Il 'Partito della Nazione' di Renzi è già realtà

Il Partito della Nazione diventà realtà con l'approvazione dell'emendamento Esposito sull'Italicum

Matteo Renzi

Il progetto politico di Matteo Renzi è vivo e gode di ottima salute. Non parliamo del PD, ma del suo progetto personale che guarda oltre il suo stesso partito. Non bisogna lasciarsi distrarre e ingannare dalle divisioni interne che comunque - nei fatti - non danneggiano in alcun modo il Premier ed i suoi intenti. Gli oppositori interni rappresentano perlopiù un fastidioso diversivo nelle assemblee del PD, nella quali comunque non si discute e non si condivide nulla, ma al massimo si prende atto di un dissenso che risulterà poi insignificante nelle votazioni in aula.

L'ennesima prova l'abbiamo avuta oggi con l'approvazione al Senato dell'emendamento Esposito, alias 'Super-canguro', che ha modificato l'Italicum approvato dalla Camera dei Deputati lo scorso marzo, cancellando contestualmente tantissime proposte di modifica presentate anche dagli oppositori interni, ai quali comunque non erano state concesse chance di intervenire sul testo attraverso la diplomazia politica prima dell'arrivo al voto. L'importante è andare avanti come treni con il programma che è stato stabilito e se nel frattempo si perdono per strada un po' di zavorre questo non rappresenta poi un grande problema. Anzi.

Tanto, a conti fatti, Matteo Renzi non ha bisogno del suo partito per intero. Non ha bisogno di trovare un punto d'accordo con le anime interne che altrimenti lo rallenterebbero, perché a soccorrerlo ci sono sempre Forza Italia, i centristi (Ncd-Udc) e vari deputati e senatori che hanno sposato il suo progetto politico e di governo lasciando partiti che siedono tra i banchi dell'opposizione. È il 'Partito della Nazione', che fa comodo anche a Berlusconi per scaricare a sua volta quanti non sono più disposti a seguire pedissequamente le sue linee guida.

Oggi in un colpo solo Renzi si è "liberato" di una 30ina di Senatori non allineati e lo stesso ha fatto Berlusconi con 15 dei suoi che hanno scelto di votare contro il 'Super-canguro'. Questi esiti di voto non si tradurranno necessariamente in scissioni o allontanamenti - magari qualcuno tornerà anche ad allinearsi -, ma il risultato politico è chiaro: ora le minoranze interne sono state isolate nel loro dissenso. Le correnti non possono sopravvivere quando si ha difronte il "Partito della Nazione", talmente trasversale da non poter essere scalfito.

Sarà lo stesso partito che eleggerà il prossimo Presidente delle Repubblica. Probabilmente anche al quarto turno come ha annunciato Matteo Renzi nei giorni scorsi.

(Aggiornamento di Stefano Capasso)

Il Partito della Nazione: il progetto di Matteo Renzi

(21 Ottobre 2014)

Partito della Nazione, chiariamolo subito, è solo un modo di dire: il Partito Democratico, insomma, non sta per cambiare nome, si vuole solo intendere che il nuovo progetto firmato Matteo Renzi ha l'obiettivo di conquistare la maggioranza degli italiani, puntando al 51% come affermato ieri in direzione Pd. Ma allora in che cosa consiste questo progetto, come si fa a creare un partito che ottenga la maggioranza assoluta? La cosa si sviluppa su due traiettorie: la prima prevede di trasformare il Pd in una sorta di "coalizione sotto un unico simbolo", la seconda passa per ulteriori modifiche all'Italicum, la nuova legge elettorale.

Qui ci concentriamo sul primo aspetto. Al momento al Partito Democratico manca un contrappeso, una forza in grado di mettere in difficoltà quella che è diventata l'armata del 40%. Alla sua sinistra c'è una Sel in difficoltà e nient'altro, alla sua destra una Forza Italia vincolata al Patto del Nazareno e comunque in via di smantellamento, altrove c'è un Movimento 5 Stelle sempre forte ma sempre più autoreferenziale; gli altri partiti sono tutti piccoli, tranne la Lega Nord, che al momento però non sembra avere ambizioni di governo.

Ma la forza del Partito Democratico rischia di diventare inutile se non è in grado di esprimere una maggioranza monocolore di governo nel momento in cui, come appare probabile, si andrà a elezioni politiche nel 2015. Renzi vuole a tutti costi costruire quel partito a vocazione maggioritaria che fu immaginato da Walter Veltroni, ma per farlo deve portare dentro il Pd tutte le forze troppo piccole per avere senso come partner e abbastanza vicine da poterne fare direttamente parte. E quindi: gli ex Sel confluiti in Led, Scelta Civica, i Popolari di Mauro. E magari, soprattutto se il centrodestra non avrà futuro, anche il Nuovo Centrodestra di Alfano (che a quel punto si troverebbe costretto a cambiare nome).

Con questo schieramento Renzi è convinto di poter conquistare il 51% e poter nel caso andare a elezioni anche se non si riuscisse a portare a termine la riforma della legge elettorale. Ma ha senso una cosa del genere? Trasformare il partito che è già una fusione (per quanto ormai portata a termine) di Ds e Margherita in una sorta di cartello elettorale permanente? La speranza del premier, evidentemente, è che le forze che entreranno porteranno il loro 1-2% utile al Pd, ma che saranno vittima delle loro dimensioni finendo risucchiate senza alcune forza contrattuale. Potrebbe andare così, ma al di là del poco appeal che un partito del genere susciterebbe (legato al solo leader carismatico) e della fine ingloriosa in cui farebbe precipitare il più importante partito della sinistra, ricordiamo anche che l'ultima volta che qualcuno fece un progetto sotto l'etichetta del Partito del Nazione le cose non andarono davvero come immaginato.

Direzione Pd oggi lunedì 29 settembre  2014

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