USA, Ash Carter, parlando oggi in Senato per il consueto aggiornamento sulla strategia degli Stati Uniti contro lo Stato Islamico, ha sottolineato come un possibile intervento dei militari via terra potrebbe non essere di alcun aiuto:

Anche se abbiamo certamente la capacità di fornire una componente statunitense alle forze via terra, non lo raccomandiamo per diversi motivi. […] A lungo termine rischieremmo di americanizzare il conflitto in Siria e in Iraq e di portare quelli che stanno combattendo l’ISIS o che stanno provando a resistere a combattere contro di noi.

Il senatore John McCain, però, non sembra aver capito il ragionamento e fatto pressioni affinché l’intervento militare contro l’IS venga intensificato:

Non stiamo vincendo questa guerra e il tempo non è dalla nostra parte.11.30 - A poche ore dal lancio dei primi missili Kalibr russi contro la città siriana di Raqqa - lancio di cui Stati Uniti e Israele erano stati avvisati in anticipo - il presidente Russo Vladimir Putin si è detto molto soddisfatto del comportamento delle armi russe.

9 dicembre 2015 - Dopo aver raggiunto un accordo di cessate il fuoco col governo, i ribelli siriani hanno iniziato poche ore fa l’evacuazione dell’ultima area che tenevano sotto controllo della città di Homs, permettendo di fatto al governo siriano di riprenderne il controllo.

I ribelli si starebbero spostando verso la provincia di Idlib, ancora in mano loro. Nella giornata di oggi, secondo quanto riferito dall’Osservatorio siriano per i diritti umani, almeno 800 persone tra civili e ribelli dovrebbero lasciare l’area in cambio del rilascio, promesso dalle autorità siriane, di 35 combattenti dell’opposizione attualmente detenuti proprio ad Homs.

Nelle stesse ore l’Osservatorio ha denunciato nuove vittime in seguito ai raid aerei condotti dalla coalizione guidata dagli Stati Uniti nella lotta allo Stato Islamico. Almeno 26 civili sarebbero stata uccisi nel villaggio di Al-Khan, nel nord-est del Paese, in un attacco che non avrebbe provocato alcuna vittima tra le fila dell’ISIS.

Siria, arrivato un sottomarino russo, rafforzata la base di Erebuni

8 dicembre 2015

- L'agenzia Interfax ha riferito che un sottomarino della flotta russa del Mar Nero, equipaggiato con missili da crociera, è arrivato nel Mediterraneo orientale davanti alla costa della Siria. Inoltre, Mosca ha rafforzato la sua base di Erebuni, in Armenia, vicino al confine con la Turchia: sono già arrivati sette nuovi elicotteri militari ed entro la fine dell'anno arriveranno altri veicoli.

Damasco: "Usa hanno colpito nostra base"

7 dicembre 2015

- Secondo quanto riportato dalla Reuters, il governo di Damasco ha denunciato oggi che quattro aerei della coalizione internazionale contro l’Isis (guidata dagli Usa) avrebbero colpito un campo dell’esercito regolare siriano. I bombardamenti avrebbero avuto luogo nella provincia di Deir al-Zor.

Nell'operazione, per il ministro degli Esteri siriano, sono morti 3 soldati e altri 13 sarebbero rimasti feriti. Nell'attacco aereo, inoltre, sono stati distrutti tre blindati, quattro mezzi militari e un deposito di armi e munizioni.

Il governo di Bashar al-Assad ha chiesto alle Nazioni Unite di prendere posizione contro "un'aggressione odiosa", che "è in contraddizione con gli obiettivi della Carta delle Nazioni Unite". Ma gli Usa smentiscono, e il portavoce della coalizione, il colonnello Steve Warren, precisa: "siamo al corrente delle notizie che sono state divulgate ma noi non abbiamo effettuato alcun raid a Deir Ezzor ma a 55 chilometri di distanza".

Siria, nuovi raid aerei a Raqqa: colpite basi dell’ISIS, uccisi 32 militanti

6 dicembre 2015

- L’Osservatorio Siriano per i diritti umani ha annunciato oggi che gli ultimi raid aerei nella città di Raqqa, nel nord della Siria, avrebbero provocato la morte di almeno 32 membri dello Stato Islamico e il ferimento di altre 40 persone.

I raid, condotti dalla coalizione guidata dagli Stati Uniti, avrebbero colpito diverse basi dell’ISIS nel nord, est e sud-est della città ritenuta il quartier generale dello Stato Islamico in Siria.

Siria, verso una risoluzione Usa-Russia per colpire le finanze dell’Isis

5 dicembre 2015, ore 10.52 -

Secondo quanto riferito dal New York Times, Stati Uniti e Russia stanno negoziando una risoluzione al Consiglio di Sicurezza dell’Onu finalizzata a colpire le risorse finanziarie dello Stato Islamico. Lo scopo di questa bozza congiunta è una stretta contro coloro che fanno affari con l’Isis. A discuterla, il prossimo 17 dicembre, saranno i ministri delle Finanze dei 15 membri del Consiglio. Se a febbraio la Russia bloccò la risoluzione utilizzando il suo diritto di veto, ora Mosca sembra pronta a negoziare con Washington un testo comune.

Che cosa chiederà in cambio Mosca? L’ambasciatore russo Vitaly Churkin ha fatto sapere che la nuova misura dovrà includere un provvedimento che richieda all’ufficio del segretario generale di denunciare chi viola i divieti. A far cambiare idea alla Russia sono state le tensione dell’ultimo mese con la Turchia e la richiesta di Mosca sembra proprio andare nella direzione di uno smascheramento dei legami fra Erdogan e i vertici dell’Isis.

Siria, ultime notizie: ok della Germania alla missione militare. Hollande sulla Charles De Gaulle

16.50

- Secondo fonti dell'Eliseo, il presidente francese, Francois Hollande, oggi si recherà a bordo della portaerei Charles De Gaulle, che la Francia ha disposto al largo della Siria. Hollande incontrerà i militari impegnati nelle operazioni contro l'Isis.

Intanto, si apprende che le forze antiterrorismo irachene hanno riconquistato due quartieri di Ramadi, nella provincia sunnita di al Anbar, con decine di miliziani uccisi e feriti. Baghdad ha detto che si sono registrate "ingenti perdite umane e materiali".

4 dicembre 2015, ore 13.30 - Questa mattina il Parlamento tedesco ha dato il suo assenso l’intervento militare in Siria contro l’Isis. La Germania entra così ufficialmente in guerra.

L’intervento in Siria, deciso dal governo dopo gli attacchi di Parigi, prevede l'impiego di 1200 soldati. Questi saranno impegnati su 6 tornado di ricognizione, un aereo di rifornimento e una nave da guerra, che dovrà blindare la portaerei francese Charles de Gaulle. Dure sono state le critiche dell'opposizione. La Linke e i Verdi rigettano l'idea in base alla quale lo Stato Islamico sarà indebolito attraverso una guerra.

Siria, ultime notizie. Eseguiti i raid da parte degli aerei britannici

10:36

- Il ministro della Difesa britannico Michael Fallon ha fornito i dettagli sui raid di stanotte (sei in totale) contro l'Isis: sono stati effettuati nella Siria orientale e hanno avuto come obiettivi giacimenti e pozzi di petrolio controllati dai jihadisti.

Alla BBC Fallon ha dichiarato:

"Ho approvato ieri una serie di obiettivi nei campi petroliferi e pozzi di Omar. I Tornado hanno condotto con successo i raid su questi obiettivi"
Giovedì 3 dicembre 2015

- Stanotte ci sono stati gli attacchi in Siria da parte di aerei da guerra britannici, proprio poche ore dopo che il Parlamento ha dato l'ok per i raid contro l'Isis.
Quattro caccia Tornado della Royal Air Force (Raf) sono decollati da una base aerea britannica nella cipriota Akrotiri e hanno eseguito i bombardamenti sul territorio siriano. Nel corso della giornata saranno rivelati i dettagli sugli obiettivi colpiti.
Il Site riferisce che sui siti di propaganda jihadista fioccano le minacce contro la Gran Bretagna.

