Bosnia Erzegovina, risultati elezioni: vincono i nazionalisti

Chiudiamo, con un'analisi dei risultati delle elezioni, il reportage dalla Bosnia di Simona Silvestri con foto di Sandro Capatti, per Blogo.it. Le altre parti del reportage: La biblioteca di Sarajevo - Dopo l'alluvione - Il primo campo internazionale della gioventù - I Plenum

Sarajevo, Bosnia. I cartelloni dei candidati alle elezioni (Foto di Sandro Capatti)

Bosnia Erzegovina, i risultati delle elezioni - Forte astensionismo e riconferma dei partiti nazionalistici sono i due dati principali che emergono dall’analisi della tornata elettorale di domenica 12 ottobre per il rinnovo delle cariche istituzionali della Bosnia Erzegovina e delle due entità che la compongono, la Federazione di Bosnia Erzegovina e la Republika Srpska (RS).

Colpisce la percentuale degli astenuti, attestata intorno al 46% contro il 54% dei votanti: sui circa 3,2 milioni di cittadini aventi diritto, soltanto 1 miline e 700mila sono infatti andati a votare. Un dato preoccupante, sintomo di una crescente e cronica sfiducia di una larga fetta di popolazione verso una classe politica altamente corrotta e rea di aver portato il Paese in uno stato di profonda crisi economica e istituzionale.

Vincono le forze conservatrici e nazionaliste, a cominciare dall'SDA, il Partito d’Azione Democratica guidato da Bakir Izetbegović che viene riconfermato come rappresentante della componente bosgnacca della presidenza tripartita della Federazione di BiH. Il premier uscente, figlio dell’indimenticato primo presidente dell’entità Alija Izetbegovic, ha ottenuto il 33% delle preferenze battendo il tycoon Fahrudin Radončić (SBB), il Berlusconi dei Balcani, che si ferma al 26%. A seguire Emir Suljagić alla guida del Demokratska Fronta, da molti considerato l’unica vera novità interessante di questa tornata elettorale: l’ex giornalista, tra i pochi bosniaco-musulmani sopravvissuti al genocidio di Srebrenica, si ferma al 12,7%.

Il membro croato della presidenza tripartita sarà invece il nazionalista Dragan Čović, leader dell'Hdz, il quale si afferma su Martin Raguž dell'Hdz 1990. Un ritorno al passato per il politico, già membro della Presidenza dal 2002 al 2005 quando fu destituito da Paddy Ashdown, l'Alto rappresentante della Comunità internazionale in Bosnia Erzegovina, perché accusato di corruzione.

Se la parte bosgnacca e croata non hanno regalato sorprese, qualche novità c’è stata invece per la componente serba dove Mladen Ivanic, ex premier della RS nonchè ministro degli esteri bosniaco, alla testa di una coalizione guidata dai nazionalisti del Partito democratico serbo (Sds), ha sconfitto Zeljka Cvijanovic, attuale premier della RS e candidato dell'Snsd di Dodik. Il testa a testa tra i due è serrato e lo scarto che li distanzia minimo, il 48,36% delle preferenze di Ivanic contro il 48,09% di Cvijanovic, poco più di un migliaio di voti. Anche quando il dato era ancora preliminare, infiammavano già le polemiche, a cominciare dalle accuse dello stesso Dodik nei confronti di Ivanic, reo di aver vinto grazie al sostegno dei musulmani e della comunità internazionale.

A livello di forze politiche, lo SDA si conferma primo partito sia nel Parlamento dell’entità che in quello della Federazione di BiH.

Niente di nuovo anche in Republika Srpska, dove le elezioni minacciavano di trasformarsi in un referendum pro o contro il presidentissimo Dodik dell’SNSD (Lega dei socialdemocratici indipendenti). L’uomo di Putin è stato riconfermato alla guida dell’entità, seppur con un vantaggio di solo circa 11 mila preferenze sullo sfidante più pericoloso, Ognjen Tadić dell’SDS (Alleanza per il cambiamento), l’ex partito alleato di Dodik.

