Guerra allo Stato Islamico: arrivati quattro Tornado italiani in Kuwait

I cacciabombardieri avranno soltanto ruoli di ricognizione.

Aerei da guerra italiani in Kuwait. Non siamo nel 1991, anche se si tratta sempre di Tornado. Il ritorno di caccia italiani nei luoghi della Prima Guerra del Golfo è questa volta connesso alla partecipazione dell'Italia alle operazioni contro lo Stato Islamico.

Pur senza prendere parte a bombardamenti, l'Aeronautica Militare è presente sui cieli iracheni con un aereo cisterna, alcuni droni da ricognizione e, da oggi, con quattro Tornado. I velivoli sono del tipo IDS (InterDictor and Strike), quelli costruiti per l'attacco a terra, sono cioè cacciabombardieri e sono partiti dalla base bresciana di Ghedi.

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La battaglia di Kobane

Kurdistan, 7 ottobre 2014

14.34

- Forse anche a causa delle manifestazioni di protesta, ma più probabilmente perché non si può fare altrimenti, sembra proprio che Ankara sia pronto (al contrario di quanto finora affermato) ad attaccare l'Isis. "Serve un intervento via terra contro l'Isis in Siria e in Iraq", ha detto Erdogan, che ha visto i militanti dello Stato Islamico conquistare la città di Kobane, a due chilometri dai confini con la Turchia. Non è ancora chiaro, però, quale sarà la mossa di Erdogan, che al momento ha schierato vicino al confine diecimila soldati e decine di blindati.

7 ottobre - Lo Stato Islamico sta gradualmente penetrando nella città di Kobane, a pochissimi chilometri con il confine turco. Si combatte strada per strada, con i miliziani dell'Isis che stanno penetrando dalla parte sud-ovest della città, mentre nella parte orientale l'avanzata è stata fermata dai combattenti curdi. Vista la vicinanza con la Turchia, alcuni si sarebbero aspettati un intervento militare deciso da Ankara, ma per il momento il governo ha deciso di non intervenire, limitandosi a schierare 10mila soldati e decine di carri armati a meno di un chilometro dalla città. Il premier Davutoglu ha fatto sapere che la Turchia interverrà solo se "la strategia degli Stati Uniti includerà un piano per il dopo Assad". Una decisione che sta provocando proteste anche molto accesa nella nazione di Erogan, si segnalano manifestazioni a Istanbul contro la passività del governo.

6 ottobre - L'Isis ha issato la sua bandiera nera a Kobane, cittadina siriana che si trova al confine con la Turchia e che da settimane è al centro di pesanti scontri tra peshmerga curdi e i jihadisti islamici. La bandiera è stata esposta su una palazzina della zona orientale della città.
Intanto il Times ha scritto i turchi avrebbero scambiato con 180 jihadisti dell'Isis i 46 ostaggi turchi che sono stati liberati lo scorso 20 settembre. Il governo di Ankara nega qualsiasi accordo, ma il quotidiano britannico ne è convinto.

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4 ottobre. Identificato dai servizi britannici un jihadista che in un video, a volto scoperto, invitava alle armi i musulmani d'Inghilterra. Si tratta di Abu Saeed al-Britani, 27 anni, cittadino britannico. Nel filmato, diffuso ieri nelle stesse ore della decapitazione di Alan Henning, al-Britani con aria concitata minaccia Cameron e invita i suoi concittadini ad unirsi ad Isis e a compiere attentati nel cuore dell’Occidente.

Al contrario dei video delle decapitazioni, questo è montato in maniera approssimativa ed è di qualità inferiore. Questi elementi sono al vaglio dell'intelligence. Rivolgendosi ai musulmani britannici, l'uomo dice "Cosa ha da offrirvi l'Occidente? Cosa ha da offrirvi questo paese schifoso? Niente".

Decapitato Alan Henning


3 ottobre - Lo Stato islamico ha decapitato un ostaggio inglese, Alan Henning. Le immagini sono state mostrare in un video diffuso su internet. A dare la notizia sono media americani, in cui però si specifica (anche se la cosa è più che altro routine) che l'attendibilità non è stata verificata. Nella parte finale del video il boia, minaccia un altro uomo identificato come americano, Peter Kassig. A nulla sono quindi serviti gli appelli della famiglia e addirittura di Al Qaeda affinché Henning venisse liberato.

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Ma queste sono ore fondamentali anche per gli sviluppi dell'avanzata dell'Isis in Siria e non solo. I militanti dello Stato Islamico sarebbero riusciti a entrare nella città curda di Kobane, in Siria ma vicina al confine con la Turchia. Già 160mila abitanti sono scappati cercando rifugio proprio in Turchia. L'inviato della Cnn Philip Black ha fatto sapere che "secondo i combattenti curdi l'Isis è entrato a Kobane da Sud. Attraverso il confine sentiamo colpi di armi leggeri e vediamo proiettili che cadono sulla zona est della città".