Mosca accusa Erdogan: "Fa affari con l'Isis"

Mercoledì 3 dicembre 201519:46

- RT Russia ha pubblicato le immagini che ritrarrebbero i convogli di petrolio trafficati tra Turchia e Siria con il beneplacito di Erdogan e delle alte sfere turche, in combutta con i vertici del Daesh, come denunciato oggi dal ministro della difesa e dal vice capo di stato maggiore russi.

La Russia sostiene di aver individuato tre percorsi attraverso i quali il petrolio dell'Isis giunge in Turchia. Accuse pesantissime cui ha replicato duramente il diretto interessato, il Presidente turco Erdogan, dicendosi pronto alle dimissioni qualora venissero dimostrare le accuse di traffici illeciti "con i terroristi del Daesh".

16:07 - Secondo quanto ha dichiarato il vice ministro della Difesa russo, Anatoli Antonov il presidente turco Erdogan "e la sua famiglia", ma anche "le più alte autorità politiche" della Turchia, sarebbero coinvolti in un grande business illecito nel traffico di petrolio proveniente dai territori occupati dal Daesh in Siria e in Iraq.

"Sono state individuate tre rotte principali per il trasporto del petrolio verso il territorio turco dalle zone controllate dalle formazioni dei banditi in Siria e in Iraq".

ha detto il vice capo di Stato maggiore russo, Sergey Rudskoi.

15:25 - Il segretario di Stato americano John Kerry, in una dichiarazione, ha puntato il dito proprio contro Bashar al-Assad e provatoa riaprire il capotolo post bellico in Siria:

"È imperativo mantenere la struttura del governo in Siria. Non vogliamo che le forze armate, il sistema sanitario o le scuole o altri servizi statali cadano a pezzi. Perché questo, come tutti abbiamo imparato in Iraq, è disastroso per mantenere l'ordine, garantire i servizi e sostenere una governance legittima [...] È Assad a non avere legittimità per guarire e riunificare il paese, non può far parte del futuro del paese, perché non si può finire la guerra finché lui è lì"

Kerry ha anche spiegato come gli USA stiano facendo pressioni sulla conferenza saudita come interlocutore principale tra le opposizioni in Siria per cercare di creare una coalizione unita e credibile.

2 dicembre 2015, ore 11:17 - Il presidente siriano Bashar al-Assad, intervistato dalla televisione ceca, ha sminuito l'intervento della coalizione internazionale a guida Usa, che a suo dire non ha rallentato l'avanzata dell'Is come invece hanno fatto i raid russi, lodando invece l'azione degli alleati di Mosca.

"[...] da quando la Russia ha iniziato a partecipare a questa lotta, cosiddetta contro il terrorismo, l'Is è stato ridotto. E anche il Fronte al-Nusra e altri gruppi terroristici. Questa è la verità. I fatti parlano da soli, non si tratta di opinioni".

L'intervento russo in Siria, ha spiegato Assad, ha portato grandi cambiamenti nella guerra civile che affligge il Paese e ridotto significativamente la presenza del Daesh in territorio siriano. Assad ha riservato anche critiche molto aspre alla Turchia, accusandola dell'"atto deliberato" sull'abbattimento del Su-24 russo e sostenendo che Erdogan avrebbe "perso il controllo" perchè l'intervento russo ha modificato in buona sostanza i piani turchi nel nord della Siria e nei rapporti con lo stesso Daesh.

20:22 - Mentre Obama si trova a Parigi per i lavori della conferenza sul clima COP21 il capo del Pentagono Ash Carter a Washington, audito dalla Commissione difesa della Camera degli Stati Uniti, annunciava il rafforzamento delle operazioni in Siria e in Iraq con l'invio di un gruppo di forze speciali che "compiranno blitz, libereranno ostaggi raccoglieranno informazioni di intelligence e sono pronte a catturare i capi dello Stato islamico"

Si tratta di un'evidente espansione dell'impegno statunitense nell'area, notizia che giunge nel giorno della conferma di alcune operazioni israeliane in territorio siriano, come ha confermato il premier Benjamin Netanyahu:

"Stiamo operando in Siria di volta in volta in modo da impedire che il Paese diventi un fronte contro Israele. [...] L’Iran sta cercando di costruirlo sul Golan. Contrasteremo il trasferimento di particolari armi dannose dalla Siria al Libano. Continueremo a farlo".
18:15

- Secondo quanto denuncia Medici Senza Frontiere in un comunicato, sabato scorso un ospedale della ONG nel distretto di Homs sarebbe stato bombardato con barili bomba in un attacco double-tap.

Questo tipo di bombardamento prevede un primo bombardamento seguito da un secondo, portato a termine a distanza di tempo medio breve per poter così colpire soccorritori ed eventuali superstiti.

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Secondo MSF le vittime sarebbero 7 e altre 47 persone sarebbero state costrette a trasferirsi in altri ospedali a causa dei crolli provocati. Il bombardamento è avvenuto sabato mattina in località Al Zafaranai, pochi chilometri a nord-est di Homs: nella prima esplosione sarebbero morti una bambina e suo padre mentre in seguito alla seconda, avvenuta dopo circa 40 minuti, ci sarebbero stati gli altri decessi.

17:15 - Il Presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi, intervenendo alla presentazione del libro di Bruno Vespa, ha ribadito quella che da giorni sembra essere la linea ufficiale del governo in merito ad un possibile intervento militare contro il Daesh in Libia e Siria.

La questione è stata definita "non all'ordine del giorno" dell'agenda del governo:

"L'Italia non ha una posizione pregiudizialmente ostile a interventi anche di natura militare o più forti di natura diplomatica ma chiede solo che non si faccia ciò che è accaduto in Libia: un intervento senza strategia di cui si pagano le conseguenze. [...] L'Italia ha un numero di donne e uomini impegnati in contingenti che è tra i più elevanti al mondo. Questo sia chiaro. Non è che un intervento in più o in meno denota il nostro tasso di partecipazione alla coalizione internazionale. I giornali cambiano ogni 24 ore, politica estera no. La politica estera non va lasciata alle emozioni, serve continuità e consapevolezza. La nostra non è prudenza ma saggezza e io ne sono fiero [...] Non c'è nulla di nuovo, non appare niente di nuovo e alcune ricostruzioni sono tutte da verificare, cosa che con gli alleati della coalizione stiamo facendo, ma non vedo elementi di novità".
13:07

- Il presidente americano Barack Obama ha incontrato, a margine della COP21 di Parigi, il suo omologo turco Recep Erdogan: Obama ha esortato Turchia e Russia a superare le loro divisioni, a ridurre le tensioni e a trovare un percorso diplomatico per risolvere l'attrito tra i due Paesi, un attrito che diventa ogni giorno più radicale.

"Abbiamo tutti un nemico comune e voglio essere sicuro che restiamo concentrati su questa minaccia [...] la Turchia è un alleato Nato, gli Usa sostengono il suo diritto alla difesa".

ha detto Obama.

1 dicembre 2015, 10:20 - Il Governo tedesco ha approvato, al suo interno, il piano militare della Germania in Siria, con l'invio di 1200 soldati a supporto della coalizione contro l'Isis in Siria. Domani il parlamento tedesco è chiamato ad esprimersi su questa decisione.

30 novembre 2015: incontro Putin-Obama

18:30

- A margine della prima giornata della Conferenza sul clima a Parigi, Vladimir Putin e Barack Obama si sono incontrati per parlare della situazione in Siria e, secondo quanto riporta l'agenzia Bloomberg, la Casa Bianca, al termine dell'incontro, ha detto che il presidente americano ha detto al suo collega russo che Bashar al Assad deve lasciare il potere.

I due presidenti si sono trovati d'accordo sulla necessità di arrivare a un cessate il fuoco e a una soluzione politica della guerra civile siriana. Obama ha poi sottolineato l'importanza di concentrare gli sforzi militari contro l'Isis e non contro l'opposizione moderata ad Assad.

