La domanda da porsi, dopo la rottura fra Veltroni e Di Pietro, è se finalmente l’opposizione parlamentare di “sinistra” ha toccato o no il fondo.
In sei mesi il segretario del Pd ha fatto terra bruciata di tutti gli alleati. Adesso il Partito democratico è davvero un fuscello nel bel mezzo di un deserto.
Una situazione anomala e paradossale mai accaduta prima nella storia della sinistra. Nemmeno nei momenti più acuti della frattura che nel 1921 portò alla spaccatura del Psi e alla nascita del Partito dei comunisti italiani. Sempre, prima con Gramsci e poi con Togliatti della svolta di Salerno e del “partito nuovo”, su su fino al Compromesso storico di Berlinguer, al centro della strategia ruotava il tema delle “alleanze”.
Così il Pci diventò partito di lotta e di governo ed esercitò per molti decenni un ruolo fondamentale.
La manifestazione del 25 ottobre, al di là del fatto organizzativo (cioè se al Circo massimo ci sarà o no un milione di persone), sancirà il fallimento politico di una strategia bocciata dal voto dell’aprile scorso e via via resa sempre più debole e inutile.
Il problema non è, come si rinfacciano l’un l’altro Veltroni e Di Pietro, che il Pd senza l’Idv non va da nessuna parte e viceversa. Così, nessuno dei due partiti è forza di “governo” e, a meno di una svolta totale, mai lo sarà.
L’ex Pm si crogiola nel considerarsi il nuovo capo dell’opposizione, convinto che l’antiberlusconismo “tout-court” produca consensi e voti. Tonino ha oramai raschiato il barile del “suo” elettorato e difficilmente potrà continuare ad erodere voti a destra e a sinistra.
Inoltre, passata la sbornia, i colonnelli di Di Pietro fanno due conti e capiscono che si sono messi nel mezzo, nudi e crudi, e che stando né di qua e né di là, addio ai sogni di gloria e alle … poltrone!
Il primo esempio della nuova situazione arriverà in queste ore, con la “bruciatura” della candidatura di Orlando alla Rai. Di Pietro griderà ancora più forte e sempre più contro tutti: ma sta per iniziare la discesa.
Veltroni è già nella terra di nessuno. E dopo il 25 ottobre avrà modo di pentirsi dei propri “peccati” politici.
Bramantino
21 ott 2008 - 12:26 - #1Ottima analisi della situazione, soprattutto per quanto riguarda i “colonnelli” di Di Pietro, costantemente in ombra.
unno
21 ott 2008 - 13:21 - #2Il vero fallimento della sinistra é il considerare ancora la piazza quale punto di riferimento
Ogni italiano moderato lo considera un chiaro indizio di come il lupo perda il pelo ma non il vizio
Solo nelle dittature si governa con le piazze, e in italia abbiamo avuto il nostro esempio
Gianca77
21 ott 2008 - 16:50 - #3si parla sempre di Di Pietro come se fosse un povero idiota che urlacchia le solite 4 caxxate a cui abboccano i soliti 4 pixrla mentre o, la politica è cosa da persone serie, in doppio petto che parlano per un’ora senza dire una beata…
Ci sono le allenaze, i giochi di potere, le strategie…
beh io preferisco un analfabeta impulsivo onesto che un sapientone che ogni giorno pensa a come mettermelo meglio nel xulo…
In quanto a raschiare elettorato…il fatto che la maggioranza degli italiani si sia espressa (e continui a farlo) in una certa direzione non significa che la pensi nel modo giusto, anzi, considerando che l’italia è sempre più un cesso è del tutto coerente con la maggioranza degli italiani
p.s.:analfabeta impulsivo onesto nn è un riferimento esplicito a Di Pietro
Casarik_90
21 ott 2008 - 17:26 - #4perchè per Di Pietro inizia la discesa? da cosa lo deduci?
Vercingetorige
21 ott 2008 - 23:22 - #5Del fatto che si sta isolando sempre di più, e il massimo che fa è urlare contro il berlusca, ormai è diventata la sua ossessione, senza variazioni di tema, sempre e solo berlusca, se questa è la sua politica farà la fine dei comunisti, visto che era il loro principio l’antiberlusconesimo.
Gianca77
22 ott 2008 - 10:11 - #6forse perchè l’esistenza del berlusca nella politica italiana (diciamo pure al mondo…) è il problema numero 1..??