Jobs Act, la riforma del lavoro del governo Renzi: cosa cambia e come funziona

Cosa prevede il Jobs act, la riforma del lavoro del governo Renzi: il contratto a tutele crescenti, le modifiche dell'articolo 18, l'abolizione del contratto a progetto e tutte le altre misure.

Il jobs act torna a far parlare di sé, perché oggi il consiglio dei ministri ha varato gli ultimi quattro decreti attuativi della riforma del lavoro del governo Renzi. Ecco cosa prevedono.

Niente più dimissioni in bianco - Si tratta di quel fenomeno per cui il lavoratore è costretto a firmare delle dimissioni che poi il datore utilizzerà quando più gli è comodo. Adesso non sarà più possibile, perché - come spiega il ministro Poletti - "noi diciamo al datore di lavoro: se ci dai un foglio con la firma del lavoratore, per noi quel foglio non è valido, bisogna far firmare un apposito modulo, con data e numero, da noi preparato".

Privacy - I controlli a distanza, che tante polemiche hanno creato, si faranno, ma in maniera "rispettosa della privacy". Quindi, non si potranno installare strumenti di controllo su cellulari e tablet in dotazione ai lavoratori, ma su quegli strumenti ci potranno essere solo "applicazioni finalizzate al lavoro per il quale è stato consegnato".

Ispettorato unico - Ci sarà un ispettorato unico che avrà la responsabilità delle ispezioni sul lavoro, laddove oggi ne risultavano tre.

Cassa integrazione - La cassa integrazione viene estesa a 1,4 milioni di lavoratori delle aziende da 5 a 15 dipendenti. Durerà 24 mesi, che può salire fino a 36 se si usa la solidarietà. La Naspi, il nuovo assegno per la disoccupazione, che durerà 24 mesi.

Jobs Act: le norme sul lavoro

Ecco i punti principali del Jobs Act, la riforma del lavoro varata dal governo Renzi, che ha anche prodotto i due decreti attuativi fondamentali.

Il contratto a tutele crescenti - Tutti i nuovi dipendenti di un'azienda saranno assunti con il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti, tutele che cioè cresceranno in relazione all'anzianità di servizio. L'obiettivo è quindi di fare sì che questoasia la modalità base di assunzione che vada a rimpiazzare tutti i tipi di contratti atipici. Nel consiglio dei ministri del 20 febbraio, per esempio, verranno aboliti i contratti a progetto. Chi ancora lavora con quella formula contrattuale verrà inserito in una "gestione transitoria", al termine della quale (o almeno così si spera) verrà assunto con la nuova forma contrattuale.

L'articolo 18 - Saranno reintegrati i lavoratori licenziati per motivi discriminatori, ma sarà possibile il reintegro anche per i licenziamenti disciplinari. Possibilità limitata solo ad alcune fattispecie e cercando di tipizzare il più possibile il funzionamento di questi reintegri, per ridurre al minimo la discrezionalità dei giudici. Per i licenziamenti economici che saranno considerati illegittimi resta invece solo l'indennizzo.

Mansioni flessibili - Sarà più semplice far passare il lavoratore da una mansione all'altra, compreso il cosiddetto demansionamento, in caso di riorganizzazione, ristrutturazione o conversione aziendale. Nel testo c'è un passaggio dedicato alla "tutela del posto di lavoro, della professionalità e delle condizioni di vita".

Riforma Aspi - Il vecchio sussidio di disoccupazione sarà rapportato a quanti contributi il lavoratore ha versato. Chi ha la "carriera contributiva" più importante avrà diritto a una maggior durata dell'Aspi, anche oltre ai 18 mesi massimi fissati fino a ora. L'Aspi sarà esteso anche ai collaboratori, almeno finché queste figure professionali non saranno definitivamente cancellate dal contratto a tutele crescenti. Per chi si troverà nelle situazione più difficili, potrebbe essere introdotto un "secondo Aspi".