I peshmerga non sembrano però intenzionati ad arrendersi: "Resisteremo furiosamente. Questa città sarà una tomba per l'Is, l'inizio della sua fine", ma in verità le cose sembrano mettersi male, come ha ammesso uno dei comandanti che ha detto di attendersi "morte e distruzione". A questo punto è cruciale il ruolo della Turchia, ma è proprio qui che le cose si complicano: Ankara e Damasco sono nemici giurati, ragion per cui al regime siriano non è affatto andata giù la decisione di schierare truppe turche al confine con la Siria per proteggere il territorio dalle prime incursioni dello Stato Islamico: "Considereremo aggressione qualsiasi intervento turco in territorio siriano. La linea annunciata dal governo turco rappresenta una reale aggressione nei confronti di uno Stato membro delle Nazioni Unite".

Lo Stato Islamico assedia Kobane

Lo Stato Islamico assedia Kobane

Stato Islamico, le ultime notizie: 2 ottobre

15.50 -

Secondo quanto riferito dall'agenzia stampa irachena Nina almeno 42 soldati iracheni sarebbero stati uccisi in un'offensiva dello Stato islamico nel distretto di Hit, 150 chilometri a ovest di Baghdad. La zona di Hit è in questo momento la più "calda" sul fronte iracheno: gli assalti dei miliziani dell'Isis sono stati respinti dall'esercito di Baghdad solo grazie ai raid aerei della Coalizione internazionale.

In precedenza era stato affermato che le forze dello Stato islamico erano riuscite ad impadronirsi dell'intero distretto, attaccando i posti di blocco dell'esercito con tre autobomba.

Sul fronte siriano invece il governo turco fa sapere di avere schierato nelle zone calde 10000 soldati, che vigileranno in particolare su quanto sta accadendo a Kobane, teatro di una delle battaglie più aspre in Siria, a soli 2km dal confine turco.

13.50 - Momenti di tensione poco fa alla Camera dei deputati, quando un gruppetto di manifestanti curdi-siriani sostenitori del Partito dei Lavoratori del Kurdistan, il movimento politico clandestino armato meglio noto come PPK, ha tentato di fare irruzione nell’edificio passando per l’ingresso principale di Montecitorio.

I manifestanti, si parla di una cinquantina di persone che sventolavano bandiere inneggianti alla resistenza della città siriana di Kobane, assediata dai terroristi dell’IS e da giorni oggetto dei raid della coalizione guidata dagli USA, sono stati fermati dalle forze dell’ordine mentre i commessi della Camera hanno prontamente bloccato le porte d’ingresso, impedendo loro di entrare.

La Turchia vota per prender parte alla guerra contro lo Stato Islamico

2 ottobre 2014

- La coalizione guidata dagli Stati Uniti potrebbe ricevere presto un supporto militare anche dalla Turchia, che più di altri sta vivendo il conflitto da vicino. Gli ultimi raid della coalizione si sono concentrati nella città siriana di Kobane, al confine con la Turchia, da giorni assediata dai jihadisti dell’IS.

Per questo motivo il Parlamento turco sta votando in queste ore una mozione per permettere alla proprie forze militare di entrare in Siria e Iraq e autorizzare le truppe straniere a usare il territorio turco per le operazioni di distruzione dello Stato Islamico.

A dare una spinta a questa decisione ci ha pensato il recente rilascio dei 46 turchi in ostaggio dell’IS, tornati in libertà il mese scorso. Il Parlamento, secondo le indiscrezioni in arrivo dalla stampa locale, dovrebbe dare il proprio supporto alla mozione.

1 ottobre 2014 - Nuova notte di raid aerei in Siria, con la coalizione guidata dagli Stati Uniti che continua a fornire supporto aereo ai peshmerga curdi che ormai da settimane stanno cercando di respingere l’avanzata dei jihadisti dello Stato Islamico. Gli ultimi raid si sono concentrati nella città di Kobane, nel nord del Paese, al confine con la Turchia.

Gli attivisti siriani hanno confermato che nella notte sono rimaste uccise almeno 10 persone e che i jihadisti si sono spostati di quasi 3 chilometri.

Martedì 30 settembre 2014 - Offensiva su tre fronti dei peshmerga curdi nel nord dell'Iraq, un'operazione militare partita all'alba. Al momento, stando alle informazioni che arrivano proprio dai peshmerga, si sta combattendo nella città di Rabia (al confine con la Siria); mentre Zumar, città a 60 chilometri da Mosul, sarebbe già stata riconquistata, così come tre villaggi a sud di Kirkuk. Ad appoggiare l'azione dei combattenti curdi, l'aviazione e l'artigliera irachena.

