Elezioni presidenziali Brasile 2014: Testa a testa tra Rousseff e Silva

Brazilian presidential candidates Dilma

Lo scandalo legato a Petrobras, compagnia petrolifera brasiliana a maggioranza statale, non ha danneggiato la Presidente Dilma Rousseff. In un sondaggio, pubblicato in settimana, la candidata per il partito dei lavoratori (Pt) ha lievemente incrementato i consensi: al primo turno raccoglierebbe il 39% delle intenzioni di voto. Tuttavia, i giochi per le elezioni presidenziali, che si svolgeranno dal 5 al 26 ottobre prossimi, rimangono apertissimi.

L'ambientalista Marina Silva, che è diventata la candidata del Partito Socialista (Psb) dopo la scomparsa di Eduardo Campos in un incidente aereo, oggi otterrebbe il 31% dei voti. Ma al secondo turno, secondo le previsioni, riuscirebbe a guadagnare il 43% contro il 42% della Presidente in carica. Anche se due settimana fa era data addirittura al 50%, il risultato dell'ex ministro del governo Lula Da Silva rimane ancora sorprendente. Il suo nome continua a far presa sui delusi del progetto petista che, dopo dieci anni, incomincia a mostrare le prime crepe. A tale riguardo, ricordiamo che il paese è entrato in recessione tecnica.

Il consenso di Silva è diffuso tra alcune frange della popolazione urbana fino agli indigeni, con i quali ha una consolidata sintonia. Ricordiamo che la candidata socialista si dimise da ministro dell'ambiente nel 2008, a causa della mancata estensione di aree protette in Amazzonia da parte del governo. Inoltre, si deve segnalare che ha fatto presa anche su una parte del ceto medio. A tale proposito, segnaliamo che la maggioranza degli elettori conservatori del Partito Social Democratico (non lasciatevi ingannare dal nome) voterebbero per lei al secondo turno.

Tuttavia, Silva incomincia a scontare un certa frenata nei sondaggi dopo il boom iniziale. Le motivazioni di ciò vanno cercate nella sua mancanza di concretezza. La candidata ambientalista, infatti, presenta piani di riforme molto fumosi, non specificando dove intende prendere le risorse per attuarli. Rousseff è riuscita ad approfittarne, e nei dibattiti televisivi, da politica navigata quale è, è sempre riuscita a mettere in difficoltà la sua avversaria.

Così le dichiarazioni dell'ex direttore di Petrobras, Paulo Roberto Costa, non hanno inciso sulla corsa della Presidente. Nonostante le accuse di corruzione per molti esponenti del Pt, Rousseff è riuscita ad incrementare consensi. In settimana ha ricevuto anche l'appoggio di 54 rettori delle università federali: un riconoscimento per le politiche educative che il Pt ha messo in campo dall'era Lula in poi.

Marina Silva sta puntando troppo sull' "attacco urlato" all'avversario, senza riuscire a delineare un progetto alternativo. Sulla vicenda della compagnia petrolifera nazionale, la sua posizione è stata troppo rozza: "il Pt non è affidabile, perché ha sostenuto, per 12 anni, un direttore che ha svuotato le casse della Petrobras." Ma le accuse, tutte da provare, non bastano.

I brasiliani sono molto legati a Petrobras, molti cittadini hanno acquistato azioni dell'impresa attraverso un fondo di garanzia. Quando la compagnia era nelle mani dell'ex presidente Fernando Henrique Cardoso non è servita certo a creare ricchezza diffusa ed investimenti sociali. Ma dall'inzio del "nuovo corso" petista, con la presidenza Lula, le cose sono molto cambiate. E questo gli elettori lo sanno benissimo. Dunque, Silva ha certamente sbagliato a focalizzare la sua comunicazione solo sul presunto scandalo: dovrebbe iniziare a dire quali sono i suoi progetti in fatto di gestione della compagnia.

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