Riforma Cig - Non si potrà più autorizzare la Cig in caso di cessazione definitiva di attività aziendale. Ci saranno nuovi limiti di durata sia per la cassa integrazione ordinaria (che ora è di due anni) sia per quella straordinaria (che è di quattro). L'obiettivo è di assicurare un sistema di garanzia universale per tutti i lavoratori con tutele uniformi e legate alla storia contributiva del lavoratore.

Tutela della maternità - Sarà estesa anche alle lavoratrici prive di contratto a tempo indeterminato, sarà fatto attraverso contratti di solidarietà "attivi" che dovrebbero permettere a tutti di conciliare meglio i tempi di lavoro e di vita.

Agenzia per l'occupazione - Saranno rafforzato le politiche attive per favorire il venirsi incontro di domanda e offerta con la costituzione di un'agenzia nazionale per il lavoro, che nelle speranze del governo dovrebbe funzionare come nel modello tedesco.

Jobs Act, è in arrivo il salario minimo


Sei euro e cinquanta, forse sette euro. La cifra non è ancora stata definita, di certo si sa che il salario minimo entra nell'agenda di governo, all'interno di uno dei decreti attuativi del Jobs Act atteso sul tavolo del Consiglio dei Ministri nelle prossime settimane.

I settori interessati saranno, secondo una nota, non soltanto quelli che non sono già regolamentati da un contratto nazionale, ma anche i contratti di collaborazione in attesa del loro superamento.
Il salario minimo è uno strumento che in Italia si attendeva da anni, perchè garantisce e fissa una soglia al di sotto della quale il datore di lavoro non può scendere nel pagamento. L'Italia è uno degli ultimi Paesi europei ad adottare questa misura, già ampliamente attivata altrove. Fino allo scorso anno c'era anche la Germania che però la scorsa estate ha decretato il salario minimo garantito ad 8,50 euro l'ora.

Jobs act: i commenti

18.11

- Nel corso della conferenza stampa Matteo Renzi ha dato manforte alle ragioni della riforma del lavoro parlando apertamente di "giornata storica":

"Nello stesso momento in cui noi rottamiamo e superiamo un certo modello di diritto del lavoro, allo stesso modo superiamo i co.co.co. e i co.co.pro. Per la prima volta c'è una generazione che può vedere la politica far la guerra non ai precari ma al precariato. [...] Una generazione vede finalmente riconosciuto il proprio diritto ad avere tutele maggiori. Parole come mutuo, ferie, buonuscita, diritti entrano nel vocabolario di una generazione fino ad ora esclusa".

Nel merito della riforma è entrato poi il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, che è entrato nel merito della riforma. Secondo quanto riporta Repubblica.it:

"Al centro delle misure del governo c'è una cosa semplice ma essenziale: in Italia da molti anni è diventato normale assumere con tutte le forme di contratto meno il contratto a tempo indeterminato. La scommessa è rovesciare questo fatto, la normalità sia l'assunzione a tempo indeterminato, lo devono fare tutti."
17.25 -

Nel corso della conferenza stampa a Palazzo Chigi il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, prima di lasciare la parola al ministro Giuliano Poletti, ha detto che il provvedimento riguarderà 200mila lavoratori parlando chiaramente di "giornata storica" per il mondo del lavoro italiano.

17.18 - Il Cdm ha approvato il Jobs Act: il decreto attuativo del Jobs Act sul contratto a tutele crescenti è stato approvato questo pomeriggio dalla riunione del Consiglio dei ministri a Palazzo Chigi, che ha anche approvato il ddl sulla concorrenza.

Nel provvedimento che modifica l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori sono compresi anche i licenziamenti collettivi.

20 febbraio, ore 10.20 - Puntuale ed immancabile, alla vigilia del Cdm nel quale il governo darà una forma concreta al tema dei contratti atipici con il via libera al Jobs Act è arrivato anche il tweet del Presidente del Consiglio Matteo Renzi:

3 dicembre, 21.15

- Passa la fiducia sul Jobs Act al Senato, la 31/a chiesta ed ottenuta dal governo: il disegno di legge delega sulla riforma del mercato del lavoro passa con 166 sì, 112 no e un solo astenuto. Le minoranze Pd dicono sì con riserva, Corradino Mineo ha invece votato no per "seguire" la sua coscienza.

