Forum Ambrosetti a Cernobbio: la prima giornata tra l'assenza di Renzi e moniti della Bce

Nella giornata d'apertura, le parole del capo economista della Bce

La prima giornata del Forum Ambrosetti a Cernobbio è trascorsa con le inevitabili polemiche e discussioni sull'assenza di Matteo Renzi, che anche dal Galles non ha mancato di esprimere distanza dal "salotto buono", spiegando che preferisce andare dove le imprese investono (e domani sarà all'inaugurazione di una rubinetteria).

Al Forum le reazioni sono andate dalle critiche esplicite, come quella di Corrado Passera secondo cui il premier dovrebbe ascoltare gli imprenditori, all'understatement, con chi si "consola" con la nutrita pattuglia di ministri che parteciperà ai lavori nei prossimi giorni.

È stata questa la giornata di Peter Praet, capo economista della Bce, che ha spiegato come la situazione economica italiana non sia "eccezionale" rispetto a quella di altri paesi europei, e ha raccomandato di proseguire sulla strada delle riforme.

È buono che il governo abbia identificato le principali priorità. Non si può fare tutto insieme ma è necessario concentrarsi sulle riforme

La politica monetaria non è tutto, ha aggiunto, e non può bastare se gli stati non fanno le riforme.

Matteo Renzi dice no a Cernobbio: la rottamazione dei "salotti buoni". O forse no?


La notizia, in effetti, c'è: Matteo Renzi non sarà presente a Cernobbio, al 40° Forum TEH Ambrosetti di Villa d'Este che ospita il "gotha" degli industriali, della finanza e dell'economia italiana ed internazionale e che si terrà venerdì, sabato e domenica sul lago di Como.

Malignamente qualcuno definisce l'evento "il Bilderberg italiano" ma, ovviamente, non è nulla di tutto questo; l'antipatia, almeno manifesta, del primo ministro per i "salotti buoni" è cosa nota. In un'intervista al settimanale Tempi del 23 agosto scorso Renzi aveva chiaramente ribadito il concetto:

"Bisogna togliere il paese dalle mani dei soliti noti, quelli che vanno in tutti i salotti buoni a concludere gli affari di un capitalismo di relazione ormai trito e ritrito. Questa è la rivoluzione culturale che serve all’Italia: spalancare le finestre e fare entrare aria nuova."

Niente di più condivisibile, nonostante sia evidente a tutti come, in ogni professione, le pubbliche relazioni siano il collante per le best-practice; la decisione di non partecipare al Forum di Cernobbio, il simbolo italiano del "capitalismo di relazione", è stata comunicata ufficiosamente ieri ma a Milano, nella sede TEH Ambrosetti, ancora sperano in un improbabile ripensamento.

La tradizione, la regola non scritta che vuole il Presidente del Consiglio partecipare ai lavori del prestigioso workshop sul lago di Como, sarà dunque spezzata dalla decisione del premier fiorentino; per intenderci: l'anno scorso l'ex premier Mario Monti ha aperto i lavori leggendo un messaggio del Presidente Giorgio Napolitano alla presenza, in prima fila, dell'allora primo ministro Enrico Letta.

Tuttavia di "soliti noti, quelli che vanno nei salotti buoni", parafrasando proprio Matteo Renzi, ce n'è anche tra i renziani di ferro, quelli che siedono in Cdm con l'arduo compito di rottamare la Seconda Repubblica: al workshop Ambrosetti saranno presenti infatti il ministro del Lavoro Giuliano Poletti e il ministro delle Riforme Costituzionali Maria Elena Boschi, ma sopratutto il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan. Tra i non renziani, ma ugualmente presenti sia in Consiglio dei Ministri che a Cernobbio, ci saranno il ministro dell'Interno Angelino Alfano (presente anche lo scorso anno, sempre nelle vesti di ministro), il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Maurizio Lupi, il ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi ed il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini.

8 ministri, su 16 totali, saranno dunque presenti nel "salotto buono" di Cernobbio: il che significa mezzo governo, al quale vanno sommate le prestigiosissime presenze della seconda e terza carica dello Stato (il Presidente del Senato Pietro Grasso e la Presidente della Camera Laura Boldrini), quella degli ex premier Romano Prodi, Mario Monti e Enrico Letta, del commissario anticorruzione (voluto fortemente dallo stesso Matteo Renzi) Raffaele Cantone, del Presidente della Commissione Europea uscente José Manuel Durão Barroso, del Presidente Anci Piero Fassino, del Consigliere della Corte Suprema di Cassazione Piercamillo Davigo.

Insomma, storpiando un po' qualche modo di dire: se Maometto non va alla montagna saranno i maomettani ad andarci, in gran numero. Altro che "salotto buono" dal quale tenersi lontani.

A loro si affiancheranno personaggi come Sergio Marchionne e Shimon Peres, Gianfranco Ravasi e Nouriel Roubini e a tanti altri pesi massimi internazionali, tra cui Joaquín Almunia, vice Presidente della Commissione Europea e Commissario Europeo per la Concorrenza, Jörg Asmussen, Ministro del Lavoro e degli Affari Sociali in Germania, il Commissario Europeo per il Mercato Interno e i Servizi Michel Barnier, Jacob Frenkel Chairman di JPMorgan Chase International, il senatore repubblicano John McCain e tantissimi altri.

Ma a leggere l'elenco dei partecipanti stilato da TEH Ambrosetti si trovano anche personalità che, contrariamente a Matteo Renzi, davvero non ci si sarebbe aspettati di trovare a Cernobbio: su tutti il segretario della Lega Nord Matteo Salvini ("reduce" da un viaggio in Corea del Nord), il Presidente di Syriza ed ex candidato a Commissario Ue Alexis Tsipras ed il Presidente di Casaleggio Associati Gianroberto Casaleggio (il quale già lo scorso anno aveva aperto i lavori della terza giornata di workshop): gente che i "salotti buoni" veramente non li ha mai frequentati.

Detto questo, partecipare ad eventi del genere non è una vergogna, un'onta, né tantomeno un patto con il diavolo: noi che a Cernobbio ci siamo stati possiamo confermare come "il Bilderberg italiano" non sia in alcun modo un "Bilderberg" (con il quale intendiamo un "torbido incontro tra pezzi grossi intenti a muovere i fili del mondo"); anzi, forse nemmeno il Bilderberg è un vero Bilderberg. Giochi di parole a parte, sulla scelta di Matteo Renzi non siamo qui a sindacare in alcun modo: più che altro andrebbe colto il valore dell'opportunità e della coerenza.

Quale è il senso di non partecipare "ai salotti buoni", salvo poi farvi partecipare mezzo governo che si presiede?

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