Lunedì 29 settembre 2014 - Oggi è il giorno in cui sono iniziati i bombardamenti sulle postazioni dell'Isis nel Nord dell'Iraq da parte della Royal Air Force britannica. Nel frattempo la Turchia ha posizionato carri armati lungo la frontiera con la Siria, mentre l'aviazione irachena attacca a Sud di Baghdad.
I caccia britannici sono entrati in azione nella zona di Mosul e il primo bilancio parla di nove miliziani uccisi, mentre l'aviazione irachena ha bombardato nella zona di Jurf Al Sakher e avrebbe ucciso una sessantina di jihadisti. Baghdad sta cercando di ricostruire il suo esercito che in primavera ha pesantemente subito l'avanzata dell'Isis.

Nonostante i colpi subiti oggi, un jihadista intervistato dalla CNN ha detto che i radi aerei non bastano per fermare i miliziani e impedire loro di creare uno Stato islamico. ha detto: "Se ci colpiscono in qualche area, noi avanziamo in altre". Il gruppo egiziano Jund al Khilafah Kinana (I soldati del Califfo in Egitto) ha annunciato la sua alleanza con l'Isis.

IS, il portavoce minaccia: "Conquisteremo la vostra Roma, romperemo le vostre croci"

Lunedì 22 settembre 201413:36

- Mentre il numero dei curdi rifugiati in Turchia sale a 130mila, attraverso il web si è diffuso un alpello che il portavoce dell'Isis Abu Muhammed Al Adnani ha lanciato ieri attraverso Twitter e in cui invita a uccidere "i miscredenti in qualunque modo" e ad attaccare i civili, poi minaccia:

"Conquisteremo la vostra Roma, romperemo le vostre croci, schiavizzeremo le vostre donne"

e rivolgendosi direttamente a Obama dice:

"E Obama, il 'ciuco' degli ebrei, sei un vile, sei un vile, sei un vile. Tu e i tuoi alleati crociati, che per codardia non intervenite sul campo, non otterrete nulla. Come fai a non capire, o ciuco degli ebrei, che la situazione non può essere risolta con i bombardamenti dall’alto, con una guerra su commissione, o pensi di essere più furbo di Bush? No, tu sei solo più pazzo di lui. Quattro anni fa avevi annunciato il ritiro delle tue truppe dall’Iraq. Noi non ci avevamo creduto e abbiamo avuto ragione. Ora i tuoi uomini saranno costretti a tornare, torneranno e i loro alleati sul campo non gli saranno d’aiuto, non più. Se non torneranno, allora, saremo noi a portare la jihad nelle vostre terre. Hai detto che la mano dell’America è lunga e può giungere ogni dove, e allora sappi che i nostri coltelli sono affilati: tagliano mani e gole dei miscredenti"
Lunedì 22 settembre 2014

- Melissa Fleming, portavoce dell'Alto Commissariato Onu per i rifugiati, ha dichiarato che 100mila curdi provenienti dalla Siria, in fuga dall'Is, si sono rifugiati in Turchia. La cifra è stata stimata dal governo turco e l'Onu ha processo di rafforzare il suo intervento in aiuto ad Ankara.
Da venerdì scorso la Turchia ha aperto i suoi valichi di frontiera ai curdi in fuga dall'enclave Kobane/Ayn Arab che è assediata dai jihadisti. Tuttavia ieri, a ca causa di alcuni scontri tra la polizia e i manifestanti curdo-turchi le autorità hanno chiuso i confini e migliaia di civili sono rimasti intrappolati in territorio siriano proprio a ridosso dei reticolati turchi. Intanto il Pkk ha chiesto ai curdi turchi di andare in Siria a combattere contro l'Is.

L’appello della moglie di Alan Henning: “Liberatelo”

Domenica 21 settembre 2014

- Il britannico Alan Henning rischia di essere ucciso dai militanti dello Stato Islamico e sua moglie, dall’Inghilterra, in queste ore ha inviato un appello ai jihadisti invitandoli a “guardare nei loro cuori” e a rilasciare il cooperante tenuto in ostaggio.

Sono Barbara Henning,
la moglie di Alan Henning. Alan è stato preso prigioniero a dicembre ed è nelle mani dello Stato islamico. Alan è un uomo di pace, un altruista che ha lasciato la sua famiglia e il suo lavoro di tassista nel Regno Unito per portare un convoglio per tutta la Siria con i suoi colleghi e amici musulmani in modo da aiutare chi aveva più bisogno. Quando è stato catturato stava guidando un'ambulanza piena di viveri e acqua da distribuire a chiunque ne avesse necessità. Il suo scopo era soltanto quello. Il suo era un atto di compassione.
Non riesco a capire in che modo possa giovare alla causa di un qualsiasi Stato permettere che il mondo veda morire un uomo come Alan. Ho cercato di comunicare con lo Stato islamico e con la gente che lo tiene prigioniero. Ho mandato alcuni messaggi importanti, ma non ho avuto risposta.
Prego che le persone che trattengono Alan rispondano ai miei messaggi e mi contattino prima che sia troppo tardi. Imploro gli uomini dello Stato islamico di guardare nei loro cuori e rilasciare mio marito Alan Henning.