Il leader della SNSD, nazionalista convinto e strenuo sostenitore della secessione da Sarajevo, conserva dunque la guida dell’entità a maggioranza serba, e il suo partito si riconferma come la prima forza politica nel Parlamento della RS.

Emerge dunque una significativa riconferma della vecchia elite politica, a oggi incapace di offrire quel cambiamento di cui la Bosnia avrebbe bisogno per uscire dalla grave crisi che sta vivendo. Una riconferma che avviene anche per l’incapacità di proporre un’alternativa credibile e unitaria, come forse ci si sarebbe aspettato dopo i movimenti di piazza dello scorso febbraio e la nascita dei Plenum, le assemblee di cittadini sorte in tutta la Bosnia come laboratori di democrazia dal basso. Né quella che da molti era stata etichettata, fin troppo frettolosamente, come la Primavera Bosniaca, né il sempre più crescente malcontento contro una classe politica corrotta e incapace di costruire una seria progettualità di sviluppo per il Paese, sono stati capaci di incanalarsi in un nuovo soggetto politico capace di proporre idee nuove e concrete per il cambiamento.

Mentre il debito pubblico e la disoccupazione crescono, resta da capire cosa succederà nel futuro immediato e quali possano essere le concrete possibilità di cambiamento. Possibilità che oggi appaiono piuttosto limitate, bloccate in parte dall’assetto istituzionale del Paese stabilito dagli accordi di Dayton, in parte e soprattutto dall’immobilismo di una classe politica più attenta a mantenere le posizioni di potere acquisite che a risolvere i problemi del Paese.

Bosnia-Erzegovina, la tornata elettorale

Aggiornamento ore 19:30

- Confermato il successo elettorale di Bakir Izetbegovic e Dragan Covic, ancora testa a testa tra Zeljka Cvijanovic e Mladen Ivanic per la componente serba della presidenza tripartita.

Lunedì 13 ottobre 2014 - Con il 76,52% delle schede scrutinate in testa nella Federazione Bh, che è a maggioranza croato musulmana, c'è Bakir Izetbegovic del Partito di azione democratica (Sda) attualmente membro musulmano della Presidenza, con 194.455 voti, davanti a Fahrudin Radoncic, magnate dell'editoria che di voti ne ha avuti 154.469 .

Dragan Covic dell'Hdz è in testa per quanto concerne l'elezione del membro croato della presidenza: ha per ora 88.994 preferenze davanti a Martin Raguz dell'Hdz 1990, che ne ha 67.948.
Nella Republika Srpska a maggioranza serba dopo lo spoglio del 52,03% delle schede in testa c'è la premier Zeljka Cvijanovic dell'Snsd che ha ottenuto 154.656 voti, ma il candidato dell'opposizione Mladen Ivanic è vicinissimo con 153.446 consenti.

Per quanto riguarda l'affluenza alle urne, secondo la Commissione elettorale è stata del 54,14%, in percentuale minore rispetto alle elezioni del 2010, ma in termini assoluti maggiore di 15mila unità.

Domenica 12 ottobre 2014, ore 7.00: oggi gli elettori della Bosnia Erzegovina sono chiamati alle urne. Si tratta della settima tornata elettorale dalla fine della guerra. Il paese non ha realizzato le riforme richieste dall'Unione Europea, nemmeno quelle della sentenza “Sejdić-Finci”. Cosa che potrebbe addirittura portare al mancato riconoscimento del risultato delle elezioni da parte del Consiglio europeo (e cosa che tiene la Bosnia Erzegovina irrimediabilmente fuori dall'Unione).

(aggiornamenti a cura della redazione di Blogo)

Bosnia Erzegovina: prima delle elezioni

Le strade di Sarajevo traboccano di manifesti elettorali, volti e immagini formato 6x3 che cercano di rassicurare una popolazione allo stremo, fiaccata da una crisi economica senza pari e da una sfiducia ormai cronica rispetto a una politica corrotta a tutti i livelli amministrativi.