Passa il superamento dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori per i neo assunti, il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti e la revisione degli ammortizzatori sociali.

Il ministro del lavoro Poletti ha così commentato:

"Il nostro impegno sarà ora quello di procedere speditamente alla stesura dei decreti di attuazione della delega, nella quale terremo conto delle considerazioni emerse dal lavoro parlamentare, a partire da quelli relativi all'introduzione del contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti che vogliamo rendere operativo da gennaio. [...] Il Parlamento ci consegna un testo nettamente migliorato."
3 dicembre, ore 15 -Il governo ha posto la fiducia sul Jobs Act al Senato.

Il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha chiesto la fiducia sul Jobs Act al termine della sua replica sul provvedimento nell'aula del Senato: la prima chiama per il voto di fiducia inizierà oggi alle 19. Tutto si è svolto mentre, fuori, il corteo organizzato dal laboratorio nazionale per lo sciopero sociale sfilava per le strade del centro di Roma

25 novembre - Il Jobs Act è stato approvato dalla Camera con 316 sì, 6 no e l'assenza delle opposizioni. Ora il testo torna in Senato dove dovrebbe venire approvato in via definitiva entro il 9 dicembre. Vediamo come funziona e cosa cambia con il Jobs Act (che verrà però probabilmente ulteriormente modificato)

Jobs Act: l'emendamento sull'articolo 18

18 novembre, 23.36

- Secondo Giuseppe Civati, esponente PD alla Camera, questa sera "la Commissione Lavoro ha praticamente abolito l'articolo 18", come scrive in un malinconico post sul suo blog.

Tra la sostanziale soddisfazione del PD e quella decisamente più grande di Ncd si fissa il solo indennizzo economico con l'anzianità di servizio per i licenziamenti economici, mentre il reintegro sul posto di lavoro resta per i licenziamenti discriminatori (che secondo molti non sono mai stati in discussione); come scrive l'Ansa viene anche limitato a "specifiche fattispecie" di licenziamento disciplinare ingiustificato, che verranno dettagliate nei decreti legislativi che arriveranno dopo l'ok definitivo al ddl delega sul lavoro.

"Sono molto soddisfatto della riformulazione sul tema dell'articolo 18 che conferma i contenuti dell'accordo che abbiamo sottoscritto con il governo"

ha detto Cesare Damiano, Presidente della Commissione Lavoro, ai cronisti.

14.14 - Manca poco più di una settimana alla votazione finale sul jobs act, che si terrà il 26 novembre, ma le cose non sembrano semplificarsi più di tanto per il governo. O meglio, il problema è quello della coperta troppo corta: nel momento in cui si riesce a far rientrare la tensione nel Partito Democratico, ecco che nuova tensione spunta con il Nuovo Centrodestra. Il tema, come sempre, è quello dell'articolo 18. In verità, non è facile capire perché questo emendamento sull'articolo 18 provochi così tante fibrillazioni, visto che le modifiche che comporta sono minime, e infatti l'accordo tra Pd e Ncd sembra vicinissimo. Attraverso l'emendamento, il diritto al reintegro nel posto di lavoro sarà limitato ai licenziamenti discriminatori e a specifiche fattispecie di licenziamento disciplinare ingiustificato. Mentre per i licenziamenti economici viene esclusa la possibilità del reintegro, viene invece previsto un indennizzo economico certo e crescente con l'anzianità di servizio. Per l'impugnazione del licenziamento verranno previsti tempi certi.

13 novembre - Il jobs act si avvicina alle fasi finali, dal momento che il presidente della Camera ha proposto il voto finale per mercoledì 26 novembre. Superata l'ipotesi del voto di fiducia (ma non ancora completamente scartata), almeno stando alle parole del capogruppo Speranza: "Abbiamo deciso di fare modifiche rilevanti. Non ci sarà la fiducia sul testo uscito dal Senato ma ci sarà un lavoro in Commissione. Si riprenderà l'ordine del giorno approvato in direzione". Lo stesso Renzi ha parlato da Bucarest: "Dal primo gennaio ci saranno nuove regole sul lavoro, minori costi per gli imprenditori, più soldi in busta paga per i lavoratori, una riduzione delle forme contrattuali. Non si tolgono diritti ma si riducono gli alibi".

