L'esercito italiano coltiverà marijuana

Via libera alla coltivazione di Cannabis per scopi terapeutici. Se ne occuperà uno stabilimento chimico militare di Firenze.

La marijuana in Italia potrà essere coltivata legalmente. Ma aspettate a gioire (o ad arrabbiarvi) perché a coltivarla sarà l'esercito (ebbene sì) e si potrà utilizzare per soli scopi terapeutici. Come che sia, questo si può comunque considerare un primo passo verso la tanto attesa depenalizzazione della cannabis. A occuparsi della produzione sarà lo stabilimento chimico militare di Firenze.

Il via libera definitivo è arrivato dal ministro alla Difesa Pinotti e da quello alla Salute Lorenzin (esponente dello stesso partito di Giovanardi, chissà come l'ha presa), mentre la notizia l'ha data per prima La Stampa, sottolineando come la produzione di marijuana servirà alla creazione di farmaci cannabinoidi:

A questo punto, non è escluso che entro il 2015 i farmaci cannabinoidi saranno già disponibili nelle farmacie italiane. Eppure questa conclusione non sembrava così pacifica: si temeva da una parte della maggioranza che si aprissero le porte alla liberalizzazione delle droghe leggere. Ma chiarito che non è questo il caso, l’accordo è decollato. Il ministro Lorenzin ha sempre detto che «dal punto di vista farmacologico, non ci sono problemi all’uso terapeutico della cannabis: nessuno mette in dubbio gli effetti benefici, ma va trattato come un farmaco». Insomma, non si tratta di fumarsi una canna, ma di coltivazione e produzione controllata e monitorata da una struttura, addirittura militare.

Siamo ancora lontani, quindi, non solo dalla depenalizzazione, ma anche dalla possibilità di usare la marijuana in quanto tale (e non come principio per dei farmaci) per curare o lenire alcune malattie specifiche.

Diverso è il caso di agevolare l’uso della cannabis a uso terapeutico, in particolare il ricorso ai cosiddetti farmaci cannabinoidi per lenire il dolore nei pazienti oncologici o affetti da HIV e nel trattamento dei sintomi di patologie come sclerosi multipla, sla, glaucoma. Perchè questo è l’obiettivo che porta la svolta di affidare a una struttura militare la coltivazione della marijuana e la produzione dei farmaci derivati.

In questi giorni, La Stampa sta ospitando un dibattito sulla cannabis tra favorevoli e contrari alla depenalizzazione. L'intervento di oggi è del consigliere regionali del Pd Umberto Ambrosoli, l'uomo che ha sfidato Maroni alle ultime elezioni:

Bisogna riconoscere che, a distanza di quasi un decennio dalla Legge 49 del 2006, la politica proibizionista non è riuscita né ad arginare, né a sviluppare un contrasto adeguato: sia nei confronti del consumo, sia nei confronti della produzione che del traffico illecito. (...) Credo, infatti, che un’attivazione di Regioni importanti come la Lombardia o il Piemonte del nuovo presidente Chiamparino, potrebbe favorire l’aggiornamento della nostra legislazione nazionale: si tratta di un fatto etico, ma è anche un fatto, soprattutto in Lombardia, di modernizzazione sociale. Etico nel senso che una norma che non funziona (cioè non raggiunge il fine di tutela della salute e della sicurezza) richiede di essere rivista. Di modernizzazione sociale perché politiche e strumenti che aumentino consapevolezza e conoscenza tra i giovani, stimolino campagne di dissuasione al consumo, garantiscano un maggiore controllo nell’ambito dell’abuso delle sostanze stupefacenti, possono essere forse oramai considerati più efficaci di qualsiasi politica repressiva sia nel superamento della dipendenza, sia nel contrasto alla criminalità organizzata.

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