13:15 - Il Premier turco Ahmet Davutoglu ha detto oggi:

"Non ci possiamo scusare per aver fatto il nostro dovere"

riferendosi al jet russo che è stato abbattuto per aver sconfinato in Turchia e ha aggiunto:

"La difesa dello spazio aereo nazionale è anche una questione di dignità. Se non ci fosse stata violazione non ci sarebbe stata reazione. Non si può biasimare la Turchia per avere difeso i propri confini"

Ahmet Davutoglu oggi si trova a Bruxelles dove ha incontrato il Segretario generale della Nato Jens Stoltenberg al quartier generale dell'Alleanza Atlantica.

Intanto a Le Borget, dove si trovano per la Conferenza sul clima Cop21, il Presidente russo Vladimir Putin e quello turco Recep Tayyip Erdogan, hanno fatto sapere che nona i incontreranno. Erdogan avrebbe voluto un meeting, ma il Cremlino ha risposto che l'incontro non è in agenda. Putin però incontrerà Barack Obama.

30 novembre 2015 - Un accordo militare è stato raggiunto tra Turchia e Francia: i jet di Parigi sono ora autorizzati a sorvolare lo spazio aereo turco per i raid aerei contro l'Isis in Siria. Secondo il quotidiano Sabah che riporta la notizia, in casi di emergenza è previsto anche l'uso della base turca di Incirlik.

Turchia restituirà corpo del pilota russo

18:34

- La Russia continua a colpire duro con i bombardamenti sulla Siria: è notizia di poco fa che un mercato all'aperto è stato colpito dalle bombe nella provincia di Idlib, nord est della Siria.

Ci sarebbero 44 morti e una settantina di feriti; da parte delle associazioni per i diritti umani, inoltre, arriva l'accusa alla Russia di aver utilizzato anche bombe a grappole.

29 novembre - Il primo ministro turco Davutoglu ha fatto sapere che il corpo di Oleg Peshkov, il pilota russo abbattuto dal jet turco mentre sorvolava la Siria (forse sconfinando in territorio di Ankara) verrà restituito a Mosca. Il secondo pilota, Konstantin Murakhtin, è invece sopravvissuto ed è stato liberato dai ribelli che lo tenevano prigioniero in un'operazione delle forze speciali.

28 novembre, 19:40 - Le parole di Recep Tayyip Erdogan non hanno sortito l’effetto sperato. Il presidente Putin aveva chiesto delle scuse ufficiali e ora che queste non sono arrivate, lo hanno fatto le conseguenze: la Russia ha appena annunciato un pacchetto di sanzioni economiche contro la Turchia in seguito all’abbattimento del jet Sukhoi-24.

Un decreto firmato dal presidente Putin vieta l’importazione in Russia di una serie di prodotti turchi che saranno specificati in un’apposita lista di prossima pubblicazione, stabilisce che dal 1 gennaio i datori delle imprese russe non potranno assumere cittadini turchi - a meno che non siano già sotto contratto entro il 31 dicembre 2015 - e impone la fine dei voli charter tra Russia e Turchia.

Non solo. Il decreto suggerisce ad agenzie di viaggio e operatori turistici di non vendere pacchetti di viaggi con destinazione Turchia, ripristina il regime dei visti tra Russia e Turchia a partire dal 1 gennaio e impone controlli approfonditi nei confronti di tutte le attività turche che operano in Russia.

Queste sanzioni avranno una durata provvisoria, ma indeterminata: entreranno in vigore con appena il decreto sarà pubblicato e resteranno valide fino a quando non saranno cancellate dal governo russo.

15:10 - Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha parlato pubblicamente dell'abbattimento del jet russo Sukhoi-24 e, a poche ore dalla richiesta di scuse avanzata dal presidente Putin, si è detto molto dispiaciuto dall'accaduto:

Siamo davvero rattristati per questo incidente. Vorremmo che non fosse mai successo, ma sfortunatamente è successo. Speriamo che qualcosa del genere non succeda più.

Erdogan ha colto l’occasione per rinnovare la richiesta di un incontro con Putin, spiegando che rappresenterebbe un’occasione per superare le tensioni che si sono venute a creare tra i due Paesi.

28 novembre 2015 - La tensione tra Russia e Turchia è ancora alta, al punto che questa mattina il ministro degli esteri turco ha consigliato ai cittadini di posporre tutti i viaggi non urgenti verso la Russia, almeno fino a quando la situazione non sarà più chiara.

Guerra in Siria. Patto Putin-Hollande, la Turchia sospende i raid

16:31

- Il presidente russo Vladimir Putin non ha risposto alle richieste del suo omologo turco Recepp Erdogan di un colloquio telefonico per la "mancata prontezza da parte turca a porgere le scuse" per l'abbattimento del jet russo: stando a quanto ha dichiarato un consigliere di Putin, Ushakov, annunciando l'incontro tra Putin e il premier israeliano Netanyhau a Parigi a margine della conferenza sul clima, la decisione russa non è tanto un capriccio quanto più una prova di fermezza.
Sempre a Parigi la delegazione russa starebbe preparando anche un incontro tra Putin e la cancelliera tedesca Merkel e non è escluso un bilaterale con l'americano Obama. Intanto, annuncia il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov, è stato sospeso, con decorrenza 1 gennaio 2016, il regime "visa free" tra Russia e Turchia.

15:38 - Recep Tayyip Erdogan, parlando dalla provincia di Bayburt, nel nord della Turchia, è tornato sull'intricato affare del SU-24 russo abbattuto dall'aviazione turca martedì mattina. Erdogan ha usato pubblicamente parole molto forti contro Putin, esortandolo a non continuare con "il doppio standard" sul terrorismo e a non "giocare con il fuoco".

"Sostenere il regime di Bashar al-Assad in Siria, che ha ucciso 380mila persone nella stessa Siria, è giocare con il fuoco. Colpire gruppi dell'opposizione che godono di legittimità a livello internazionale con il pretesto di combattere contro Daesh è giocare con il fuoco"

ha detto Erdogan.

"E sfruttare un incidente - ha aggiunto - come scusa per tormentare i nostri cittadini che sono in Russia per partecipare a una fiera è giocare con il fuoco. Colpire in modo irresponsabile camion nella regione che potrebbero essere lì per attività commerciali o umanitarie è giocare con il fuoco. Invitiamo calorosamente la Russia a non giocare con il fuoco".

12:04 - Il governo turco avrebbe chiesto ufficialmente un incontro al governo russo, a margine della Conferenza Onu sul clima a Parigi il 30 novembre. A riferirlo sono fonti turche citate dalle agenzie stampa. Le polemiche però sembrano ben lontane dall'essere sedate: il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, durante un incontro con i giornalisti, ha dichiarato che il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha chiamato il presidente russo Vladimir Putin solo sette o otto ore dopo l'abbattimento sopra la Siria del caccia bombardiere russo Su-24.

Lo stop dei voli militari turchi decretato da Ankara andrà avanti, fa sapere il quotidiano Hurriyet, fino a quando non sarà possibile riaprire un canale di dialogo tra Russia e Turchia, fondamentale sopratutto per uno scambio di informazioni militari tra i due paesi nell'ottica della guerra al terrorismo combattuta su suolo siriano.

venerdì 27 novembre 2015, ore 10:32 - Secondo il quotidiano turco Hurriyet la Turchia avrebbe sospeso temporaneamente i suoi voli militari in Siria nell'ambito della Coalizione internazionale anti-Isis dopo l'abbattimento del jet russo al confine.

Intanto Francois Hollande ha incontrato Matteo Renzi all'Eliseo e ieri a Mosca Vladimir Putin, al termine del suo tour diplomatico.

ore 18:51 - Il presidente russo Vladimir Putin ha confermato l’intenzione di voler collaborare con la Francia nell’incontro che si è svolto quest’oggi a Mosca: “Anche la Russia ha subito gravi perdite a causa di atroci attentati contro aerei civili”. François Hollande sta incontrando molti leader politici in una vera e propria campagna diplomatica finalizzata alla creazione di una vasta coalizione contro gli jihadisti dello Stato Islamico: “È il nostro nemico ha un territorio, un esercito, risorse economiche, quindi dobbiamo creare una grande coalizione per colpire questi terroristi” il presidente francese.

