Carta dei diritti in Internet - Anonimato

Il nono punto della Carta dei diritti in Internet riguarda l'anonimato.

Punto 9, Anonimato, Costituzione di Internet

Carta dei diritti in Internet - L'anonimato è oggetto del nono punto della bozza della Carta dei diritti in Internet, la cosiddetta Costituzione di Internet, elaborata dalla Commissione della Camera dei Deputati costituita da dieci parlamentari e tredici esperti che non fanno parte del Parlamento e in attesa di essere modificata in seguito a una consultazione pubblica che comincerà lunedì 27 ottobre 2014.

Riportiamo il nono punto così come lo troviamo per ora nella bozza:


    9. ANONIMATO
    Ogni persona può comunicare elettronicamente in forma anonima per esercitare le libertà civili e politiche senza subire discriminazioni o censure.
    Limitazioni possono essere previste solo quando siano giustificate dall’esigenza di tutelare un interesse pubblico e risultino necessarie, proporzionate, fondate sulla legge e nel rispetto dei caratteri propri di una società democratica.
    Nei casi previsti dalla legge e con provvedimento motivato dell’autorità giudiziaria l’autore di una comunicazione può essere identificato quando sia necessario per garantire la dignità e i diritti di altre persone.

Questo sarà probabilmente uno dei punti della Costituzione di Internet che farà più discutere perché l'anonimato è sempre stata una delle caratteristiche più peculiari di Internet. Fin dai primi anni in cui il web è entrato nelle case degli italiani gli internauti si sono fatti conoscere più attraverso nickname che celavano l'identità che attraverso il proprio vero nome e cognome e anche se il fenomeno si è andato affievolendo, soprattutto in seguito alla diffusione dei social network in cui oltre al nome ci si mette "la faccia", non sono rari i casi di personaggi di cui non si conoscono i veri connotati, ma solo i nickname, ed esistono luoghi virtuali, come i forum, in cui gli utenti conservano l'anonimato.

Solitamente quando un utente naviga in Internet, anche quando non si tratta di navigazione interattiva in cui si usano nickname e si comunicano volontariamente i propri dati, può scegliere se navigare in modo anonimo oppure no. Per navigazione anonima in senso stretto, infatti, si intende la possibilità di navigare tra un sito e l'altro senza lasciare il proprio indirizzo ip nelle pagine che si vanno a modificare (oppure modificare il proprio ip usando un server proxy). Ebbene la navigazione anonima è, per ora, assolutamente legale. Cosa succederà quando la Carta dei diritti in Internet entrerà in vigore? Per quello che leggiamo ora nella bozza sull'argomento sembra esserci un po' di incertezza, perché il punto 9 parte difendendo l'anonimato, ma poi accenna a delle "limitazioni" e alla possibilità di identificare un utente.

Per quanto riguarda le "limitazioni", la Commissione parlamentare intende inserirne nei casi in cui sia necessario "tutelare un interesse pubblico" e devono essere "necessarie, proporzionate, fondate sulla legge e nel rispetto dei caratteri proprio di una società democratica". Come sempre, quando si parla di legge e di norme che possono essere interpretate da giudici e usate a proprio favore da avvocati, espressioni di questo tipo significano tutto e niente, così come quella che si riferisce alla possibilità di identificare un utente, e dunque se non viene definita più dettagliatamente rischia di lasciare spazio a troppe interpretazioni.

Sull'identificazione dell'utente nei casi in cui sia necessario per "garantire la dignità e i diritti di altre persone", il punto 9 della bozza della Carta dei diritti in Internet specifica che si potrà effettuare solo con un apposito provvedimento motivato dell'autorità giudiziaria e nei casi previsti dalla legge.
Di fatto in Internet l'anonimato è una condizione giuridica normale, mentre l'identificazione è un'eccezione e la conservazione dei dati di traffico è effettuata per esclusive finalità di accertamento e repressione dei reati. In particolare l'abominato subisce una limitazione, peraltro temporaneo, in applicazione dell'articolo 132 (commi 2 e 3) del decreto legislativo 196/2003 che prevede un tempo di conservazione di sei mesi dei dati sul traffico telematico (dodici in caso di fattispecie gravi) al solo fine di accertamento e repressione dei reati.

È bene specificare tuttavia che sebbene l'anonimato sia la condizione "normale" in Internet si tratta in ogni caso di un anonimato "relativo" perché c'à sempre un soggetto in relazione al quale l'utente non è mai anonimo, vale a dire il fornitore del servizio di comunicazione (quello grazie al quale ognuno di noi si può connettere), ma anche nei confronti di questo soggetto la perdita dell'anonimato è comunque temporaneo perché viene ripristinato una volta che è trascorso il periodo massimo di conservazione dei dati.
Al momento, dal punto di vista giuridico, la questione dell'anonimato in Internet è regolata dal già citato decreto legislativo 196/2003, dal "pacchetto Pisanu" e dalla direttiva 2006/24/CE e tutti prevedono che le compressioni del diritto all'anonimato possano emergere solo in caso di realizzazione di attività criminose in rete.
Le eccezioni riguardano le pubblicazioni periodiche online, che sono sottoposte alla stessa legge che vale per i giornali stampati e devono dunque riportare l'indicazione del direttore responsabile e dell'editore, e i professionisti che svolgono attività commerciali online e che dunque sono obbligati a rivelare sempre la propria identità.

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