Jobs Act: come funziona la riforma del lavoro

Come funziona la riforma del lavoro

dopo l'approvazione della fiducia al Senato? Ancora è troppo presto per dirlo, e non tanto perché la legge deve ancora passare dalla Camera, ma perché trattandosi di una legge con cui il Parlamento "delega" il governo, ecco che bisognerà proprio vedere come il governo riempirà di contenuti quello che al momento è soltanto un indirizzo o poco più. Vediamo comunque cosa conteneva il testo del maxiemendamento che è stato votato ieri.

Articolo 18 - Il modo in cui sarà riformato l'articolo 18 si vedrà con i decreti in cui il governo scriverà la legge, per il momento si sa che non ci sarà il reintegro per i licenziamenti economici, ma che rimane per quelli discriminatori e disciplinari. Si cercherà però di ridurre al minimo la discrezionalità dei giudici, attraverso una tipizzazione particolarmente chiara dei vari casi. In cosa questa tipizzazione consisterà, però, è tutto da vedere.

Contratto a tempo indeterminato - Diventa il contratto privilegiato per assumere anche per controbilanciare la liberalizzazione dei contratti a termine del decreto Poletti. Per le aziende sarà appetibile assumere con contratti a tempo indeterminato grazie a sgravi fiscali.

Stop ai contratti a progetto - L'abuso insensato che si è fatto dei contratti a progetto porterà alla loro cancellazione: un lavoratore potrà avere un contratto a tempo indeterminato o un contratto a tempo determinato. Altrimenti sarà un lavoratore autonomo (nella speranza che ciò porti all'assunzione di giovani e non alla nascita di una marea di partite iva)

Contratto a tutela crescente - Il contratto a tempo indeterminato non avrà tutte le tutele fin da subito: nei primi tre anni, per esempio, l'applicazione dell'articolo 18 non sarà completa, le tutele andranno poi a crescere in base all'anzianità del lavoratore.

Ammortizzatori sociali - Saranno estesi a tutti i lavoratori indipendentemente dalll'azienda e del rapporto di lavoro. Niente più cig per la cessazione di attività.

Tutela della maternità - Sarà estesa anche alle lavoratrici prive di contratto a tempo indeterminato, sarà fatto attraverso contratti di solidarietà "attivi" che dovrebbero permettere a tutti di conciliare meglio i tempi di lavoro e di vita.

Agenzia per l'occupazione - Saranno rafforzato le politiche attive per favorire il venirsi incontro di domanda e offerta con la costituzione di un'agenzia nazionale per il lavoro, che nelle speranze del governo dovrebbe funzionare come nel modello tedesco.

Demansionamento - Non sarà più "selvaggio" come nella prima versione, ma limitato ad alcuni casi e sempre in caso di ristrutturazione aziendale. La retribuzione non potrà essere ridotta.

La riforma del lavoro: la questione articolo 18

La riforma del lavoro, il jobs act, procede spedito verso il voto di fiducia che potrebbe tenersi già domani, in modo da placare la ribellione in corso nel Partito Democratico. Per il momento si sa che un po' di cose cambieranno, rispetto all'impianto visto fino a oggi, ma forse a non essere toccato sarà proprio l'argomento che più di ogni altro è stato al centro della discussione: l'articolo 18.

Rispetto a quanto votato in Commissione al Senato potrebbe non cambiare nulla. E quindi niente indennizzo anche in caso di licenziamento per motivi disciplinari; rimane tutto com'è, almeno in questa fase. Il maxiemendamento che sarà presentato oggi in Senato e che sarà oggetto del voto di domani avrà come punti principali la questione dei possibili demansionamenti e la semplificazione dei modelli contrattuali. Così facendo, il governo dovrebbe non avere più alcun problema con l'opposizione della minoranza Pd.