Intanto anche la Germania ha confermato l’intenzione di mandare i propri Tornado e una nave da guerra a supporto dei raid francesi. “Senza un confronto militare con l'Isis non usciremo dalla situazione in Siria” ha dichiarato il ministro degli Esteri Frank-Walter Steinmeier.

Anche David Cameron spinge per l’intervento e nega che i raid possano fare della Gran Bretagna “un bersaglio più grande” per i terroristi. Il voto alla Camera dei Comuni si terrà la prossima settimana. Fra le colombe c’è Jeremy Corbyn, personalmente contrario ai raid in Siria, nonostante alcuni dei sui parlamentari si dicano a favore.

giovedì 26 novembre 2015, ore 14:09 - Continuano le tensioni fra Mosca e Ankara dopo l’abbattimento del jet Sukhoi-24. La Russia sta sfruttando l’abbattimento del caccia nello spazio aereo turco per cambiare la strategia e posizionare il suo incrociatore antimissile Moskva davanti alla costa alawita e per schierare a Latakia gli S-400 ovverosia i suoi sistemi anti-aerei più avanzati. La strategia mira a proteggere da terra i propri caccia da guerra.

Gli Stati Uniti guardano con apprensione al nuovo schieramento russo e si augurano che i missili Usa non siano rivolti contro gli aerei della coalizione a guida Usa.

Il primo ministro Medvedev ha dichiarato che “le lunghe relazioni di buon vicinato sono state minate, un danno duro da riparare”.

Erdogan replica dicendo che “chi sostiene un oppressore è lui stesso a opprimere”. La tesi che nel mondo della diplomazia si è fatta strada da ormai più di un anno è che la Turchia abbia aiutato lo Stato Islamico nella sua fase di espansione fra Siria e Iraq.

Guerra in Siria. Ankara presenta le condoglianze a Mosca. Lavrov: "Meglio tardi che mai"

17:20

- Il ministro degli Esteri turco, Ahmet Davutoglu, ha offerto le sue condoglianze al suo omologo russo, Serghiei Lavrov, durante una conversazione telefonica. Lavrov ha così replicato all'inziativa del governo di Ankara: "Meglio tardi che mai. Abbiamo aspettato spiegazioni ieri. Il ministro ha offerto le proprie condoglianze e ha espresso rammarico, ma allo stesso tempo ha tentato di giustificare l'azione intrapresa".

In ogni caso, pare che si vada verso un chiarimento tra Russia e Turchia. I due ministri hanno annunciato un colloquio nei prossimi giorni per discutere dell'abbattimento del jet Su-24 .

15:50 - Secondo fonti Ansa, uno dei due piloti russi del Jet Su-24, Konstantin Murakhtin, messo in salvo oggi nella base di Hmeym, avrebbe confermato di non essere stato avvisato dalla Turchia prima dell'attacco al suo aereo. Il presidente Erdogan, invece, continua a sostenere che al momento dell'abbattimento Ankara non conosceva la provenienza del jet.

Anche Sergio Mattarella è intervenuto indirettamente sul caso da Strasburgo. Qui il Presidente della Repubblica ha evidenziato che l'Unione Europea deve cercare "scelte condivise che contrastino con efficacia le forze del disordine e del terrore. I tragici fatti di ieri ne confermano l'urgenza".

14:00 - Mentre si cerca la riattivazione di un canale diplomatico tra Ankara e Mosca, Vladimir Putin mostra i muscoli. Dopo aver spostato l'incrociatore russo Moskva, Mosca muove anche i missili. I sistemi di difesa anti missilistica S-400 saranno trasportati alla base militare russa di Khmeimim, a Latakia. A dirlo è stato il ministro della Difesa russo, Serghiei Shoigu.

Intanto, il "ministro degli esteri" della Chiesa ortodossa russa, il metropolita Illarion, ha annullato la sua visita in Turchia. Oggi avrebbe dovuto presentare a Istanbul un libro del patriarca Kirill, alla presenza del patriarca di Costantinopoli Bartolomeo.

12:50 - Il premier turco, Ahmet Davutoglu, seguendo i suggerimenti di Obama, prova a buttare acqua sul fuoco. Poco fa ha rilasciato delle dichiarazioni che tentano di riaprire un canale diplomatico con Mosca: "La Russia è nostra amica e nostra vicina. Abbiamo fornito alle autorità russe le informazioni necessarie sul jet (abbattuto ndr.). Non vogliamo un'ulteriore escalation. I canali di comunicazione restano aperti".

Per parte sua, il ministro degli Esteri russo, Serghiei Lavrov, ha detto che Mosca nutre "seri dubbi sul fatto che l'abbattimento sia stato un atto colposo, sembra molto una provocazione premeditata". Lo stesso Lavrov ha evidenziato però che Mosca non ha intenzione di dichiarare guerra alla Turchia.

11:22 - Il ministro della Difesa russo, Sergei Shoygu, ha annunciato che uno dei due piloti del Su-24 colpito ieri dagli F-16 turchi è stato messo in salvo. Attualmente si troverebbe nella base russa di Hmeym, vicino Lattakia, da dove Mosca conduce i suoi raid.

Come riporta l'agenzia Ria Novosti, Shoygu ha dichiarato: "L'operazione di salvataggio è stata completata con successo. Il pilota è tornato alla nostra base. E' sano e salvo".

25 novembre 2015 - Le polemiche intorno all’abbattimento del jet Su-24 da parte della Turchia non si placano. Anche il premier russo, Dmitry Medvedev, è intervenuto sul caso, dichiarando: "Le azioni sconsiderate e criminali delle autorità turche hanno causato una pericolosa escalation nelle relazioni tra Russia e Nato, che non è giustificabile da alcun interesse, nemmeno dalla protezione dei confini statali".

E da Lekaterinburg, Medvedev accusa Ankara di fare affari con il pertrolio dell’Isis: "La Turchia ha dimostrato ora con le sue azioni di proteggere i militanti dell'Isis. Questo non sorprende, se si considera l'informazione sugli interessi finanziari diretti di certi dirigenti turchi nella fornitura di prodotti petroliferi realizzati dagli impianti dell'Isis".

Barack Obama, intanto, ha telefonato al suo omologo turco Recep Tayyip Erdogan. Secondo fonti della Casa Bianca, il Presidente ha offerto sostegno di Usa e Nato al diritto di Ankara di difendere la sua sovranità. Ma ha espresso anche la necessità di tenere i toni bassi, frenando così una de-escalation delle tensioni con la Russia.

Raid francesi su Siria e Iraq. Abbattuto dai turchi un SU-24 russo

15:55

- Secondo fonti dei ribelli entrambi gli avieri russi sarebbero stati giustiziati dalle forze di opposizione in Siria.

Intanto Putin ha parlato di "fatto gravissimo" minacciando la Turchia di non meglio precisate "conseguenze".

13:58 - Anche Vladimir Putin è intervenuto sul caso dell'aereo russo abbattuto dai turchi: secondo il Presidente russo l'aereo sarebbe stato abbattuto 4km dentro lo spazio aereo siriano, una versione quindi in linea con quella sin qui fornita dallo Stato maggiore dell'aviazione russa.

Nel frattempo, secondo "fonti qualificate" citate da Ansa, un Consiglio atlantico della Nato è stato convocato per il pomeriggio dopo l'abbattimento del jet russo dietro richiesta della Turchia.

12:01 - Il Cremlino ha definito l'abbattimento del jet russo "un fatto molto serio" ma è ancora presto per valutare gli effetti, o possibili effetti, nei rapporti tra Turchia e Russia.

Secondo l'esercito di Ankara sono stati due caccia F-16 a colpire il jet, che aveva violato lo spazio aereo turco nel distretto di Yayladag, nella provincia sudorientale di Hatay, e l'abbattimento è avvenuto solo dopo che il velivolo aveva ignorato 10 avvertimenti nell'arco di 5 minuti, in base alle regole d'ingaggio.