L’uomo, rapito nel dicembre scorso in Siria, compariva nel video della decapitazione di David Haines. La minaccia dell’IS è chiara: lui sarò il prossimo. Ad oggi tutti i tentativi di comunicazione con i jihadisti sono andati a vuoto, mentre la coalizione occidentale e le truppe irachene e siriane continuano senza sosta a bombardare i territori occupati dal gruppo.

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15 arresti in Australia: sventato piano di decapitazioni

Giovedì 18 settembre 2014

I 15 arresti compiuti all'alba dalla polizia australiana contro militanti dello Stato Islamico potrebbero aver sventato un piano per compiere decapitazioni di civili, scelti a caso, direttamente davanti alle telecamere. Ma questa volta non più in Iraq e in Siria, ma direttamente a Sidney o nelle altre città della nazione "occidentale" nonostante la collocazione geografica. Un massacro che sarebbe stato compiuto direttamente davanti alle telecamere.

In Australia il rischio attentati era già stato portato a livello d'allarme venerdì scorso, dopo una settimana sono quindi arrivati i 15 arresti tra Sidney e Brisbane, per i quali sono stati impiegati 800 agenti. Una delle persone arrestate è già stata incriminata per crimini legati al terrorismo, ma la polizia è ancora alla caccia di dieci sospetti ricercati, visto che il totale dei mandati d'arresto era di 25.

La cellula australiano dello Stato Islamico è stata decapitata proprio il giorno stesso in cui l'operazione delle decapitazioni avrebbe dovuto cominciare. A capo di questa cellula, ha fatto sapere il premier Tony Abbott, c'era "un australiano alto esponente di Isis. Le cui uccisioni dimostrative avrebbero dovuto spargere il terrore in tutta la nazione, alleata degli Stati Uniti e parte della coalizione di 40 paesi impegnati nella lotta contro il nuovo nemico.

L'australiano alto esponente dello Stato Islamico potrebbe essere Mohammad Ali Baryaley, 33enne buttafuori in alcuni locali notturni. Avrebbe reclutato tra i 60 e gli 80 jihadisti australiani che oggi si trovano in Siria. Tra questi, anche Khaled Sharrouf, l'uomo che si è fatto fotografare con in mano le teste di persone decapitate e che si è portato a combattere anche i due figli con meno di dieci anni.

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Stato Islamico: Obama smentisce l'invio di truppe

Mercoledì 17 settembre 201418:30

- Il presidente Obama ha precisato che non è previsto l’invio di truppe via terra. Le operazioni contro i terroristi dell’IS continueranno come nei giorni scorsi, con raid aerei in supporto delle truppe irachene.

18:10 - La base scelta da Obama per il suo discorso è proprio quella responsabile del Medio Oriente e dell’Asia centrale. Parole dure, quelle del presidente USA, in linea con quanto già dichiarato nei giorni scorsi. Obama ha ribadito la pericolosità dell’IS, pur precisando che al momento gli Stati Uniti non sono stati direttamente attaccati. Gli obiettivi raggiunti in questi ultimi giorni sono stati un ottimo inizio:

Questi terroristi impareranno quello che hanno già imparato i leader di al-Qaeda. Se sfidate l’America non troverete rifugio e conforto.
18:00

- L’emergenza IS si fa sempre più pressante e il presidente degli USA Barack Obama sta tenendo in questi istanti un discorso alle truppe nella MacDill Air Force Base di Tampa, in Florida, incentrato proprio sulla strategia per distruggere i jihadisti dell’IS. Potete seguire la diretta qui sopra.

12:10 - Poche ore dopo le parole di Barack Obama, che continua a minacciare di sterminare i terroristi dell’IS, i jihadisti hanno rilasciato un breve video di risposta in cui, scrive oggi il New York Times, si risponde ufficialmente a quella minaccia: i militanti stermineranno tutti i soldati che gli Stati Uniti invieranno via terra.

Mercoledì 17 settembre 2014 - Sono giorni caldi, questi, per definire l’intervento della coalizione contro i terroristi dello Stato Islamico, mentre gli Stati Uniti continuano a dare supporto alle forze irachene a suon di raid aerei.

Il segretario della Difesa USA, Chuck Hagel, ha anticipato che la “guerra non sarà facile né breve”:

La vittoria ci sarà quando completeremo la missione di umiliare, distruggere e sconfiggere l’IS.

Intanto il ministro degli Esteri australiano, Julie Bishop, membro del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, ha chiesto l’appoggio di Russia e Cina alla coalizione. Non un coinvolgimento diretto, ma basterebbe anche soltanto un tacito supporto alla coalizione internazionale:

Spero che Cina e Russia vedranno come un ruolo prudente e proporzionato sia appropriato e che i nostri sforzi avranno l’autorizzazione e saranno in pieno coordinamento col governo iracheno.