Il punto è che il voto sarà un disegno di legge delega, il che significa che tutti gli spazi rimasti vuoti saranno poi riempiti direttamente dal governo. Tra questi vuoti, ci sarà anche la tipizzazione delle varie cause di licenziamento, mossa che il governo ritiene indispensabile per ridurre il potere discrezionale dei giudici. Cambia invece la norma sui demansionamenti, come spiega La Stampa:

La norma prevede la «revisione della disciplina delle mansioni, contemperando l’interesse dell’impresa all’utile impiego del personale in caso di processi di riorganizzazione, ristrutturazione o conversione aziendale con l’interesse del lavoratore alla tutela del posto di lavoro, della professionalità e delle condizioni di vita, prevedendo limiti alla modifica dell’inquadramento». Nella nuova versione verrà esplicitato che tutto ciò avverrà a salario invariato, in maniera tale da impedire che si trasformi in un espediente utile solo a tagliare i salari.

Si cercherà anche di procedere spediti per quanto riguarda la semplificazione delle tipologie contrattuali. Non si arriverà al contratto unico, ma di sicuro si cercherà di cancellare tutte le tipologie "duplicazioni normative e difficoltà interpretative e applicative". Ma queste, appunto, sono le prime indiscrezioni. Bisognerà prima vedere i contenuti del maxiemendamento e il modo in cui la "delega" verrà poi sfruttata dal governo.

Jobs Act, la riforma del lavoro: cosa prevede

Il jobs act dovrebbe adesso procedere nei suoi lavori, una volta risolta la questione dell'articolo 18, uno dei punti principali della riforma del lavoro che entro breve approderà in Parlamento. Facciamo allora un po' il punto sugli aspetti principali di questo jobs act.

Il punto fondamentale riguarda il possibile contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti. In cui l'articolo 18 non si applicherebbe per i soli primi tre anni di assunzione (una sorta di apprendistato allargato a tutti). Una ulteriore riforma del totem dei diritti dei lavoratori.

L'articolo 18 viene però riformato anche per i lavoratori che hanno superato i primi tre anni di assunzione: rimane in vigore per i licenziamenti discriminatori e anche per i licenziamenti disciplinari (ma si cercherà di uniformare il comportamento dei giudici), cambia invece per i licenziamenti economici: il reintegro non è più previsto nemmeno in caso di motivazioni economiche manifestamente infondate.

La maternità è anch'essa in primo piano: il governo intende estendere a tutte le lavoratrici, indipendentemente dal contratto di lavoro, la tutela per la maternità. E questa sì che sarebbe una bella novità, vista la situazione paradossale in cui si trova l'Italia, per cui una donna è di fatto impossibilitata ad avere un figlio fino a quando (e se) non conquista il "tempo indeterminato". Renzi ha detto che intende riscrivere lo Statuto del lavoratori "pensando alla ragazza di 25 anni che non può aspettare un bambino perché non ha le garanzie minime".

Gli altri aspetti sono per il momento solo vagamente tratteggiati: una riforma degli ammortizzatori sociali "di stampo europeo" con tutele uguali per tutti; l'istituzione di un'Agenzia nazionale per l'impiego, andando così a razionalizzare gli enti e rafforzando le politiche attive per il lavoro, e una semplificazione di tutte le procedure e gli adempimenti in materia di lavoro.

Jobs act: gli emendamenti della minoranza Pd

Dopo giorni di scontri, nel Partito Democratico si cerca di arrivare a un compromesso che possa permettere alla riforma del lavoro di non andare incontro a un Vietnam parlamentare e al Pd di non spaccarsi ulteriormente. Le parole di Napolitano, secondo cui la riforma deve andare avanti, mettono una certa pressione e costringono a cercare un punto d'intesa. Per sapere che ne pensa Renzi bisognerà probabilmente attendere il suo ritorno dagli Stati Uniti - e comunque i nodi verranno al pettine nella direzione nazionale di lunedì prossimo - ma nel frattempo ecco quali sono le proposte della minoranza Pd, che faranno la loro comparsa sotto forma di emendamenti.

