Hong Kong: molotov contro la casa dell'editore Jimmy Lai, sostenitore di Occupy Central

Ancora ignore le ragioni, ma si sospetta una vendetta.

A un mese di distanza dallo sgombero dell'ultimo presidio, si torna a parlare di Occupy Central, le proteste che per lungo tempo si sono tenute a Hong Kong in nome di una maggiore democrazia. Tra i tanti leader della protesta - in larga parte giovanissimi - ce n'era anche uno decisamente meno giovane: l'editore Jimmy Lai, fondatore della società Next Media, dalla cui carica di presidente, peraltro, si era dimesso per “passare più tempo con la famiglia e seguire i suoi interessi personali” poco tempo dopo l'arresto.

Oggi si torna a parlare di Lai perché la sua abitazione è stata colpita nella notte da bombe molotov lanciate da un gruppo di uomini mascherati. Le ragioni del gesto non sono ancora chiare, ma potrebbe essere una "vendetta" da parte di militanti pro-Pechino per il ruolo avuto nelle proteste di Occupy Central.

Occupy Central, sgomberato l'ultimo presidio

Giovedì 11 dicembre 2014 - A Hong Kong è iniziato lo sgombero dell'ultimo presidio di manifestanti e la situazione è calma. Secondo il deputato dell'opposizione Leung Kwork-Hung, tuttavia, il movimento non è fallito perché ha portato a Hong Kong "un nuovo livello di progresso politico".

La polizia carica gli studenti in piazza


Lunedì 1 dicembre 2014 - La polizia di Hong Kong ha caricato due volte i presidi studenteschi sulla Lung Wo road. Alle prime luci dell'alba, gli agenti avevano fatto irruzione per disperdere i manifestanti, che dallo scorso settembre chiedono elezioni trasparenti, ed erano riusciti a disperderli. Poco dopo, però, gli studenti avevano riconquistato le posizioni.

Gli scontri hanno causato il blocco temporaneo della zona intorno alla sede del governo centrale, circondata da un cordone di agenti. Le due cariche sono arrivate poche ore dopo che i dirigenti del movimento di protesta avevano fatto appello a una nuova massiccia mobilitazione. "Noi non siamo armati, ma la polizia ha usato armi contro di noi. Molti sono rimasti feriti. Anche se stiamo soffrendo, non vogliono smettere con le loro azioni violente" ha detto uno studente.

Sgomberi e tafferugli a Mong Kok


Martedì 25 novembre 2014 - Alcuni tafferugli fra manifestanti e autorità hanno portato allo sgombero dei sit in pro-democrazia nel vivace quartiere di Mong Kok. Diversi manifestanti sono stati portati via dalla polizia. Sono state smantellate barricate e le tende montate dai manifestanti in Argyle Street.
Anche se cancellate questo luogo la nostra volontà di lottare per un vero suffragio universale non è cambiata e ispirerà le persone a pensare ad altri modi per continuare questo movimento,

ha detto Ken Chu, uno dei manifestanti.

Mercoledì 19 novembre 2014 - Nuova ondata di scontri a Hong Kong, dove i manifestanti continuano ormai da settimane a tentare di far sentire la propria voce. Nella notte la situazione è degenerata quando un piccolo gruppo di manifestanti ha provato a fare irruzione nell’edificio del Consiglio Legislativo sfondando la porta utilizzando le barricate metalliche.

Poche ore prima, ne danno conto i tanti partecipanti alle proteste che si affidano a Twitter per fornire informazioni in tempo reale, le forze dell’ordine avevano smantellato le barricate in una porzione dell’area occupata dai manifestanti ormai dal 28 settembre scorso.

Quattro persone sono state arrestate, mentre tre poliziotti, stando a quanto riferisce la stampa locale, sono rimasti lievemente feriti. La seduta parlamentare in programma per la giornata di oggi è stata rinviata, così come sono state sospese tutte le visite nella struttura.

Hong Kong, la polizia reagisce: decine di feriti tra i manifestanti


Domenica 19 ottobre 2014, ore 11:24 - Decine di agenti in tenuta antisommossa hanno caricato nella notte un gruppo di manifestanti a Mongkok, uno dei 3 siti occupati dalla protesta che va avanti da tre settimane nell'ex colonia britannica. Il bilancio è di almeno una ventina di feriti tra i pacifici manifestanti: alcuni manifestanti sono stati evacuati in barella, altri sono stati trattati per ferite alla testa, fratture e contusioni.

