Alfano e le nozze omosessuali: via il prefetto!

Il ministro Alfano invia una circolare ai prefetti d'Italia "per chiedere la cancellazione delle trascrizioni dei matrimoni tra persone dello stesso sesso fatti all'estero": ma nell'Italia federalista, a cosa serve il prefetto?

Oggi commenti e notizie si concentrano in buona parte sulle dichiarazioni del ministro Angelino Alfano, rilasciate a RTL102.5 questa mattina: tornando su un tema a lui molto caro, le nozze omosessuali, sul quale si è più volte espresso e il cui parere è piuttosto noto, Alfano ha dichiarato:

"Questa mattina firmerò una circolare che invierò ai prefetti per chiedere la cancellazione delle trascrizioni dei matrimoni tra persone dello stesso sesso fatti all'estero. Queste trascrizioni fatte da alcuni sindaci non sono conformi alle leggi italiane."

Parole, quelle di Alfano, che hanno scatenato polemiche e dibattiti un po' ovunque, dalla "bacheca del mondo" internet ai corridoi dei palazzi istituzionali (fino al Comune di Bologna).

Polemiche sterili perchè Alfano su questo ha tecnicamente ragione, non facendo altro che chiedere l'applicazione della legge: sarebbe come chiedere ad un magistrato di non aprire un fascicolo qualora fosse a conoscenza di gravi notizie di reato. Se poi il tema, le unioni civili omosessuali, è anche particolarmente sgradito al ministro, il lavoro è ancora più facile.

Vero, ci sarebbe potuta essere l'alternativa della "disobbedienza civile" ma il ministro Alfano non è di cultura libertaria, anzi: con questa mossa dimostra di essere uomo di apparato, un vero ministro da prima Repubblica (ehm, scusate, seconda, anzi terza Repubblica). Per questo motivo vogliamo proporre una riflessione diversa dagli altri; se è vero infatti che il ministro Alfano non fa altro che chiedere l'applicazione della legge, la vera domanda da porsi è: che senso hanno prefetti e prefetture nel 2014 in un Paese, l'Italia, che da anni ha intrapreso un percorso verso una struttura federalista?

La risposta la troviamo in un articolo dal titolo "Via il Prefetto!" firmato da Junius, al secolo Luigi Einaudi (padre della Repubblica e secondo Presidente), e pubblicato il 17 Iuglio 1944 su "L'Italia e il secondo Risorgimento", supplemento alla Gazzetta ticinese

Einaudi spiega come nasce la figura del prefetto, nell'Italia napoleonica, descrivendone l'evoluzione nei decenni, fino al Risorgimento e al fascismo.

"Si credette di instaurare libertà e democrazia e si foggiò lo strumento della dittatura.

Democrazia e prefetto repugnano profondamente l'una all'altro."

spiega Einaudi. L'articolo è illuminante e se letto in un Italia dove coloro i quali si definiscono "riformatori" aboliscono le prefetture semplicemente diminuendone il numero, accentrando ulteriormente il potere pubblico nelle mani di pochi ampliandone l'influenza, da 105 a 40. Non un grande sforzo, diciamolo.

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