11:18 - Secondo quanto riferiscono fonti locali citate dalle agenzie stampa uno dei due piloti russi sarebbe nelle mani dei ribelli siriani anti-Assad mentre il secondo sarebbe morto. Continua intanto in questi minuti il rimpallo di responsabilità tra russi e turchi, con i primi che negano di aver violato lo spazio aereo di Ankara mentre i secondi sostengono che l'abbatimento sia avvenuto proprio per questo motivo.

10:30 - Secondo le autorità turche il jet SU-24 russo abbattuto avrebbe violato lo spazio aereo turco e per questo Ankara (alcune agenzie sostengono che l'ordine lo abbia dato direttamente ikl premier turco Ahmet Davutoglu informato della violazione dello spazio aereo dal capo di Stato maggiore Hulusi Akar) avrebbe deciso di abbatterlo. Il velivolo avrebbe violato lo spazio aereo turco nel distretto di Yayladag, nella provincia sudorientale di Hatay e sarebbe quindi stato abbattuto da aerei militari turchi ma Mosca nega di aver violato lo spazio aereo di Ankara.

Il velivolo è caduto nei pressi di un villaggio turcomanno tra le montagne, dove da alcuni giorni sono in corso raid aerei russi e siriani.

09:54 - I due piloti espulsi dall'aereo abbattuto dai turchi sarebbero russi, come confermato anche da Mosca. Uno dei due sarebbe finito nelle mani dei ribelli anti-Assad mentre il secondo risulta ancora disperso.

24 novembre 2014, ore 9:30 - Secondo quanto reso noto dall'emittente turca Haberturk Tv l'aviazione turca ha abbattuto un aereo da guerra in Siria, nella zona di Latakia, vicino al confine con la Turchia.

Il velivolo SU-24 sarebbe stato abbattuto per aver violato lo spazio aereo di Ankara e i due piloti sono riusciti a lanciarsi con il paracadute, ma non è stato ancora chiarito di quale nazionalità fossero i due avieri. I velovoli Sukhoi sono utilizzati, tra i vari attori attivi in Siria, dall'aviazione siriana, iraniana e russa.

وكالة الاناضول : اسقاط طائرة حربية بعد اختراقها الاجواء التركية قرب جبال #اللاذقية

Posted by ‎شبكة الثورة السورية - Syrian Revolution Network‎ on Martedì 24 novembre 2015
ore 19.25 -

La Francia ha lanciato i primi raid contro le roccaforti dell’Isis in Iraq: a riferirlo è la Difesa che ha comunicato che dalla portaerei Charles de Gaulle, in navigazione nel Mediterraneo orientale, sono partite le prime missioni aeree che hanno l’obiettivo di bombardare le postazioni dello Stato Islamico. Sarebbero due gli obiettivi distrutti a Ramadi e Mosul, “in supporto delle forze di terra che combattono contro le truppe del Daesh”.

A bordo della portaerei De Gaulle si trovano 26 aerei tra i modelli Rafale e i Super Etendard, il che consente di triplicare la forza aerea francese che conta su 6 Rafale e 6 Mirage 200 negli Emirati Arabi Uniti e in Giordania, come ha spiegato il il capo dello Stato maggiore interforze, generale de Villiers, dall'ammiraglia della Marina Militare.

Al fine di evitare la contraerea siriana, ai piloti è stato ordinato di raggiungere i bersagli passando sul territorio turco oppure giordano.

Intanto i bombardamenti russi hanno colpito due obiettivi molto sensibili per lo Stato Islamico: un impianto di stoccaggio di carburante nei pressi di Raqqa e un convoglio di autocisterne.

L'appoggio di Cameron ad Hollande

23 novembre 2015

- François Hollande e David Cameron si sono incontrati quest’oggi per pianificare una nuova strategia nella guerra contro il Daesh. Dopo aver reso omaggio alle 89 vittime del Bataclan, i due leader si sono confrontati per un percorso unitario di reazione contro il terrorismo.

Il presidente francese ha detto di voler intensificare i bombardamenti in modo da fare più danni possibili all’esercito terrorista. E Cameron vuole essere al suo fianco chiedendo al Parlamento inglese l’appoggio per partecipare ai raid in Siria. Uno dei primi passi di questa nuova (e discutibile) alleanza è l’offerta, da parte di Londra, della base britannica a Cipro: da lì la Francia potrebbe far partire i suoi raid contro il Daesh in Siria.

Cameron ha poi twittato il seguente messaggio: “Il presidente Hollande e io siamo uniti nella nostra determinazione a sconfiggere il malvagio culto della morte, l’Isis”.

22 novembre 2015

- Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, in vista in Malesia, durante una breve conferenza tenuta poche ore fa a Kuala Lumpur, è tornato a parlare della lotta all’ISIS:

Visto che non riescono a combatterci sul campo, i terroristi cercano di instillare il terrore ma non riusciranno. Non inizieremo ad avere paura, non inizieremo a discriminare per la religione, dobbiamo rifiutare la loro ideologia, non siamo in guerra contro una religione, l'America non lo è ed è contraria a qualsiasi pregiudizio e qualsiasi discriminazione.

Obama, agguerrito e positivo, non ha dubbi:

Distruggeremo l'Is sul campo di battaglia senza rinunciare ai nostri valori, grazie alla nostra coalizione. […] Strapperemo la terra che hanno rubato, taglieremo i loro mezzi di finanziamento, strapperemo le loro reti, decapiteremo i loro vertici e alla fine li distruggeremo. Tutti faremo la nostra parte. Noi continueremo a guidare la coalizione, stiamo rafforzando collaborazione con la Francia e altri partner. Difenderemo la dignità di tutti i popoli, di tutte le persone. In questo senso riusciremo a sconfiggerli. Non c'è posto per un'ideologia come l'Isis all'interno del nostro mondo che vuole vivere in pace, in armonia e in sicurezza.

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Siria: la Russia dichiara di aver ucciso 600 jihadisti

20 novembre

- I russi, attraverso il ministero della Difesa, hanno fatto sapere di aver ucciso 600 jihadisti con i loro missili, grazie anche al raddoppio degli aerei da combattimento utilizzati (che sono ora 69). Da più parti vengono rilanciate le accuse per le numerose vittime civili, ma da Mosca si preferisce sottolineare come siano stati colpiti con 18 missili sette diversi obiettivi, tra Raqqa, Aleppo e Idlib. Tra l'altro, i missili erano stati "firmati" con alcuni messaggi (e questa volta non è una bufala): su alcuni c'era scritto "Per Parigi", su altri "Per noi" (con riferimenti alle oltre duecento vittime dell'aereo fatto esplodere).

19 novembre, Assad: "Hollande si dovrebbe vergognare per quello che dice"

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ore 15.58 - Arriva il monito della Siria sugli interventi militari nel proprio territorio: “Qualsiasi intervento militare in Siria contro il terrorismo non coordinato con Damasco, compreso quello francese, sarà considerato un'aggressione”, ha spiegato l'ambasciatore siriano a Mosca, Riad Haddad, precisando, poi, che “qualsiasi Paese che coordinerà le sue azioni con la Russia, le coordinerà automaticamente anche con il governo siriano”. Di fatto una risposta indiretta alle affermazioni fatte da Obama alla riunione dell’Apec.

Ore 12:45 - Il Presidente siriano Bashar al-Assad ha risposto a Francois Hollande - ma anche al Presidente americano Obama - con un'intervista rilascia al magazine francese Valeurs Actuelles. Secondo al-Assad, "Hollande si dovrebbe vergognare quando sostiene che Assad è parte del problema, non la soluzione": "Hollande è stato indicato dal popolo siriano per parlare a suo nome? Un cittadino francese accetterebbe che qualsiasi altro politico nel mondo sostenga che il presidente Hollande non debba essere il presidente francese? Non sarebbe un'umiliazione per il popolo francese? Noi la vediamo allo stesso modo. E' un'umiliazione per il popolo siriano quando dice una cosa del genere".