È la risposta delle autorità di Pechino alle pacifiche dimostrazioni di piazza che dai primi di ottobre fanno di Hong Kong un palcoscenico internazionale di democrazia.

Ore 15:50 - Primi segni di dialogo a Hong Kong. Dopo tre settimane di proteste, Carrie Lam, attuale capo segretario per l’amministrazione del governo di Hong Kong, ha annunciato oggi che il prossimo martedì incontrerà 5 rappresentanti del movimento studentesco che sta bloccando i quartieri centrali della città per provare a dialogare con loro e trovare un punto di incontro.

Sabato 18 ottobre 2014 - Riprendono le mai davvero sopite proteste ad Hong Kong, poche ore dopo lo sgombero da parte delle autorità locali e la nuova ondata di arresti di ieri sera, quando 26 manifestanti sono stati condotti in carcere con l’accusa di aggressione e altri reati minori.

I giovani, fonti locali parlano di almeno 9 mila persone, sono tornati a occupare le strade del distretto cittadino di Mong Kok, mentre si temono nuovi raid da parte dei militari che ormai da settimana tentano invano di mettere fine al movimento di protesta.

Mercoledì 15 ottobre - I giovani che protestano nelle strade di Hong Kong sono tornati in possesso delle strade, sgomberate con la violenza dalla polizia. Decine le persone picchiate dalle forze dell’ordine che ha ordinato 45 arresti.

Ma gli scontri non sono stati solamente fra gli attivisti e la polizia: nel quartiere di Mong Kok, in mano alla malavita, i tafferugli hanno coinvolto la popolazione locale, esasperata dai blocchi. Nelle ultime tre settimane, da quando sono iniziati gli scontri di piazza, gli affari sono colati a picco, con un – 70% di incassi per gli esercenti. E così la malavita – che guadagna con il pizzo degli esercenti – si è infiltrata nel movimento anti-Occupy, per cercare di ristabilire l’ordine.

Lunedì 13 ottobre - Ad Admiralty, il quartiere dei ministeri a Hong Kong, la polizia ha rimosso le barricate che in manifestanti pro democrazia hanno eretto da oltre due settimane. Gli agenti hanno colto ddi sorpresa i giovani e hanno agito senza usare la tenuta antisommossa. Anche nel quartiere di Mongkok è avvenuta la stessa cosa e la polizia ha spiegato che il motivo è stato quello di consentire un traffico regolare in quelle zone.

Ieri Leung Chun-ying, il capo del governo di Hong Kong, aveva respinto per l'ennesima volta la richiesta di dimissioni e aveva ribadito che il movimento di protesta non ha alcuna possibilità di raggiungere i suoi obiettivi.

10mila in piazza, sale la tensione


Venerdì 10 ottobre - La tensione a Hong Kong torna a salire: dopo lo stop ai negoziati decretato dal governo diecimila persone sono scese in piazza nella zona di Admiralty, dando seguito all'appello alla mobilitazione chiamato dai leader. Altre 3mila persone si trovano invece nell'area di Tamar, dove si trovano gli uffici del governo.

Giovedì 9 ottobre - I movimenti di protesta degli studenti di Hong Kong hanno indetto per venerdì una nuova manifestazione e minacciano nuovi blocchi se non riprenderà il dialogo con il governo. Alcune strade di Hong Kong restano chiuse. Intanto il gruppo parlamentare pro-democratico del consiglio legislativo di Hong Kong sta preparando la richiesta di impeachment per il capo dell'esecutivo, Chun-ying Leung e annuncia nuove misure per costringere il governo a modificare i termini delle candidature alla elezioni del 2017, tra le quali il blocco di tutti i finanziamenti richiesti dal governo che il parlamento deve varare.

Il lento ritorno alla normalità


Lunedì 6 ottobre 2014 - Questa mattina a Hong Kong sono ripartite le consuete attività: le scuole hanno riaperto e c'è solito intenso traffico. I manifestanti sono stati parzialmente smobilitati, ma un gruppo bocca ancora le entrate delle sedi di governo. Il governatore Leng ha ribadito che la polizia è determinata a riportare l'ordine entro oggi, giorno di ripresa del lavoro.