L'articolo 18 è ovviamente al centro della discussione, la minoranza Pd fa sapere di essere d'accordo sull'istituzione di un contratto a tutele crescenti, ma precisando che al momento dell'assunzione a tempo determinato il diritto al reintegro per chi viene licenziato senza giusta causa dev'essere garantito, anche ai nuovi assunti. La decisione spetterà al giudice, come già oggi avviene.

Il contratto a tutele crescenti invece non crea grandi problemi, ma anche su questo punto ci sono dei paletti: il nuovo contratto dev'essere legato a un radicale disboscamento delle altre forme (cosa però già prevista dalla riforma). Inoltre alla fine dei tre anni la "moratoria" sull'articolo 18 deve finire, quando il datore di lavoro decide di assumere il dipendente dev'essere protetto contro i licenziamenti senza giusta causa.

Si parla anche dei voucher (sorta di bonus per la disoccupazione che i dipendenti ricevono quando perdono il lavoro e che serve per pagare i servizi delle nuove agenzie per l’impiego con pagamento che scatta solo se la nuova occupazione si trova davvero), strumento che il governo vorrebbe ampliare e che invece la minoranza Pd vuole ulteriormente limitare.

Jobs act, la riforma del lavoro: il Pd si spacca

Aggiornamento ore 18:50

Sempre più lotta intestina nel Pd: è battagliero Pierluigi Bersani, sempre più rientrato nell'agone politico. Dopo aver definito "surreale" il testo del governo sul lavoro, ora annuncia battaglia sull'articolo 18.

Saranno presentati molti emendamenti, non solo sul reintegro in caso di licenziamento ingiusto, perché se l'interpretazione è quella sentita da Sacconi e altri,allora non ci siamo proprio. Andiamo ad aggiungere alle norme che danno precarietà ulteriore precarietà, andiamo a frantumare i diritti, non solo l'art.18 e allora sarà battaglia

ha dichiarato l'ex segretario. Ma da parte del governo, Delrio dice no agli ultimatum.

Venerdì 19 settembre - Intervenento alla trasmissione tv Mattino 5 condotta da Maurizio Belpietro, il responsabile dell'Economia del Partito Democratico Filippo Taddei ha riaperto le ferite nel partito proprio in materia di lavoro, riforme e Jobs Act:

"Prima di arrivare a un decreto cerchiamo di fare una discussione ordinata. Abbiamo una delega che è una riforma complessiva del mercato del lavoro, mentre si cerca di banalizzare tutto in un derby 'si o 'no' all'articolo 18, come se fosse questo il problema. Il mio obiettivo è favorire una pronta applicazione della delega che peraltro ieri è stata approvata dalla Commissione del Senato. Capisco che nella politica sconclusionata italiana ognuno deve vantare un enorme successo. Ma per me conta un solo successo, quello di una riforma che cambia gli ammortizzatori sociali, la formazione dei lavoratori. [...] Nessuno pensa di approvare legge delega entro 8 ottobre, ma di dare un segnale di chiarezza. Abbiamo un sistema di due Camere. La commissione del Senato ha licenziato la delega, che martedì entra in Aula, e noi pensiamo sia possibile una discussione ordinata, seria, profonda che coinvolga il Pd e tutti gli altri in modo da arrivare ad approvazione entro 8 ottobre in Senato".

Sul manifesto di oggi il Presidente del PD Orfini, ex-giovane turco in quota Bersani, manifesta la volontà riformista in materia di lavoro del partito, ma parla di "direzione sbagliata" indicata dal decreto del governo.

Giovedì 18 settembre - Nonostante all'interno del Partito Democratico si sia aperta una fronda che intende modificare pesantemente il percorso del governo Renzi in materia di lavoro, il jobs act ha passato il primo ostacolo: la commissione Lavoro del Senato ha infatti dato via libera al disegno di legge delega di riforma del Lavoro. Con tutta probabilità, il jobs act approderà martedì prossimo in Aula. A favore si sono schierati gli 8 parlamentari Pd mentre i senatori di FI si sono astenuti. M5S e Sel hanno abbandonato i lavori per protesta. Approvato anche l'emendamento del governo che introduce il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti.

