Che cosa vuole lo Stato Islamico? L'obiettivo dell'Isis

Dalle minacce di arrivare fino a Roma, al pragmatismo petrolifero in Iraq. A cosa punta il califfato di al-Baghdadi?

Qual è in verità l'obiettivo dello Stato Islamico? A scatenare qualche timore anche in Europa sono state in primis le parole del leader dell'Isis al-Baghdadi, Califfo autoproclamato che ha minacciato di estendere il suo califfato fino a Roma e in Spagna. Se non bastasse, sul web circolano una marea di mappe che mostrano l'Isis estendersi in tutto il Medio Oriente, in parte dell'est Europa e in tutta l'Africa centro-settentrionale. Una mappa creata mettendo assieme - e ampliando notevolmente - quella che fu l'estensione del califfato omayyade nell'ottavo secolo d.C. e dell'impero ottomano.

Ma è questo che davvero vuole lo Stato Islamico? Ricreare un califfato islamista che ripercorra le tracce dell'espansione che si registrò più di mille anni fa, quando effettivamente arrivò fino in Spagna? Quando si parla di Isis è bene fare sempre molta attenzione alla differenza che corre tra i proclami (che servono a spaventare noi e a galvanizzare i sostenitori) e il modo in cui poi i miliziani dalla bandiera nera effettivamente agiscono. Certo, il modo in cui si muove al-Baghdadi è ben diverso da quello di bin Laden e di al Qaeda: anche in quel caso di parlava vagamente di califfato, ma le operazioni si limitavano poi al terrorismo e ai combattimenti contro le truppe statunitense, in particolare in Iraq, dove la guida di al Qaeda locale era affidato ad al-Zarqawi.

L'obiettivo dell'Isis - in parte già conquistato visto che nei territori sotto il suo controllo riscuote le tasse, promuove l'istruzione, ha dato vita a una burocrazia ecc. - è invece sicuramente quello di creare un vero e proprio stato che rompa i confini degli stati mediorientali decisi in primis da Francia e Inghilterra con gli accordi "segreti" di Sykes-Picot del 1916, con cui si spartirono il territorio dopo il collasso dell'impero ottomano. Ma quale sarebbe, realmente, l'estensione di questo stato nella mente di al-Baghdadi?

Difficile capire fino a dove vogliano arrivare, soprattutto oggi che con la conquista di Kobane lo Stato Islamico è arrivato fino alle porte della Turchia, rischiando di provocare l'intervento via terra di un Erdogan che fino a questo momento si è tenuto fuori dalla contesa. Guardando però quella che è l'effettiva estensione dello Stato Islamico oggi si capiscono alcune cose: prima di tutto il territorio sotto il controllo dello Stato Islamico è a macchia di leopardo ed è di dimensioni impressionanti soprattutto se si prendono in considerazione le aree desertiche (molto vaste) in cui non vive nessuno. La conquista più importante, senza ombra di dubbio, è quella di essere riuscito a valicare il confine tra Siria e Iraq, sia per una questione logistica (ci arriveremo tra poco), ma soprattutto per una questione simbolica.

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Ci sono però alcune cose che vanno prese in considerazione, per esempio: perché pur essendo arrivati fino alle porte di Baghdad hanno deciso di fermarsi lì? Secondo quanto scritto da Lucio Caracciolo nell'ultimo volume di Limes, semplicemente, lo Stato Islamico "non intende suicidarsi in un impossibile attacco frontale alla metropoli militarizzata". Se la presa di Baghdad è oggi una missione suicida, è evidente come non sia nemmeno possibile prendere in considerazione un'avanzata all'interno della Turchia o fino a Damasco. L'espansione dello Stato Islamico in zone molto più ampie di quelle conquistate fino a oggi (che sono comunque impressionanti soprattutto per la rapidità) potrà semmai avvenire grazie all'affiliazione all'Isis di molti dei ribelli che circolano tra Medio Oriente e Nord Africa, in primis Boko Haram in Nigeria e le milizie islamiste della Libia. Non uno stato vero e proprio, quindi, semmai una "bandiera ombrello".

Non va sottovalutato, quindi, il pragmatismo di al-Baghdadi, che nonostante possa godere di importanti armamenti, buona parte dei quali conquistati all'esercito iracheno allo sbando, non intende certo mandare tutto all'aria a causa di smanie di grandezza (almeno, fino a oggi non sembra esserne vittima). E questo si intuisce anche guardando quanto le conquiste dell'Isis abbiano sempre avuto particolare riguardo per le zone ricche di petrolio. A oggi l'Isis controlla sette giacimenti nord-iracheni, grazie ai quali produce circa 30mila barili al giorno (di cui ne vende la metà grazie al passaggio indisturbato tra Siria e Iraq e ai checkpoint "benevoli" degli stati confinanti) e che gli consente di avere un reddito che viene stimato in due milioni di dollari al giorno. Da una parte i proclami di conquista dell'Occidente, dall'altra l'attenzione inevitabile per la produzione del petrolio e l'attenzione a non infilarsi in teatri di guerra in cui rischierebbe eccessivamente. In attesa di capire che piega prenderà la guerra lanciata dall'Occidente, è difficile che le ambizioni di al-Baghdadi vadano molto oltre quanto visto fino a oggi.

ISIS-MAP

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