Appello di Al-Qaeda all'Isis: "Rilasciate Alan Henning"

Martedì 16 settembre 201417:35

- Dopo i primi raid americani su Baghdad, la strategia statunitense comincia a prendere corpo: secondo quanto diffondono alcune agenzie stampa americane i repubblicani sarebbero pronti a sostenere un eventuale attacco diretto e di terra dell'esercito americano contro lo Stato Islamico, qualora Obama si trovasse di fronte alla necessità di dover chiedere l'avvallo del Congresso.

Nel frattempo, sembra che la strategia americana punti a "distruggere" Isis nel territorio iracheno ed "indebolirla" in quello siriano, sulla linea tracciata da Obama nei giorni scorsi:

"Indeboliremo e distruggeremo l'Isis"

aveva detto il Presidente americano. Il perchè è presto detto: in Iraq gli Stati Uniti continuano a mantenere un egemonia di fatto, sia sulle forze armate irachene (che sono addestrati ed armati proprio dagli americani) sia su minoranze e parte della società irachena, come ovviamente sull'intera compagine governativa. In Siria la questione è parecchio diversa: fino a un anno fa Obama rifletteva se intervenire o meno contro Bashar al-Assad, mentre oggi si trova a dover decidere se farselo alleato o meno.

Secondo Chuck Hagel, a capo del Pentagono, l'azione americana in Siria sarà chirurgica: i raid aerei americani colpiranno i "santuari siriani dello Stato Islamico", come i centri di comando e quelli logisitici, oltre alle infrastrutture in mano agli estremisti. Hagel ha anche confermato che gli Stati Uniti non coopereranno con il regime siriano di Bashar al-Assad.

10:51 - Secondo le agenzie stampa internazionali alcuni caccia statunitensi hanno condotto nella notte raid contro i jihadisti dell'Isis vicino a Baghdad, in quello che un funzionario della Difesa definisce l'inizio di un intensificarsi delle azioni contro lo Stato islamico in Iraq.

Di fatto questo è il primo vero atto forte di repressione contro lo Stato Islamico messo in campo dall'esercito americano alle porte di Baghdad: è infatti la prima volta che vengono condotti raid aerei vicino Baghdad da quando è iniziata la campagna militare americana contro l'Isis nel Paese, l'8 agosto scorso.

Aggiornamento 16 settembre, ore 09.36 - Anche al-Qaeda, nemica numero uno degli Stati Uniti fino a pochi mesi fa, una delle principali madri genitrici della jihad globale e prima culla di quello che oggi è lo Stato Islamico (le due organizzazioni non hanno più rapporti ufficialmente da marzo perchè la prima considera la seconda troppo violenta), si schiera apertamente per la liberazione dell'ostaggio Alan Henning.

A dare la notizia è il quotidiano inglese The Indipendent: secondo quanto scrive il giornale inglese infatti quattro giorni dopo il rapimento del cooperante britannico (in Siria per progetto umanitario per la fornitura di attrezzature mediche ai rifugiati) un leader del Fronte al-Nusra, gruppo affliato di al Qaida in Siria, andò a parlare con i sequestratori mettendoli in guardia sui rischi di un atto del genere.

Secondo i quaedisti il sequestro di Henning è immorale per un musulumano, sbagliato per la legge islamica oltre che controproducente per la causa dello Stato Islamico. Non è la prima volta che al-Qaeda si schiera contro i jihadisti dello Stato Islamico, dopo che il califfo al-Baghdadi si rifiutò di assoggettarsi all'organizzazione creata da Bin Laden.

Vertice a Parigi contro l'IS: "Pronti a usare ogni mezzo, inclusa l'azione militare"

Lunedì 15 settembre 201413:50

- Nel documento finale della Conferenza internazionale sulla Sicurezza in Iraq che si è svolta stamani a Parigi si legge che i Paesi che vi hanno partecipato si sono impegnati a sostenere il governo iracheno "con ogni mezzo necessario", inclusa l'azione militare, contro lo Stato Islamico.

Il ministro degli Esteri francese Laurent Fabius ha anche detto che l'IS non è uno Stato, né rappresenta l'Islam, ma è un movimento estremamente pericoloso, per questo "tutti giudicano necessario farlo arretrare o scomparire".

Anche il ministro degli Esteri italiano Federica Mogherini ha partecipato al summit e quando è terminato ha dichiarato:

"L'Isis è una minaccia globale che non conosce confini. Siamo d'accordo sul senso di agire insieme, sul senso di urgenza: fare presto, fare insieme"

Quando le è stato chiesto se l'Italia invierà aerei in ricognizione sull'Iraq come sta facendo la Francia il ministero Mogherini ha risposto di no, ma che l'Italia ha deciso di inviare armi, munizioni e materiale di sostegno umanitario.

