Ucraina Russia, perché si rischia la guerra? Le ragioni e le cause

Tutto parte dal rifiuto dell'ex presidente Yanukovich di firmare un accordo di associazione della Ucraina all'Europa, accettando invece il prestito russo concesso da Putin.

Davvero si rischia una guerra Russia Ucraina? E come si è arrivati fino a qui? Mentre sembra ormai certo lo sconfinamento delle truppe russe in territorio ucraino, fino a questo momento negato da Mosca, sale il livello della tensione, tanto che il presidente della commissione europea Barroso ha fatto sapere che "si rischia il punto di non ritorno". Nel mare di ultime notizie che giungono dall'Ucraina, si rischia però di perdere di vista la cosa più importante, e cioè tutto quello che sta dietro la crisi che ha coinvolto i due paesi e che sembra aver riportato in auge qualcosa che era stato già relegato ai libri di storia: la guerra fredda.

Lo scontro tra Ovest e Est, tra Russia e Nato, sembra infatti essere decisamente tornato in auge. E le origini di un conflitto che tutti si augurano resti "freddo" risalgono al dicembre 2013. In quel mese, infatti, l'allora presidente dell'Ucraina Viktor Yanukovich, filorusso, decide di non firmare l'accordo di associazione con l'Europa che avrebbe segnato il primo passo nel cammino per l'ingresso dell'Ucraina nell'Unione Europea. Il rifiuto è deciso proprio valutando se entrare nell'orbita europea o rimanere in quella russa; Yanukovich opta per la seconda, accettando i 15 miliardi di prestito - necessari per tenere a galla l'economia - offerti da Putin.

A Kiev, però, è molto forte la componente filo-europea (maggioritaria nell'ovest del paese), e immediatamente iniziano le proteste in piazza Maidan. Proteste che nel giro di pochi mesi passano da pacifiche a violente, in particolar modo dopo la decisione di Yanukovich di varare misure repressive nei confronti di chi scende in piazza. Le manifestazioni si fanno via via più aggressive, frange nazionaliste (e non necessariamente filo-europee) si fanno largo tra i manifestanti e il tutto si trasforma in una vera e propria guerriglia, con scontri a fuoco e barricate.

Il 22 febbraio i manifestanti di EuroMaidan hanno la meglio: Yanukovich si sente circondato e decide di fuggire, rifugiandosi in Russia. L'ex primo ministro di Ucraina, Julia Timoshenko, viene liberata dal carcere in cui si trovava da tempo e prende in mano le proteste, puntando apertamente alla poltrona di presidente di Ucraina nelle elezioni che vengono immediatamente promesse. Nel giro di pochi mesi, quindi, l'Ucraina si prepara a tornare nell'orbita europea. Le cose sembrano volgere per il meglio, ma non sono stati fatti i conti con la rabbia di Putin - che aveva l'Ucraina al centro dei suoi progetti per creare una sfera d'influenza euro-asiatica di cui Mosca sia il centro indiscusso - e soprattutto con la rabbia di quella parte importante della popolazione ucraina che guarda alla Russia con molto favore e che spesso e volentieri è anche di origine e lingua russa.

I primi a ribellarsi sono gli abitanti della Crimea, regione autonoma che storicamente ha sempre fatto parte della Russia fino a che nel 1954 l'allora presidente dell'Unione Sovietica Krushev decise di regalarla all'Ucraina in occasione del trecentesimo anniversario del trattato di pace tra le due nazioni (leggenda vuole che il presidente dell'Urss fosse ubriaco quando prese questa decisione). Gli abitanti si ribellano, Putin invia soldati privi di mostrine identificative ad appoggiare la ribellione, viene indetto un referendum (tenutosi il 16 marzo) che si trasforma in un plebiscito e che sancisce di fatto il passaggio della Crimea dall'Ucraina alla Russia, prima annessione territoriale in Europa da lunghissimo tempo.

Le cose, però, non si fermano qui. La Crimea non è l'unica regione a maggioranza russofona e russofila, e il successo del referendum dà la forza anche ad altre parti del paese - sempre concentrate nel sud-est - di prendere le armi e proclamare l'indipendenza da Kiev, nella speranza di venire anch'esse poi annesse dalla Russia. Le battaglie si svolgono in particolare nella autoproclamata repubblica popolare di Donetsk, a Krasnodon e Lugansk. Nel frattempo prima il presidente a interim dell'Ucraina Turcinov e poi il presidente eletto Poroshenko lanciano l'operazione anti-terrorismo, schierando le forze armate di Kiev contro i ribelli e tentando di riprendere il controllo delle zone "conquistate" dai filorussi.

Nel frattempo viene abbattuto l'aereo MH17, probabilmente colpito per sbaglio dai ribelli filorussi il 17 luglio 2014. Le forze di Kiev però avanzano e sembrano sul punto di riprendere il controllo della situazione attorno al 20 di agosto. Improvvisamente, poi, le cose cambiano. Il colloquio tra Putin e Poroshenko, per quanto duro, sembra portare verso un cessato il fuoco bilaterale; e invece i ribelli riprendono ad avanzare. Il sospetto è che dietro ci sia l'aiuto di Mosca, che nega, fino a che il 28 agosto la Nato pubblica foto satellitari che dimostrerebbero come le forze russe siano impegnate in operazioni militari al confine con l'Ucraina e come almeno 4mila soldati russi (forse volontari o militari in congedo) stiano partecipando alla battaglia per l'indipendenza di quella che lo stesso Putin ha chiamato "nuova Russia".

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