Gli studenti allentano il presidio

Domenica 5 ottobre 2014 Ore 15:00 Passo indietro "democratico" degli studenti di Hong Kong. I manifestanti hanno deciso di permettere agli impiegati governativi di raggiungere i loro uffici domattina.

 

La manifestazione però è tutt'altro che sciolta. L'assembramento davanti alla sede del governo sta crescendo: gli uffici governativi saranno accessibili, ma le strade resteranno occupate.

Anche il presidio di Mong Kok, dato per sospeso, è ancora attivo e molto partecipato.


 

Ore 13:00 Joshua Wong uno dei leader della protesta studentesca, ha confermato che le manifestazioni non cesseranno. Gli studenti si sentono delusi dalla scarsa inizia tiva del governo dell'ex città-stato, colpevole secondo loro, di non aver condannato le violenze esercitate nei giorni scorsi dai gruppi filogovernativi.

La battaglia dei giovani di Hong Kong è una rivendicazione radicale dello stato di diritto, fatto traballare dalle ingerenze del governo centrale cinese sulle candidature per le elezioni regionali.

5 ottobre, ore 09:30 - "Ci aspettiamo il peggio". Sembra sia questa la preoccupazione che serpeggiava fino a qualche ora fa tra i manifestanti di Occupy Central ad Hong Kong; sempre questa mattina un uomo è salito sul traliccio di un ponte minacciando di gettarsi di sotto se non gli fosse stata data attenzione: immediatamente gli è stato recapitato un megafono e l'uomo ha potuto spiegare come la manifestazione di Occupy central stia paralizzando la sua attività di commerciante, invocando i manifestanti a ritirarsi: un fatto che in molti hanno bollato come "strategia del governo" per fare pressioni sulla piazza.

L'uomo, è stato poi scoperto, si chiama Tony Leung Sui Hung e di professione fa lo stuntman.

Sospetti e dietrologie a parte, la tensione resta altissima: la polizia avrebbe di nuovo usato manganelli e spray al pepe contro i dimostranti a Mong Kok, quartiere commerciale della città: secondo alcuni testimoni citati dalle agenzie stampa gli studenti avrebbero circondato gli agenti gridandogli e ribadendogli le accuse di collusione con la mafia cinese, già respinte dalle autorità.

I leader della protesta hanno inoltre detto di voler riprendere il dialogo a condizione che la polizia si ritiri, ma il governatore Leung (del quale si chiedono le dimissioni) ha avvertito ieri che il governo è determinato a riportare l'ordine sociale entro domani.

Occupy Central, Hong Kong: l'ultimatum del governo


Sabato 4 ottobre 2014

Ore 17:00 Arriva l'ultimatum del governo di Hong Kong agli studenti di Occupy Central: Via entro lunedì dagli uffici governativi e dalle scuole o la situazione "molto probabilmente sfuggirà di mano". Sono le parole del governatore di Hong Kong, CY Leung nel settimo giorno consecutivo di manifestazioni.

Mentre in mattinata ci sono stati nuovi scontri tra gli studenti e i manifestanti filo-cinesi, con arresti e feriti, il governatore Leung è apparso in televisione e ha avvertito che "la cosa più urgente è che gli uffici governativi vengano riaperti lunedì per dare modo di lavorare normalmente e servire i cittadini, e le strade di Central, Western e Wan Chai non siano più bloccate per la riapertura di tutte le scuole lunedì prossimo"

Annullato l'incontro studenti-governo


Venerdì 3 ottobre 2014

Ore 18:31 - Nuova inversione di marcia: non ci saranno più gli incontri tra gli studenti di Hong Kong e il governo. Ad annunciarlo sono gli stessi studenti, che spiegano: "Non abbiamo altra scelta se non quella di annullare gli incontri, dato che la polizia ha chiuso gli occhi sugli attacchi da parte di delinquenti prezzolati ai manifestanti condotti oggi". Di che si tratta? A partire dalla mattinata di oggi gli studenti sono stati attaccati da cortei filo-governativi, questi hanno spostato le transenne piazzate nell’area nei giorni scorsi dagli studenti e hanno rimosso le tende oltre a lanciare bottiglie contro studenti e polizia.

Venerdì 3 ottobre - Compromesso in extremis tra il movimento di Occupy Central e il governatore di Hong Kong Leung Chun-Ying, che ha rifiutato di dimettersi - come invece richiedevano i manifestanti - ma che ha accettato di incontrare una delegazione di manifestanti, come veniva peraltro richiesto fin dall'inizio. Per la precisione, sarà il segretario generale del governo di Hong Kong, Carrie Lam, a incontrare la delegazione.

