
Sia i governi guidati da Romano Prodi che quelli retti da Silvio Berlusconi si sono mossi lungo lo stesso binario, che porta direttamente allo smantellamento del sistema universitario italiano concepito come istituto formativo pubblico, libero e aperto. Almeno questo è quello che sostiene il Coordinamento dei Collettivi universitari, galassia di movimenti, gruppi e associazioni distribuiti per la Penisola che si colloca generalmente un po’ più a sinistra dell’arco costituzionale.
Secondo loro la riforma lanciata dal decreto 112 porterà: riduzione del Fondo di Finanziamento Ordinario del 20% entro i prossimi cinque anni: 1,5 miliardi di euro in meno alle università italiane; tagli al personale docente e amministrativo di circa il 50% in cinque anni; possibilità per le università italiane di diventare fondazioni private.
I Senati Accademici di molte università italiane prevedono entro i prossimi cinque anni di dover triplicare le tasse universitarie, non riuscendo altrimenti nemmeno a coprire gli stipendi del personale. Una politica così rigida sul turnover dei lavoratori impedirà la stabilizzazione dei precari e renderà ancora più difficile ai giovani laureati intraprendere la carriera accademica. Inoltre l’inserimento dei privati nelle amministrazioni universitarie farà sì che a guidare l’istruzione sia il profitto dei singoli e non la libera ricerca di base e la qualità del sapere. Questo decreto legge è l’ultimo attacco di un processo iniziato più di dieci anni fa e portato avanti con continuità dai governi di centrodestra e da quelli di centrosinistra.
Stef500f
23 ott 2008 - 20:47 - #1Che bella prospettiva attende le università.meno male che la “riforma” non le toccava le università..