Mercoledì 17 settembre 2014 - Oggi il Governo, in accordo col relatore e la maggioranza, ha presentato nella commissione Lavoro del Senato un nuovo emendamento al Jobs Act volto a riscrivere l’articolo 4 sul riordine delle forme contrattuali.

Lo scopo è quello di far diventare il contratto a tutele crescenti la forma principale di inserimento del mondo del lavoro per il tempo indeterminato. Chi otterrà un contratto a tempo indeterminato, in definitiva, otterrà gradualmente tutte le tutele garantite dagli attuali contratti stabili, anziché ottenerle tutte fin da subito.

Il testo è già stato condiviso in mattinata con la maggioranza e già domani dovrebbe arrivare al voto. Entro le 14 di oggi sarà possibile presentare i sub-emendamenti e sempre entro la giornata di oggi dovrebbe arrivare il parere della Commissione Bilancio, che darà ufficialmente il via libera alla votazione di domani.

Via libera alle ferie solidali

Giovedì 11 settembre, ore 16:31

Un emendamento al Jobs act, votato all’unanimità dalla commissione lavoro del Senato, introduce la possibilità di cedere parte delle proprie ferie a colleghi con figli minori malati.

Il testo dell’emendamento prevede il

riconoscimento, compatibilmente con il diritto ai riposi settimanali e alle ferie annuali retribuite, della possibilità di cessione fra lavoratori dipendenti dello stesso datore di lavoro di tutti o parte dei giorni di riposo aggiuntivi spettanti in base al contratto collettivo nazionale in favore del lavoratore genitore di figlio minore con necessità di presenza fisica e cure costanti per le particolari condizioni di salute.

Si tratta di un’opzione che in Francia ha già dato ottimi risultati e che rappresenta un’opportunità di solidarietà tra i lavoratori.

Martedì 2 settembre, ore 11:41 La prima parte della riforma del lavoro è stata approvata in via definitiva la primavera scorsa, una parte in cui ci si occupava fondamentalmente di durata massima dei contratti a termine, dell'assunzione di nuovi apprendisti e dei nuovi limiti fissati per i contratti collettivi. Ma non era quello il cuore del Jobs Act promesso da Renzi all'insediamento del suo governo, che si trova invece nella legge delega scritta dal ministro Poletti che da giovedì ritorna all'esame della Commissione e che entro la fine del mese dovrebbe essere approvata in prima lettura dal Senato.

Ma che cosa prevede il Jobs Act di Renzi e Poletti? Il punto fondamentale riguarda il possibile contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti. In cui l'articolo 18 non si applicherebbe per i soli primi tre anni di assunzione (una sorta di apprendistato allargato a tutti). Una ulteriore riforma del totem dei diritti dei lavoratori, ma una riforma soft, che non piace al Nuovo Centrodestra che vorrebbe invece vederlo totalmente abolito. Su questo aspetto, prevedibilmente, si concentrerà lo scontro.

La maternità è anch'essa in primo piano: il governo intende estendere a tutte le lavoratrici, indipendentemente dal contratto di lavoro, la tutela per la maternità. E questa sì che sarebbe una bella novità, vista la situazione paradossale in cui si trova l'Italia, per cui una donna è di fatto impossibilitata ad avere un figlio fino a quando (e se) non conquista il "tempo indeterminato". Renzi ha detto che intende riscrivere lo Statuto del lavoratori "pensando alla ragazza di 25 anni che non può aspettare un bambino perché non ha le garanzie minime".

Gli altri aspetti sono per il momento solo vagamente tratteggiati: una riforma degli ammortizzatori sociali "di stampo europeo" con tutele uguali per tutti; l'istituzione di un'Agenzia nazionale per l'impiego, andando così a razionalizzare gli enti e rafforzando le politiche attive per il lavoro, e una semplificazione di tutte le procedure e gli adempimenti in materia di lavoro.

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