Ultimatum dei manifestanti al governo


Giovedì 2 ottobre 2014

Ore 18:28 - È scaduto l'ultimatum dato dai manifestanti di Honk Kong al governo, ma la situazione resta tesissima: Leung Chun-Ying ha infatti rifiutato di soddisfare le richieste degli studenti, che avevano chiesto la sua uscita dal potere entro le 18 (ora italiana) di oggi. Leung ha avvertito i manifestanti che per via delle proteste subiranno "gravi conseguenze", intimando anche di lasciar perdere l'eventuale occupazione degli edifici governativi, annunciata in precedenza dai capi della protesta.

Nel frattempo Pechino sembra voglia stringere i cordoni e chiudere al più presto questa Tienanmen2.0: se le forze di Polizia schierate ad Honk Kong fino a questo momento non hanno mostrato i muscoli, Pechino starebbe mobilitando forze armate, in arrivo ad Honk Kong.

Giovedì 2 ottobre 2014 - Mancano poche ore alla scadenza dell’ultimatum lanciato ieri dai manifestanti di Hong Kong e il Governo non sembra preoccuparsene. Da Pechino è infatti arrivata l’ennesima condanna alla protesta di questi giorni, definita “caos” senza troppi giri di parole, e il pieno supporto a CY Leung, elogiando le sue performance.

Incontro tra John Kerry e Wang Yi


Mercoledì 1 ottobre 2014

Ore 21:10 - Gli occhi di tutto il Mondo occidentale e non solo solo puntati in queste ore sulla Cina e sulle proteste di Hong Kong, proteste che stanno puntano l’attenzione sui tanti passi che il Paese deve ancora compiere sul fronte della democrazia. La Cina, però, sta rispondendo con un sonoro “fatevi i fatti vostri”. Oggi, nel corso di un incontro con segretario di Stato USA John Kerry, il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, ha precisato che quello che sta accadendo a Hong Kong in questi giorni riguarda “gli affari interni della Cina”. Chiaro.

Ore 19:20 - Dopo giorni e giorni di proteste che non hanno portato a nulla, gli studenti e i manifestanti scesi in piazza ad Hong Kong alzano l’asticella della proteste e lanciano un ultimatum a CY Leung, il capo del governo locale di Hong Kong, chiedendo le sue dimissioni.

Se CY Leung non si farà da parte entro domani, i manifestanti cominceranno a occupare gli edifici governativi. L’ultimatum è stato lanciato oggi: 24 ore di tempo o le proteste si inaspriranno.

HONG KONG-CHINA-POLITICS-DEMOCRACY

Aggiornamento 1 ottobre, ore 10.52 - Non si fermano le proteste dei giovani cinesi di Hong Kong, che oggi hanno contestato il capo del Governo alla festa Nazionale.

La cerimonia dell'alzabandiera a Hong Kong è stata infatti "disturbata", dicono le autorità cinesi, dai contestatori, che hanno ripetuto con gesti e slogan la loro richiesta di dimissioni al capo del governo locale Chun-ying Leung. Alcuni giovani sono riusciti a superare il servizio di sicurezza e hanno contestato apertamente Leung, che ha preso parte alla cerimonia, prima di essere allontanati.

Continuano le proteste a Hong Kong


Domenica 28 settembre 2014

18:40 - i manifestanti in piazza si adattano come possono in vista di possibili - e molto probabili - nuovi interventi delle forze dell’ordine. Il commissario di polizia Andy Tsang Wai-hung ha preferito non commentare quanto accaduto poche ore fa, né anticipare quando le autorità riprenderanno a sgomberare l’area, ma si è limitato a precisare che

Utilizzeremo la forza solo se necessario.


 

Ore 16:50 - È sera ad Hong Kong, sono quasi le 23:00, è la situazione nel distretto cittadino teatro delle proteste degli ultimi giorni è ancora molto caotica, con le forze dell’ordine che tentano in ogni modo di bloccare e disperdere i manifestanti e questi ultimi che provano a resistere. Il Governo di Pechino ha già fatto sapere che le elezioni procederanno come da programma e che queste “proteste illegali” serviranno a ben poco.