Domenica 12 ottobre i bosniaci saranno chiamati a dare il loro voto in quella che rappresenta la sesta tornata elettorale dalla fine della guerra. Una giornata in cui i circa 3,2 milioni di elettori dovranno scegliere le principali cariche delle due entità che compongono il Paese secondo quella struttura stabilita dagli accordi di pace di Dayton, la Federazione di Bosnia ed Erzegovina, a prevalenza musulmana e croata, e la Republika Srpska, a maggioranza serba, oltre al Distretto di Brčko [«conteso fra le due entità federate, è governato direttamente dall’amministrazione internazionale», Treccani. La mappa è da wikipedia].

Mappa Bosnia: la Repubblica Srpska e la Federazione di Bosnia e Erzegovina

Circa 1,2 milioni di cittadini della Republika Srpska eleggeranno il presidente che siederà a Banja Luka, i due vice presidenti e i componenti del nuovo Parlamento. Saranno invece 2 milioni i votanti chiamati a scegliere i futuri membri della presidenza tripartita della Federazione, un membro per ciascuna delle tre etnie costituenti (musulmana, croata e serba), la nuova Camera dei Rappresentanti e le assemblee dei Cantoni, le dieci entità locali dotate di un proprio parlamento e di un governo autonomo. Gli elettori del Distretto di Brčko, infine, potranno scegliere se esprimersi per l’entità serba o per quella croato-musulmana.

65 partiti, 24 candidati indipendenti e 24 coalizioni sono i numeri incredibili di una competizione che si preannuncia a fortissimo rischio astensionismo, così come accaduto nell’ultima tornata di elezioni locali, nel 2012, quando la percentuale dei votanti superava di poco il 44% degli aventi diritto.

Candidati alle elezioni - Tuzla, Busnia (foto di Sandro Capatti)

Bosnia - La presidenza tripartita della Federazione

Fahrudin Radoncic

Per la sola presidenza tripartita sono ben 10 i candidati bosgnacchi, 4 i croati e tre i serbi. Tanti i volti noti a cominciare da Fahrudin Radončić (l'immagine è tratta da wikipedia), leader della SBB, considerato il Berlusconi dei Balcani.

L’uomo d’affari, proprietario tra le altre cose del quotidiano Dvevni Avaz e della rete televisiva Alfa, è una delle figure più controverse della scena politica bosniaca e più volte è stato accusato di affari illeciti. Tra i favoriti anche Bakir Izetbegović, attuale membro bosgnacco della presidenza tripartita e figlio del primo presidente della Bosnia Erzegovina, Alija Izetbegović, candidato per il Partito d’azione democratica (SDA). Nel novero dei candidati spicca anche il nome di Emir Suljagić del partito Demokratska Fronta, ex giornalista, uno dei (pochi) bosniaco musulmani sopravvissuti al genocidio di Srebrenica. Fautore, in qualità di ministro dell'Educazione del Cantone di Sarajevo, di una proposta di legge affinché il voto di religione non facesse media nelle scuole del Cantone, fu duramente attaccato da un altro candidato, l’ex Gran Muftì Mustafa Ceric, fino a poco tempo fa principale autorità islamica bosniaca, al centro di numerose polemiche per le sue intransigenti posizioni di difesa della religione nell'ambito pubblico.

Bosnia - Le elezioni, Republika Srpska

Ancora più serrato il confronto in Republika Srpska (RS), dove le prossime elezioni si preannunciano una sorta di referendum sull'operato del presidentissimo Milorad Dodik, a capo all'SNSD. I problemi interni dell’entità sono pressanti: le casse dello stato sono vuote, la disoccupazione a livelli eccezionali, la corruzione è in aumento, la gente è sempre più povera e sempre più persone scelgono la strada dell’emigrazione. La fiducia nello stesso partito al potere è ormai ai minimi, tanto che nei mesi scorsi sono in scesi a protestare contro il governo persino quei veterani tradizionalmente grandi elettori del Premier. Dodik sta giocando la sua campagna elettorale sulla falsariga utilizzata finora di richiamo al nazionalismo serbo contro le minoranze bosniache e croate, ma le problematiche sono evidenti: alcuni sondaggi lo danno perdente rispetto a Ognjen Tadić dell’SDS (Alleanza per il cambiamento), ex partito alleato di Dodik.

