Renzi “abbaia ma non morde” e con i poliziotti fa dietrofront. Forte coi deboli e debole con i forti?

Fra i tanti fronti caldi aperti (Jobs Act e art. 18, voto parlamentare su membri Csm, riforme, Italicum, giustizia, ecc.), con il governo sempre in difficoltà, ce n’è uno che sta per chiudersi: quello relativo alle Forze dell’Ordine.

Dopo l’annuncio del blocco degli stipendi dei poliziotti da parte dell’esecutivo e la successiva mobilitazione (con minaccia di sciopero) dei sindacati del comparto difesa e sicurezza pare vicina la soluzione di una vertenza ad alto rischio, con un braccio di ferro che va al di là dei confini dei diretti interessati per investire tutto il comparto della Pa e l’intero Paese.

Tutto è bene quel che finisce bene? Non proprio, perché il passo indietro (se confermato) di Renzi la dice lunga sul suo modo di concepire i rapporti fra potere e parti sociali e quindi, sul suo modo di governare.

In effetti, se la soluzione si è trovata abbastanza facilmente perché la chiusura iniziale con la nota arrogante sicumera del premier per mettere tutti “in riga”?

“Non si capisce – dice Potito Salatto dei Popolari per l’Italia – perchè Renzi abbia tenuto inizialmente una linea negativa per poi doversela rimangiare creando solo sgomento e preoccupazione tra servitori dello Stato che meritano invece la massima attenzione da parte delle istituzioni. E’ questo il nuovo modo di governare del premier?”.

Incalza Gianna Fracassi, segretaria confederale dela Cgil: "La possibile conclusione della vertenza sullo sblocco degli stipendi dei comparti Sicurezza, Difesa e Soccorso pubblico è una notizia positiva. Adesso attendiamo una rapida soluzione per tutto il resto del pubblico impiego, a partire dal recupero delle risorse per i rinnovi contrattuali bloccati oramai da quattro anni". Così Gianna Fracassi, segretaria confederale della Cgil, in merito all'esito della riunione tenutasi questa mattina a Palazzo Chigi tra il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Lotti e i ministri Alfano, Padoan e Pinotti, d'intesa con il ministro Orlando. "La Cgil e le sue categorie - conclude Fracassi - sono in campo per ottenere l'apertura del confronto negoziale sia sul versante economico che normativo".

Ma, al di là di ciò che dice la Cgil, ovvio che, passata la festa gabbato lo santo, con una pezza messa dal governo sulla vertenza poliziotti per non accendere una miccia esplosiva e buonanotte ai suonatori: i milioni di lavoratori della Pa resteranno a bocca asciutta e ai sindacati non resterà che ricorrere al solo strumento a disposizione, quello dello sciopero.

Sciopero che paralizzerà il Paese – quindi sciopero generale – dato per certo se il governo non sbloccherà le vere riforme economiche e procederà con il colpo di spugna sull’art. 18 e zone limitrofe. Fine della concertazione o fine della pace sociale in Italia?

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