Nonostante queste sue dure parole su Hollande, al-Assad non escluse la possibilità di una collaborazione con la Francia nella lotta contro l'Isis: "Prima di tutto c'è bisogno di serietà. Non perderemo il nostro tempo a cooperare con un paese, un governo o un'istituzione che supporta il terrorismo. Bisogna innanzitutto cambiare la propria politica, usare un unico standard e non tanti standard diversi. E bisogna essere parte di un'alleanza con Paesi impegnati solo a combattere il terrorismo e non con paesi che al tempo stesso sostengono il terrorismo e lo combattono. E' una contraddizione. Queste sono le basi per avere qualunque forma di cooperazione. A noi piacerebbe averla, non solo con la Francia, ma con qualunque altro paese. Ma per questa cooperazione c'è bisogno di una certa atmosfera. C'è bisogno di certi criteri e di certe condizioni".

Dopo l'apertura, il Presidente siriano ha criticato la politica estera francese degli ultimi anni: "La politica francese degli ultimi cinque anni ha portato qualcosa di buono ai francesi? No. Ha causato un terremoto che si riverbera nel resto del mondo e innanzitutto in Europa". Al-Assad è poi tornato a parlare dell'attentato alla redazione di Charlie Hebdo: "è successo all'inizio dell'anno e all'epoca dissi che si trattava solo della punta dell'iceberg. Quello che è successo nei giorni scorsi ne è la prova. Quindi il messaggio è: siate seri quando parlate di lotta al terrorismo".

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19 novembre 2015 - Paolo Gentiloni ha confermato che l’Italia non interverrà in Siria. Il ministro degli esteri, ospite della trasmissione Agorà di Raitre ha detto che non ci saranno spedizioni italiane in Siria. La via negoziale alla soluzione della crisi siriana resta ancora molto lontana: da una parte c’è il sostegno della Russia a Bashar al-Assad, dall’altra ci sono gli Stati Uniti che pongono la rimozione del leader di Damasco come condizione imprescindibile:

“Perché la guerra civile siriana abbia termine, è necessario che il presidente Bashar al Assad se ne vada. Io non prevedo una situazione in cui possiamo porre termine alla guerra civile in Siria mentre Assad rimane al potere”,

ha dichiarato Barack Obama al vertice Apec.

18 novembre 2015 - Le agenzie di stampa francesi confermano che i raid della Francia e della Russia nel nord della Siria proseguono senza sosta e danno un primo bilancio: nelle ultime 72 ore sarebbero stati uccisi almeno 33 jihadisti dello Stato Islamico, mentre decine di combattenti sarebbero rimasti feriti nella zona di Raqqa.

La conferma è arrivata anche da Rami Abdel Rahman, direttore dell’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani.

ore 17:30 - I media russi riferiscono che il presidente Putin ha dato istruzioni all'incrociatore Moskva, nel Mediterraneo, di stabilire contatti con le unità francesi per "cooperare con loro come alleati".

Inoltre èstata riportata oggi da Le Monde la notizia che la Russia avrebbe lanciato missili da crociera dalle navi nel Mediterraneo contro obiettivi a Raqqa.

17 novembre 2015, ore 09:15 – Proseguono i bombardamenti francesi in Siria. Attorno all'1.30 di questa notte c'è stato un nuovo raid a Raqqa. Le autorità francesi hanno reso noto che un centro di comando ed un centro di addestramento, obiettivi diversi rispetto a quelli colpiti nei giorni scorsi, sono stati distrutti da dieci caccia partiti da Giordania e Emirati Arabi.

16 novembre 2015, ore 11:20 – Nella notte l'aviazione francese ha bombardato ancora Raqqa, la 'capitale' dell'Isis nel territorio siriano da dove sarebbe partito l'ordine degli attentati terroristici a Parigi da parte del Califfo Abu Bakr al-Baghdadi. Secondo quanto riporta la stampa francese, ci sarebbero stati in totale 30 raid aerei.

15 novembre 2015, ore 22 – Hollande aveva annunciato risposte dure da parte della Francia dopo i fatti di Parigi di due giorni fa.

Poco fa, il Ministero della difesa francese ha parlato di nuovi raid in Siria (i primi risalgono al 27 settembre), con massicci bombardamenti sulla città di Raqqa, ritenuta una delle roccaforti dello Stato islamico (nell'immagine, la posizione della città su Google Maps).

Secondo le fonti ministeriali riprese da Le Figaro, sarebbero stati distrutti un campo di addestramento dell'Isis e un altro sito utilizzato come deposito armi e munizioni, campo d'addestramento e reclutamento. L'operazione è stata condotta in coordinamento con forze militari statunitensi.

Raqqa era già stata bombardata dalla Francia il 9 ottobre (Le monde).

Siria, i ribelli "moderati

3 novembre - L'atrocità mostrata nel video Reuters che trovate qui sopra non è da imputare allo Stato Islamico, bensì ai ribelli "moderati" che in questi giorni sono alle prese con i raid e i bombardamenti da parte del regime siriano e di Mosca. Prigionieri alawiti (l'etnia di Assad) o ufficiali di Damasco vengono chiusi in gabbia ed esposti ai bombardamenti, usandoli quindi come scudi umani nella speranza che questo rallenti i bombardamenti.

Il tutto sta avvenendo a Douma, città allo stremo dopo i bombardamenti che l'hanno ridotta in rovine. Ma con azioni di questo tipo si rischia di legittimare ancora di più l'immagine di Assad come "il meno peggio".

2 novembre 2015 - Secondo quanto riporta la BBC, l'Isis ha rafforzato la sua presenza a Nord e a Est di Homs prendendo il controllo della città siriana di Maheen in seguito a un'offensiva di due giorni. Almeno 50 soldati siriani sono morti durante l'attacco dei jihadisti per la conquista della città che si trova nella provincia centrale di Homs secondo la stima dell'Osservatorio sui Diritti umani.

30 ottobre - Come preannunciato dal Washington Post, gli Stati Uniti invieranno forze speciali in Siria. Si tratta della prima volta che truppe statunitensi arrivano nel paese. La notizia questa volta arriva dalla Cnn, che spiega come la cinquantina di uomini sarà spostata, dall’Iraq, e non avrà compiti di combattimento. Avranno però come appoggio due aerei (F-15 e A-10) nella base turca di Incirlik.

29 ottobre 2015 - Il capo dipartimento per la non proliferazione delle armi del ministero degli Esteri russo, Mikhail Ulianov, ha lanciato l’allarme. "Si sono registrati molti casi di uso di armi chimiche in Siria e in Iraq da parte dell'Isis".

E ha aggiunto, parlando con l’agenzia Tass, che il governo di Damasco ha quasi completato l'eliminazione delle proprie armi chimiche: "Sono state portate fuori dalla Siria. E' rimasto solo l'1% del totale per essere distrutto".

Inoltre, il rappresentante del ministero russo ha colto l’occasione per rilanciare la polemica contro gli Stati Uniti e dei suoi partner occidentali, esprimendo rammarico per il fatto che il Consiglio di sicurezza Onu “non ha reagito in modo opportuno” contro gli jihadisti in Siria e in Iraq.

Siria, gli Usa portano truppe vicino al confine?

28 ottobre

- Il numero uno del Pentagono Ash Carter, parlando di "azioni dirette sul terreno" in Iraq e Siria davanti al Congresso statunitense, ha confermato che la Casa Bianca e gli Usa sarebbero pronti ad affrontare l'Isis sul campo.

Non ci sottrarremo dal sostenere i nostri partner in attacchi opportuni contro l'Isis o dal condurre direttamente la missione, sia con i raid che con azioni dirette sul campo

Il capo del Pentagono ha citato espressamente un'operazione della scorsa settimana, in territorio iracheno, per liberare alcuni ostaggi prigionieri dello Stato Islamico.

Secondo alcune fonti militari l’esercito siriano avrebbe iniziato a utilizzare nuove armi della Russia, armi e aerei che avrebbero ulteriormente avvicinato Damasco a Mosca e preoccupare non poco gli analisti americani.