Le richieste sono state ascoltate e sono state ignorate. Ora si procederà con le azioni contro chi protesta illegalmente.

Intanto il 17enne Joshua Wong, leader degli studenti in rivolta, è stato rilasciato dopo quasi 48 ore di detenzione.

Ore 13:15 - La condanna del governo di Pechino alle “manifestazioni illegali” è arrivata, anche se le ultime azioni avevano già fatto capire tutto. Le forze dell’ordine sono entrate in azione con gas lacrimogeni per disperdere i manifestanti che ormai da ore stanno protestando nei pressi della sede del Governo di Hong Kong. Chi prova a costruire barricate viene bloccato con lo spray al peperoncino, in dotazione degli agenti.

Domenica 28 settembre 2014 - L’ondata di arresti di ieri non ha impedito ai manifestati pro-democrazia a interrompere la protesta, che ora ha ancora un nome ufficiale, Occupy Central, in riferimento al Central District, il distretto finanziario di Hong Kong in cui si trovano la sede del Governo e di decine di multinazionali.

Nella notte i manifestanti, coordinati dal leader Benny Tai, hanno anche diffuso le loro richieste: ripristino della consultazione pubblica sulle riforme democratiche e la rimozione di tutti i paletti alla libertà di scelta del prossimo leader di Hong Kong, la cui elezione è in programma nel 2017.

Al momento le candidature per quelle elezioni, che saranno le prime a suffragio universale, devono essere approvate da una commissione elettorale nominata dal governo centrale di Pechino. Da qui l’avvio delle proteste.

CY Leung, Capo dell'Esecutivo di Hong Kong dal 1 luglio 2012, secondo Occupy Central non avrebbe fatto nulla per promuovere una riforma politica e ora che il tempo sta per scadere, i manifestanti vogliono far sentire la propria voce. Il leader Benny Tai non ha usato mezzi termini:

Se CY Leung non risponderà, faremo inasprire le nostre proteste.

Arrestati i leader della rivolta


Sabato 27 ottobre 2014

La mobilitazione degli studenti di Hong Kong che da una settimana protestano per chiedere "vera democrazia" si è trasformata oggi in una vera e propria manifestazione: migliaia di persone - e non più solo studenti - sono scesi in piazza per sostenere le rivendicazioni dei ragazzi delle università e dei licei. E questa volta la polizia ha deciso di intervenire, dopo che un gruppo di giovani ha provato a entrare nel quartier generale del governo: da tre giorni le loro richieste di incontrare il capo del governo locale C.Y.Leung erano respinte.

74 arresti e tafferugli andati in scena principalmente la notte scorsa. Tra le persone fermate c'è anche Joshua Wong, 17enne fondatore del movimento "Scholarism" e leader delle proteste. Ancora non si sa quali siano le accuse con cui il ragazzo viene trattenuto, ma già si sa - stando ad alcune indiscrezioni - che la cauzione gli sarebbe stata negata. Anche la politica, o parte di essa, ha deciso di battere un colpo in favore dei manifestanti: i leader del Partito Democratico, del Partito Laburista e del Partito Civico si sono espressi a favore degli arrestati chiedendo che tutti vengano immediatamente rilasciati.

Partiti che hanno anche i loro legittimi interessi, visto che alla base delle manifestazioni c'è la decisione del governo centrale di Pechino di limitare a due o tre i candidati alle elezioni che nel 2017 decideranno il nuovo governatore di Hong Kong. Candidati che saranno inevitabilmente di comodo, dal momento che dovranno essere approvati da una commissione elettorale nominata da Pechino. Questa è la ragione dietro agli scontri, di una gravità senza precedenti nella ex colonia britannica.

Nel 1997, quando la Gran Bretagna restituì Hong Kong alla Cina, venne inserito nella Basic Law (che è la costituzione dell'isola) un articolo in cui si parlava dell'instaurazione di una piena democrazia. Lo stesso Den Xiaoping, che seguì le trattative con la premier inglese Margaret Thatcher, parlò di "un paese, due sistemi", sottolineando così come le cose sarebbero funzionate diversamente rispetto al resto della Cina. Dittatura da una parte, sistema partitocratico dall'altro; un modo anche per provare un riavvicinamento con Taiwan. Gli studenti, adesso, chiedono che quelle promesse vengano rispettate.

Hong Kong Students Stage Rally For Democracy

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