Lunedì 15 settembre 2014 - Oggi a Parigi si riunisce il vertice sulla pace e la sicurezza in Iraq. Il Presidente francese François Hollande e il presidente iracheno Fuad Massun riceveranno una quarantina di ministri degli Esteri e sarà vagliata la disponibilità di ognuno dei Paesi da essi rappresentati a farsi coinvolgere nel conflitto contro lo Stato Islamico. Alcuni governi hanno paura che una parte della loro popolazione possa opposti all'alleanza anti-jihadisti. Russia e Iran, invece, sono d'accordo, ma essendo alleati della Siria si oppongo all'estensione del conflitto nel territorio siriano. Inoltre il Presidente russo Vladimir Putin sembra intenzionato a spingere affinché anche il Presidente della Siria Bashar Al Assad sia riconosciuto come membro della coalizione anti-jihadista.

L'IS ha decapitato il britannico David Haines

Domenica 14 settembre 201419:20

- Un supporto alla coalizione che si sta delineando contro lo Stato Islamico potrebbe arrivare presto anche da diversi Paesi Arabi, che nelle ultime ore si sono offerti di partecipare all’azione militare contro i terroristi dell’IS, a patto che il governo iracheno dia l’approvazione ad ogni azione intrapresa.

Questi e altri dettagli saranno approfonditi domani, quando a Parigi si terrà una conferenza internazionale per discutere proprio della sicurezza in Iraq e delle azioni da intraprendere contro l’IS.

16:20 - Anche il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, è intervenuto per commentare la decapitazione di David Haines e l’ha fatto con un messaggio inviato direttamente alla Regina Elisabetta II, parole di cordoglio anche da parte dei cittadini italiani:

Maestà,
ho accolto con autentico orrore la notizia del nuovo barbaro delitto compiuto con l'uccisione del cooperante David Haines da parte di fanatici terroristi in Iraq. Esprimo, anche a nome del popolo italiano, la più ferma condanna di un atto turpe ed efferato, espressione di una strategia fanatica e perversa volta ad affermare drasticamente dogmi inconciliabili con la civiltà e il rispetto dei più fondamentali diritti della persona umana. A nome mio personale e di tutti gli italiani porgo a Vostra Maestà, alla famiglia di David Haines e all'intero popolo del Regno Unito le più sentite condoglianze e sentimenti di partecipe vicinanza.
13:36

- Il premier britannico David Cameron ha annunciato che la caccia al killer di David Haines è già cominciata. Si tratta con ogni probabilità di un cittadino inglese passato allo Stato Islamico, forse lo stesso che ha decapitato James Foley.

Daremo la caccia ai responsabili dell'assassinio di David Haines, non importa quanto tempo servirà.
12:50

- Il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi in visita al segretario di Stato USA John Kerry ha chiesto che ogni coalizione globale contro il terrorismo non deve battersi soltanto contro lo Stato Islamico, ma anche contro altri gruppi attivi tra il Medio Oriente e l’Africa.

al-Sisi ha anche espresso la propria preoccupazione per i terroristi occidentali che hanno abbracciato la guerra dell’IS, spiegando che i loro passaporti occidentali potrebbero riuscire a superare i controlli aeroportuali senza essere identificati, con tutte le conseguenze che questo potrebbe portare alla sicurezza dei Paesi occidentale.

10:00 - Poche ore dopo la conferma della decapitazione di David Haines, anche l’Australia ha annunciato la propria partecipazione nella guerra contro lo Stato Islamico. Il premier Tony Abbott ha confermato che il Paese invierà 600 militarti e 8 aerei da combattimento F/A-18F negli Emirati Arabi Uniti a supporto della coalizione contro il movimento terroristico che sta dilaniando Iraq e Siria.

L’Australia, ora che è coinvolta in prima persona, ha anche alzato il livello di allarme. Ora dai terroristi dell’IS potrebbero arrivare minacce reali anche per il Paese.

Domenica 14 settembre 2014 - I terroristi dello Stato Islamico hanno diffuso un nuovo video, la prova di una nuova decapitazione ai danni di un cittadino occidentale. Stavolta la vittima è il britannico David Haines, 44 anni, esperto di sicurezza per le ong che operano sul territorio.

La conferma arriva dal video diffuso ieri dai jihadisti, poco più di 2 minuti che ricalcano le due precedenti decapitazioni, quelle dei cittadini americani James Foley e Steven Sotloff. Anche in questo caso il boia ha un accento britannico e il messaggio è rivolto proprio alla sua Patria: “Un messaggio agli alleati dell’America”.

La minaccia al primo ministro inglese David Cameron è chiara:

Questo è il prezzo che paghi per la tua promessa di armare i peshmerga contro lo Stato Islamico.

Haines, prima di venir ucciso, viene costretto a rivolgersi proprio a Cameron:

Sei entrato volontariamente in una coalizione con gli Usa contro lo Stato Islamico, come ha fatto il tuo predecessore Tony Blair, seguendo la corrente dei nostri premier britannici che non hanno il coraggio di dire no agli americani.