27 ottobre - Secondo quanto riporta il Washington Post, Barack Obama starebbe valutando la possibilità di portare truppe americane vicino al confine con la Siria dall'Iraq, in modo da avvicinare le sue truppe di terra alla zona in cui si combatte contro l'Isis. La valutazione deriverebbe dalla scarsissima soddisfazione per gli sviluppi della lotta contro lo Stato Islamico, ma comporterebbe un'importante escalation militare.

22 ottobre 2015 - Il ministero della Difesa russo ha diffuso altre immagini dei propri cacciabombardieri che stanno conducendo i raid in Siria. La Russia ha ribadito ancora una volta l'intenzione di procedere, una volta che saranno distrutte le milizie jihadiste, alla promozione di un processo politico condiviso per riportare la pace in Siria dopo quattro anni di guerra civile.

Vertice Putin-Assad al Cremlino


21 ottobre 2015 - Il presidente siriano, Bashar al Assad, è stato ricevuto al Cremlino dal suo omologo russo, Vladimir Putin. L'incontro è avvenuto nella giornata di ieri, e ha rappresentato l'occasione per discutere di transizione politica post-conflitto e di possibile escalation militare.

A dare notizia del vertice è stato il portavoce di Putin, Dmitry Peskov. Il diplomatico ha confermato che i due leader "hanno parlato di lotta contro i gruppi terroristici, di continuazione dei raid russi e di piani militari siriani".

Putin si è mostrato disponibile ad aprire "un processo politico" che riporti la pace in Siria, e ha ribadito che l'intervento russo si è reso necessario anche per la presenza di 4mila cittadini ex sovietici nei ranghi di gruppi ribelli. Sul tema, il Presidente ha puntualizzato: "Non possiamo permettere che adoperino contro la Russia l’esperienza militare e l’indottrinamento ideologico che hanno maturato".

Siria, Stati Uniti e Russia sono pronti a riprendere le discussioni sulla sicurezza nei cieli

14 ottobre 2015

- Dovrebbero riprendere a breve le discussioni tra Stati Uniti e Russia sulla sicurezza nei cieli della Siria, dopo che sabato scorso, per la terza volta nel giro di poche settimane, le forze aeree dei due Paesi hanno rischiato la collisione, arrivando al contatto visivo le une con le altre.

Il segretario della difesa USA Ash Carter ha precisato questa mattina che si dovrebbe arrivare molto presto a un accordo.

Siria, colpi di mortaio sull'ambasciata russa a Damasco

13 ottobre 2015

- L'ambasciata russa a Damasco è stata attaccata questa mattina a colpi di mortaio, ma non ci sarebbero morti, ma solo alcuni feriti. Secondo un testimone oculare citato dalle agenzie stampa i colpi di mortaio sarebbero stati due e avrebbero provocato "diversi feriti".

12 ottobre 2015 - I raid russi contro i ribelli in Siria potrebbero costituire un pericolo per gli aerei di linea, per questo l'Agenzia europea per la sicurezza aerea ha diffuso un richiamo all'attenzione alle compagnie che volano su Iraq, Iran e Mar Caspio avvisando che dei missili stanno raggiungendo la Siria proprio attraverso lo spazio aereo su queste zone.

11 ottobre 2015 - Nelle stesse ore in cui la tensione è alle stesse tra Siria e Turchia, con quest’ultima che i radar d’attacco dei jet siriani di aver agganciato degli F16 turchi, la Russia continua senza sosta i raid aerei su territorio siriano e dopo le polemiche sugli obiettivi colpiti, stavolta la Russia corre a precisare cosa è stato colpito e dove.

Nelle ultime 24 ore, dicono i russi, le forze aerospaziali di Mosca hanno colpito 64 obiettivi diversi tra le province di Hama, Idlib, Latakia e Raqqa, 63 dei quali direttamente attribuibili allo Stato Islamico. Nel dettaglio sarebbero stati distrutti 7 depositi di armi, 4 campi di addestramento, una postazione di comando e 53 zone fortificate.

Tutti i velivoli coinvolti, lo precisa il ministro della Difesa Igor Konashenkov, sono tornati con successo alla base di Khmeimim, sul territorio siriano.

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Siria, gli USA: “Riprenderemo le discussioni con la Russia”

10 ottobre 2015

- La Russia sembra aver accettato di riprendere le discussioni con gli Stati Uniti sulla sicurezza nei cieli durante i raid aerei sulle Siria. A rivelarlo è stato il Pentagono, secondo il quale si potrebbe ricominciare a discutere già nel corso di questo fine settimana.

Le discussioni, lo conferma il segretario Peter Cook, sono state avviate lo scorso 1 ottobre via videoconferenza tra ufficiali degli Stati Uniti e della Russia, ma gli USA hanno lamentato di non aver più avuto notizie dal Cremlino dopo quella data.

Siria, Ong: “L’Isis ad un passo da Aleppo”

9 ottobre 2015

- Rami Abdel Rahmane, direttore dell'Osservatorio siriano per i diritti dell'uomo, lancia l’allarme: l’Isis è a un passo dalla città di Aleppo, secondo centro siriano nel nord del paese.

Malgrado i raid russi, "L'Isis non è mai stato così vicino a Aleppo" ha affermano il direttore della Ong. Inoltre si apprnde che un generale iraniano, comandante di primo piano dei pasdaran, è stato ucciso in Siria nella regione di Aleppo mentre lavorava a fianco dell’esercito di Damasco. A riferirlo è la tv iraniana al-Mayadeen.

Intanto, al termine di scontri armati avvenuti durante la notte, lo Stato islamico è riuscito a cacciare alcune fazioni di ribelli dell'opposizione dalle località di Tall Qrah, Tall Soussine, Kafar Qares e dalla base di Madrasat al-Mouchat. Quest’ultima era in mano ai ribelli dal 2012. "Decine di combattenti di entrambi i fronti sono rimasti uccisi", ha evidenziato Abdel Rahman.

Siria, ufficiali USA: "Quattro missili russi sono caduti in Iran"

20.20

- Quattro missili lanciati dalla Russia verso la Siria dal mar Caspio sarebbero caduti erroneamente in Iran. L’indiscrezione dell’ultima arriva da non ben precisate fonti ufficiali degli Stati Uniti, che non hanno fornito maggiori dettagli né sul luogo in cui sarebbero caduti né su eventuali vittime o danni provocati.

A dare conto dell’accaduto è la CNN, a cui si sarebbero rivolti due ufficiali degli USA. Secondo una delle due fonti ci sarebbero anche delle vittime, mentre l’altra resta sul vago e sostiene che sia ancora presto per saperlo.

L’agenzia di stampa iraniana FARS, intanto, ha precisato che né la Russia né le autorità iraniane hanno confermato l’indiscrezione. Al momento, di fatto, gli unici a sostenere che l’errore ci sia stato sono i due ufficiali degli Stati Uniti, che però non hanno fornito alcuna prova dell’accaduto se non la propria parola.

8 ottobre 2015 - I ministri della difesa della Nato hanno annunciato che valuteranno la preoccupante escalation dell’attività militare della Russia in Siria, spiegando che la Nato è pronta a difendere tutti gli alleati, a partire dalla Turchia che ha recentemente denunciato la violazione dal proprio spazio aereo da parte della Russia.

La Nato ha già risposto aumentando la portata, l’abilità e la prontezza nel dispiegare le forze, anche al Sud, e anche in Turchia se necessario.

A parlare è stato Jens Stoltenberg, Segretario Generale della NATO, che ha invitato Mosca a smettere di dare supporto al leader siriano Bashar al-Assad, mentre Mosca continua a respingere ogni accusa sostenendo di aver colpito soltanto obiettivi dello Stato Islamico e altri gruppi militanti.

Il premier turco Ahmet Davutoglu, però, ha altri dati in mano e sostiene che delle 57 operazioni aeree condotte dalla Russia, solo 2 avrebbero preso di mira il Daesh. Le altre 55 sarebbero state compiute contro l’operazione moderata di Assad.

Intanto i raid della Russia proseguono senza sosta e non soltanto per via aerea. É di ieri, infatti, la denuncia dell'Osservatorio siriano per i diritti umani, secondo il quale la Russia avrebbe anche bombardato usando missili terra-terra.