Nel frattempo, un terzo soggetto si sta facendo strada nella competizione in Republika, ed è la coalizione Domovina (Patria), che rischia di rubare seggi ai due partiti di maggioranza. Formatasi pochi mesi fa per iniziativa dell'organizzazione “Prvi Mart” (Primo Marzo), la coalizione mira a far leva sui voti dei bosniaci della diaspora, esortandoli a registrarsi come cittadini della RS per poter esercitare qui il loro diritto di voto, così come successo per “Ja glasacu za Srebrenicu” ("Un voto per Srebrenica").

Nel 2012 quell’esperienza permise di eleggere un sindaco musulmano nel cuore del territorio dove si consumò il peggior genocidio dalla seconda guerra mondiale: l’obiettivo è di bissare quel successo riuscendo a ottenere una maggioranza consistente in Parlamento. Le difficoltà non mancano e, nonostante le esortazioni del Presidente della Commissione elettorale Stjepan Miksic a una campagna elettorale all'insegna dei toni moderati, senza incitamenti alla retorica nazionalista o all'odio rispetto alle altre etnie, sono numerosi gli abusi denunciati dagli attivisti che segnalano difficoltà e problemi nel rilascio dei documenti elettorali.

Del tutto assente dal dibattito politico pre-elettorale, invece, la questione delle discriminazioni e della sentenza “Sejdić-Finci”, che obbliga le istituzioni a una riforma della Costituzione che preveda la possibilità di essere eletti nelle principali cariche dello stato anche per i gruppi etnici non costituenti.

Un caso ribadito dall’ex candidata dell’SDP Azra Zornić, che ha fatto ricorso alle autorità per avere il diritto di candidarsi alla Camera dei Popoli semplicemente come “cittadina bosniaco-erzegovese”. Un elemento che grava sull’eventuale processo di entrata della Bosnia ed Erzegovina nell’Unione Europea, ma che fatica ad emergere dalla posizione marginale in cui è al momento relegato nel dibattito politico interno.

Intanto il Paese aspetta un cambiamento che tarda ad arrivare, nonostante le tante, troppe promesse scritte sui manifesti elettorali.

Sarajevo, cartelloni elettorali (Foto di Sandro Capatti)

Gli autori del reportage


    Simona Silvestri

    Simona Silvestri - Giornalista pubblicista, nomade per necessità, curiosa per natura. Laureata in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Perugia, ha collaborato con Articolo 21, La Sera di Parma, Piazza Grande e altre testate nel settore del turismo, della cultura e del sociale. Ama i viaggi e la Bosnia, paese con cui è stato amore a prima vista e dove sta lavorando da circa un anno insieme al fotografo Sandro Capatti a un progetto incentrato sui cambiamenti socio-economici e politici degli ultimi vent’anni. Un'analisi dei cambiamenti prodotti in seguito al crollo dell’ex Jugoslavia di Tito e dopo la sanguinosa guerra che ha sconvolto la Bosnia dal 1992 al 1995. Zaino in spalla, nell'ultimo anno ha percorso il paese in autobus, furgone, nave per raccontare le mille sfaccettature di una realtà vicinissima eppure ignorata. Tuzla, Sarajevo, Srebrenica, Mostar sono state solo alcune delle tappe di un viaggio attraverso le tante ferite ancora aperte, le aspettative per il futuro e le contraddizioni di una nazione in continuo cambiamento.

    Sandro Capatti

    Sandro Capatti – Fotografo professionista dal 1992, dopo aver frequentato la scuola di fotografia di Milano. Specializzato in fotogiornalismo, ha collaborato con varie testate giornalistiche italiane e straniere, tra cui “La Repubblica”, “Il Messaggero”, “L’Avvenire”, “Il Resto del Carlino”; e riviste specializzate come “Musica Jazz”, “Oggi”, “Novella 2000”, “Panorama”, “Famiglia Cristiana” e altre. Per cinque anni vive e lavora in Canada collaborando con varie agenzie e con “Il Corriere Canadese di Toronto”. Attualmente collabora con una testata locale di Parma, la città in cui vive, e con alcune agenzie di stampa nazionali che si occupano di fotogiornalismo.

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