Nel filmato si vede anche un altro cittadino britannico, da tempo ostaggio dell’IS, Alan Henning. I terroristi affermano che lui sarà il prossimo a essere giustiziato.

Il premier inglese, in un comunicato diffuso da Downing Street, ha così commentato la conferma dell’omicidio del suo connazionale:

È un omicidio ignobile e rivoltante. Faremo tutto quello che è in nostro potere per dare la caccia a questi assassini.

Anche la condanna pubblica del presidente USA Barack Obama non ha tardato ad arrivare.

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Bianco

Onu: "L'IS vuole un mondo sanguinario. Tra le vittime 700 bambini"

Lunedì 8 settembre 201418:45

- Il nuovo Alto Commissario Onu ai diritti dell'uomo, il giordano Zeid Raad al-Hussein, durante il suo primo discorso di apertura della 27esima sessione del Consiglio dei Diritti dell'Uomo nella sede Onu di Ginevra, ha parlato della questione Is e ha detto che i jihadisti seminano il terrore in Iraq e in Siria perché vogliono creare un "mondo sanguinario", poi ha aggiunto:

"In che modo potrebbe funzionare in futuro uno stato Takfiri (termine che indica gli estremisti sunniti, ndr)? Sarebbe un mondo sanguinario, ostile e cattivo, senza tutele per i non-takfiri"

Intanto Laila Zerrouchi, rappresentante speciale dell'Onu per i minori nei conflitti armati, ha riferito al Consiglio delle Nazioni Unite che "fino a 700 bambini sono stati uccisi o mutilati in Iraq dall'inizio dell'anno, anche con esecuzioni sommarie da parte dell'Isis" poi ha aggiunto di essere molto preoccupata per gli attacchi dell'Isis contro le minoranze nella zona sotto il loro controllo in Siria e in Iraq e di essere inorridita per il totale disprezzo per la vita umana dimostrato dallo Stato Islamico.

Aggiornamento lunedì 8 settembree 2014 - Nabil al-Arabi, segretario generale della Lega Araba, ha annunciato che i paesi dell'organizzazione panaraba, a conclusione di una riunione al Cairo tra i ministri degli esteri, hanno raggiunto un accorto per fronteggiare in modo compatto lo Stato Islamico attivo in Iraq e Siria.

Nabil al-Arabi ha detto:

"I ministri degli Esteri dei Paesi arabi si sono messi d'accordo per assumere tutte le misure necessarie a fronteggiare i gruppi terroristici, incluso l'IS"

Obama: "Distruggeremo lo Stato Islamico"

16.50

- Barack Obama ha messo le cose in chiaro. Parlano all’emittente NBC TV il Presidente degli Stati Uniti ha dichiarato che gli USA umilieranno lo Stato Islamico, ridurranno il suo territorio di azione e lo sconfiggeranno.

Se nelle ultime settimane Obama aveva ammesso di non aver pronta una strategia con l’IS, suscitando una serie di polemiche, stavolta il Presidente non si è fatto trovate impreparato e ha anticipato che mercoledì prossimo sarà ufficialmente annunciato il piano d’azione degli Stati Uniti contro i jihadisti che stanno devastando Siria e Iraq.

7 settembre 2014 - Continua tra Siria e Iraq l’offensiva contro i terroristi dello Stati Islamico. Sul fronte siriano, lo rende noto l'Osservatorio per i diritti umani, le forze governative locali avrebbero compiuto un nuovo raid aereo contro una delle roccaforti dell’IS nei pressi di Raqqa, a nord del Paese, provocando la morte di almeno 53 persone. Tra questi, oltre a 15 jihadisti, ci sarebbero diversi civili, almeno 5 donne e tre bambini.

Nelle stesse ore in cui l’IS ha rivendicato l’attentato di un altro soldato libanese, Abbas Medlej, le cui immagini sono state pubblicate dagli stessi terroristi, gli Stati Uniti continuano a dare il proprio supporto sul fronte iracheno. E’ di questa mattina la notizia di una nuova serie di raid condotti nei pressi della diga di Haditha, ad ovest del Paese, ancora nelle mani dello Stato Islamico.

16.30: la città di Amerli è stata ufficialmente riconquistata dalle truppe irachene, riuscite a interrompere due mesi di lungo assedio da parte dell’IS. In queste ore i militari stanno distribuendo gli aiuti militari alla popolazione, mentre i mezzi pesanti continuano a pattugliare le strade.

La strage è stata scongiurata. L’agenzia Reuters ha raccolto le dichiarazioni di alcuni cittadini, che si dicono felici di essersi riusciti a liberare dello Stato Islamico “che minacciava costantemente di massacrarli”.

Fondamentale per la liberazione della città sono stati i raid aerei compiuti nelle prime ore di oggi da Stati Uniti, Francia e Australia che, secondo fonti locali, avrebbero distrutto cinque veicoli dell’IS e un posto di blocco alle porte di Amerli.