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Stato Islamico in Siria, il Pentagono: "Jet Usa hanno rischiato scontro con aerei russi"

18:30 - Il Pentagono ha fatto sapere che negli ultimi sei giorni nello spazio aereo siriano almeno un jet Usa ha dovuto cambiare rotta per evitare di scontrarsi con aerei russi.

9:38 - Il portavoce del ministero della Difesa russo Igor Konashenkov ha fatto sapere che la Russia è pronta ad accettare la proposta americana di coordinare le azioni nella lotta all'Isis in Siria e ha già risposto al Pentagono. Ora si dovranno concordare dei dettagli tecnici che saranno discussi dagli esperti dei rispettivi Paesi.

7 ottobre 2015 - L'Osservatorio siriano per i diritti umani ha fatto sapere che nelle ultime ore, nella parte Ovest del Paese, in particolare nella provincia di Hama e nelle aree periferiche di Idlib, ci sono stati dei bombardamenti intensivi con missili terra-terra da parte della Russia e i raid sono stati contemporanei ad attacchi sul terreno delle forze del regime di Damasco contro posizioni di ribelli nella stessa area.

6 ottobre 2015 - Il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg, in conferenza stampa a Bruxelles, ha preso posizione sui recenti raid della Russia in territorio siriano: "Siamo preoccupati. Non stanno colpendo lo Stato islamico, ma opposizione e civili".

Inoltre, relativamente alle incursioni russe in Turchia, Stoltenerg ha detto che sono "inaccettabili" e che "non sembrano essere un incidente".

Siria, lo Stato Islamico distrugge l'Arco di Trionfo di Palmira

5 ottobre 2015

- L'Isis continua la distruzione del sito archeologico millenario di Palmira: è notizia di poco fa - divulgata dall'attivista e archeologo Khaled Al Homsi citato anche da SkyNews - che i terroristi dello Stato Islamico hanno distrutto l’arco di trionfo romano.

Siria, Assad: "Questa coalizione deve farcela"

15.10 - Il Presidente siriano Bashar al-Assad, in carica dal 2000, ha rilasciato oggi una lunga intervista alla tv irachena Khabar TV, il cui resoconto è stato twittato in tempo reale dall’account ufficiale della Presidenza siriana. Un tweet, in particolare, ha ottenuto parecchio risalto:

Le agenzie di stampa italiane, e non solo, si sono affrettata a parlare di possibili dimissioni di Assad, ma andando a leggere la trascrizione dell’intervista, pubblicata integralmente dall’agenzia Sana, quello che fa Bashar al-Assad è un discorso più generale e ben diverso:

Hanno iniziato in Occidente e nei Paesi che sono soggetti all’agenda occidentale, in particolare Turchia, Qatar e Arabia Saudita a parlare di problemi specifici col presidente. Perché? Perché vogliono personalizzare il problema per poter dire che il problema della Siria è causato da un singolo individuo e che di conseguenza il problema è lui, e non i terroristi o gli stati occidentali che cercano di destabilizzare la Siria. Ecco perchè dico ancora che il problema della presidenza riguarda soltanto il popolo siriano. Io ho già detto in più occasioni che quando il popolo siriano deciderà che un certo individuo deve rimanere, questo rimarrà. E quando il popolo siriano deciderà che dovrà andarsene, questo se ne andrà immediatamente. Questa questione non può essere soggetta ad alcuna discussione e se l’opinione dell’Occidente è diversa da quella dei cittadini siriani, non ha nessun valore. Ecco perchè dico che tornare a dialogare è la soluzione alla crisi siriana. Se ci chiedono di fare delle riforme, quella non dovrebbe essere responsabilità del Presidente, ma la responsabilità delle istituzioni dello Stato, perchè sono loro a dare forma alla riforme. Quando c’è un problema nazionale, dovrebbe essere affrontato dalle istituzioni, in particolare quelle elette.

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Insomma, non sembra proprio che Bashar al-Assad sia pronto alle dimissioni nel prossimo futuro. Nella lunga intervista, poi, il Presidente ha affrontato anche il problema della lotta allo Stato Islamico e dei recenti raid condotti dalla Russia. Alla domanda “può questa nuova coalizione avere successo?”, Assad ha risposto senza mezzi termini:

Deve avere successo. Altrimenti l’intera regione, non soltanto uno o due Paesi, sarà distrutta. Siamo convinti di questo. […] Iran e Russia hanno avuto esperienze di terrorismo e quando questi Paesi si uniscono contro il terrorismo e lo combattono militarmente […] questa coalizione porterà senza dubbio importanti risultati.
4 ottobre 2015

- La Russia ha annunciato l’intenzione di intensificare i raid aerei in Siria, sostenendo che dal momento in cui Putin è intervenuto il potere dei militanti dello Stato Islamico è stato indebolito significativamente.

Siria, continuano i raid aerei della Russia

17.00

- Continuano ad arrivare notizie sui raid russi in Siria, spesso contraddittorie. Il capo dello stato maggiore russo Andrei Kartapolov, ha dichiarato che gli attacchi hanno seminato il “panico” e oltre 600 miliziani dell’Isis sono stati costretti a lasciare le loro postazioni.

Mosca, inoltre, ha chiesto a Washington di interrompere i bombardamenti nelle zone di “comptenza” russa e di ritirare gli addestratori dalle zone obiettivo dei raid.

Intanto l’Osservatorio Internazionale sui diritti umani riferisce che negli ultimi giorni sono stati uccisi dagli attacchi decisi dal Cremlino 39 civili e 14 jihadisti. Dodici dei miliziani che hanno perso la vita apparterrebero all’Isis, mentre due militavano nel fronte al Fronte al Nusra, costola siriana di Al Qaeda.

3 ottobre 2015 - L'agenzia siriana Sana e l'ong Osservatorio nazionale per i diritti umani (Ondu) rendono noto che ci sarebbero stati nuovi raid russi sulla Siria, anche su obiettivi non dell’Isis.

Una fonte militare di Damasco ha dichiarato all’agenzia di attacchi effettuati dai jet russi contro un centro di comando fortificato ad Al Latamneh, nella provincia centrale di Hama. Ivi, sono presenti miliziani ribelli jihadisti.

Sempre la stessa fonte ha parlato di raid sulla città di Jisr al Shughur, nella provincia nord-occidentale di Idlib, controllata da una coalizione di milizie, tra le quali il Fronte al Nusra, la branca siriana di Al Qaida. Infine, sarebbe stato colpito un campo di addestramento e un deposito di armi e munizioni a Maaret al Numan, anch'essa nella provincia di Idlib.

Per Ondu, invece, la scorsa notte gli aerei russi avrebbero bombardato Jabal al Turkman, nella provincia di Latakia, il cui capoluogo è una delle roccaforti della famiglia del presidente Bashar al Assad.

Per parte sua, il premier russo, Dmitri Medvedev, ha dichiarato alla tv Russia 24 che nelle ultime 24 ore l'aviazione militare ha effettuato oltre 20 raid in Siria, colpendo nove obiettivi dello Stato Islamico. Tra questi anche un posto di comando e un bunker vicino alla roccaforte Raqqa.

Siria, al via i raid aerei della Russia. Usa: "Non hanno colpito l'Isis"

1° ottobre 2015, 9.15

- Cresce la tensione tra Stati Uniti e Russia in seguito ai raid di questi ultimi in Siria. Se dal Cremlino affermano di aver colpito obiettivi dell'Isis, le autorità americane sono convinte che l'attacco fosse diretto ai ribelli siriani. Il segretario alla difesa Usa Ash Carter: "Probabilmente nelle zone colpite non c'era presenza dell'Isis". Carter spiega che l'atteggiamento della Russia mette "benzina sul fuoco della guerra civile siriana".

Proprio i ribeli siriani affermano che i raid russi avrebbero fatto 37 morti tra i civili nella città di Talbiseh. A dichiararlo Hisham Marwah, uno dei leader dell'opposizione siriana ad Assad, al Washington Post.

Se vuoi ricostruire le notizie passate, segui Tutto il resoconto di Blogo sulla situazione in Siria fino a settembre 2015


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