All’Inghilterra, lo ha reso noto il segretario della difesa Michael Fallon, non era stato chiesto di partecipare all’azione militare, ma il Paese è pronto a prendere parte alle azioni future che il governo iracheno riterrà utili.

13.10: fonti ufficiali irachene confermano che le forze dell’Iraq sono riuscite ad assediare la città di Amerli, nel nord del Paese, e dare del filo da torcere ai terroristi dell’IS, che da settimane avevano il controllo della città e stavano lasciando i residenti a morire di fame e di sete.

La svolta sarebbe arrivata grazie ai raid aerei compiuti dagli Stati Uniti, riusciti a indebolire le forze dello Stato Islamico. Almeno 15 combattenti dell’IS sono stati fatti prigionieri.

Le notizie del 31 agosto 2014

L’IS ha diffuso un nuovo video, una nuova decapitazione che sarebbe avvenuta in Siria nei giorni scorsi. La vittima è un soldato libanese, Ali al-Sayyed, sequestrato qualche settimana fa al confine con il Libano insieme ad altri 18 soldati connazionali.

Intanto l’avanzata dei jihadisti dell’IS continua tra Siria e Iraq, mentre le truppe irachene tentano in ogni modo di contrastarli. Nelle ultime ore è partita l’operazione militare alle porte della città di Amerli, assediata dallo Stato Islamico ormai da due mesi. Le scorte di cibo e di acqua scarseggiano da settimane, la popolazione è ridotta allo stremo e il rischio di un nuovo massacro è alto.

Gli Stati Uniti hanno dato il proprio supporto facendo arrivare aiuti umanitari ai soldati iracheni e coordinando diversi attacchi aerei sulle posizioni dell’IS.

Parallelamente in Siria continuano gli attacchi contro i caschi blu delle Nazioni Unite, mentre il re saudita Abdullah lancia un avvertimento a Stati Uniti e Europa:

Vi chiedo di consegnare questo messaggio ai vostri leader. Il terrorismo è una forza malvagia che deve essere combattuta con saggezza e rapidità. Se lo si trascurerà, sono sicuro che entro un mese arriverà in Europa e in un altro mese in America.

Le notizie del 29 agosto 2014

17.25

. La Gran Bretagna rilancia l'allarme terrorismo, alzandolo da "consistente" a "grave" dopo le minacce giunte dai leader dello Stato Islamico ad Europa e USA. Il ministro dell'Interno inglese, Theresa May, poco fa ha spiegato che il governo Cameron considera "altamente probabile" un attacco terroristico in Paesi occidentale, anche se precisa che ad oggi non ci sono indicazioni che lo delineino come imminente. "L'aumento del livello di allarme è collegato agli sviluppi in Siria ed in Iraq, dove gruppi terroristici stanno pianificando attacchi contro l'Occidente questi complotti probabilmente coinvolgono combattenti che si sono recati dalla Gran Bretagna e dall'Europa a combattere in questi conflitti" ha spiegato il ministro.

Prosegue l’ondata di sangue e violenza che lo Stato Islamico (IS) si sta lasciando alle spalle giorno dopo giorno. A poche ore dalla diffusione del video della decapitazione in Egitto di quattro uomini accusati di essere spie di Mossad - da parte dal gruppo terroristico Ansar Bayt al-Maqdis, vicino ad Al Quaeda e all’IS - i jihadisti che stanno mettendo a ferro e fuoco Iraq e Siria hanno diffuso un nuovo video che mostra la decapitazione di un soldato curdo.

Un messaggio del sangue, questo il titolo del video, e immagini che dovrebbero servire da monito alle truppe curde che combattono nel nord dell’Iraq per fermare l’avanzata degli uomini dell’IS. La dinamica è sempre la stessa: la vittima, con la tunica arancione, si trova davanti a una moschea, dietro di lui ci sono tre uomini armati e col volto coperto. Poi la decapitazione e la minaccia di continuare a decapitare e uccidere soldati se i leader curdi continueranno a portare avanti l’alleanza con gli Stati Uniti.

Il video dovrebbe esser stato girato a Mosul, la seconda città più grande dell’Iraq, ufficialmente in mano ai terroristi dell’IS dall’inizio dell’insurrezione ad oggi. La sua pubblicazione segue di poche ore quella di un altro video, firmato ancora una volta dallo Stato Islamico, in cui si vedono soldati siriani costretti a marciare in mutande nel deserto.

Quei soldati, almeno 250 persone, erano stati catturati dall’IS nei pressi della base aerea di Tabqa, nel nord della Siria. Il contenuto del video non è stato verificato, ma nel breve messaggio che lo accompagna si legge una rivendicazione da parte dell’IS:

I 250 soldati presi come prigionieri dallo Stato Islamico sono stati giustiziati.

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